31 maggio 2010

Buona Festa della Visitazione della Beata Vergine Maria!

In occasione dell'odierna Festa dell'Annunciazione della Beata Vergine Maria Vi invitiamo a recitare il Santo Rosario prima del Magnificat!

 

Segnaliamo che al link http://www.fileden.com/files/2010/5/20/2864938/BenedettoXVI_Rosario-latino_Mysteria-gaudii.MP3 è presente il Rosario in latino (Misteri gaudiosi, che si recitano il lunedì ed il sabato) recitato dal Santo Padre Benedetto XVI.

 

 

Magnificat

Magníficat ánima mea Dóminum,
et exsultávit spíritus meus
in Deo salvatóre meo,
quia respéxit humilitátem
ancíllæ suæ.
Ecce enim ex hoc beátam
me dicent omnes generatiónes,
quia fecit mihi magna,
qui potens est,
et sanctum nomen eius,
et misericórdia eius in progénies
et progénies timéntibus eum.
Fecit poténtiam in bráchio suo,
dispérsit supérbos mente cordis sui;
depósuit poténtes de sede
et exaltávit húmiles.
Esuriéntes implévit bonis
et divites dimisit inanes.
Suscépit Ísrael púerum suum,
recordátus misericórdiæ,
sicut locútus est ad patres nostros,
Àbraham et sémini eius in sǽcula.

Glória Patri et Fílio
et Spirítui Sancto.
Sicut erat in princípio,
et nunc et semper,
et in sǽcula sæculórum.
Amen.

 

Magnificat

L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio,
mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà
della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me
l'Onnipotente e santo é il suo nome:
di generazione in generazione
la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri
del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua
misericordia, come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre.
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.

26 maggio 2010

75 ore al giorno di preghiera per la vita nascente!

Siamo arrivati in oltre 2200 parrocchie

 

I Due minuti per la vita sono in arrivo in tutte

le parrocchie della Regione ecclesiastica "Piemonte"

 

 

Cari amici,

Deo agimus gratias perché è un giorno di grande gioia!

 

Dopo lungo lavoro possiamo, infatti, finalmente informarVi che, con la spedizione di ieri, la locandina di presentazione dei Due minuti per la vita è stata inviata – insieme ad una lettera di accompagnamento – a tutte le 2249 parrocchie della Regione ecclesiastica Piemontese!

 

Questo significa che, se per ogni parrocchia, anche una sola persona aderirà ai Due minuti per la vita, ci saranno, in totale, 75 ore di preghiera al giorno in difesa della vita nascente!

 

Siamo così arrivati all'8,76% di realizzazione del nostro progetto di spedizione a tutte le 25664 parrocchie italiane; e di questo vogliamo innanzitutto ringraziare tutti coloro, tra di Voi,  che ci hanno aiutato nella raccolta degli indirizzi postali e quanti ci hanno offerto il proprio aiuto per sostenere gli ingenti costi di stampa e spedizione!

 

Chiediamo a quanti vivono nella zona di una delle parrocchie interessate alla spedizione di domandare, tra una settimana (le poste ci hanno assicurato la consegna delle buste entro 5 giorni lavorativi), al proprio parroco: a) se ha ricevuto la nostra busta con lettera e la locandina e se le ha lette; b) cosa ne pensa dell'iniziativa di preghiera; c) se può appendere la locandina nella bacheca parrocchiale e/o, ancora meglio (decisamente meglio!), se può parlarne durante la predica domenicale per presentare l'iniziativa di preghiera ai fedeli; d) se desidera ricevere altro materiale da diffondere.

 

***

 

E tuttavia, pur nella gioia per questo importante obiettivo raggiunto – i cui esiti e frutti affidiamo totalmente nelle mani della nostra Madre Celeste –, si pone sempre lo stesso "problema" che ci obbliga a fare ricorso al sostegno della Vostra generosità: con questa ulteriore spedizione abbiamo, infatti, dato fondo a tutte le offerte di cui ci avete fatto dono negli ultimi mesi e ci troviamo nell'impossibilità oggettiva di proseguire con la spedizione delle lettere ad altri parroci, fino a quando non disporremo di nuove elargizioni!

 

Ci permettiamo, quindi, di chiederVi con umiltà e senza vergogna di volerci dare un ulteriore sostegno economico prima dell'estate, per permetterci di poter far giungere i Due minuti per la vita anche a tutte le 1250 parrocchie della Liguria!

 

Vi ricordiamo che potete farci pervenire il Vostro aiuto tramite:

- versamento con bollettino postale sul conto corrente n. 90857228 intestato a Associazione Due minuti per la vita - Casella postale 299 - 10121 Torino

bonifico a favore di: Associazione Due minuti per la vita - Casella postale 299 - 10121 Torino - IBAN: IT  88  Z  07601  01000  000090857228

- offerta con carta di credito (tramite il sistema sicuro di Paypal) indicando come beneficiario info@dueminutiperlavita.org.

 

 

Sicuri che non lascerete cadere nel vuoto il nostro appello Vi porgiamo i nostri più cordiali e sentiti saluti in Gesù e Maria, augurandoVi un buon proseguimento di settimana,

i Responsabili dell'Associazione Due minuti per la vita

 

ps. Ricordiamo che l'Associazione Due minuti per la vita non riceve finanziamenti "istituzionali" di alcun tipo e che tutti i fondi di cui dispone per l'adempimento della propria attività in difesa della vita nascente derivano unicamente dalle quote degli associati e dalla generosità dei benefattori!

25 maggio 2010

Pubblicità pro-aborto in salsa eugenetica

In tv c'è una pubblicità pro-aborto che si ispira ad Adolf Hitler
di Gianfranco Amato - www.ilsussidiario.net - 25 maggio 2010
 
 
Ieri sera alle 22.10, per la prima volta nel Regno Unito, è andata in onda un'allusiva reclame abortista sulla rete televisiva Channel 4.
L'occasione ghiotta è stata il debutto di una nuova trasmissione di gioco a premi, "The Million Pound Drop", condotta dalla nota presentatrice Davina MacCall, destinata a far salire l'indice di ascolto alle stelle.
Con una cinica e astuta operazione di marketing, la potente lobby abortista Marie Stopes International (MSI) ha colto al volto l'opportunità di farsi pubblicità, approfittando dell'audience elevata e con il pretesto di «aiutare le donne a compiere una scelta più consapevole circa la propria gravidanza e salute sessuale».
 
Così, tra un intervallo e l'altro della seguitissima trasmissione, si è reclamizzato l'aborto come fosse un normale detersivo. Solo che al posto di un fustino, l'immagine che è andata in onda era quella di una ragazza dallo sguardo preoccupato, ferma alla fermata dell'autobus, sulla quale campeggiava la scritta «Jenny Evans è in ritardo». Allusione, di pessimo gusto, al ciclo mestruale. Seguiva la scena, in pieno stile politically correct, di una donna frettolosa con due bimbi piccoli, accanto alla scritta «Katty Simons è in ritardo», e poi di una solitaria ragazza di colore seduta al bar, accompagnata dalla scritta «Shareen Butler è in ritardo». Seguivano, infine, i riferimenti per contattare telefonicamente o via e-mail MSI, mentre una voce fuori campo spiegava: «Se hai un ritardo mestruale potresti essere incinta, e se non sei sicura di cosa fare in caso di gravidanza, Maries Stopes International ti può aiutare». Tipico esempio di pubblicità ingannevole, dato che MSI non dà nessun altro "aiuto" se non quello di praticare l'interruzione di gravidanza, e per di più (circostanza occultata nello spot) a pagamento. Per comprendere, del resto, le reali intenzioni dei promotori, è sufficiente leggere il titolo del comunicato stampa che annunciava l'iniziativa sul sito ufficiale di MSI: «Per la prima volta assoluta in Gran Bretagna una pubblicità televisiva sugli "abortion services"».
 
Questa vicenda impone alcune riflessioni. La prima di carattere legale. È interessante, infatti, capire come sia stato aggirato il divieto di pubblicità commerciale per le cliniche abortive, espressamente previsto dal codice della pubblicità (advertising code). Il Broadcast Committee of Advertising Practice (BCAP), l'ente che si occupa della materia, in questo caso ha stabilito che il termine "commerciale" possa escludere l'applicazione del divieto alle organizzazioni non profit. Ciò significa, secondo il BCAP, che la stessa natura giuridica di Marie Stopes International, formalmente una fondazione senza scopo di lucro, la esclude dal divieto, nonostante il fatto che essa effettui anche servizi privati a pagamento. È grazie a questa generosa interpretazione benevola delle norme sulla pubblicità da parte del BCAP, che ieri sera è potuta andare in onda la reclame che abbiamo visto. Interpretazione tanto benevola, quanto decisamente forzata.
 
Per capire, infatti, l'esatta natura "non profit" di Marie Stopes International, basta considerare alcuni dati. I "volontari" dell'aborto pretendono ben 80 sterline per una consultazione telefonica. La cifra, ovviamente, aumenta in caso di consulto di persona. Inutile ricordare, peraltro, che tutte le consultazioni fatte dalle associazioni pro-life sono, invece, assolutamente gratuite. I prezzi di MSI arrivano anche a 1.720 sterline per un aborto da eseguirsi tra le 19 e le 24 settimane. Gli ultimi dati ufficiali di bilancio relativi al 2008 indicano che l'organizzazione abortista riceve circa 100.000.000 di sterline l'anno, molte delle quali (circa 30 milioni) attraverso fondi pubblici, a titolo di rimborso per «servizi sanitari in campo sessuale e riproduttivo». Marie Stopes International pratica circa 65.000 aborti l'anno, più o meno un terzo di tutti gli aborti realizzati nell'Inghilterra e nel Galles, con un giro d'affari decisamente significativo.
 
Mi hanno colpito anche i numeri relativi alle retribuzioni degli operatori di MSI. Ben ventidue di loro percepiscono uno stipendio superiore a 60.000 sterline l'anno (lo stipendio medio nel Regno Unito si aggira attorno alle 25.000 sterline), mentre un dirigente arriva a prendere persino 210.000 sterline l'anno. Niente male davvero per una Charity!
 
La seconda riflessione cui ci induce l'episodio di ieri sera è relativa all'opportunità di una simile reclame. Bisogna innanzitutto partire dal dato statistico secondo cui in Gran Bretagna una gravidanza su cinque si conclude con un aborto. È difficile, pertanto, immaginare che le donne siano completamente all'oscuro in materia, e che sia necessaria un'adeguata opera di informazione. Il numero impressionante di 200.000 aborti l'anno dovrebbe, semmai, porre un problema contrario, ovvero quello di un'opportuna informazione circa le possibili alternative all'interruzione della gravidanza. Per questo mi è apparsa davvero insopportabile la faccia di bronzo di Julie Douglas, direttore Marketing (già questa carica la dice lunga sulla natura non profit) della Marie Stopes International, quando ha dichiarato che «nonostante il fatto che una donna su tre nel Regno Unito abbia avuto almeno un aborto nella propria vita, il tema non è ancora oggetto di un'aperta ed onesta discussione».
 
La pubblicità di ieri sera, a prescindere dal cinismo utilitaristico di chi l'ha commissionata, si è tradotta, di fatto, nell'inaccettabile banalizzazione di un tema estremamente delicato. Non è questo, certamente, il metodo più appropriato per affrontare la traumatica esperienza dell'interruzione di una gravidanza. Per non parlare dei rischi di una possibile escalation al ribasso. Chi può ora negare, ad esempio, alle organizzazioni pro-life di chiedere una pubblicità televisiva sui rischi dell'aborto per la salute delle donne? O sulle possibili alternative all'aborto?
 
Dio ci risparmi lo squallido spettacolo di una guerra televisiva sulla tragedia dell'aborto, a colpi di spot nell'intervallo pubblicitario di una banale trasmissione a quiz. Preoccupa anche il cupo futuro cui potrebbe condurci una simile deriva. Non mi meraviglierei, infatti, se il prossimo passo dovesse essere la pubblicità per l'eutanasia e per le cliniche in cui si pratica il suicidio assistito.
 
Quest'ultima affermazione introduce la terza riflessione che intendevo proporre. In Italia, probabilmente, ad un'organizzazione come Marie Stopes International non sarebbe mai stato erogato un solo euro di fondi pubblici e sarebbe stata bandita dalla televisione di Stato, per il solo fatto del nome che porta.
 
Tutti dovrebbero sapere, infatti, che Marie Stopes (1880-1958) è stata una delle più deliranti figure nel campo dell'eugenetica del XX secolo. Nella sua opera Radiant Motherhood (1920), tanto per fare un esempio, la Stopes ha invocato la sterilizzazione «dei soggetti totalmente inadeguati alla riproduzione», mentre nell'altro suo capolavoro, The Control of Parenthood (1920), vero e proprio manifesto degli eugenisti, ha teorizzato il concetto di «purificazione della razza».
 
Letteralmente affascinata dalle farneticazioni eugenetiche naziste, nel 1935 Marie Stopes ha partecipato al Congresso Internazionale sulla Scienza della Popolazione tenutosi a Berlino ed organizzato dalla propaganda razzista del Terzo Reich. Anche le posizioni antisemite della Stopes furono aspramente criticate, persino da altri pionieri del movimento per il controllo delle nascite, tra cui Havelock Ellis. Non per nulla Marie Stopes si dichiarava una devota fan del Führer. Nel 1939, esattamente un mese prima che la Gran Bretagna entrasse in guerra con la Germania, la pasionaria della razza pura inviò al dittatore nazista alcune poesie accompagnandole da queste compiacenti parole: «Carissimo Herr Hitler, l'Amore è la più grande cosa del mondo: vorrebbe accettare da me questi versi e permettere ai giovani della Sua nazione di leggerli?». Per capire meglio il personaggio, basti dire che Marie Stopes è arrivata a diseredare il proprio figlio Harry per il fatto di aver sposato una donna miope, ovvero un «essere geneticamente difettoso».
 
Non mostrò mai nessunissimo segno di pentimento neppure in punto morte, avvenuta nel 1958, e lasciò la maggior parte del suo patrimonio personale alla Eugenics Society, organizzazione i cui scopi ben traspaiono dal nome. Per chi voglia approfondire il tema consiglio la lettura dell'interessante articolo di Gerard Warner pubblicato sul Telegraph del 28 agosto 2008, dal titolo significativo: «A Marie Stopes si perdona il suo razzismo eugenetico perché era anti-life».
In Gran Bretagna, in realtà, non si sono limitati a perdonarla. Nel 2008 le regie poste britanniche hanno dedicato un'emissione di francobolli celebrativi proprio a Marie Stopes, in quanto Woman od Distinction. Ci si può ancora meravigliare di ciò che sta accadendo al di là della Manica?

Messaggio della Madonna a Medjugorje - 25 maggio 2010

Messaggio della Madonna a Medjugorje – 25 maggio 2010

«Cari figli, Dio vi ha dato la grazia di vivere e proteggere tutto il bene che è in voi ed attorno a voi e di esortare gli altri ad essere migliori e più santi, ma satana non dorme e attraverso il modernismo vi devia e vi guida sulla sua via. Perciò figlioli, nell’amore verso il mio cuore Immacolato amate Dio sopra ogni cosa e vivete i suoi comandamenti. Così la vostra vita avrà senso e la pace regnerà sulla terra».

24 maggio 2010

Buona festa di Maria Ausiliatrice!

Torino, 24 maggio 2010


L'Associazione Due minuti per la vita augura a tutti i propri soci, sostenitori, amici e benefattori una buona festa di Maria Ausilitrice.

I Responsabili dell'Associazione






Invocazione composta da San Giovanni Bosco
O Maria,
Vergine Potente:
Tu, grande e illustre
difesa della Chiesa,
Tu, aiuto mirabile dei cristiani.
Tu, terribile
come esercito schierato
a battaglia,
Tu che hai distrutto da sola
tutte le eresie del mondo,
Tu nelle angustie, nelle lotte,
nelle necessità
difendici dal nemico
e nell'ora della morte
accoglici nel Paradiso.
Amen.

23 maggio 2010

Buona festa di Pentecoste!

Sequenza allo Spirito Santo

Veni, Sancte Spiritus


Veni, Sancte Spíritus,
et emítte cǽlitus
lucis tuæ rádium.

Veni, pater páuperum,
veni, dator múnerum,
veni, lumen córdium.

Consolátor óptime,
dulcis hospes ánimæ,
dulce refrigérium.

In labóre réquies,
in æstu tempéries,
in fletu solácium.

O lux beatíssima,
reple cordis íntima
tuórum fidélium.

Sine tuo númine,
nihil est in hómine
nihil est innóxium.

Lava quod est sórdidum,
riga quod est áridum,
sana quod est sáueium.

Flecte quod est rígidum,
fove quod est frígidum,
rege quod est dévium.
Da tuis fidélibus,
in te confidéntibus,
sacrum septenárium.

Da virtútis méritum,
da salútis éxitum,
da perénne gáudium.
Amen.


TRADUZIONE

Vieni, Santo Spirito

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni; datare dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
raddrizza ciò ch'è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Amen.

20 maggio 2010

Santo Rosario con Benedetto XVI - Misteri della luce

BenedettoXVI_Rosario-latino_Mysteria-lucis.MP3
registrazione del Santo Rosario in latino recitato da Benedetto XVI
Misteri della luce (si recitano il giovedì)



«La recita del rosario ci consente di fissare il nostro sguardo e il nostro cuore in Gesù, come faceva sua Madre, modello insuperabile della contemplazione del Figlio. Nel meditare i misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi mentre recitiamo le "Ave Maria", contempliamo l’intero mistero di Gesù, dall’Incarnazione fino alla Croce e alla gloria della Risurrezione; contempliamo l’intima partecipazione di Maria a questo mistero e la nostra vita in Cristo oggi, che pure si presenta tessuta di momenti di gioia e di dolore, di ombre e di luce, di trepidazione e di speranza. La grazia invade il nostro cuore suscitando il desiderio di un incisivo ed evangelico cambiamento di vita in modo da poter dire con san Paolo: «"Per me il vivere è Cristo" (Fil 1,21), in una comunione di vita e destino con Cristo.»

(Benedetto XVI, 12 maggio 2010, Spianata del Santuario di Fatima)

18 maggio 2010

Rita Coruzzi testimonia il senso cristiano della sofferenza

Invito alla lettura

Rita-Coruzzi_Un-volo-di-farfalla.jpg

Un volo di farfalla. Come la fede mi ha ridato il sorriso

di Rita Coruzzi, ed. Piemme - 13,50 €

Cari amici,

vogliamo sottoporre alla Vostra attenzione – invitandoVi a leggerlo e farlo conoscere – il libro "Un volo di farfalla. Come la fede mi ha ridato il sorriso" di Rita Coruzzi, edito da Piemme. In fondo a questo messaggio troverete l'invito alla lettura di Magdi Cristiano Allam e la Prefazione di Sua Em.za Cardinal Camillo Ruini, che costituiscono le prime pagine del libro.

***

Sabato scorso, all'interno di una serata di presentazione del libro organizzata dall'Associazione Alleanza Cattolica a Torino, abbiamo avuto la fortuna di conoscere personalmente l'autrice e di intrattenerci per un paio d'ore con Lei: Vi possiamo assicurare, senza alcuna ipocrisia o esagerazione, che raramente si ha la possibilità di ascoltare – e di vedere poi incarnate! – convinzioni così edificanti sul senso che la sofferenza ha per un cristiano e sul suo valore salvifico.

Dal racconto della Sua vita – dall'allontanamento da Dio in seguito al fallimento dell'operazione che Le avrebbe dato la possibilità di camminare normalmente fino al ritorno alla fede durante un pellegrinaggio a Lourdes – emerge una coraggiosa, serena e fiduciosa accettazione della volontà di Dio da cui consegue la donazione della propria sofferenza e disabilità per la conversione dei peccatori.

Nell'eroica testimonianza di fede che Rita sta dando a tutti coloro che la incontrano e che leggono il suo libro prendono mirabile forma le parole che Benedetto XVI ha rivolto ai malati nella Piccola Casa della Divina Provvidenza lo scorso 2 maggio in occasione del Viaggio Apostolico a Torino: «Cari malati, voi svolgete un'opera importante: vivendo le vostre sofferenze in unione con Cristo crocifisso e risorto, partecipate al mistero della sua sofferenza per la salvezza del mondo. Offrendo il nostro dolore a Dio per mezzo di Cristo, noi possiamo collaborare alla vittoria del bene sul male, perché Dio rende feconda la nostra offerta, il nostro atto di amore. Cari fratelli e sorelle, tutti voi che siete qui, ciascuno per la propria parte: non sentitevi estranei al destino del mondo, ma sentitevi tessere preziose di un bellissimo mosaico che Dio, come grande artista, va formando giorno per giorno anche attraverso il vostro contributo. Cristo, che è morto sulla Croce per salvarci, si è lasciato inchiodare perché da quel legno, da quel segno di morte, potesse fiorire la vita in tutto il suo splendore. Questa Casa è uno dei frutti maturi nati dalla Croce e dalla Risurrezione di Cristo, e manifesta che la sofferenza, il male, la morte non hanno l'ultima parola, perché dalla morte e dalla sofferenza la vita può risorgere. […]

[…] se la passione dell'uomo è stata assunta da Cristo nella sua Passione, nulla andrà perduto. Il messaggio di questa solenne Ostensione della Sindone: "Passio Christi – Passio hominis", qui si comprende in modo particolare. Preghiamo il Signore crocifisso e risorto perché illumini il nostro pellegrinaggio quotidiano con la luce del suo Volto; illumini la nostra vita, il presente e il futuro, il dolore e la gioia, le fatiche e le speranze dell'umanità intera».

Rita ha accettato di abbracciare la propria Croce, di seguire e servire Gesù ogni giorno, «costi quel che costi» (Benedetto XVI, 18 agosto 2005): chiediamo alla Vergine Maria, che in questi giorni di Novena invochiamo con il titolo di Madonna Ausiliatrice, che doni anche a noi il coraggio e la forza di accettare le fatiche e le sofferenze – che a ben guardare sono, spesso, ben poca cosa – che giorno per giorno siamo chiamati ad affrontare; affinché possano servire alla nostra salute spirituale e per la conversione di coloro che non credono in Dio.

Non ci resta, pertanto, che rinnovarVi il nostro accorato e sincero invito ad acquistare, leggere e diffondere il libro! Segnaliamo anche che sul sito www.bol.it il libro è in offerta 3x2: per ogni 3 libri acquistati uno è in regalo!

Vi porgiamo un caro augurio di un buon proseguimento di settimana in Gesù e Maria,

I Responsabili dell'Associazione Due minuti per la vita


Invito alla lettura di Magdi Cristiano Allam

Quando incontrai per la prima volta Rita a Bologna, in compagnia della sua mamma Marta, me ne innamorai immediatamente. Era il 16 giugno 2009, un martedì. L'appuntamento per gli iscritti e i simpatizzanti del movimento "Protagonisti Per l'Europa Cristiana" era alle ore 19 presso la chiesa dell'Istituto Salesiano in via Jacopo della Quercia, nei pressi della Stazione Centrale. L'occasione era la partecipazione a unamessa di ringraziamento per il buon successo alle elezioni europee svoltisi il 6 e 7 giugno, che mi hanno consentito, nella veste di presidente del movimento e candidato indipendente nella lista dell'Udc per il Nord-Ovest, di conquistare un seggio al Parlamento Europeo, così come hanno registrato un buon esordio sulla scena politica della nostra Elena Rizzi che ha concorso sempre come indipendente nella lista dell'Udc per la Circoscrizione del Nord-Est.

Rita mi ha colpito subito per la sua straordinaria vitalità. E' a tal punto ricca dentro che la sua vitalità è straripante, incontenibile, inevitabilmente contagiosa. Mi ha cercato prima ancora che mettessi piede dentro la chiesa, mi ha fissato con lo sguardo ancorandomi alla sua persona in una stretta avvincente, si è presentata evidenziando l'essenza positiva e costruttiva che dimora in lei: il dono sublime di una fede cristiana solida che lei testimonia con un amore sconfinato per la verità assoluta e trascendente, fino a elevarla a ragione stessa della sua esistenza terrena percepita esclusivamente come una dimensione interiore, dove la libertà autentica si traduce nell'essere pienamente se stessi. In questo contesto del tutto singolare Rita è una giovane che spiritualmente vive con la schiena dritta e a testa alta, a dispetto del fatto che l'avversità fisica la costringe a restare immobile sulla carrozzina.

Rita ti cattura con la sua passione per noi persone create a sua immagine e somiglianza del Creatore, una passione che lei manifesta con l'abbraccio, il pensiero, le parole e soprattutto la scrittura. Rita sente dentro di sé un'irrefrenabile voglia di rappresentarci il suo animo ricco e bello tramite la scrittura. Per lei è il segno tangibile della sua testimonianza cristiana concepita tra noi e per noi. Fu così che mi parlò subito di questo libro che stava ultimando, chiedendomi di poterle dedicare poche righe come "invito alla lettura". Me lo domandò con l'afflato di chi esprime il desiderio della vita, un modo di porsi che travalica il contenuto apparente e acquisisce un valore superiore, che si traduce sostanzialmente nell'aspirazione a unire i nostri due animi per l'eternità.

Ho spontaneamente accolto con gioia la sua richiesta. Lei era euforica perché percepiva di aver legato la sua vita a quella dell' "eroe cristiano del nostro tempo", come mi definì. Le risposi che ero io a nutrire nei suoi confronti una profonda gratitudine perché tramite la sua testimonianza riscoprivo il fascino assoluto del mistero della vita. E' lei l'incarnazione della sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale.

Rita ti riempie dentro con il suo amore per Gesù Cristo, il Dio che si è fatto uomo scegliendo il sacrificio della croce per redimere l'umanità e donare a tutti noi la vita eterna. Un amore in cui lei si identifica in modo integrale, fino a considerare la propria croce come un dono divino. Al punto che io rimasi sconvolto, ammirato ed estasiato quando rivolgendosi a me disse: "Se oggi il Signore mi facesse la grazia della guarigione, io non lo vorrei. Perché grazie alla mia condizione io ho conosciuto la realtà profonda del rapporto vivo con Gesù Cristo". Parole che ho ritrovato proprio nella conclusione di questa commovente e affascinante autobiografia: "Io rimango sulla mia carrozzina, con la mia sofferenza ma una vita piena di ricchezza, una vita che mi da la felicità, molta più di quella che probabilmente avrei come persona sana, ma soprattutto resto con Te nella sofferenza. Il mio cammino mi ha portato a questo, questa è la mia scelta, di vedere Te nel mio corpo e di non desiderare altro che non sia Te sulla croce con me vicino, mio Signore e mio Dio".

Carissima Rita, noi ti saremo infinitamente grati per la tua straordinaria testimonianza di una vita vissuta autenticamente come realizzazione di ciò che si considera essere l'essenza della nostra esistenza terrena. Tu, che il Destino ha prescelto per mettere alla prova la tua fede riservandoti il sacrificio di chi non può liberamente e totalmente disporre del proprio corpo, stai insegnando a noi persone apparentemente fortunate perché possiamo camminare e anche correre ovunque vogliamo, che la felicità autentica è nell'essere e non è nell'avere. Ma soprattutto che la vita è un dono che si testimonia con l'amore genuino di chi si offre gratuitamente al prossimo per scaldare i cuori gelidi e illuminare le menti disorientate.

Sì, vi invito convintamente e fortemente a leggere l'autobiografia di Rita. Più persone la leggeranno ed accoglieranno il suo messaggio, più la vita di Rita sarà tutt'altro che il volo di una farfalla: resterà la testimonianza di una vittoria morale che vivrà eternamente.


Prefazione di Sua Em.za Card. Camillo Ruini

La lettura di questo libro mi ha toccato in profondità. Conosco Rita Coruzzi da tanti anni e ho sempre provato per lei affetto e amicizia, per la forza e l'ottimismo con cui affronta una situazione umanamente molto pesante. Ma questo libro è stato per me una rivelazione, mi ha condotto per mano dentro a una personalità e a un'esperienza di vita che non immaginavo così ricche, forti e consapevoli, così nutrite di fede e lucide nella propria fede.

Rita offre ai suoi lettori un punto di vista davvero diverso e inusuale, diverso al punto da poter apparire incredibile, non autentico, forzato e artificioso. Se però riusciamo a liberarci da facili pregiudizi, o meglio a uscire un poco da noi stessi per dar spazio a un'esperienza e a una prospettiva di vita diverse dalle nostre, arriviamo facilmente a renderci conto che Rita descrive semplicemente quello che vive.

All'origine vi è sicuramente una situazione di grave disabilità, una lotta con la sofferenza e con le pesanti limitazioni che accompagnano Rita dalla sua nascita, ma è impossibile ricondurre tutto a queste origini. Al contrario, emerge da queste pagine come, attraverso i limiti e le sofferenze, si faccia strada la "conversione", una conversione faticosa e sofferta ma altrettanto lucida e radicale, che conduce Rita a cambiare e a rovesciare quell'approccio alla vita, in concreto alla vita di un disabile, che era spontaneo in lei come in tutti e che veniva continuamente alimentato e rafforzato dalla gran parte delle persone che normalmente la circondavano.

Certo, in questa conversione è all'opera la volontà di vivere, la forza della vita, che in Rita è presente in sommo grado. Ma questa forza, come Rita sa molto bene, non basta da sola, non sostituisce un'altra forza e un'altra presenza, misteriosa e tuttavia decisiva, che dà alla volontà di vivere un orientamento preciso: Dio ha messo nel cuore di questa ragazza profonde radici, le ha offerto la chiave che le ha permesso di entrare in un mondo nuovo, non distaccato dal mondo dell'esperienza e della sofferenza quotidiana ma capace di donare gioia di vivere e straordinaria generosità nel fare il bene.

In tutto ciò che scrive, Rita appare molto sincera. Lascia emergere senza falsi pudori una personalità forte e determinata, un'intelligenza che penetra nei risvolti dei comportamenti propri e altrui, e anche una buona dose di realismo e senso pratico. Non è affatto, dunque, il tipo che evade dalla propria situazione per rifugiarsi in illusorie consolazioni. Rita, come sua madre, «accetta ma non si rassegna».

Pur avendo solo 23 anni, Rita è già padrona dell'arte della scrittura. Il suo stile è moderno e diretto, semplice e immediato: uno stile adatto a un argomento delicato e personale come quello affrontato in queste pagine. La lettura è dunque coinvolgente, dà l'impressione di farci entrare in un mondo diverso ma vero. E anzi ci aiuta a capire meglio noi stessi, quel mistero di luci e di tenebre di cui è fatta la vita non solo dei "disabili", ma delle persone dette "normali". Penso perciò che questo libro troverà molti lettori.

08 maggio 2010

Supplica alla Madonna di Pompei

Supplica alla Madonna di Pompei

(da recitarsi l’8 maggio e la prima domenica di ottobre)

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl'idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.


Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.


Salve Regina.


È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l'ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!


Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.


Salve Regina.


Che vi costa, o Maria, l'esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all'inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.


Voi siete l'Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.


Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c'ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.


Salve Regina.


Chiediamo la benedizione a Maria.


Un'ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l'amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti.


Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del vostro Santuario.


Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la devozione al vostro Santo Rosario.


O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d'inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.


Salve Regina.

05 maggio 2010

Benedetto XVI ai giovani di Torino: filmato con audio, testo e inno dell'evento.




Benedetto XVI ai giovani - Torino, 2 maggio 2010 (HQ)


Audio e testo, montati in un filmato, del Discorso di Benedetto XVI ai giovani svoltosi all'interno del Viaggio Apostolico a Torino del 2 maggio 2010. Nel video c'è anche, al termine del discorso del Santo Padre, sulla note dell'inno ufficiale dell'incontro coi giovani ("Santo volto dei volti"), una breve rassegna fotografica della giornata.

Benedetto XVI davanti alla S. Sindone: nel regno della morte è risuonata la voce di Dio

Meditazione di Benedetto XVI durante la Venerazione della Santa Sindone in occasione del Viaggio Apostolico a Torino

2 maggio 2010 – Duomo di Torino

 

 

Cari amici,

questo è per me un momento molto atteso. In diverse altre occasioni mi sono trovato davanti alla sacra Sindone, ma questa volta vivo questo pellegrinaggio e questa sosta con particolare intensità: forse perché il passare degli anni mi rende ancora più sensibile al messaggio di questa straordinaria Icona; forse, e direi soprattutto, perché sono qui come Successore di Pietro, e porto nel mio cuore tutta la Chiesa, anzi, tutta l’umanità. Ringrazio Dio per il dono di questo pellegrinaggio, e anche per l’opportunità di condividere con voi una breve meditazione, che mi è stata suggerita dal sottotitolo di questa solenne Ostensione: “Il mistero del Sabato Santo”.

 

Si può dire che la Sindone sia l’Icona di questo mistero, l’Icona del Sabato Santo. Infatti essa è un telo sepolcrale, che ha avvolto la salma di un uomo crocifisso in tutto corrispondente a quanto i Vangeli ci dicono di Gesù, il quale, crocifisso verso mezzogiorno, spirò verso le tre del pomeriggio. Venuta la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato solenne di Pasqua, Giuseppe d’Arimatea, un ricco e autorevole membro del Sinedrio, chiese coraggiosamente a Ponzio Pilato di poter seppellire Gesù nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia a poca distanza dal Golgota. Ottenuto il permesso, comprò un lenzuolo e, deposto il corpo di Gesù dalla croce, lo avvolse con quel lenzuolo e lo mise in quella tomba (cfr Mc 15,42-46). Così riferisce il Vangelo di san Marco, e con lui concordano gli altri Evangelisti. Da quel momento, Gesù rimase nel sepolcro fino all’alba del giorno dopo il sabato, e la Sindone di Torino ci offre l’immagine di com’era il suo corpo disteso nella tomba durante quel tempo, che fu breve cronologicamente (circa un giorno e mezzo), ma fu immenso, infinito nel suo valore e nel suo significato.

 

Il Sabato Santo è il giorno del nascondimento di Dio, come si legge in un’antica Omelia: “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme … Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi” (Omelia sul Sabato Santo, PG 43, 439). Nel Credo, noi professiamo che Gesù Cristo “fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, discese agli inferi, e il terzo giorno risuscitò da morte”.

 

Cari fratelli e sorelle, nel nostro tempo, specialmente dopo aver attraversato il secolo scorso, l’umanità è diventata particolarmente sensibile al mistero del Sabato Santo. Il nascondimento di Dio fa parte della spiritualità dell’uomo contemporaneo, in maniera esistenziale, quasi inconscia, come un vuoto nel cuore che è andato allargandosi sempre di più. Sul finire dell’Ottocento, Nietzsche scriveva: “Dio è morto! E noi l’abbiamo ucciso!”. Questa celebre espressione, a ben vedere, è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana, spesso la ripetiamo nella Via Crucis, forse senza renderci pienamente conto di ciò che diciamo. Dopo le due guerre mondiali, i lager e i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra epoca è diventata in misura sempre maggiore un Sabato Santo: l’oscurità di questo giorno interpella tutti coloro che si interrogano sulla vita, in modo particolare interpella noi credenti. Anche noi abbiamo a che fare con questa oscurità.

 

E tuttavia la morte del Figlio di Dio, di Gesù di Nazaret ha un aspetto opposto, totalmente positivo, fonte di consolazione e di speranza. E questo mi fa pensare al fatto che la sacra Sindone si comporta come un documento “fotografico”, dotato di un “positivo” e di un “negativo”. E in effetti è proprio così: il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più luminoso di una speranza che non ha confini. Il Sabato Santo è la “terra di nessuno” tra la morte e la risurrezione, ma in questa “terra di nessuno” è entrato Uno, l’Unico, che l’ha attraversata con i segni della sua Passione per l’uomo: “Passio Christi. Passio hominis”. E la Sindone ci parla esattamente di quel momento, sta a testimoniare precisamente quell’intervallo unico e irripetibile nella storia dell’umanità e dell’universo, in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte. La solidarietà più radicale.

 

In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù Cristo è “disceso agli inferi”. Che cosa significa questa espressione? Vuole dire che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui. Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazione spaventosa di abbandono, e ciò che della morte ci fa più paura è proprio questo, come da bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio e solo la presenza di una persona che ci ama ci può rassicurare. Ecco, proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno della morte è risuonata la voce di Dio. E’ successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato “negli inferi”: anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che ci prende e ci conduce fuori. L’essere umano vive per il fatto che è amato e può amare; e se anche nello spazio della morte è penetrato l’amore, allora anche là è arrivata la vita. Nell’ora dell’estrema solitudine non saremo mai soli: “Passio Christi. Passio hominis”.

 

Questo è il mistero del Sabato Santo! Proprio di là, dal buio della morte del Figlio di Dio, è spuntata la luce di una speranza nuova: la luce della Risurrezione. Ed ecco, mi sembra che guardando questo sacro Telo con gli occhi della fede si percepisca qualcosa di questa luce. In effetti, la Sindone è stata immersa in quel buio profondo, ma è al tempo stesso luminosa; e io penso che se migliaia e migliaia di persone vengono a venerarla – senza contare quanti la contemplano mediante le immagini – è perché in essa non vedono solo il buio, ma anche la luce; non tanto la sconfitta della vita e dell’amore, ma piuttosto la vittoria, la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio; vedono sì la morte di Gesù, ma intravedono la sua Risurrezione; in seno alla morte pulsa ora la vita, in quanto vi inabita l’amore. Questo è il potere della Sindone: dal volto di questo “Uomo dei dolori”, che porta su di sé la passione dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, anche le nostre passioni, le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, i nostri peccati - “Passio Christi. Passio hominis” -, da questo volto promana una solenne maestà, una signoria paradossale. Questo volto, queste mani e questi piedi, questo costato, tutto questo corpo parla, è esso stesso una parola che possiamo ascoltare nel silenzio. Come parla la Sindone? Parla con il sangue, e il sangue è la vita! La Sindone è un’Icona scritta col sangue; sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato destro. L’immagine impressa sulla Sindone è quella di un morto, ma il sangue parla della sua vita. Ogni traccia di sangue parla di amore e di vita. Specialmente quella macchia abbondante vicina al costato, fatta di sangue ed acqua usciti copiosamente da una grande ferita procurata da un colpo di lancia romana, quel sangue e quell’acqua parlano di vita. E’ come una sorgente che mormora nel silenzio, e noi possiamo sentirla, possiamo ascoltarla, nel silenzio del Sabato Santo.

 

Cari amici, lodiamo sempre il Signore per il suo amore fedele e misericordioso. Partendo da questo luogo santo, portiamo negli occhi l’immagine della Sindone, portiamo nel cuore questa parola d’amore, e lodiamo Dio con una vita piena di fede, di speranza e di carità. Grazie.

Benedetto XVI a Torino: restate saldi nella fede che avete ricevuto!

Omelia di Benedetto XVI durante la Sante Messa in occasione del Viaggio Apostolico a Torino

2 maggio 2010 – Piazza San Carlo

 

 

Cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di trovarmi con voi in questo giorno di festa e di celebrare per voi questa solenne Eucaristia. Saluto ciascuno dei presenti, in particolare il Pastore della vostra Arcidiocesi, il Cardinale Severino Poletto, che ringrazio per le calorose espressioni rivoltemi a nome di tutti. Saluto anche gli Arcivescovi e i Vescovi presenti, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i rappresentanti delle Associazioni e dei Movimenti ecclesiali. Rivolgo un deferente pensiero al Sindaco, Dottor Sergio Chiamparino, grato per il cortese indirizzo di saluto, al rappresentante del Governo ed alle Autorità civili e militari, con un particolare ringraziamento a quanti hanno generosamente offerto la loro collaborazione per la realizzazione di questa mia Visita pastorale. Estendo il mio pensiero a quanti non hanno potuto essere presenti, in modo speciale agli ammalati, alle persone sole e a quanti si trovano in difficoltà. Affido al Signore la città di Torino e tutti i suoi abitanti in questa celebrazione eucaristica, che, come ogni domenica, ci invita a partecipare in modo comunitario alla duplice mensa della Parola di verità e del Pane di vita eterna.

 

Siamo nel tempo pasquale, che è il tempo della glorificazione di Gesù. Il Vangelo che abbiamo ascoltato poc’anzi ci ricorda che questa glorificazione si è realizzata mediante la passione. Nel mistero pasquale passione e glorificazione sono strettamente legate fra loro, formano un’unità inscindibile. Gesù afferma: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui» (Gv 13,31) e lo fa quando Giuda esce dal Cenacolo per attuare il piano del suo tradimento, che condurrà alla morte del Maestro: proprio in quel momento inizia la glorificazione di Gesù. L’evangelista Giovanni lo fa comprendere chiaramente: non dice, infatti, che Gesù è stato glorificato solo dopo la sua passione, per mezzo della risurrezione, ma mostra che la sua glorificazione è iniziata proprio con la passione. In essa Gesù manifesta la sua gloria, che è gloria dell’amore, che dona tutto se stesso. Egli ha amato il Padre, compiendo la sua volontà fino in fondo, con una donazione perfetta; ha amato l’umanità dando la sua vita per noi. Così già nella sua passione viene glorificato, e Dio viene glorificato in lui. Ma la passione - come espressione realissima e profonda del suo amore - è soltanto un inizio. Per questo Gesù afferma che la sua glorificazione sarà anche futura (cfr v. 32). Poi il Signore, nel momento in cui annuncia la sua partenza da questo mondo (cfr v. 33), quasi come testamento ai suoi discepoli per continuare in modo nuovo la sua presenza in mezzo a loro, dà ad essi un comandamento: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri» (v. 34). Se ci amiamo gli uni gli altri, Gesù continua ad essere presente in mezzo a noi, ad essere glorificato nel mondo.

 

Gesù parla di un “comandamento nuovo”. Ma qual è la sua novità? Già nell’Antico Testamento Dio aveva dato il comando dell’amore; ora, però, questo comandamento è diventato nuovo in quanto Gesù vi apporta un’aggiunta molto importante: «Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri». Ciò che è nuovo è proprio questo “amare come Gesù ha amato”. Tutto il nostro amare è preceduto dal suo amore e si riferisce a questo amore, si inserisce in questo amore, si realizza proprio per questo amore. L’Antico Testamento non presentava alcun modello di amore, ma formulava soltanto il precetto di amare. Gesù invece ci ha dato se stesso come modello e come fonte di amore. Si tratta di un amore senza limiti, universale, in grado di trasformare anche tutte le circostanze negative e tutti gli ostacoli in occasioni per progredire nell’amore. E vediamo nei santi di questa Città la realizzazione di questo amore, sempre dalla fonte dell’amore di Gesù.

 

Nei secoli passati la Chiesa che è in Torino ha conosciuto una ricca tradizione di santità e di generoso servizio ai fratelli – come hanno ricordato il Cardinale Arcivescovo e il Signor Sindaco - grazie all’opera di zelanti sacerdoti, religiosi e religiose di vita attiva e contemplativa e di fedeli laici. Le parole di Gesù acquistano, allora, una risonanza particolare per questa Chiesa di Torino, una Chiesa generosa e attiva, a cominciare dai suoi preti. Dandoci il comandamento nuovo, Gesù ci chiede di vivere il suo stesso amore, dal suo stesso amore, che è il segno davvero credibile, eloquente ed efficace per annunciare al mondo la venuta del Regno di Dio. Ovviamente con le nostre sole forze siamo deboli e limitati. C’è sempre in noi una resistenza all’amore e nella nostra esistenza ci sono tante difficoltà che provocano divisioni, risentimenti e rancori. Ma il Signore ci ha promesso di essere presente nella nostra vita, rendendoci capaci di questo amore generoso e totale, che sa vincere tutti gli ostacoli, anche quelli che sono nei nostri stessi cuori. Se siamo uniti a Cristo, possiamo amare veramente in questo modo. Amare gli altri come Gesù ci ha amati è possibile solo con quella forza che ci viene comunicata nel rapporto con Lui, specialmente nell’Eucaristia, in cui si rende presente in modo reale il suo Sacrificio di amore che genera amore: è la vera novità nel mondo e la forza di una permanente glorificazione di Dio, che si glorifica nella continuità dell’amore di Gesù nel nostro amore.

 

Vorrei dire, allora, una parola d’incoraggiamento in particolare ai Sacerdoti e ai Diaconi di questa Chiesa, che si dedicano con generosità al lavoro pastorale, come pure ai Religiosi e alle Religiose. A volte, essere operai nella vigna del Signore può essere faticoso, gli impegni si moltiplicano, le richieste sono tante, i problemi non mancano: sappiate attingere quotidianamente dal rapporto di amore con Dio nella preghiera la forza per portare l’annuncio profetico di salvezza; ricentrate la vostra esistenza sull’essenziale del Vangelo; coltivate una reale dimensione di comunione e di fraternità all’interno del presbiterio, delle vostre comunità, nei rapporti con il Popolo di Dio; testimoniate nel ministero la potenza dell’amore che viene dall’Alto, viene dal Signore presente in mezzo a noi.

 

La prima lettura che abbiamo ascoltato, ci presenta proprio un modo particolare di glorificazione di Gesù: l’apostolato e i suoi frutti. Paolo e Barnaba, al termine del loro primo viaggio apostolico, ritornano nelle città già visitate e rianimano i discepoli, esortandoli a restare saldi nella fede, perché, come essi dicono, «dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,22). La vita cristiana, cari fratelli e sorelle, non è facile; so che anche a Torino non mancano difficoltà, problemi, preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza del lavoro, dell’incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale; penso alle famiglie, ai giovani, alle persone anziane che spesso vivono in solitudine, agli emarginati, agli immigrati. Sì, la vita porta ad affrontare molte difficoltà, molti problemi, ma è proprio la certezza che ci viene dalla fede, la certezza che non siamo soli, che Dio ama ciascuno senza distinzione ed è vicino a ciascuno con il suo amore, che rende possibile affrontare, vivere e superare la fatica dei problemi quotidiani. E’ stato l’amore universale di Cristo risorto a spingere gli apostoli ad uscire da se stessi, a diffondere la parola di Dio, a spendersi senza riserve per gli altri, con coraggio, gioia e serenità. Il Risorto possiede una forza di amore che supera ogni limite, non si ferma davanti ad alcun ostacolo. E la Comunità cristiana, specialmente nelle realtà più impegnate pastoralmente, deve essere strumento concreto di questo amore di Dio.

 

Esorto le famiglie a vivere la dimensione cristiana dell’amore nelle semplici azioni quotidiane, nei rapporti familiari superando divisioni e incomprensioni, nel coltivare la fede che rende ancora più salda la comunione. Anche nel ricco e variegato mondo dell’Università e della cultura non manchi la testimonianza dell’amore di cui ci parla il Vangelo odierno, nella capacità dell’ascolto attento e del dialogo umile nella ricerca della Verità, certi che è la stessa Verità che ci viene incontro e ci afferra. Desidero anche incoraggiare lo sforzo, spesso difficile, di chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica: la collaborazione per perseguire il bene comune e rendere la Città sempre più umana e vivibile è un segno che il pensiero cristiano sull’uomo non è mai contro la sua libertà, ma in favore di una maggiore pienezza che solo in una “civiltà dell’amore” trova la sua realizzazione. A tutti, in particolare ai giovani, voglio dire di non perdere mai la speranza, quella che viene dal Cristo Risorto, dalla vittoria di Dio sul peccato, sull’odio e sulla morte.

 

La seconda lettura odierna ci mostra proprio l’esito finale della Risurrezione di Gesù: è la Gerusalemme nuova, la città santa, che scende dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo (cfr Ap 21,2). Colui che è stato crocifisso, che ha condiviso la nostra sofferenza, come ci ricorda anche, in maniera eloquente, la sacra Sindone, è colui che è risorto e ci vuole riunire tutti nel suo amore. Si tratta di una speranza stupenda, “forte”, solida, perché, come dice l’Apocalisse: «(Dio) asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate» (21,4). La sacra Sindone non comunica forse lo stesso messaggio? In essa vediamo, come specchiati, i nostri patimenti nelle sofferenze di Cristo: “Passio Christi. Passio hominis”. Proprio per questo essa è un segno di speranza: Cristo ha affrontato la croce per mettere un argine al male; per farci intravedere, nella sua Pasqua, l’anticipo di quel momento in cui anche per noi, ogni lacrima sarà asciugata e non ci sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno.

 

Il brano dell’Apocalisse termina con l’affermazione: «Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”» (21,5). La prima cosa assolutamente nuova realizzata da Dio è stata la risurrezione di Gesù, la sua glorificazione celeste. Essa è l’inizio di tutta una serie di “cose nuove”, a cui partecipiamo anche noi. “Cose nuove” sono un mondo pieno di gioia, in cui non ci sono più sofferenze e sopraffazioni, non c’è più rancore e odio, ma soltanto l’amore che viene da Dio e che trasforma tutto.

 

Cara Chiesa che è in Torino, sono venuto in mezzo a voi per confermarvi nella fede. Desidero esortarvi, con forza e con affetto, a restare saldi in quella fede che avete ricevuto, che dà senso alla vita, che dà forza di amare; a non perdere mai la luce della speranza nel Cristo Risorto, che è capace di trasformare la realtà e rendere nuove tutte le cose; a vivere in città, nei quartieri, nelle comunità, nelle famiglie, in modo semplice e concreto l’amore di Dio: “Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri”.

Amen.