Tam-tam per un libro «scomodo»
È ormai un caso editoriale il reportage che ha chiarito mistificazioni mirate e manipolazioni giornalistiche. Zini (Ancora): un successo, malgrado tanti ostacoli e il silenzio dei media
© Avvenire – 4 febbraio 2010 – Inserto E' Vita n. 244 – pagina 1

Da giornali e tivù è stato censurato. Dalla distribuzione certo non è stato incentivato. Ma zitto zitto ha camminato sulle sue gambe e ha fatto il suo dovere, che poi era quello di costringere le persone ad avere dubbi, a farsi domande». Padre Gilberto Zini, direttore dell'Editrice Ancora, coeditore insieme ad Avvenire del libro Eluana - I fatti di Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola, a otto mesi dall'uscita del volume tira le somme di quello che – da esperto di lungo corso – definisce un piccolo fenomeno editoriale. «Uscito nel maggio 2009, tre mesi dopo la morte di Eluana Englaro, è andato presto esaurito e a settembre è stato ristampato».
Per capire ciò che questo significa, bisogna tenere presente il contesto: «Il nostro distributore, l'Rcs, è anche distributore nonché editore dei due libri scritti da Beppino Englaro, fattore certo a noi non favorevole. Inoltre, tranne rarissime eccezioni, i media hanno avuto timore a recensire il volume, del quale il grande pubblico non è venuto a conoscenza. Terzo punto: da mesi il clima era arroventato e molti, perfino all'interno della Chiesa, preferivano lasciar sedimentare il tutto. Il libro ha risentito di tutto questo, ma alla fine è emerso nettamente».
Il progetto ha avuto origine da Avvenire – racconta Zini –, come risposta concreta a un'esigenza espressa da numerosi lettori del quotidiano: «Un anno fa in questi giorni il dibattito era ferocissimo. Io stesso seguivo il caso Eluana sulle diverse testate, e ciò che alla fine arrivava al lettore era solo una grande confusione. Anche a me, come a tanta gente, sembrava opportuno sapere come stessero davvero le cose: dalle notizie completamente opposte che leggevo su Eluana capivo che le sue condizioni erano descritte a seconda delle tesi preconcette di chi le raccontava... Occorreva che qualcuno dicesse una parola pacata ma anche attenta alla verità dei fatti».
Seguirono le rare quanto autorevoli dichiarazioni delle suore Misericordine, le uniche che potevano metter fine alla ridda di ipotesi campate per aria, «così apprendemmo che Eluana era una persona non vigile, ma come tante altre in condizioni analoghe, che la lavavano, la portavano in giardino. Tutto questo gli italiani non lo sapevano, andavano raccontati i fatti, come dice il titolo». […]

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