Un dossier per chi non volta le spalle
© Avvenire – 4 febbraio 2010 – Inserto E' Vita n. 244 – pag. 1

Trionfo dell'autodeterminazione del paziente?
Rifiuto dell'accanimento terapeutico? Oppure uccisione di una disabile che non ha chiesto di morire e che ha subìto la morte a causa della sua condizione, ritenuta indegna di essere vissuta?
Un affare privato o una vicenda che riguarda tutti?
Una donna che era già morta diciassette anni fa?
Davvero aveva chiesto di essere uccisa?
Un padre che rispetta la volontà della figlia o che vuole farla morire per le proprie convinzioni?
E i giudici: hanno applicato la Costituzione e le leggi o hanno pronunciato una ingiusta condanna a morte? Un processo giusto o iniquo?
Molti sono i dubbi che nascono dalla vicenda di Eluana Englaro, molte le domande che bruciano: non possiamo voltare le spalle per non riflettere su ciò che è accaduto». E cerca di non voltarle Giacomo Rocchi, giudice penale presso il Tribunale di Firenze, autore di Il caso Englaro. Le domande che bruciano (Edizioni Studio Domenicano).
Un testo – scrive lo stesso Rocchi – che «presenta e interpreta il caso Englaro utilizzando come fonte principale le sentenze e i decreti emessi nel corso degli anni, oltre alle informazioni di carattere medicoscientifico che sono ampiamente disponibili, sia di carattere generale, quanto alla condizione dei soggetti in stato neuro-vegetativo persistente, sia sulla condizione specifica di Eluana». Le risposte di Rocchi arrivano dopo una prefazione di Clementina Isimbaldi, che spiega come «se alla domanda "chi è l'uomo?" rispondiamo a prescindere... dalla dignità strutturale che gli conferisce un "valore incondizionato"», dell'uomo stesso «si può fare ciò che si vuole in nome di un diritto inesistente a disporre della sua vita, quando ormai è divenuta "funzionalmente" inutile».
Allora, prosegue la Isimbaldi, «nel caso di Eluana questa cultura è arrivata a stravolgere la Costituzione... che ha alla propria origine l'indisponibilità della vita, l'inesistenza di un diritto a morire, l'inesistenza del concetto di autodeterminazione ». Mentre al contrario «si vorrebbe far credere che l'uomo è libero di fare ciò che vuole fino a determinare la propria vita in ogni particolare, così come predisposto e desiderato, Eluana – e chi come lei vive una condizione di disabilità grave – è il segno evidente della assurdità di questa convinzione»

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