Torino, 16 febbraio 2010
La "verità" di Povia non rende liberi
Questa sera, in occasione della prima serata del 60° Festival della Canzone Italiana di Sanremo, diversi milioni di italiani ascolteranno il brano "La verità" di Giuseppe Povia, avente per tema la vicenda di Eluana Englaro (1970-2009), benché il riferimento esplicito sia stato eliminato dal titolo.
Il testo della canzone, secondo l'anticipazione fornita dell'Ansa, propone un fraseggiare che vuole presentarsi suadente, poetico e accattivante, al fine di veicolare l'idea che quanto è stato compiuto un anno fa nei confronti della giovane lecchese sia una forma buona, giusta e pietosa di "liberazione" dalla condizione in cui ella si trovava, un'espressione di amore coraggioso e senza eguali: "non voglio più dormire in fondo al mare / chiedo solamente di volare / volare sopra le parole, sopra tutte le persone / sopra quella convinzione di avere la verità".
Ma l'inconfutabile realtà storica e scientifica degli avvenimenti è molto meno poetica: Eluana era una donna gravemente disabile, che respirava autonomamente ed il cui cuore pulsava regolarmente senza il sussidio di nessun macchinario. Eluana era una donna innocente ed indifesa, che è stata privata dell'alimentazione ed idratazione fino al sopraggiungere della morte. Si dica anche questo stasera.
Il vero discrimine non è tra chi "ha" la verità e chi no, bensì tra chi la vuole dire, perché con umiltà la riconosce, e chi no. Come ebbe ad affermare, senza circonlocuzioni e infingimenti, il Tribunale di Lecco nel decreto del 2 marzo 1999: «la sospensione dell'alimentazione artificiale si risolve nella soppressione del malato per omissione nei suoi confronti del più elementare dei doveri di cura e assistenza». Ma questo non è contemplato nella "verità" poviana che, inchinandosi e rendendo omaggio alla nota ideologia secondo cui alcune vite non sarebbero "vere" o "degne", non può rendere liberi.
Associazione Due minuti per la vita
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