URGENTE


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21 luglio 2009

L'obbligo del diritto all'aborto

La legge Erode

Un'agguerrita parlamentare svedese vuole raccogliere un milione di firme per obbligare tutti i paesi dell'Ue a sancire il "diritto all'aborto" Brigitta Ohlsson si è già creata un gruppetto di sostenitrici a Strasburgo

(C) IL FOGLIO - 21 luglio 2009 - prima pagina

 

 

Roma. Raccogliere un milione di firme per obbligare tutti i paesi dell'Unione europea a introdurre nei loro ordinamenti il "diritto all'aborto". Così può essere riassunta l'iniziativa lanciata da Brigitta Ohlsson, parlamentare svedese del Partito liberale, in netta opposizione con quella appena approvata in Italia grazie all'iniziativa di Rocco Buttiglione.

[Si precisa, tuttavia, che l'iniziativa dell'On. Bottiglione nulla ha a che vedere con la limitazione o con la condanna della la pratica dell'aborto nei paesi dove esso è legalizzato, limitandosi, infatti, a condannare la pratica dell'aborto coatto come strumento di controllo demografico, ndr]

 

Quello di "Make Noise for Free Choice" (Fare rumore per la libera scelta) non è un obiettivo, ma un obbligo imposto a Malta, Irlanda e Polonia, unici tre paesi dell'Ue a non aver legalizzato l'interruzione volontaria di gravidanza.

 

Le firme raccolte sul sito Internet www.makenoiseforfreechoice.eu sono 3.500 e secondo la parlamentare svedese arriveranno al milione nell'ottobre 2010. Finora la principale attività di Ohlsson è stata quella di portavoce per la Politica estera del Partito liberale, ma la giovane parlamentare – ha 34 anni ed è seduta al Riksdag dal 2002 – è nota soprattutto per essere repubblicana e femminista (è presidente della sezione femminile del suo partito). Non essendo andata in porto l'abolizione della monarchia, si è data anima e corpo al riconoscimento di ciò che chiama "un diritto umano fondamentale": l'aborto. Quella di Ohlsson è una "citizen's initiative", "un'iniziativa dei cittadini", ed è contemplata nel Trattato di Lisbona.

 

Raccogliendo un milione di firme è possibile chiedere alla Commissione di legiferare su una data materia, senza dover passare per l'Europarlamento. In ambito europeo Ohlsson ha trovato un'importante alleata nella baronessa inglese Sarah Ludford, membro a Strasburgo dei Liberal-democratici, che ha sottoscritto l'iniziativa. Se "Make Noise for Free Choice" raggiungesse il numero di firme necessario Malta, Irlanda e Polonia si troverebbero obbligate a introdurre l'aborto nei loro ordinamenti, nonostante finora non abbiano voluto farlo.

 

L'Irlanda consente l'aborto soltanto quando la gravidanza mette in pericolo di vita la salute della donna e ha imposto il suo "sì" al Trattato di Lisbona in cambio della non ingerenza di Bruxelles su alcune tematiche, aborto compreso. A Malta l'aborto è totalmente illegale. La Valletta ai tempi dell'adesione alla Ue, nel 2004, firmò un protocollo, il numero 7, in cui vi è scritto che nessun Trattato europeo "influenzerà l'applicazione nel territorio di Malta della legislazione relativa all'aborto". In Polonia era legale sotto il regime comunista. Nel 1993 fu messo al bando, ma nel 1997 un emendamento lo reintrodusse in tre casi: pericolo di vita per la madre, violenza sessuale e incesto. Il fronte pro aborto polacco è guidato da Wanda Nowicka, presidente della Federazione per i diritti delle donne e per la pianificazione familiare, che ha prontamente sottoscritto l'iniziativa di Ohlsson.

 

L'obiettivo di Ohlsson è quello del consenso transnazionale femminile che può renderla più celebre anche in patria. Con un passato da giornalista per il più importante quotidiano del paese, il "Dagens Nyheter", a ventiquattro anni era portavoce dei Giovani liberali, carica ricoperta fino al 2002, quando è stata eletta al Riksdag di Stoccolma. In sette anni da parlamentare però non ha mai avuto incarichi governativi, nonostante il suo Partito liberale sia all'esecutivo e faccia parte della coalizione di centrodestra "Alleanza per la Svezia" guidata dal Partito moderato del premier Fredrik Reinfeldt, attualmente presidente di turno dell'Unione europea. Ohlsson sa che il peso politico della sua iniziativa vale più all'estero che in Svezia. Per questo ha cercato consensi di donne con incarichi politici più solidi dei suoi. Oltre all'europarlamentare Ludford e alla polacca Nowicka, altre alleate della svedese sono Sophie in 't Veld, europarlamentare olandese per i social-liberali dell'Alde, e Lone Dybkjær, parlamentare radicale danese con un passato da ministro per lo Sviluppo e dieci anni tra i banchi di Strasburgo.

 

 

Nota dell'Associazione Due minuti per la vita:

Si segnala, per incidens, anche ciò che pensa l'On.le Silvana Mura - deputata italiana dell'Italia dei valori - sull'aborto, a riprova del fatto che la considerazione dell'aborto come un diritto della donna sic et simpliciter, o comunque come la manifestazione di altri diritti (di formulazione volutamente fumosa ed omnicomprensiva) ad essa inerenti, non sia affatto alieno dal panorama del fronte pro choice nostrano. Ha infatti l'On.le schiettamente affermato: «Un aborto imposto è un soprusol'interruzione volontaria di gravidanza è [...] l'affermazione di una serie di diritti quali quello alla salute e alla maternità libera e consapevole.» (Fonte: Resoconto stenografico della seduta della Camera dei Deputati n. 203, p. 4-5). Speriamo la Mura ci risparmi la morale sulla «maniera drammatica» dell'omissis.

19 luglio 2009

Aspetti scientifici, etici e giuridici della spirale

La spirale. Aspetti scientifici, etici e normativi
www.zenit.org - 19 luglio 2009
 
Di seguito pubblichiamo per la rubrica di bioetica la risposta alla domanda di una lettrice da parte del dott. Renzo Puccetti, specialista in Medicina Interna e Segretario dell'associazione "Scienza & Vita" di Pisa e Livorno.
 

* * *
D. Volevo sapere un po' di informazioni sul meccanismo d'azione della spirale, anche di quelle nuove medicate al levonorgestrel che vengono usate per le emorragie. Volevo sapere se è illecito il ricorso anche in questo caso, ossia se è usata per diminuire le emorragie mestruali, e informazioni sul comportamento da tenere da parte di medici e di farmacisti cattolici. -Francesca R., Piacenza

 
R. Gentile lettrice,
la domanda che pone ha una valenza assolutamente interdisciplinare. Essa infatti implica quanto meno aspetti medico-scientifici, morali, deontologici e giuridici. Cercheremo di esaminarli brevemente in riferimento alla domanda che lei pone in modo da poi potere formulare un giudizio bioetico sostanziato.
 
Aspetti scientifici
La prima cosa da appurare è quella del meccanismo di azione della cosiddetta spirale, più propriamente IUD (Intra Uterine Device).
Le spirali al rame rilasciano rame sia in forma libera che salificata. Tale funzione altera il muco cervicale rendendolo meno permeabile al passaggio degli spermatozoi e determina un'infiammazione asettica della mucosa che riveste internamente l'utero (endometrio), svolgendo un'azione tossica nei confronti degli spermatozoi, resi in tal modo incapaci di fecondare l'ovulo.[1] Una descrizione del meccanismo d'azione delle spirali di questo genere configurerebbe solamente un meccanismo d'azione effettivamente contraccettivo e sono molti i ricercatori che negano per la spirale di rame effetti dopo il concepimento.[2] Questa rappresentazione delle conoscenze non è però completa. Nella loro revisione dei dati Ortiz, Croxattto e Bardin, non certo accusabili di sensibilità pro-life, individuano nei sali di zinco non soltanto un'azione nociva per i gameti, ma anche embrio-tossica, inoltre riportano che embrioni sono rinvenibili nei lavaggi uterini di donne che usano la spirale, segno che il meccanismo non può essere solamente di tipo contraccettivo. Il fatto che questa percentuale sia inferiore rispetto a quella di donne che non usano tale presidio attesta soltanto la presenza anche di un'azione contraccettiva, ma non esclude quella abortiva.[3] Altri autori hanno infatti concluso le proprie ricerche affermando che l'impedimento dell'annidamento dell'embrione nell'utero è uno dei meccanismo che sostiene l'efficacia del metodo.[4;5] Pure non essendo ancora in grado di quantificarne l'entità, la European Society of Human Reproduction and Embryology ha attestato che le spirali inibiscono l'annidamento dell'embrione.6 Per quanto riguarda le spirali medicate con il progestinico levonorgestrel la letteratura circa il meccanismo abortivo è ancora più solida.[7;8]
 
Aspetti etici
Dopo avere delineato gli aspetti tecnici dell'azione è possibile definire l'oggetto morale dell'azione. Si tratta per la donna dell'assunzione di un presidio che ha la capacità di sopprimere un essere umano nelle primissime fasi della sua vita, o, nel caso di un'assunzione per scopi terapeutici, che ha anche questo effetto. Nel caso del medico e del farmacista una eventuale prescrizione, il posizionamento, o la dispensazione costituiscono sicuramente una collaborazione con un tale atto, che può essere di tipo formale se si condivide il fine contraccettivo e abortivo, o materiale se, pur essendo ad essi contrari, si è disposti ad accettarli.
In linea generale la collaborazione materiale è definita diretta, ed è quindi sempre colpevole, allorquando la collaborazione col soggetto principale non riconosce soluzione di continuità (ad esempio il ginecologo che posiziona la spirale, pur essendo per principio ad essa contrario), mentre quanto più l'azione compiuta se ne distanzia tanto più si realizza una collaborazione materiale indiretta il cui giudizio deve essere ponderato caso per caso.
Tale inquadramento generale, che può apparire assai esteriore al soggetto, va invece ricondotto alla prospettiva dell'agente, come ricorda mons. Sgreccia al cui testo si rimanda: "[…] per valutare l'effettiva colpa morale di chi collabora bisogna esplorare la sua interiorità, guardare cioè alle caratteristiche del suo giudizio di coscienza".[9]
Anche se non a scopo contraccettivo, l'assunzione o l'applicazione di un tale presidio non può ricadere sotto il principio morale del duplice effetto altre volte ricordato,[10] data l'assenza di proporzione tra il bene ricercato (terapia di un disturbo mestruale) ed il male commesso (possibile soppressione di una vita umana); inoltre l'eventuale fine buono verrebbe ottenuto mediante il fine [rectius, un mezzo, ndr] cattivo, cioè attraverso le modificazioni indotte dell'endometrio [che vanno a rendere le pareti dell'utero inidonee all'impianto dell'embrione!, ndr]. Non è inoltre estraneo alla questione il fatto che la spirale per combattere eventuali meno-metrorragie non è carente di alternative terapeutiche.
 
Aspetti normativi
Sotto l'aspetto deontologico per i medici vale la cosiddetta clausola di coscienza prevista dal codice deontologico (art. 22 del codice), ma anche per i farmacisti il nuovo codice deontologico 2007 all'art. 3 ricorda che il farmacista deve "operare in piena autonomia e coscienza professionale, conformemente ai principi etici e tenendo sempre presenti i diritti del malato e il rispetto della vita".[11]
Sotto l'aspetto giuridico sia la legge 194 che quella 40 entrambe riconoscono per gli esercenti le professioni sanitarie la possibilità di ricorrere alla obiezione di coscienza. Sono esercenti le professioni sanitarie medici, infermieri, ostetriche, farmacisti, tecnici sanitari.[12;13] Il fatto che la formulazione della legge 40 abbia ricalcato integralmente quella della legge 194 fornisce una base estremamente solida al fatto che la ratio che unisce gli articoli delle due leggi è la possibilità che il legislatore vuole concedere agli operatori sanitari non tanto di non partecipare ai due tipi d'intervento che di per sé condividono finalità opposte (la distruzione e la creazione di un essere umano allo stadio embrionale), ma piuttosto quella di consentire agli stessi operatori di astenersi da pratiche che minino la vita e la dignità del concepito. In tale ottica, non trattandosi di leggi speciali, appare logico che il principio per analogia possa essere esteso anche ad altri campi.[14] Il fatto che un Regio Decreto del 1938 reciti: "I farmacisti non possono rifiutarsi di vendere le specialità medicinali di cui siano provvisti e di spedire ricette firmate da un medico per medicinali esistenti nella farmacia. I farmacisti richiesti di specialità medicinali nazionali, di cui non siano provvisti, sono tenuti a procurarle nel più breve tempo possibile (…)", [15] non inficia la possibile obiezione di coscienza che è appunto costituita per sua natura a esentare da pratiche previste dalla legge come dovere, legge che, nel 1938 non poteva certo prevedere che i farmacisti potessero essere coinvolti nella vendita di prodotti ad azione abortiva.
 
Considerazioni conclusive
Purtroppo nella società relativistica con grande facilità il «delitto» viene percepito e protetto come «diritto».[16] È difficile trovare nella società zone non contaminate da un tale decadimento etico; esso attraverso le pagine dei giornali e delle riviste scientifiche, gli schermi televisivi, le infinite connessioni della rete telematica, inquina la pubblica opinione; tutti gli ambiti vengono toccati, le sale congressi affollate dalle professioni sanitarie, come le aule di tribunale ed i palazzi della politica.
Nonostante il tentativo e lo sforzo di individuare nel piano della ragione il terreno comune per una discussione etica, percorso che ha trovato importanti adesioni non solo tra i cattolici, persiste una larga e attiva schiera che di fatto svuota dall'interno qualsiasi possibilità di confronto etico rifugiandosi nel soggettivismo non cognitivistico. Essa pretende l'egemonia decisionale, è pronta a riconoscere al pensiero ad essa disomogeneo, nel migliore dei casi, solo una limitata riserva indiana individuata nell'obiezione di coscienza. Convegno dopo convegno, atto dopo atto, lo spazio a disposizione per la difesa della vita sembra diventare sempre più esiguo. Nelle professioni sanitarie si notano le prime crepe derivanti da una coesistenza sotto uno stesso tetto sempre più problematica. Sembra farsi sempre più vicina la prospettiva di un bivio: il progressivo strangolamento degli spazi di autonomia, oppure, indipendentemente dal riconoscimento che l'egemonia relativista intende concedere, la conquista di una terra di libertà da parte di una tradizione ippocratica forte di 25 secoli di storia, che, senza concessioni ad un patrignalismo poco paterno, individua nella beneficialità i confini dell'azione medica e nell'incontro personale di due fiducie e di due coscienze il linguaggio comune in cui paziente e medico possono incontrarsi. Un passo doloroso, conseguenza di quella coriandolizzazione relativistica della società, primo passo di quella società di stranieri morali indicata da Engelhardt,[17] un passo che sarebbe auspicabile non compiere, ma viene da chiedersi, quanto altro ancora rimandabile, in assenza di segni chiari ed efficaci di tutela da parte di chi ha l'onere della responsabilità del paese?
________
1) Leon Speroff, Philip D. Darney. A clinical guide for contraception. Lippincott Williams & Wilkins Ed. 4th edition.
2) Alvarez F, Brache V, Fernandez E, Guerrero B, Guiloff E, Hess R, Salvatierra AM, Zacharias S. New insights on the mode of action of intrauterine contraceptive devices in women. Fertil Steril. 1988 May;49(5):768-73.
3) Ortiz ME, Croxatto HB, Bardin CW. Mechanisms of action of intrauterine devices. Obstet Gynecol Surv. 1996; 51(12 Suppl):S42-51.
4) Spinnato JA 2nd. Mechanism of action of intrauterine contraceptive devices and its relation to informed consent. Am J Obstet Gynecol. 1997; 176(3): 503-6.
5) Stanford JB, Mikolajczyk RT. Mechanisms of action of intrauterine devices: update and estimation of postfertilization effects. Am J Obstet Gynecol. 2002 Dec;187(6):1699-708.
6) ESHRE Capri Workshop Group. Intrauterine devices and intrauterine systems. Hum Reprod Update. 2008; 14(3): 197-208.
7) Barbosa I, Olsson SE, Odlind V, Goncalves T, Coutinho E. Ovarian function after seven years' use of a levonorgestrel IUD. Adv Contracept. 1995; 11(2): 85-95.
8) Mandelin E, Koistinen H, Koistinen R, Affandi B, Seppälä M. Levonorgestrel-releasing intrauterine device-wearing women express contraceptive glycodelin A in endometrium during midcycle: another contraceptive mechanism? Hum Reprod. 1997; 12(12): 2671-5.
9) Sgreccia E, Spagnolo AG, Di Pietro ML. Bioetica – Manuale per i Diplomi Universitari della Sanità. Vita e Pensiero Università Ed. p. 249.
10) Puccetti R. Valutazione bioetica del caso della bambina stuprata. ZENIT. 22-03-2009. http://www.zenit.org/article-17637?l=italian
11) Codice deontologico del farmacista 19-06-2007. http://www.ordinefarmacisti.bari.it/files_rs/CODICE%20DEONTOLOGICO%202007.pdf
12) cfr. R.D. 27/07/1934, n. 1265.
14) cfr. Di Pietro M. Luisa, Casini Carlo, Casini Marina: Obiezione di coscienza in sanità. Nuove problematiche per l'etica e per il diritto. Cantagalli ed. 2005.
15) Cfr. R.D. 30-09-1938, n. 1706, Regolamenti, Art. 38.
16) Cfr. Giovanni Paolo II. Evangelium Vitae n.11.
17) Engelhardt TH Jr. The Foundations of Bioethics. Oxford University Press, 1996

18 luglio 2009

La Cina uccide i suoi figli con la politica del figlio unico

Erode abita a Pechino

Centinaia di migliaia di aborti, infanticidi e sterilizzazioni forzate.

Il rapporto della Laogai Research Foundation denuncia la politica stragista del figlio unico in Cina

di Antonello Brandi – © IL FOGLIO – 18 luglio 2009 – pagina I

 

Pubblichiamo un estratto della postfazione che il presidente della sezione italiana della Laogai Research Foundation ha scritto al rapporto redatto dalla sua fondazione sulla "Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina" (Guerini), in libreria il 23 luglio.

 

Anche oggi nel 2009, fra le tante libertà represse nella Cina post-olimpica, non è consentito ai genitori di avere il numero desiderato di figli. A parte alcune eccezioni, la regola è che ogni coppia deve procreare un solo bambino. Anche per sposarsi e per mettere al mondo un figlio è obbligatorio ricevere una licenza speciale emessa dal governo. Di conseguenza, la legge repressiva sulla pianificazione familiare causa decine di migliaia di sterilizzazioni e aborti forzati all'anno. Secondo una denuncia del Parlamento britannico, si stima che vengano praticati almeno 130 mila aborti forzati all'anno. Secondo The Independent, il governo cinese si vanta infatti di aver "evitato", dalla prima introduzione della politica del figlio unico del 1979, ben 400 milioni di nascite.

 

"Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina" è il primo testo pubblicato in Italia, esauriente riguardo alle sterilizzazioni e agli aborti forzati in Cina. Anche se la maggior parte delle persone è al corrente del fatto che la Cina persegue la "politica del figlio unico", in realtà non sa precisamente che cosa questo significhi. Purtroppo, nonostante la sempre più consolidata opinione corrente che la Cina stia diventando una democrazia neocapitalista di tipo occidentale, le testimonianze più recenti sulle sterilizzazioni e gli aborti forzati svelano invece un inquietante aumento delle violazioni delle libertà civili e dei diritti umani.

 

Il rapporto del 2008 del dipartimento di stato americano sui "Diritti umani in Cina", pubblicato il 25 febbraio 2009, denuncia il caso di funzionari dell'Ufficio della pianificazione familiare della provincia di Henan che nel mese di marzo arrestarono una giovane non sposata di 23 anni, al settimo mese di gravidanza. Gli uomini legarono la ragazza al letto e uccisero il nascituro. Ad aprile dello stesso anno, alcuni funzionari della provincia dello Shandong hanno arrestato e picchiato la sorella di una donna che

aveva concepito "illegalmente" un secondo figlio, allo scopo di costringerla ad abortirlo. La Commissione esecutiva del Congresso americano, nel suo rapporto del 2008, denuncia che coloro che violano la legge del figlio unico sono spesso arrestati, picchiati e anche torturati. Nel suo discorso al Parlamento europeo il 2 dicembre 2008, Reggie Garcia Littlejohn, professoressa americana esperta della politica del figlio unico in Cina, descrive il caso di Jin Yani, una giovane donna incinta di nove mesi, che è stata sottoposta ad aborto forzato per aver portato avanti una gravidanza senza avere il permesso, nonostante quello fosse il suo primo figlio. Jin ha trascorso 44 giorni in ospedale perché l'aborto forzato le aveva provocato una grave emorragia ed ora non è più fertile. Dopo alcune sfortunate vicende giudiziarie in cui la donna e il marito hanno inutilmente cercato di ottenere giustizia, la coppia vive nascosta in una località sconosciuta e non osa tornare al proprio villaggio per paura di ritorsioni da parte delle autorità locali.

 

I casi come quello di Jin Yani non sono rari in Cina. Altri esempi sono stati descritti in un articolo del 15 febbraio 2009 da Michael Sheridan sul Times online. Sheridan racconta la storia di Zhang Linla, madre di una bambina di quattro mesi, costretta ad abortire il suo secondo figlio. La donna spiega che "sei giorni prima del parto, dieci uomini sono entrati in casa e mi hanno costretta a salire su un veicolo per trasportarmi alla clinica dove il dottore mi ha fatto un'iniezione. Il bimbo si sbatteva nel mio utero ed uno degli uomini mi ha persino dato un calcio sull'addome. Il bimbo è poi venuto alla luce per essere successivamente gettato in un cestino dei rifiuti da questi biechi aguzzini. Lo vedevo ancora muoversi". Un'altra storia del settembre del 2008, riportata su centinaia di siti Internet, è ancora più orribile; tratta un caso di infanticidio nel Wunan. Un contadino di nome Huang Qiusheng racconta della moglie che, giunta al nono mese di gravidanza, aveva partorito regolarmente nonostante avesse già subito un aborto forzato mediante un'iniezione nell'utero. I poliziotti erano presenti al parto e hanno subito gettato il neonato in un gabinetto pubblico. Il giorno seguente Liu Zhuyu, una donna anziana che aveva udito le grida del bambino, lo prese, lo lavò e lo portò all'ospedale al reparto neonatale.

Intervennero cinque funzionari dell'ufficio di pianificazione familiare, afferrarono il bambino e lo uccisero sbattendolo violentemente sul pavimento. Nello stesso articolo il giornalista scrive del caso di Zhang Kecui, una donna catturata con un tranello da funzionari dell'Ufficio di pianificazione familiare nella provincia dello Yunnan, trasportata di forza in una clinica e subito sottoposta a sterilizzazione forzata perché era incinta del secondo bambino.

 

Il sito della Campagna di solidarietà con il popolo tibetano della Cisl, Dossier Tibet, ha denunciato nel gennaio 2009 il caso di Song Chang che con suo marito lavorava nella provincia del Guangdong. Il 17 luglio 2008 fu arrestata da persone del Partito comunista cinese (Pcc) del Guangdong e da poliziotti dell'Hubei. Song fu costretta a interrompere la gravidanza e successivamente è stata reclusa nel centro di detenzione di Shashi. La legge cinese prevede anche eccezioni. Per esempio le coppie contadine, se hanno avuto come primo figlio una bambina, possono facilmente avere un secondo figlio, nella speranza che nasca un maschio. I ricchi e i burocrati del partito possono permettersi, dietro pagamento di multe salatissime, di avere più di un figlio. Inoltre due genitori, se entrambi figli unici, possono spesso avere un secondo figlio. Esistono anche le eccezioni riguardanti minoranze quali i tibetani e gli uiguri. Tuttavia, il 25 novembre del 2008, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l'Associazione delle donne tibetane ha fermamente protestato contro le vessazioni, gli aborti e le sterilizzazioni che queste sono costrette a subire nel loro paese occupato dalle truppe cinesi.

 

Comunque il problema non è tanto l'esiguo numero dei figli permessi, quanto la natura coercitiva e brutale della legge sul figlio unico, che costringe le donne alle sterilizzazioni e agli aborti forzati. Dopo il terremoto nella provincia del Sichuan del maggio del 2008, il Partito comunista ha attenuato le strette regole della politica del figlio unico ed ha concesso le seguenti eccezioni per le famiglie vittime della catastrofe: 1) se è morto il figlio unico nel terremoto, la famiglia è autorizzata ad averne un altro; 2) se la moglie è stata sterilizzata, il partito invierà un medico per cercare di invertire e annullare la sterilizzazione; 3) se il figlio "legale" è morto e la coppia aveva un secondo figlio "illegale", quest'ultimo potrà diventare "legale" .

 

Queste "concessioni" rappresentano anche un'ennesima conferma di una serie di fatti. Primo, che le coppie cinesi debbono avere un permesso ufficiale per avere figli. Secondo, che il regime attua le sterilizzazioni e gli aborti forzati e, terzo, che si è creata una popolazione di milioni di "bambini illegali", che non esiste ufficialmente, a cui non sarà permesso di andare a scuola, sposarsi o lavorare e, quindi, sarà senza futuro. Un avvocato dei diritti umani, Huang Qi, venne arrestato perfino per avere difeso i diritti delle vittime del terremoto. Molti bambini erano morti anche per la cattiva qualità degli edifici scolastici nella zona, ma a distanza di quasi un anno dal terremoto manca ancora un elenco ufficiale degli studenti deceduti. I genitori che hanno svolto indagini personali sono stati minacciati dalla polizia. Tuttavia, l'accusa ufficiale contro Huang Qi è stata di "possedere illegalmente segreti di stato". Un comunicato di Asianews riporta il caso di Feng Xiang, dirigente del Partito comunista della provincia di Beichuan, suicidatosi per il dolore avuto alla morte del figlio di 8 anni sotto il terremoto. Questo è il secondo caso di suicidio di alti funzionari, dopo quello di Dong Yufei, direttore dell'ufficio soccorsi di Beichuan, nell'ottobre 2008. Esperti dichiarano che, con l'approssimarsi dell'anniversario, si potranno verificare altri suicidi.

 

Chi si batte per i diritti delle donne e dei bambini in Cina viene perseguitato. Dobbiamo ricordare il tragico caso di Chen Guang Cheng, tuttora in prigione. Chen Guang Cheng, avvocato autodidatta ed attivista per i diritti umani di 37 anni, non vedente, si è battuto contro la campagna di aborti forzati imposta dal regime cinese nella provincia dello Shandong. Nel giugno del 2004, per mantenere la quota prefissata di nascite, i funzionari del Partito comunista convinsero le coppie ad avere un secondo figlio, previo pagamento. Nel marzo 2005, nuovi funzionari decisero di fare abortire con la violenza le stesse donne che avevano già pagato per poter avere la seconda gravidanza. Per difendere legalmente queste giovani donne, Chen Guang Cheng è stato condannato a 4 anni e 3 mesi di reclusione.

 

Secondo il Time Magazine del 12 settembre 2005 e l'Independent del 21 settembre 2005, nella regione Linyi della stessa provincia migliaia di donne sono state costrette ad abortire dal marzo al luglio del 2005. L'articolo del Time testimonia anche il caso della giovane Li Juan di 23 anni. Gli operatori sanitari legarono la giovane a un letto, le infilarono un grosso ago nell'addome fino a raggiungere il feto di 9 mesi. Questo si è dapprima mosso scalciando, poi ha smesso di muoversi. Dieci ore dopo la madre ha partorito una bimba morta, che si sarebbe dovuta chiamare Shuang, "Piena di luce". Subito dopo il corpicino è stato immerso in un secchio d'acqua per accertarne l'avvenuto decesso.

 

Durante la stessa campagna, almeno 160 giovani donne sono state costrette ad abortire all'ottavo o al nono mese di gravidanza. Chen, che è anche stato nominato dal Time Magazine "una delle cento personalità che cambiano il nostro mondo" , soffre di gastroenterite cronica ed è in prigione malato. Gli sono state perfino negate le visite mediche necessarie. Durante una recente intervista, la moglie Yuan Weijing racconta la storia del marito colpevole solo di avere difeso i diritti delle donne e dei bambini nella sua regione. "L'hanno accusato di aver bloccato il traffico e danneggiato la proprietà pubblica, ma sono invenzioni, le autorità lo odiano perchè ha fatto perdere loro la faccia. Chen era inorridito da quanto succedeva qui intorno. Cento donne al giorno venivano costrette alla sterilizzazione. Non lo poteva sopportare, non riusciva a tacere ed ha così denunciato e svergognato le autorità; per questo loro ora non lo perdonano…", spiega Yuan. La donna vive ora sotto stretto controllo delle autorità.

16 luglio 2009

Non si dimentichi l'aborto volontario - Comunicato stampa sull'approvazione della mozione di Buttiglione

Torino, 16 luglio 2009

 

«La gravità morale dell'aborto procurato appare

in tutta la sua verità se si riconosce che si tratta di un omicidio»

Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, n. 58

 

Comunicato stampa

 

Bene l'approvazione della mozione Buttiglione ma non si dimentichi l'aborto volontario

 

 

L'Associazione Due minuti per la Vita esprime la propria soddisfazione per la mozione approvata ieri dalla Camera dei Deputati con la quale si «impegna il Governo a promuovere, ricercando a tal fine il necessario consenso alla presentazione, una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell'aborto.»

 

Tale mozione rappresenta un forte e positivo segnale di condanna contro le politiche antinataliste attuate in quei paesi che praticano l'aborto coatto e la politica del figlio unico.

 

Uguale soddisfazione viene espressa per il fatto che la Camera dei Deputati ha respinto le mozioni delle On.li Turco, Coscioni e Mura, nelle quali – accanto alla condanna dell'aborto come strumento di controllo demografico – era incluso l'invito, in forma più o meno esplicita, a promuovere la diffusione dei metodi contraccettivi come presunto strumento di contrasto all'aborto e, nel caso della mozione dell'On.le Coscioni, si auspicava anche l'intensificazione della c.d. «contraccezione d'emergenza», con relativa liberalizzazione della vendita come farmaco da banco.

 

Il dibattito sulla mozione e la soddisfazione per la sua approvazione non deve però oscurare la consapevolezza che la realtà dell'aborto non muta laddove sia la madre a sceglierlo liberamente e non venga imposto dall'autorità statuale.

 

La moralità di un atto umano si valuta, infatti, in primo luogo con riferimento all'oggetto di tale atto e nel caso dell'aborto volontario non si può mai omettere di ricordare che esso consiste sempre nell'omicidio di una persona innocente ed indifesa, pratica disumana che mai dovrebbe essere lecita in un paese civile.

 

Questa la realtà da cui partire, questa la verità da riaffermare.

 

 

 

Associazione Due minuti per la vita

Casella postale 299 – 10121 Torino

Fax: 011.198.34.299

Website: www.dueminutiperlavita.info

Email: info@dueminutiperlavita.org

Come si sono espressi i deputati sulla mozione Buttiglione?

Si segnala che al link http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed203/v001.pdf è disponibile la segnalazione nominale del modo in cui i Deputati italiani si sono espressi riguardo alla mozione dell'On. Rocco Buttiglione (ed altri), n. 1-00192.

 

Si invita a prendere buona nota del modo in cui si sono espressi i deputati, per tenerne conto in occasione delle prossime elezioni politiche.

 

Breve premessa:

 

1) La votazione n.1 si riferisce ai dispositivi delle mozioni Buttiglione ed altri n. 1-00192 e Barani, Laura Molteni, Commercio ed altri n. 1-00211

Risultato: Presenti 462 - Votanti 293 - Astenuti 169 - Maggioranza 147 - Hanno votato  291 - Hanno votato no 2

A riguardo occorre prendere atto "che le deputate Zampa, Concia, Pollastrini e Velo hanno segnalato di essersi astenute mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario, che i deputati De Poli, Cesa e Di Cagno Abbrescia hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Rugghia ha segnalato che non è riuscito a votare." (citazione dal Resoconto Stenografico della Seduta n. 203 del 15 luglio 2009, pag. 17)

 

2) La votazione n. 2 si riferisce alla premessa della mozione Buttiglione ed altri n. 1-00192.

Risultato: Presenti 463 - Votanti 297 - Astenuti 166 - Maggioranza 149 - Hanno votato  291 - Hanno votato no 6

A riguardo occorre prendere atto "atto che i deputati De Poli e Cesa hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Rugghia ha segnalato che non è riuscito a votare." (citazione dal Resoconto Stenografico della Seduta n. 203 del 15 luglio 2009, pag. 17)

 

3) La votazione n. 3 si riferisce alla premessa della mozione Barani ed altri n. 1-00211.

Risultato: Presenti 463 - Votanti 282 - Astenuti 181 - Maggioranza 142 - Hanno votato  277 - Hanno votato no 5

A riguardo occorre prendere atto "che la deputata Livia Turco ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario e che il deputato Rugghia ha segnalato che non è riuscito a votare. Prendo atto che le deputate Concia, Pollastrini, Zampa e Velo hanno segnalato di essersi astenute mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario e che i deputati De Poli e Cesa hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario." (citazione dal Resoconto Stenografico della Seduta n. 203 del 15 luglio 2009, pag. 18).

 

Nelle votazioni nn. 1, 2 e 3 i voti favorevoli hanno superato quelli contrari e le mozioni di Buttiglione e di Barani, con le relative premesse, sono state tutte approvate.

 

Le votazioni nn. 4, 5, 6 e 7 riguardavano invece: la mozione dell'On. le Farina Coscioni (PD) e altri (votazione n. 4), la mozione dell'On.le Silvana Mura (IdV) e altri (votazione n. 5), la premessa della mozione dell'On.le Livia Turco (votazione n. 6), la mozione dell'On.le Livia Turco (votazione n. 7).

 

Le mozioni delle On.li Coscioni, Mura e Turco prevedevano tutte, in maniera più o meno subdola, oltre alla condanna dell'aborto come strumento di controllo demografico, l'aggiunta  della necessità di intensificare la diffusione dei metodi contraccettivi, giacchè ritenuti uno strumento di contrasto all'aborto. Per comprendere i reali intenti e la personali convinzioni delle 3 deputati è comunque sufficiente leggerne le dichiarazioni di voto.

 

In queste ultime votazioni hanno prevalso i voti contrari e le tre mozioni sono state respinte, così come è stata respinta la premessa della mozione Turco, per la quale era stata richiesta la votazione per parti separate.

 

 

I Responsabili dell'Associazione Due minuti per la vita 

 


Legenda per comprendere il file contenente le votazioni nominali:

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M= Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.

Commento di Giuliano Ferrara sulla mozione approvata alla Camera

E' finita l'anarchia etica. Forse

Adesso il governo deve prendere sul serio la volontà della Camera

(C) IL FOGLIO - 16 aprile 2009 - Editoriale in prima pagina

 

Rocco Buttiglione non è un passante. Né solo un capopartito democristiano. E' un intellettuale cattolico e un uomo di chiesa, a suo modo, che sa distinguere l'appartenenza confessionale e il laico lavoro di parlamentare della Repubblica. Per questo lo cacciarono dalla Commissione di Bruxelles, perché un papista capace di rispettare la distinzione kantiana tra ciò che è reato e ciò che è peccato fu considerato pericoloso dai secolaristi più sbracati e intolleranti.

 

E' significativo che uno come Buttiglione abbia preso in mano con efficacia politica e senso della mediazione culturale una bandiera antiabortista, che è anche la nostra, diversa da quelle che nel passato sono state agitate da chi legittimamente poneva in testa a tutto l'avversione radicale alla logica delle legislazioni occidentali pro choice, abortiste. I cattolici hanno felicemente cambiato linea, questa è la sostanza della battaglia parlamentare sulla moratoria, approdata ieri a un buon risultato: vanno oltre la divergenza di principio, che resta, e cercano di unire le forze non già contro le leggi sull'aborto, ma contro l'aborto. E questo, in un certo senso, è stato anche l'esito del recente incontro tra il Papa testardo, che sulla questione della vita non molla, e il presidente americano pragmatico, che ha rovesciato la linea pro life di Bush ma si sente in dovere, per quella parte di leader cristiano che è in lui o per opportunismo, di fare qualcosa contro la deriva abortista ed eugenetica e di discriminazione sessuale che caratterizza oggi l'aborto nel mondo.

 

Ora però il governo deve essere conseguente. Non deve ripararsi comodamente dietro la difesa della legge 194, sulla quale ci attendiamo dal sottosegretario Roccella una relazione non burocratica né statistica. La 194 codifica l'aborto (perché nessuna donna può essere obbligata a partorire) ma non ne fa un diritto civile libertario. [Per quanto riguarda almeno i primi 3 mesi di gravidanza si fa presente che la legge 194 riconosce, in capo alla donna, il diritto ad abortire tout court!, ndr ] […] Berlusconi aveva annunciato alle Camere, presentando il suo governo, un piano nazionale per la vita. Che ne è stato? Chi se ne occupa? Che idee si hanno? Si estende la consapevolezza che si debbano combattere le cause materiali degli aborti, destinando risorse serie alla tutela della maternità.

 

E allora? Adesso bisogna riuscire, con una mobilitazione straordinaria della nostra diplomazia e della nostra leadership politica, a trovare consensi all'idea che nessuno stato può obbligare le donne ad abortire le figlie femmine nell'ambito di una pianificazione familiare con il bollino umanitario dell'Onu. Ma c'è molto altro da fare. Forse è finita la fase surreale dell'anarchia etica, proclamata e praticata da una classe dirigente che avrebbe un mandato non bigotto né clericale, ma laicamente e razionalmente più serio e responsabile. Tra le altre cose, il combattimento sulla frontiera decisiva di questo secolo: il maltrattamento e la manipolazione della vita umana.

 

Leggi La Camera approva la mozione di Buttiglione sull'aborto - Leggi le dichiarazioni di voto alla Camera

15 luglio 2009

Approvata una mozione contro l'aborto come strumento di controllo demografico

La Camera vota una mozione di Rocco Buttiglione contro l'aborto per il controllo demografico
www.zenit.org - 15 luglio 2009
 
La mozione è stata approvata dall'aula con la sola astensione del Partito Democratico – anche se alcuni deputati hanno votato a favore – e dell'Italia dei Valori. Alla notizia ha dato grande risalto anche "L'Osservatore Romano".
La mozione, di cui è stato promotore il presidente dell'Unione di Centro, Rocco Buttiglione, afferma che "la Camera impegna il Governo a promuovere, ricercando a tal fine il necessario consenso alla presentazione, una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico e affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell'aborto".
Siamo tutti d'accordo, ha commentato Buttiglione, "che l'aborto è comunque un male, ma ci dividiamo sempre tra chi è per la vita e chi è per la scelta. È ora di contrastare tutti insieme chi nel mondo è sia contro la vita sia contro la scelta".
Lodi per l'approvazione della mozione sono giunte da più parti.
Tra gli altri, ha espresso il proprio plauso l'Associazione Scienza & Vita, e i presidenti Bruno Dallapiccola e Lucio Romano hanno affermato che "il voto del Parlamento, che impegna il Governo a promuovere una risoluzione delle Nazioni Unite, va letto nella direzione della tutela della vita di tutti i soggetti coinvolti, il concepito così come la madre".
In particolare, Scienza & Vita "apprezza il tenore del dibattito parlamentare che ha fatto emergere un larghissimo fronte trasversale che ha unanimemente segnalato come l'aborto sia comunque un male e come esso sia vissuto come tale, a prescindere dalla scelta individuale".
"Questa affermazione – osserva l'Associazione – getta una luce nuova nel dibattito sull'aborto, sino a ieri troppo ideologizzato e fa proprie invece, le ragioni di una comune antropologia. Il solo fatto che oggi si alzino voci autorevoli ad affermare che l'aborto non è un diritto, è un grandissimo passo in avanti".
Dal canto suo, Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita (MpV) ed europarlamentare, ha dichiarato che "la mozione approvata dalla Camera per dare attuazione alla moratoria contro l'aborto lanciata da Giuliano Ferrara merita ogni approvazione".
"Sono in corso anche a livello europeo iniziative per dare voce alla stessa posizione italiana – ha osservato –. Ma bisogna ricordare che al fondo della questione dell'aborto vi è quella del riconoscimento della uguale dignità di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale".
"Il principio della totale ed incondizionata eguaglianza, che non consente mediazioni senza provocare la cancellazione dei diritti umani, è quanto di più alto ha saputo produrre la storia umana".

La proclamazione del principio di eguaglianza, ha aggiunto, "consente senza ipocrisie sia una reale difesa del diritto alla vita mediante l'educazione e la solidarietà, sia la rinuncia ad una minaccia repressiva che non ha fiducia nella vera libertà delle donne".
 
Nota dell'Associazione Due minuti per la vita: A quando una mozione in cui si affermi che si condanna l'aborto senza se e senza ma, e non solo quello utilizzato come strumento di controllo demografico?!

14 luglio 2009

La RU486 e l'accelerazione dell'Agenzia Italia del farmaco (AIFA)

LA PILLOLA RU 486 E L'AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO
di Renzo Puccetti* - www.zenit.org - 13 luglio 2009


Non vi è dubbio che la questione della pillola abortiva RU 486 è stata introdotta in Italia non tanto sulla base di una pressante richiesta proveniente dal mondo medico, né da quello delle donne, quanto piuttosto per l'indiscutibilmente abile ed efficace azione di ben identificabili movimenti politici.
 
La sperimentazione del farmaco a Torino, peraltro anticipatamente interrotta dal comitato etico dell'azienda ospedaliera,[1] e la sua importazione direttamente dalla Francia in Toscana[2] possono essere individuati come momenti decisivi di una tale strategia. In ambito divulgativo la questione della RU 486 ha suscitato nel nostro paese la fioritura di un'ampia letteratura sia a favore[3] ma soprattutto contraria[4] all'impiego dell'aborto chimico.
 
Le tappe della vicenda
Nell'ottobre 2006 la federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione (FIAPAC) organizzò il proprio convegno a Roma includendo tra gli argomenti di primo piano proprio l'aborto farmacologico. L'azienda produttrice della RU 486 fu tra gli sponsor importanti dell'evento ai cui partecipanti lo stesso ministro della salute del tempo, l'on.le Livia Turco, volle inviare i saluti tramite la propria delegata Maura Cossutta (parlamentare comunista, ndr).[5]
Nel corso dei lavori due medici cubani avevano riferito di una loro paziente deceduta dopo che le erano state somministrate a scopo abortivo compresse di prostaglandine (l'altra molecola prevista in occidente nel protocollo dell'aborto chimico). Stranamente durante la conferenza stampa a conclusione del convegno non fu fatta menzione della cosa, non sappiamo se per mera dimenticanza, o perché non ritenuta rilevante. Avendo partecipato ai lavori e dopo avere parlato personalmente con i medici cubani, mi sembrò doveroso che la notizia non fosse ignorata.[6]
I sostenitori della pillola abortiva asserirono che tale episodio non aveva nulla a che fare con la decisione di diffondere anche in Italia l'aborto chimico.
Nel Novembre del 2007 l'azienda produttrice della RU 486, presentò domanda di registrazione presso l'agenzia italiana del farmaco (AIFA). Il presidente del consiglio era all'epoca l'on.le prof. Romano Prodi.
Il periodico bimestrale dell'AIFA aveva pubblicato sul quarto numero del 2007 un articolo non firmato di tipo revisionale sulla RU 486, in cui si citavano 9 morti, ma in ultima analisi favorevole all'immissione in commercio del farmaco.[7]
Nel dicembre 2007 la società medico-scientifica interdisciplinare Promed Galileo presentò un lavoro di revisione della letteratura medico-scientifica stilato da un gruppo di ricercatori esperti in varie discipline mediche (GISAM, Gruppo Interdisciplinare Studio Aborto Medico). Lo studio fu poi pubblicato nel 2008 sull'Italian Journal of Gynaecology and Obstetrics, organo ufficiale della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia.[8]
Secondo i risultati di tale studio si potevano registrare 16 casi fatali avvenuti dopo un aborto farmacologico, con un tasso di mortalità nettamente maggiore rispetto al metodo chirurgico; inoltre l'aborto chimico si connotava per un più elevato tasso di complicanze, un'efficacia inferiore che richiedeva una doppia procedura in un numero sensibile di casi, oltre ad una tendenza all'incremento medio del ricorso all'aborto nei paesi in cui il farmaco era stato introdotto.
La Promed Galileo si premurò di inviare il testo del proprio lavoro all'AIFA. In maniera sorprendente, nonostante il numero dei decessi fosse nettamente superiore rispetto a quello che pochissimo tempo prima la stessa agenzia aveva accreditato nella sua pubblicazione, dall'AIFA non giunse alcun segnale.
Poco dopo però, nel febbraio 2008, il Comitato tecnico-scientifico (CTS) dell'AIFA dette il parere positivo sul prodotto; una tappa non definitiva, ma comunque determinante per il proseguo dell'iter di approvazione della molecola.

Successivamente alle elezioni avvenute nell'aprile del 2008, al cambio della maggioranza parlamentare, al varo del nuovo governo, le cronache riportarono un presunto scandalo che portò alla sospensione e poi alla sostituzione del direttore dell'AIFA.[9]
Ad un periodo di molti mesi in cui la pratica è rimasta ferma in sede di contrattazione del prezzo del farmaco, sembra essere succeduta un'improvvisa accelerazione. Il 19 Giugno 2009 il Sole 24 ore ha annunciato l'accordo con la casa produttrice della RU 486 sul prezzo;[10] sembrava mancare solamente l'approvazione finale da parte del consiglio di amministrazione dell'AIFA e comunque, secondo l'articolo, non sarebbe stato più possibile bloccare l'autorizzazione all'immissione in commercio del prodotto. La sera dello stesso giorno però l'agenzia AdnKronos ha rivelato che la ditta che produce la RU 486, dietro richiesta del ministero del welfare, avrebbe consegnato nuovo materiale da cui emergerebbe che i decessi dopo assunzione del mifepristone sono addirittura 29.[11] La documentazione sarebbe servita come base per un rapporto che la professoressa Morresi, nominata consulente del sottosegretario Eugenia Roccella, avrebbe preparato e che sarebbe stato inviato al CTS dell'AIFA per ulteriori chiarimenti. Il sottosegretario Roccella, confermando i 29 decessi,[12] ha dichiarato di attendere dallo stesso comitato dell'AIFA una risposta scritta per potere rispondere ai parlamentari di entrambe le parti e alla stampa "in piena trasparenza".[13]
Al momento in cui scriviamo il Comitato tecnico-scientifico del farmaco dovrebbe avere approvato il testo in risposta ai quesiti posti dal consulente del ministero del welfare[14] e il neo-presidente dell'AIFA ha dichiarato che prima della pausa estiva "verranno affrontati tutti i protocolli su cui il Comitato tecnico scientifico si è già pronunciato, compresa la Ru486".[15]
Alcuni quesiti
Pur non conoscendo il contenuto della missiva del consulente del ministero, i fatti così ricapitolati non possono non evocare una serie d'interrogativi; tra questi:
1. Al momento che l'azienda produttrice della RU 486 ha inoltrato domanda all'AIFA, quanti decessi e quanti eventi avversi gravi aveva segnalato?
2. A quando risalgono tutti i decessi?
3. Quali sono le informazioni sulle circostanze della morte di queste donne?
4. I casi fatali e le complicanze gravi sono stati tutti diligentemente segnalati da parte dell'azienda?
5. Le procedure di approvazione dei farmaci non devono basarsi su una raccolta aggiornata dei dati?
6. Quando il CTS dell'AIFA ha emesso il proprio parere favorevole, ha tenuto conto del rapporto della Promed Galileo che era stato inviato all'agenzia?
7. Sono sufficienti le informazioni derivanti dalle aziende farmaceutiche o il CTS opera un'analisi dei dati indipendente?
8. Le 29 morti segnalate rispetto ai 9 decessi riportati nel Bollettino del farmaco non hanno alcuna rilevanza sul profilo di sicurezza del farmaco?
9. Perché è stata necessaria l'attivazione del ministero del welfare per venire a conoscenza di questi casi?
10. Perché in altri casi l'AIFA ha deciso il ritiro di farmaci pur in presenza di problematicità assai meno allarmanti?
11. Per l'aborto sono accettati standards qualitativi diversi?
12. È possibile che le notizie acquisite dall'AIFA sulla sicurezza non siano complete per altri farmaci?
Si tratta di domande che devono trovare un'esauriente risposta, per il rispetto che è dovuto tanto ai cittadini, quanto alla comunità scientifica. Non resta che attendere per conoscere a quali interrogativi ed in che modo il CTS dell'AIFA abbia risposto.
Comunque vadano le cose, pare ragionevole che la questione di un prodotto come la RU 486, facente parte di una procedura che oggettivamente non costituisce una terapia e per questo è regolamentata da una legge specifica, non possa esaurirsi interamente all'interno della burocrazia tecnica.
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*Il dott. Renzo Puccetti è specialista in Medicina Interna e Segretario dell'associazione "Scienza & Vita" di Pisa e Livorno

[1] A. Morresi. Ru 486 bocciata. E c'è chi non se n'è accorto. Avvenire - ins. È vita  del 05-10-2006.
[2] Associazione Radicale Libera Pisa. LiberaPisa e la RU486 in Toscana. http://www.radicalipisa.it/dossier/LiberaPisa-RU486
[3] Carapellucci A. RU486: proposta indecente? Associazione radicale Adelaide Aglietta. http://www.webalice.it/carlamarchisio/RU486.pdf
[4] A. Morresi, E. Roccella. La favola dell'aborto facile. Miti e realtà della pillola RU 486. Franco Angeli ed., 2006.
R. Puccetti. L'uomo indesiderato. Dalla pillola di Pincus alla RU 486. Società Editrice Fiorentina, 2008.
C. Cavoni, D. Sacchini. La storia vera della pillola abortiva RU 486. Cantagalli Edizioni, 2008.
L. Romano, M.L. di Pietro, M. P. Faggioni, M. Casini. RU-486 Dall'aborto chimico alla contraccezione d'emergenza. Edizioni Art, 2008.
[5] A. Morresi. Ru 486: ora cercano la scorciatoia europea. Avvenire – ins. È vita – 24-05-2007.
[6] R. Puccetti. Aborto farmacologico con prostaglandine: un altra donna morta a Cuba. Pillole.org, 17-10-2006. http://www.pillole.org/public/aspnuke/pdf.asp?print=news&pID=2794
[7] Bollettino Unico del farmaco. RU486: efficacia e sicurezza di un farmaco che non c'è. XIV N.4, 2007;156-164.
[8] GISAM (Gruppo Interdisciplinare Studio Aborto Medico). Aborto farmacologico mediante mifepristone e misoprostol. Italian Journal of Gynaecology & Obstetrics 2008: 20(1): 43-68.
[9] Cfr. Farmaci: sospeso direttore Aifa. ANSA 21/06/2008 13.18
Vita.it Aifa: Guido Rasi nuovo direttore. 04/07/2008. http://beta.vita.it/news/viewprint/83433
[10] Marzio Bartoloni. Via Libera alla pillola abortiva. Il sole 24 ore, 19-06-2009, pag. 23. http://rassegna.rapportiparlamento.it/PDF/2009/2009-06-19/2009061913048719.pdf
[11] Adnkronos. ABORTO: 29 MORTI PER RU486, DOCUMENTO INVIATO AD AIFA DA MINISTERO. 19-06-2009, ore 20,45. http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/?id=3.0.3445862537
[12] Enza Cusmai. "La pillola abortiva? Non è sicura, troppe morti sospette". Il Giornale, 21-06-2009. http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=360385
[13] Avvenire del 20-06-2009, pag.15.
[14] AIFA – Commissione Consultiva Tecnico Scientifica. Ordine del giorno 9-10 Luglio 2009. http://www.agenziafarmaco.it/allegati/odg_080709.pdf
[15] DoctorNews 10-07-2009. http://www.doctornews.it