La legge Erode Un'agguerrita parlamentare svedese vuole raccogliere un milione di firme per obbligare tutti i paesi dell'Ue a sancire il "diritto all'aborto" Brigitta Ohlsson si è già creata un gruppetto di sostenitrici a Strasburgo (C) IL FOGLIO - 21 luglio 2009 - prima pagina Roma. Raccogliere un milione di firme per obbligare tutti i paesi dell'Unione europea a introdurre nei loro ordinamenti il "diritto all'aborto". Così può essere riassunta l'iniziativa lanciata da Brigitta Ohlsson, parlamentare svedese del Partito liberale, in netta opposizione con quella appena approvata in Italia grazie all'iniziativa di Rocco Buttiglione. [Si precisa, tuttavia, che l'iniziativa dell'On. Bottiglione nulla ha a che vedere con la limitazione o con la condanna della la pratica dell'aborto nei paesi dove esso è legalizzato, limitandosi, infatti, a condannare la pratica dell'aborto coatto come strumento di controllo demografico, ndr] Quello di "Make Noise for Free Choice" (Fare rumore per la libera scelta) non è un obiettivo, ma un obbligo imposto a Malta, Irlanda e Polonia, unici tre paesi dell'Ue a non aver legalizzato l'interruzione volontaria di gravidanza. Le firme raccolte sul sito Internet www.makenoiseforfreechoice.eu sono 3.500 e secondo la parlamentare svedese arriveranno al milione nell'ottobre 2010. Finora la principale attività di Ohlsson è stata quella di portavoce per la Politica estera del Partito liberale, ma la giovane parlamentare ha 34 anni ed è seduta al Riksdag dal 2002 è nota soprattutto per essere repubblicana e femminista (è presidente della sezione femminile del suo partito). Non essendo andata in porto l'abolizione della monarchia, si è data anima e corpo al riconoscimento di ciò che chiama "un diritto umano fondamentale": l'aborto. Quella di Ohlsson è una "citizen's initiative", "un'iniziativa dei cittadini", ed è contemplata nel Trattato di Lisbona. Raccogliendo un milione di firme è possibile chiedere alla Commissione di legiferare su una data materia, senza dover passare per l'Europarlamento. In ambito europeo Ohlsson ha trovato un'importante alleata nella baronessa inglese Sarah Ludford, membro a Strasburgo dei Liberal-democratici, che ha sottoscritto l'iniziativa. Se "Make Noise for Free Choice" raggiungesse il numero di firme necessario Malta, Irlanda e Polonia si troverebbero obbligate a introdurre l'aborto nei loro ordinamenti, nonostante finora non abbiano voluto farlo. L'Irlanda consente l'aborto soltanto quando la gravidanza mette in pericolo di vita la salute della donna e ha imposto il suo "sì" al Trattato di Lisbona in cambio della non ingerenza di Bruxelles su alcune tematiche, aborto compreso. A Malta l'aborto è totalmente illegale. La Valletta ai tempi dell'adesione alla Ue, nel 2004, firmò un protocollo, il numero 7, in cui vi è scritto che nessun Trattato europeo "influenzerà l'applicazione nel territorio di Malta della legislazione relativa all'aborto". In Polonia era legale sotto il regime comunista. Nel 1993 fu messo al bando, ma nel 1997 un emendamento lo reintrodusse in tre casi: pericolo di vita per la madre, violenza sessuale e incesto. Il fronte pro aborto polacco è guidato da Wanda Nowicka, presidente della Federazione per i diritti delle donne e per la pianificazione familiare, che ha prontamente sottoscritto l'iniziativa di Ohlsson. L'obiettivo di Ohlsson è quello del consenso transnazionale femminile che può renderla più celebre anche in patria. Con un passato da giornalista per il più importante quotidiano del paese, il "Dagens Nyheter", a ventiquattro anni era portavoce dei Giovani liberali, carica ricoperta fino al 2002, quando è stata eletta al Riksdag di Stoccolma. In sette anni da parlamentare però non ha mai avuto incarichi governativi, nonostante il suo Partito liberale sia all'esecutivo e faccia parte della coalizione di centrodestra "Alleanza per la Svezia" guidata dal Partito moderato del premier Fredrik Reinfeldt, attualmente presidente di turno dell'Unione europea. Ohlsson sa che il peso politico della sua iniziativa vale più all'estero che in Svezia. Per questo ha cercato consensi di donne con incarichi politici più solidi dei suoi. Oltre all'europarlamentare Ludford e alla polacca Nowicka, altre alleate della svedese sono Sophie in 't Veld, europarlamentare olandese per i social-liberali dell'Alde, e Lone Dybkjær, parlamentare radicale danese con un passato da ministro per lo Sviluppo e dieci anni tra i banchi di Strasburgo. Nota dell'Associazione Due minuti per la vita:Si segnala, per incidens, anche ciò che pensa l'On.le Silvana Mura - deputata italiana dell'Italia dei valori - sull'aborto, a riprova del fatto che la considerazione dell'aborto come un diritto della donna sic et simpliciter, o comunque come la manifestazione di altri diritti (di formulazione volutamente fumosa ed omnicomprensiva) ad essa inerenti, non sia affatto alieno dal panorama del fronte pro choice nostrano. Ha infatti l'On.le schiettamente affermato: «Un aborto imposto è un sopruso, l'interruzione volontaria di gravidanza è [...] l'affermazione di una serie di diritti quali quello alla salute e alla maternità libera e consapevole.» (Fonte: Resoconto stenografico della seduta della Camera dei Deputati n. 203, p. 4-5). Speriamo la Mura ci risparmi la morale sulla «maniera drammatica» dell'omissis.
21 luglio 2009
L'obbligo del diritto all'aborto
19 luglio 2009
Aspetti scientifici, etici e giuridici della spirale
1) Leon Speroff, Philip D. Darney. A clinical guide for contraception. Lippincott Williams & Wilkins Ed. 4th edition.
18 luglio 2009
La Cina uccide i suoi figli con la politica del figlio unico
Erode abita a Pechino
Centinaia di migliaia di aborti, infanticidi e sterilizzazioni forzate.
Il rapporto della Laogai Research Foundation denuncia la politica stragista del figlio unico in Cina
di Antonello Brandi © IL FOGLIO 18 luglio 2009 pagina I
Pubblichiamo un estratto della postfazione che il presidente della sezione italiana della Laogai Research Foundation ha scritto al rapporto redatto dalla sua fondazione sulla "Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina" (Guerini), in libreria il 23 luglio.
Anche oggi nel 2009, fra le tante libertà represse nella Cina post-olimpica, non è consentito ai genitori di avere il numero desiderato di figli. A parte alcune eccezioni, la regola è che ogni coppia deve procreare un solo bambino. Anche per sposarsi e per mettere al mondo un figlio è obbligatorio ricevere una licenza speciale emessa dal governo. Di conseguenza, la legge repressiva sulla pianificazione familiare causa decine di migliaia di sterilizzazioni e aborti forzati all'anno. Secondo una denuncia del Parlamento britannico, si stima che vengano praticati almeno 130 mila aborti forzati all'anno. Secondo The Independent, il governo cinese si vanta infatti di aver "evitato", dalla prima introduzione della politica del figlio unico del 1979, ben 400 milioni di nascite.
"Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina" è il primo testo pubblicato in Italia, esauriente riguardo alle sterilizzazioni e agli aborti forzati in Cina. Anche se la maggior parte delle persone è al corrente del fatto che la Cina persegue la "politica del figlio unico", in realtà non sa precisamente che cosa questo significhi. Purtroppo, nonostante la sempre più consolidata opinione corrente che la Cina stia diventando una democrazia neocapitalista di tipo occidentale, le testimonianze più recenti sulle sterilizzazioni e gli aborti forzati svelano invece un inquietante aumento delle violazioni delle libertà civili e dei diritti umani.
Il rapporto del 2008 del dipartimento di stato americano sui "Diritti umani in Cina", pubblicato il 25 febbraio 2009, denuncia il caso di funzionari dell'Ufficio della pianificazione familiare della provincia di Henan che nel mese di marzo arrestarono una giovane non sposata di 23 anni, al settimo mese di gravidanza. Gli uomini legarono la ragazza al letto e uccisero il nascituro. Ad aprile dello stesso anno, alcuni funzionari della provincia dello Shandong hanno arrestato e picchiato la sorella di una donna che
aveva concepito "illegalmente" un secondo figlio, allo scopo di costringerla ad abortirlo. La Commissione esecutiva del Congresso americano, nel suo rapporto del 2008, denuncia che coloro che violano la legge del figlio unico sono spesso arrestati, picchiati e anche torturati. Nel suo discorso al Parlamento europeo il 2 dicembre 2008, Reggie Garcia Littlejohn, professoressa americana esperta della politica del figlio unico in Cina, descrive il caso di Jin Yani, una giovane donna incinta di nove mesi, che è stata sottoposta ad aborto forzato per aver portato avanti una gravidanza senza avere il permesso, nonostante quello fosse il suo primo figlio. Jin ha trascorso 44 giorni in ospedale perché l'aborto forzato le aveva provocato una grave emorragia ed ora non è più fertile. Dopo alcune sfortunate vicende giudiziarie in cui la donna e il marito hanno inutilmente cercato di ottenere giustizia, la coppia vive nascosta in una località sconosciuta e non osa tornare al proprio villaggio per paura di ritorsioni da parte delle autorità locali.
I casi come quello di Jin Yani non sono rari in Cina. Altri esempi sono stati descritti in un articolo del 15 febbraio 2009 da Michael Sheridan sul Times online. Sheridan racconta la storia di Zhang Linla, madre di una bambina di quattro mesi, costretta ad abortire il suo secondo figlio. La donna spiega che "sei giorni prima del parto, dieci uomini sono entrati in casa e mi hanno costretta a salire su un veicolo per trasportarmi alla clinica dove il dottore mi ha fatto un'iniezione. Il bimbo si sbatteva nel mio utero ed uno degli uomini mi ha persino dato un calcio sull'addome. Il bimbo è poi venuto alla luce per essere successivamente gettato in un cestino dei rifiuti da questi biechi aguzzini. Lo vedevo ancora muoversi". Un'altra storia del settembre del 2008, riportata su centinaia di siti Internet, è ancora più orribile; tratta un caso di infanticidio nel Wunan. Un contadino di nome Huang Qiusheng racconta della moglie che, giunta al nono mese di gravidanza, aveva partorito regolarmente nonostante avesse già subito un aborto forzato mediante un'iniezione nell'utero. I poliziotti erano presenti al parto e hanno subito gettato il neonato in un gabinetto pubblico. Il giorno seguente Liu Zhuyu, una donna anziana che aveva udito le grida del bambino, lo prese, lo lavò e lo portò all'ospedale al reparto neonatale.
Intervennero cinque funzionari dell'ufficio di pianificazione familiare, afferrarono il bambino e lo uccisero sbattendolo violentemente sul pavimento. Nello stesso articolo il giornalista scrive del caso di Zhang Kecui, una donna catturata con un tranello da funzionari dell'Ufficio di pianificazione familiare nella provincia dello Yunnan, trasportata di forza in una clinica e subito sottoposta a sterilizzazione forzata perché era incinta del secondo bambino.
Il sito della Campagna di solidarietà con il popolo tibetano della Cisl, Dossier Tibet, ha denunciato nel gennaio 2009 il caso di Song Chang che con suo marito lavorava nella provincia del Guangdong. Il 17 luglio 2008 fu arrestata da persone del Partito comunista cinese (Pcc) del Guangdong e da poliziotti dell'Hubei. Song fu costretta a interrompere la gravidanza e successivamente è stata reclusa nel centro di detenzione di Shashi. La legge cinese prevede anche eccezioni. Per esempio le coppie contadine, se hanno avuto come primo figlio una bambina, possono facilmente avere un secondo figlio, nella speranza che nasca un maschio. I ricchi e i burocrati del partito possono permettersi, dietro pagamento di multe salatissime, di avere più di un figlio. Inoltre due genitori, se entrambi figli unici, possono spesso avere un secondo figlio. Esistono anche le eccezioni riguardanti minoranze quali i tibetani e gli uiguri. Tuttavia, il 25 novembre del 2008, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l'Associazione delle donne tibetane ha fermamente protestato contro le vessazioni, gli aborti e le sterilizzazioni che queste sono costrette a subire nel loro paese occupato dalle truppe cinesi.
Comunque il problema non è tanto l'esiguo numero dei figli permessi, quanto la natura coercitiva e brutale della legge sul figlio unico, che costringe le donne alle sterilizzazioni e agli aborti forzati. Dopo il terremoto nella provincia del Sichuan del maggio del 2008, il Partito comunista ha attenuato le strette regole della politica del figlio unico ed ha concesso le seguenti eccezioni per le famiglie vittime della catastrofe: 1) se è morto il figlio unico nel terremoto, la famiglia è autorizzata ad averne un altro; 2) se la moglie è stata sterilizzata, il partito invierà un medico per cercare di invertire e annullare la sterilizzazione; 3) se il figlio "legale" è morto e la coppia aveva un secondo figlio "illegale", quest'ultimo potrà diventare "legale" .
Queste "concessioni" rappresentano anche un'ennesima conferma di una serie di fatti. Primo, che le coppie cinesi debbono avere un permesso ufficiale per avere figli. Secondo, che il regime attua le sterilizzazioni e gli aborti forzati e, terzo, che si è creata una popolazione di milioni di "bambini illegali", che non esiste ufficialmente, a cui non sarà permesso di andare a scuola, sposarsi o lavorare e, quindi, sarà senza futuro. Un avvocato dei diritti umani, Huang Qi, venne arrestato perfino per avere difeso i diritti delle vittime del terremoto. Molti bambini erano morti anche per la cattiva qualità degli edifici scolastici nella zona, ma a distanza di quasi un anno dal terremoto manca ancora un elenco ufficiale degli studenti deceduti. I genitori che hanno svolto indagini personali sono stati minacciati dalla polizia. Tuttavia, l'accusa ufficiale contro Huang Qi è stata di "possedere illegalmente segreti di stato". Un comunicato di Asianews riporta il caso di Feng Xiang, dirigente del Partito comunista della provincia di Beichuan, suicidatosi per il dolore avuto alla morte del figlio di 8 anni sotto il terremoto. Questo è il secondo caso di suicidio di alti funzionari, dopo quello di Dong Yufei, direttore dell'ufficio soccorsi di Beichuan, nell'ottobre 2008. Esperti dichiarano che, con l'approssimarsi dell'anniversario, si potranno verificare altri suicidi.
Chi si batte per i diritti delle donne e dei bambini in Cina viene perseguitato. Dobbiamo ricordare il tragico caso di Chen Guang Cheng, tuttora in prigione. Chen Guang Cheng, avvocato autodidatta ed attivista per i diritti umani di 37 anni, non vedente, si è battuto contro la campagna di aborti forzati imposta dal regime cinese nella provincia dello Shandong. Nel giugno del 2004, per mantenere la quota prefissata di nascite, i funzionari del Partito comunista convinsero le coppie ad avere un secondo figlio, previo pagamento. Nel marzo 2005, nuovi funzionari decisero di fare abortire con la violenza le stesse donne che avevano già pagato per poter avere la seconda gravidanza. Per difendere legalmente queste giovani donne, Chen Guang Cheng è stato condannato a 4 anni e 3 mesi di reclusione.
Secondo il Time Magazine del 12 settembre 2005 e l'Independent del 21 settembre 2005, nella regione Linyi della stessa provincia migliaia di donne sono state costrette ad abortire dal marzo al luglio del 2005. L'articolo del Time testimonia anche il caso della giovane Li Juan di 23 anni. Gli operatori sanitari legarono la giovane a un letto, le infilarono un grosso ago nell'addome fino a raggiungere il feto di 9 mesi. Questo si è dapprima mosso scalciando, poi ha smesso di muoversi. Dieci ore dopo la madre ha partorito una bimba morta, che si sarebbe dovuta chiamare Shuang, "Piena di luce". Subito dopo il corpicino è stato immerso in un secchio d'acqua per accertarne l'avvenuto decesso.
Durante la stessa campagna, almeno 160 giovani donne sono state costrette ad abortire all'ottavo o al nono mese di gravidanza. Chen, che è anche stato nominato dal Time Magazine "una delle cento personalità che cambiano il nostro mondo" , soffre di gastroenterite cronica ed è in prigione malato. Gli sono state perfino negate le visite mediche necessarie. Durante una recente intervista, la moglie Yuan Weijing racconta la storia del marito colpevole solo di avere difeso i diritti delle donne e dei bambini nella sua regione. "L'hanno accusato di aver bloccato il traffico e danneggiato la proprietà pubblica, ma sono invenzioni, le autorità lo odiano perchè ha fatto perdere loro la faccia. Chen era inorridito da quanto succedeva qui intorno. Cento donne al giorno venivano costrette alla sterilizzazione. Non lo poteva sopportare, non riusciva a tacere ed ha così denunciato e svergognato le autorità; per questo loro ora non lo perdonano
", spiega Yuan. La donna vive ora sotto stretto controllo delle autorità.
16 luglio 2009
Non si dimentichi l'aborto volontario - Comunicato stampa sull'approvazione della mozione di Buttiglione
Torino, 16 luglio 2009
«La gravità morale dell'aborto procurato appare
in tutta la sua verità se si riconosce che si tratta di un omicidio»
Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, n. 58
Comunicato stampa
Bene l'approvazione della mozione Buttiglione ma non si dimentichi l'aborto volontario
L'Associazione Due minuti per la Vita esprime la propria soddisfazione per la mozione approvata ieri dalla Camera dei Deputati con la quale si «impegna il Governo a promuovere, ricercando a tal fine il necessario consenso alla presentazione, una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell'aborto.»
Tale mozione rappresenta un forte e positivo segnale di condanna contro le politiche antinataliste attuate in quei paesi che praticano l'aborto coatto e la politica del figlio unico.
Uguale soddisfazione viene espressa per il fatto che la Camera dei Deputati ha respinto le mozioni delle On.li Turco, Coscioni e Mura, nelle quali – accanto alla condanna dell'aborto come strumento di controllo demografico – era incluso l'invito, in forma più o meno esplicita, a promuovere la diffusione dei metodi contraccettivi come presunto strumento di contrasto all'aborto e, nel caso della mozione dell'On.le Coscioni, si auspicava anche l'intensificazione della c.d. «contraccezione d'emergenza», con relativa liberalizzazione della vendita come farmaco da banco.
Il dibattito sulla mozione e la soddisfazione per la sua approvazione non deve però oscurare la consapevolezza che la realtà dell'aborto non muta laddove sia la madre a sceglierlo liberamente e non venga imposto dall'autorità statuale.
La moralità di un atto umano si valuta, infatti, in primo luogo con riferimento all'oggetto di tale atto e nel caso dell'aborto volontario non si può mai omettere di ricordare che esso consiste sempre nell'omicidio di una persona innocente ed indifesa, pratica disumana che mai dovrebbe essere lecita in un paese civile.
Questa la realtà da cui partire, questa la verità da riaffermare.
Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299 – 10121 Torino
Fax: 011.198.34.299
Website: www.dueminutiperlavita.info
Email: info@dueminutiperlavita.org
Come si sono espressi i deputati sulla mozione Buttiglione?
Si segnala che al link http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed203/v001.pdf è disponibile la segnalazione nominale del modo in cui i Deputati italiani si sono espressi riguardo alla mozione dell'On. Rocco Buttiglione (ed altri), n. 1-00192.
Si invita a prendere buona nota del modo in cui si sono espressi i deputati, per tenerne conto in occasione delle prossime elezioni politiche.
Breve premessa:
1) La votazione n.1 si riferisce ai dispositivi delle mozioni Buttiglione ed altri n. 1-00192 e Barani, Laura Molteni, Commercio ed altri n. 1-00211.
Risultato: Presenti 462 - Votanti 293 - Astenuti 169 - Maggioranza 147 - Hanno votato sì 291 - Hanno votato no 2
A riguardo occorre prendere atto "che le deputate Zampa, Concia, Pollastrini e Velo hanno segnalato di essersi astenute mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario, che i deputati De Poli, Cesa e Di Cagno Abbrescia hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Rugghia ha segnalato che non è riuscito a votare." (citazione dal Resoconto Stenografico della Seduta n. 203 del 15 luglio 2009, pag. 17)
2) La votazione n. 2 si riferisce alla premessa della mozione Buttiglione ed altri n. 1-00192.
Risultato: Presenti 463 - Votanti 297 - Astenuti 166 - Maggioranza 149 - Hanno votato sì 291 - Hanno votato no 6
A riguardo occorre prendere atto "atto che i deputati De Poli e Cesa hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Rugghia ha segnalato che non è riuscito a votare." (citazione dal Resoconto Stenografico della Seduta n. 203 del 15 luglio 2009, pag. 17)
3) La votazione n. 3 si riferisce alla premessa della mozione Barani ed altri n. 1-00211.
Risultato: Presenti 463 - Votanti 282 - Astenuti 181 - Maggioranza 142 - Hanno votato sì 277 - Hanno votato no 5
A riguardo occorre prendere atto "che la deputata Livia Turco ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario e che il deputato Rugghia ha segnalato che non è riuscito a votare. Prendo atto che le deputate Concia, Pollastrini, Zampa e Velo hanno segnalato di essersi astenute mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario e che i deputati De Poli e Cesa hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario." (citazione dal Resoconto Stenografico della Seduta n. 203 del 15 luglio 2009, pag. 18).
Nelle votazioni nn. 1, 2 e 3 i voti favorevoli hanno superato quelli contrari e le mozioni di Buttiglione e di Barani, con le relative premesse, sono state tutte approvate.
Le votazioni nn. 4, 5, 6 e 7 riguardavano invece: la mozione dell'On. le Farina Coscioni (PD) e altri (votazione n. 4), la mozione dell'On.le Silvana Mura (IdV) e altri (votazione n. 5), la premessa della mozione dell'On.le Livia Turco (votazione n. 6), la mozione dell'On.le Livia Turco (votazione n. 7).
Le mozioni delle On.li Coscioni, Mura e Turco prevedevano tutte, in maniera più o meno subdola, oltre alla condanna dell'aborto come strumento di controllo demografico, l'aggiunta della necessità di intensificare la diffusione dei metodi contraccettivi, giacchè ritenuti uno strumento di contrasto all'aborto. Per comprendere i reali intenti e la personali convinzioni delle 3 deputati è comunque sufficiente leggerne le dichiarazioni di voto.
In queste ultime votazioni hanno prevalso i voti contrari e le tre mozioni sono state respinte, così come è stata respinta la premessa della mozione Turco, per la quale era stata richiesta la votazione per parti separate.
I Responsabili dell'Associazione Due minuti per la vita
Legenda per comprendere il file contenente le votazioni nominali:
F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M= Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Commento di Giuliano Ferrara sulla mozione approvata alla Camera
E' finita l'anarchia etica. Forse
Adesso il governo deve prendere sul serio la volontà della Camera
(C) IL FOGLIO - 16 aprile 2009 - Editoriale in prima pagina
Rocco Buttiglione non è un passante. Né solo un capopartito democristiano. E' un intellettuale cattolico e un uomo di chiesa, a suo modo, che sa distinguere l'appartenenza confessionale e il laico lavoro di parlamentare della Repubblica. Per questo lo cacciarono dalla Commissione di Bruxelles, perché un papista capace di rispettare la distinzione kantiana tra ciò che è reato e ciò che è peccato fu considerato pericoloso dai secolaristi più sbracati e intolleranti.
E' significativo che uno come Buttiglione abbia preso in mano con efficacia politica e senso della mediazione culturale una bandiera antiabortista, che è anche la nostra, diversa da quelle che nel passato sono state agitate da chi legittimamente poneva in testa a tutto l'avversione radicale alla logica delle legislazioni occidentali pro choice, abortiste. I cattolici hanno felicemente cambiato linea, questa è la sostanza della battaglia parlamentare sulla moratoria, approdata ieri a un buon risultato: vanno oltre la divergenza di principio, che resta, e cercano di unire le forze non già contro le leggi sull'aborto, ma contro l'aborto. E questo, in un certo senso, è stato anche l'esito del recente incontro tra il Papa testardo, che sulla questione della vita non molla, e il presidente americano pragmatico, che ha rovesciato la linea pro life di Bush ma si sente in dovere, per quella parte di leader cristiano che è in lui o per opportunismo, di fare qualcosa contro la deriva abortista ed eugenetica e di discriminazione sessuale che caratterizza oggi l'aborto nel mondo.
Ora però il governo deve essere conseguente. Non deve ripararsi comodamente dietro la difesa della legge 194, sulla quale ci attendiamo dal sottosegretario Roccella una relazione non burocratica né statistica. La 194 codifica l'aborto (perché nessuna donna può essere obbligata a partorire) ma non ne fa un diritto civile libertario. [Per quanto riguarda almeno i primi 3 mesi di gravidanza si fa presente che la legge 194 riconosce, in capo alla donna, il diritto ad abortire tout court!, ndr ] [
] Berlusconi aveva annunciato alle Camere, presentando il suo governo, un piano nazionale per la vita. Che ne è stato? Chi se ne occupa? Che idee si hanno? Si estende la consapevolezza che si debbano combattere le cause materiali degli aborti, destinando risorse serie alla tutela della maternità.
E allora? Adesso bisogna riuscire, con una mobilitazione straordinaria della nostra diplomazia e della nostra leadership politica, a trovare consensi all'idea che nessuno stato può obbligare le donne ad abortire le figlie femmine nell'ambito di una pianificazione familiare con il bollino umanitario dell'Onu. Ma c'è molto altro da fare. Forse è finita la fase surreale dell'anarchia etica, proclamata e praticata da una classe dirigente che avrebbe un mandato non bigotto né clericale, ma laicamente e razionalmente più serio e responsabile. Tra le altre cose, il combattimento sulla frontiera decisiva di questo secolo: il maltrattamento e la manipolazione della vita umana.
Leggi La Camera approva la mozione di Buttiglione sull'aborto - Leggi le dichiarazioni di voto alla Camera
15 luglio 2009
Approvata una mozione contro l'aborto come strumento di controllo demografico
La proclamazione del principio di eguaglianza, ha aggiunto, "consente senza ipocrisie sia una reale difesa del diritto alla vita mediante l'educazione e la solidarietà, sia la rinuncia ad una minaccia repressiva che non ha fiducia nella vera libertà delle donne".
14 luglio 2009
La RU486 e l'accelerazione dell'Agenzia Italia del farmaco (AIFA)
Non vi è dubbio che la questione della pillola abortiva RU 486 è stata introdotta in Italia non tanto sulla base di una pressante richiesta proveniente dal mondo medico, né da quello delle donne, quanto piuttosto per l'indiscutibilmente abile ed efficace azione di ben identificabili movimenti politici.
Successivamente alle elezioni avvenute nell'aprile del 2008, al cambio della maggioranza parlamentare, al varo del nuovo governo, le cronache riportarono un presunto scandalo che portò alla sospensione e poi alla sostituzione del direttore dell'AIFA.[9]
[1] A. Morresi. Ru 486 bocciata. E c'è chi non se n'è accorto. Avvenire - ins. È vita del 05-10-2006.

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