URGENTE


Visualizzazione degli ultimi 13 post di 16 di giugno 2009. Mostra i post precedenti
Visualizzazione degli ultimi 13 post di 16 di giugno 2009. Mostra i post precedenti

30 giugno 2009

Ecco la vera "fede adulta"!

Primi Vespri in occasione della chisura dell'anno Paolino
Omelia di S.S. Benedetto XVI
28 giugno 2009
 
[...]
Nel quarto capitolo della Lettera l'Apostolo ci dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l'età adulta, una fede matura. Non possiamo più rimanere "fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…" (4, 14). Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede "matura", una "fede adulta". La parola "fede adulta" negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Ma lo s'intende spesso nel senso dell'atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede "fai da te", quindi. E lo si presenta come "coraggio" di esprimersi contro il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso.
 
Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo "schema" del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una "fede adulta". È la fede che egli vuole. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo. Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l'inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo. La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s'oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s'esprime e si manifesta nella comunione con Gesù Cristo.
 
Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla negazione, ma ci conduce al grande "sì". Descrive la fede matura, veramente adulta in maniera positiva con l'espressione: "agire secondo verità nella carità" (cfr Ef 4, 15). Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede, si volge prima di tutto verso la verità. Il potere del male è la menzogna. Il potere della fede, il potere di Dio è la verità. La verità sul mondo e su noi stessi si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende visibile a noi nel volto di Gesù Cristo. Guardando a Cristo riconosciamo un'ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili. In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questa l'essenza di Dio. Per questo, per i cristiani verità e carità vanno insieme. La carità è la prova della verità. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio, che la verità diventi carità e la carità ci renda veritieri.
[...]

27 giugno 2009

Abolito il President's Council on Bioethics: continua la nefasta rivoluzione bioetica di Obama.

Obama smatella il Consiglio bioetica di Bush e crea la sua commissione

Intanto a New York lo stato compra ovuli per la ricerca

di Valentina Fizzotti – © IL FOGLIO – 27 giugno 2009 – pagina 2

 

 

La settimana scorsa Peter Augustine Lawler ha ricevuto una gentile letterina con cui la Casa Bianca gli comunicava che nel giro di 24 ore sarebbe stato fuori dal President Council of Bioethics americano. Gli si diceva anche che "il presidente Obama riconosce il valore di una commissione di esperti di bioetica che forniscono consigli obiettivi e non ideologici in materia alla sua Amministrazione".

 

Non un gran valore, visto che il presidente ha smantellato pezzo per pezzo il Consiglio creato da Bush nel 2001. Potrebbe essere banale spoil system, non fosse che il Consiglio avrebbe restituito il mandato a settembre, e che in ballo aveva ancora un'ultima assemblea e due progetti aperti. Più probabile invece che al presidente non abbia fatto piacere la lettera, firmata da 10 membri su 18, che criticava il suo ordine esecutivo del 10 marzo, con il quale eliminava il veto al finanziamento dei progetti di ricerca che riguardano le cellule staminali embrionali create ad hoc.

 

La scusa ufficiale per il cambio di poltrone è che il Council sarebbe un "gruppo di consulenza a predisposizione filosofica", mentre Obama ha bisogno di altro: una nuova commissione, che sarà nominata presto, che "offra opzioni pratiche per le politiche". Di questa nuova commissione farà probabilmente parte Alta Charo, dell'Università del Wisconsin, membro del transition team di Obama. La stessa che ha pubblicamente liquidato il Council come "un'associazione di dibattito pubblico". Ma di dibattito all'interno del consiglio, spesso tacciato di ideologismo, ce n'era parecchio se, come racconta Lawler sul Weekly Standard (http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/016/647lsgni.asp), Robert George di Princeton dimostrava come scientificamente non esista alcuna differenza fra un embrione e un adolescente, mentre per il neuroscienziato più famoso del paese, Michael Gazzaniga, un essere umano vero aveva cervello e cuore. Fino a oggi se la sono cavata con "un dialogo socratico" che presentava al presidente le differenti opinioni tra cui trovare un compromesso.

 

Obama, il re dei compromessi, in fatto di bioetica ha fretta. L'Istituto Nazionale di Sanità americano sta lavorando a nuove linee guida sui finanziamenti federali alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Che dovranno essere pronte per il 7 luglio, anche perché sino ad allora i finanziamenti rimangono bloccati dalle restrizioni del Congresso. Così, alcuni stati hanno deciso il fai da te.

 

A New York "donare" un ovulo alla ricerca può fruttare fino a 10 mila dollari, usciti direttamente dalle tasche dei contribuenti. Due settimane fa, l'Empire State Stem Cell Board ha deciso che sarà possibile finanziare l'acquisto con fondi statali (compresi i 600 milioni stanziati nel 2007 per un maxiprogetto di ricerca sulle cellule staminali). D'altro canto, si dice, se comprare gli ovuli è possibile per le cliniche che praticano la fecondazione eterologa, perché non dovrebbero poterlo fare i centri di ricerca? E mentre Obama decide di poter fare a meno del comitato bipartisan sulla bioetica, gli stati cercano un rimedio alla penuria di ovociti, indispensabili per la ricerca sulle staminali embrionali. Quello di New York è il primo ad aver trovato una soluzione, anche se contraria alle linee guida dell'Accademia nazionale della scienza.

 

Dopo una campagna di due anni, costata centomila dollari, l'Università di Harvard aveva convinto una sola donatrice. Alla fine il problema sono i soldi. "Nella nostra società tempo e oneri si pagano", ha detto Susan Solomon, fondatrice e ad della New York Stem Cell Foundation, la stessa che – esultando per il nuovo corso bioetico del paese sull'Huffington Post – ha scritto che Bush era addirittura andato contro Roosevelt. Oggi, al tempo della crisi, si prevede un assalto di donne povere cui non sembrerà vero di portarsi dentro gioielli da migliaia di dollari. Peccato che per ottenerli è necessario farsi bombardare di ormoni e sottoporsi a un intervento chirurgico, e che un terzo delle donne che si sono sottoposte a questo tipo di trattamento hanno avuto danni alla salute.

 

Come ha detto il reverendo Thomas Berg, l'unico ad aver votato contro nel board newyorkese, in molte decideranno di approfittarne, "non ci vuole uno scienziato nucleare per capirlo".

 

Intanto ieri in Italia il Comitato nazionale di bioetica ha approvato a maggioranza un documento che boccia la ricerca sugli embrioni ibridi, quelli ottenuti mischiando materiale genetico umano e animale, possibili in Gran Bretagna ma vietati da noi dalla legge 40. E ha chiesto una moratoria su questo tipo di sperimentazione anche negli altri paesi.

Obama sciogle il Comitato di bioetica di Bush

Da Kass a Pellegrino, con Bush la bioetica ha avuto un potere senza eguali

Obama ha sciolto il Comitato che aveva un che di epico

da © IL FOGLIO – sabato 27 giugno 2009 – pagina 2

 

Roma. Dopo la "guerra al terrore", quella bioetica è stata la politica più controversa della doppia presidenza Bush, segnata dalla messa al bando dell'uso di fondi federali per la ricerca sugli embrioni umani.

 

Il suo strumento più esecrato e combattuto è stato il Comitato di bioetica, che Barack Obama ha appena sciolto dopo aver annunciato una nuova commissione scientifica. Il Comitato fu creato da Bush nel novembre 2001 e fu presieduto per la prima volta da Leon Kass dell'Università di Chicago, e dal 2005, da Edmund Pellegrino dell'Università di Georgetown. Le commissioni bioetiche americane esistono dal 1974, composte da biologi e studiosi di etica sotto la direzione del presidente in carica, hanno il compito di familiarizzare l'opinione pubblica sui temi scientifici, e ultimamente con quelli riguardanti la ricerca sulle staminali e la clonazione.  Con Bush ha assunto un potere senza precedenti. I repubblicani avevano fortificato questo istituto con due personalità ideologiche. Non solo, Bush vi aveva chiamato a collaborare grandi nomi come il giornalista Charles Krauthammer (spesso in disaccordo con Kass), il giurista Robert George e il filosofo Francis Fukuyama. Senza mai rinunciare a una dialettica interna al comitato. Sei membri, infatti, erano favorevoli alla sperimentazione sugli embrioni (Michael Sandel, Janet Rowley, William May, James Wilson, Michael Gazzaniga ed Elizabeth Blackburn). Un comitato molto più diversificato di quello clintoniano precedente.

 

Eppure l'associazione dei medici americani bollò il comitato di Bush come "un'alleanza di neoconservatori tecnofobici e progressisti antibiotech". Già direttore del Kennedy Institute of Ethics e del Center for the Advanced Study of Ethics, nonché professore emerito di medicina alla Georgetown University, Edmund Pellegrino è uno dei fondatori della bioetica americana, se ne occupa da quando si formò questa disciplina quarant'anni fa. Filosofo e medico con la vocazione al classicismo, Pellegrino ha scritto ventiquattro libri e più di cinquecento pubblicazioni scientifiche. Ebreo secolarizzato Kass, cattolico tradizionalista Pellegrino, tra i due la continuità è sempre stata totale, sebbene Kass abbia dato all'istituto un'impronta più combattente. Ma pur sempre due umanisti della medicina.

 

Kass assunse la guida del Comitato presidenziale dopo la National Bioethics Advisory Commission di Bill Clinton, che si espresse così sulla clonazione: "C'è chi dice che la clonazione è disumanizzante. Mai e poi mai, aiuterà i malati e provvederà a fornire organi sostitutivi perfetti". La stampa liberal ha sempre osteggiato Kass. Rick Weiss, giornalista scientifico più famoso fra i liberal, lo aveva paragonato ai talebani per la sua formula "saggezza della ripugnanza". Il merito più grande di Kass è stato quello di aver introdotto i concetti di dignità e di eguaglianza nel dibattito sulla clonazione. Superconsigliere del presidente Bush ma anche amico di Allan Bloom, Kass è un filosofo morale che da tre decenni saggia e riflette sulla biologia e le sue ricadute etiche. E' allievo di Leo Strauss e di Hans Jonas, il pensatore dell'"abbiate paura". Il Washington Post gli fece un monumento quando definì Kass "la figura più affascinante della teocrazia repubblicana che ha sostituito la fede con il pensiero". Kass non è mai stato un bacchettone. Proviene dalle battaglie nel Mississippi per i diritti civili, scrive come un rabbino anche se molti, quando dirigeva il Comitato, gli davano del battista del sud. Dopo la laurea in chimica a Harvard nel 1967, Kass fondò il primo centro nazionale di bioetica, l'Hastings Center, insieme all'amico ateo e liberal Daniel Callahan. Figlio di immigrati poverissimi dall'est europeo che parlavano soltanto yiddish, Kass è cresciuto in una casa di socialisti. "Non sono mai stato in una sinagoga", dice di sé. Davanti alle telecamere della Abc, Bush disse che Kass era la persona che gli aveva offerto "gli spunti più profondi". Fu la sua consacrazione definitiva davanti alla nazione. Kass venne poi accusato addirittura di bioluddismo, paragonato a quel Ted Kaczynski che si ritirò nel Montana per diventare "Unabomber".

 

Di nemici Leon Kass se ne è fatti molti come grand commis della bioetica bushiana. Il potente editor dell'American Journal of Bioethics, Glenn McGee, lo definì senza tanti giri di parole "natural born killer che guida un'élite antiscientifica". Ma anche i nemici hanno sempre riconosciuto a Kass il merito di aver inserito un nuovo vocabolario morale in questi temi. Per l'Economist era semplicemente "il filosofo-politico preferito dal presidente". Leon Kass ha assunto un ruolo che mai prima negli Stati Uniti era stato concesso a un solo intellettuale. Obama deve adesso trovare il suo superconsigliere. 

23 giugno 2009

Mons. Sgreccia: Il riconoscimento della dignità umana è condizione per la democrazia

Mons. Elio Sgreccia: Il carattere ontologico della dignità umana, condizione per la democrazia
www.zenit.org - 22 giugno 2009

Perché esista una vera democrazia, la dignità umana deve essere intesa e sviluppata a partire dal suo carattere ontologico. Lo ha segnalato il presidente onorario della Pontificia Accademia per la Vita, il Vescovo Elio Sgreccia, in una tavola rotonda celebrata il 18 giugno presso l'Università San Pablo CEU di Madrid.
 
Per monsignor Sgreccia, secondo quanto ha reso noto l'ufficio informazioni dell'Università, la dignità basata sull'etica ontologica "si presenta come qualcosa di universale", il che non accade "all'etica dei diritti oggi prevalente". Il presule sostiene che attualmente prevale spesso un'etica della prestazione in cui il riconoscimento dei diritti non è soggetto all'accettazione della loro realtà intrinseca, ma a valutazioni esterne di tipo sociale.
 
A tale proposito, si è riferito a due realtà che derivano da questo concetto della dignità umana: la pratica dell'eutanasia e l'aborto.
Un concetto della dignità umana di questo tipo modella una visione della dignità della persona "in cui si discute se è persona un uomo che ha perso le sue facoltà", ha ricordato. La dignità di un figlio, ha aggiunto, non deve dipendere dal fatto che sia "accettato dai suoi genitori o sia del tutto sano".
Il presule si è anche opposto all'idea che identifica la dignità con la "percezione del benessere personale", sostenendo che "la dignità è legata al fatto di esistere, non a una capacità biologica o psicologica o a qualsiasi altra valutazione sociale".
 
"Da questo dipende l'uguaglianza – ha segnalato –. Solo se la dignità della persona viene intesa da questo punto di vista è possibile una vera democrazia, che deve implicare che tutti contano, anche il più debole".
Per monsignor Sgreccia bisogna "valorizzare il vero peso della dignità", soprattutto quando in nome di questa "si sospendono gli aiuti al neonato con handicap o quello ai malati terminali", o "quando ci si interroga sulle condizioni di vita degna del malato terminale".
 
"La dignità dell'uomo non accetta gradazioni", ha dichiarato, motivo per cui "l'embrione ha fin dall'inizio la dignità propria della persona".
Il presule si è infine riferito all'Istruzione Dignitas personae, ricordando che le tecniche di fecondazione sono ammissibili quando aiutano la piena realizzazione dell'atto coniugale senza sostituirlo (in questo caso si parlerà di inseminazione artificiale, dal momento che non si sostituisce all'atto unitivo tra i coniugi ma lo coadiuva, ndr).

19 giugno 2009

Nessun cattolico può sostenere una legge abortista!

Vescovi spagnoli: l'aborto non è un diritto ma un attentato
Dichiarazione di fronte al disegno di legge sul tema
www.zenit.org - 19 giugno 2009
 
Il documento di otto pagine ha come sottotitolo: "Attentare contro la vita dei nascituri trasformato in 'diritto'".
Il testo sottolinea alcuni aspetti del "Disegno di legge sulla salute sessuale e riproduttiva e l'interruzione volontaria di gravidanza", che, "se il progetto diventasse legge, presupporrebbero un serio passo indietro nella difesa del diritto alla vita dei concepiti, un maggiore abbandono delle gestanti e, in definitiva, un danno molto serio per il bene comune".
 
Presentando la dichiarazione nel corso di una conferenza stampa, monsignor Juan Antonio Martínez Camino, segretario e portavoce della Conferenza Episcopale, ha confessato la propria speranza che "questo disegno di legge, così negativo, non si trasformi in provvedimento".
In particolare, ha evidenziato come elementi preoccupanti la volontà della madre di poter annullare il diritto alla vita del nascituro, la salute come scusa per eliminare un essere umano, la giustificazione di questa eliminazione e l'educazione morale e sessuale strumentalizzata al servizio dell'aborto.
La dichiarazione ricorda che "l'aspetto forse più oscuro del disegno di legge è la sua pretesa di definire l'aborto provocato un diritto che dovrebbe essere difeso dallo Stato".
 
"Da ciò deriva una fonte avvelenata di immoralità e ingiustizia che vizia tutto il testo", afferma il documento, approvato all'unanimità da tutti i Vescovi riuniti nella Commissione Permanente della Conferenza.
"Lo Stato che concede la qualifica di diritto a qualcosa che in realtà è un attentato contro il diritto fondamentale alla vita (più che un attentato al diritto alla vita l'aborto è una palese violazione di tale diritto!, ndr)  perverte l'ordine elementare di razionalità che è alla base della propria legittimità", afferma.
"La tutela del bene fondamentale della vita umana e del diritto di vivere è parte essenziale dei doveri dell'autorità", ricorda il documento.
Per questi motivi, conformemente alla dottrina della Chiesa e al Codice di Diritto Canonico, i Vescovi ricordano che "nessun cattolico coerente con la propria fede potrà approvare né dare il proprio voto" al disegno di legge.

Sostegno alle donne
I Vescovi sottolineano anche la necessità di aiutare le donne in gravidanza.
"E' una gioia la testimonianza di tante madri e tanti padri che, grazie agli aiuti ricevuti, hanno deciso alla fine di accogliere i propri figli, riconoscendo in loro un dono inestimabile che porta luce e senso alla loro vita".
"E' anche lodevole il lavoro svolto dalle associazioni di donne vittime dell'aborto. La loro testimonianza pubblica è assai preziosa e aiuta la società a riflettere su una via già troppo lunga di sofferenza per le donne".
"Esse sottolineano in particolare che non è il tipo di legislazione di cui si ha bisogno per aiutare le gestanti e per rendere degna la società", osserva il testo.
"Le donne tentate di abortire o quelle che sono già passate per questa tragedia troveranno sempre nella comunità cattolica una casa di misericordia e di consolazione – concludono i Vescovi –. Come madre, la Chiesa comprende le loro difficoltà e non le lascerà mai sole con i loro problemi o con le loro colpe".

18 giugno 2009

Non può esistere bioetica senza assoluti morali

La bioetica e il mito del relativismo

Intervista a padre Tadeusz Pacholczyk
di Giovanni Patriarca
www.zenit.org - 18 giugno 2009

 

Un neurologo ed esperto di etica sottolinea la necessità di basare la bioetica sui principi morali e afferma che anche chi professa il relativismo ha delle certezze assolute nella vita.

Padre Tadeusz Pacholczyk è il direttore educativo del National Catholic Bioethics Center di Philadelphia (Stati Uniti). Scrive un inserto mensile per The Catholic Herald intitolato Making Sense out of Bioethics.

 

In questa intervista a ZENIT, parla della necessità di fondare la bioetica su principi morali assoluti alla luce degli eventi recenti in questo settore.

D. Negli ultimi anni la bioetica sembra essere diventata un campo di battaglia in cui molti gruppi di interesse cercano di imporre la propria visione politica separata da qualsiasi considerazione relativa alle basi morali di questo settore. La Dichiarazione Universale sulla Bioetica e i Diritti Umani delle Nazioni Unite del 2005 potrebbe essere considerata un punto di partenza, ma lascia delle questioni irrisolte. Che direzione sta prendendo la bioetica nel mondo globalizzato di oggi?
R. Padre Pacholczyk: A mio avviso, la Dichiarazione è piuttosto vaga e decisamente inutile quando si tratta di affrontare discussioni bioetiche scottanti e di avvicinarsi a seri momenti decisionali.

La riga finale del testo parla di come a nessuno dovrebbe essere permesso di "impegnarsi in qualsiasi attività o compiere qualsiasi atto contrario ai diritti umani, alle libertà fondamentali e alla dignità umana", ma non specifica alcuna di queste ampie idee in modo significativo.

Nel mio lavoro, quando si parla di diritti umani fondamentali il caso più ovvio sarebbe forse quello relativo ai diritti dell'embrione umano, il membro più giovane della nostra famiglia umana.

La parola "embrione", tuttavia, non viene mai menzionata nella Dichiarazione. Temo che gran parte della nostra discussione bioetica moderna "aggiri" semplicemente le questioni chiave.

D. Di recente negli Stati Uniti la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane è stata promossa da un nuovo finanziamento federale (permesso dal nuovo presidente Obama!, ndr), e i media riportano che questa decisione ha diviso l'opinione pubblica. Qual è la posizione della Chiesa cattolica in un momento così delicato?
R. Padre Pacholczyk: In questo momento delicato, così come in ogni momento, la Chiesa cattolica espone e insegna con autorità la legge naturale. La verità morale sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali umane può essere conosciuta alla luce della ragione naturale. E' una questione legata ai diritti umani fondamentali. A volte ricordo alla gente che ciascuno di noi è semplicemente un embrione che poi è cresciuto.

Se cogliamo correttamente questo fatto biologico fondamentale e constatiamo la verità della proposizione per cui sono tutti creati uguali e meritano un'analoga protezione da parte della legge, la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane, nella misura in cui richiede la distruzione di embrioni, può essere vista per quello che è: un'azione che è sempre e ovunque immorale.

 

D. Il campo della bioetica può sopravvivere senza assoluti morali o c'è la possibilità che rimanga costantemente alla deriva?
R. Padre Pacholczyk: Gli assoluti morali rappresentano la base di una società e sono una condicio sine qua non per il suo giusto ordinamento.

Gli assoluti morali sono anche alla base di tutta la bioetica corretta. La proclamazione per cui "non ci sono assoluti morali che ci legano" è in se stessa una dichiarazione morale assolutista.

E' interessante che al giorno d'oggi nessuno creda davvero nel relativismo morale; si crede semplicemente che quando si parla di moralità assoluta bisogna essere gli arbitri di ciò che è morale e di ciò che non lo è.

Non ho mai incontrato qualcuno che non si basasse su assoluti morali di qualche tipo. Anche le persone più relativiste insistono sul fatto che certe azioni sono assolutamente sbagliate, siano esse l'inquinamento e il provocare il riscaldamento globale o uccidere gli orsi polari o minacciare le foreste pluviali sudamericane.

Quando si parla di uccidere esseri umani nel ventre materno, questi stessi individui dalla "mente aperta e liberale" insisteranno paradossalmente sul fatto che ciascuno dovrebbe essere libero di scegliere di fare ciò che desidera, anche se negheranno sommariamente questa libertà di scelta radicale a chiunque possa voler uccidere panda o delfini.

In altre parole, queste persone esercitano un assolutismo selettivo in cui sono gli unici a decidere le questioni che devono essere considerate assolutamente negative. La loro miope versione della verità, che è solo un'immagine parziale e incompleta di questa, diventa una specie di approccio fondamentale e di ossessione.

 

Per ulteriori informazioni sul National Catholic Bioethics Center: http://www.ncbcenter.org


[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]

17 giugno 2009

Rinnovo della Consacrazione dell'Italia al Cuore Immaccolato di Maria

 RINNOVO DELLA CONSACRAZIONE DELL'ITALIA AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA
 
ADESIONE SPIRITUALE ALLA CELEBRAZIONE DELLA FEDERAZIONE MARIANA
 
17 giugno 2009
San Raniero
 
Cari amici,
in occasione della celebrazione del rinnovo della Consacrazione dell'Italia al Cuore Immacolato di Maria - celebrazione organizzata dalla Federazione Mariana "Cuore Immacolato di Maria"  nella mattinata di sabato 20 giugno p.v. - e nell'impossibilità di essere fisicamente a Roma, Vi invitiamo ad unirvi spiritualmente ai pellegrini che saranno presenti in San pietro con la recita di un Santo Rosario alle ore 11.

In questi giorni che ancora ci separano dalla Festa della Madonna Consolata Vi chiediamo di pregare in modo particolare per Linda (23 anni), che dopo aver desistito dall'abortire alcuni giorni fa, ha fissato l'appuntamento per lunedì 22 giugno e per Margherita (27 anni), che non ha abortito ma si trova ad affrontare notevoli difficoltà familiari.
 
Affidiamo alle Vostre preghiere anche gli amici Agostino e Cristina, che sabato 27 giugno si uniranno nel sacro vincolo del Matrimonio.
 
Auguriamo a Voi ed alle Vostre famiglie di trascorrere serenamente le feste del Sacro Cuore di Gesù, del Cuore Immacolato di Maria e della Madonna Consolata (queste ultime due ricorrono, quest'anno, lo stesso giorno).
 
Un cordiale saluto in Gesù e Maria
i Responsabili
 
 
 
 
ps. a causa delle diverse richiesta pervenuteci, Vi informiamo che il termine per poter aderire all'Associazione Due minuti per la vita pagando la quota dimezzata (10€ anzichè 20€) è prorogato fino al 16 luglio p.v., festa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Tutti coloro che fossero interessati possono liberamente richiedere copia integrale dello Statuto e del modulo per presentare la richiesta di ammissione a info@dueminutiperlavita.org oppure scrivendo alla in casella postale.

La carità intellettuale e la difesa della vita

28 maggio 2009
 
[...]
 
Una forma essenziale di carità su cui le Chiese in Italia sono vivamente impegnate è anche quella intellettuale. Ne è un esempio significativo l'impegno per la promozione di una diffusa mentalità a favore della vita in ogni suo aspetto e momento, con un'attenzione particolare a quella segnata da condizioni di grande fragilità e precarietà.
 
Tale impegno è ben testimoniato dal manifesto "Liberi per vivere. Amare la vita fino alla fine", che vede il laicato cattolico italiano concorde nell'operare affinché non manchi nel Paese la coscienza della piena verità sull'uomo e la promozione dell'autentico bene delle persone e della società. I "sì" e i "no" che vi si trovano espressi disegnano i contorni di una vera azione educativa e sono espressione di un amore forte e concreto per ogni persona.
 
Il pensiero torna dunque al tema centrale della vostra assemblea - il compito urgente dell'educazione - che esige il radicamento nella Parola di Dio e il discernimento spirituale, la progettualità culturale e sociale, la testimonianza dell'unità e della gratuità.
 
[...]

15 giugno 2009

Il costo umano del comunismo: continua il controllo demografico in Cina

Il miraggio dei diritti umani in Cina
Il controllo demografico continua a mietere vittime
di padre John Flynn, LC -
www.zenit.org - 14 giugno 2009
 
La situazione dei diritti umani in Cina è stata ancora una volta al centro dell'attenzione il 4 giugno scorso, in occasione del 20° anniversario della sanguinosa repressione delle manifestazioni in favore della democrazia in piazza Tienanmen a Pechino. I principali organi di informazione si sono incentrati sui diritti civili e politici, ma la negazione del diritto delle famiglie di poter scegliere quanti figli avere continua ad opprimere molti cinesi.
 
Il 7 maggio, LifeNews.com ha pubblicato un servizio che illustra le conclusioni di un'indagine svolta segretamente in Cina da Colin Mason. Le sanzioni previste per chi ha figli oltre il limite legale ammontano oggi a tre/cinque volte il reddito delle famiglie stesse, secondo LifeNews. Non sorprende che quando le coppie si vedono imporre simili multe molte acconsentano ad abortire o a lasciarsi sterilizzare. Secondo Mason, nella provincia del Guangxi i figli nati oltre i limiti consentiti sono posti sotto custodia dalle autorità statali, che li trattengono finché i genitori non riescono a pagare le esorbitanti multe.
 
Il 15 febbraio, il quotidiano Times di Londra ha riferito che le forti restrizioni del Governo stanno provocando diffuse proteste. Secondo il servizio, i media cinesi e i commentatori su Internet stanno violando le restrizioni alle informazioni sugli abusi compiuti nell'ambito del controllo delle nascite. Tra questi abusi, il Times ha citato i casi delle donne che avendo già un figlio rischiano di subire regolari test di gravidanza, nonché pressioni per farsi sterilizzare. I mezzi utilizzati per obbligare le donne variano da misure di penalizzazione economica a minacce di licenziamento.
 
Aborti forzati
Un caso citato dal Times è quello di Zhang Linla, che ha commesso l'errore di rimanere incinta pur avendo già una figlia. Solo sei giorni prima della data prevista per il parto è stata sottoposta ad un aborto forzato. L'articolo ha citato anche altri esempi, come quelli di sterilizzazioni forzate e di neonati lasciati morire.
Il 17 novembre, il sito Internet di Christian Post ha riferito del caso di Arzigul Tursun, una donna musulmana di etnia uigur a cui è stato minacciato un aborto forzato. Al tempo in cui è stato scritto l'articolo, era incinta da più di sei mesi e aveva subito pressioni dalle autorità per abortire, avendo già due figli.
Il 5 ottobre, il quotidiano South China Morning Post ha pubblicato un lungo articolo sulle misure coercitive con cui si confrontano le coppie che non si attengono alle rigide norme della pianificazione familiare.L'articolo ha specificato la natura invasiva delle restrizioni imposte alle famiglie. Ogni coppia sposata deve rispondere alla National Population and Family Planning Commission (NPFPC). Ogni villaggio e ogni strada cittadina viene monitorato da una clinica per la pianificazione familiare controllata dal NPFPC. Secondo il giornale, vi sono ufficialmente 650.000 persone impiegate in questo sistema, con il compito di far rispettare la normativa sulla pianificazione familiare. Tuttavia, stime ufficiose sostengono che il numero reale sia superiore a un milione.
Il South China Morning Post ha portato l'esempio di Jin Yani, che è stata sottoposta ad aborto forzato avendo superato i limiti previsti. L'aborto è stato eseguito in maniera così brutale da metterla in pericolo di morte, tanto che è dovuta rimanere in ospedale per 44 giorni. A causa di quanto è avvenuto, non potrà più avere figli. Secondo l'articolo, le autorità possono agire liberamente nelle zone rurali, usando metodi brutali come la distruzione delle abitazioni e le sterilizzazioni forzate.Il quotidiano ha citato Mark Allison, che si occupa di Estremo Oriente per Amnesty International, secondo cui gli aborti forzati continuano ad essere frequenti.
 
Incentivi e penalizzazioni
Il 22 maggio, il South China Morning Post ha riferito che le autorità statali hanno rinnovato la loro determinazione a far rispettare le stringenti limitazioni della pianificazione familiare. Tra le misure recenti annunciate vi sono la distribuzione di contraccettivi tra i lavoratori migranti e l'aumento delle sanzioni per chi fa figli oltre i limiti previsti. Secondo la nuova regolamentazione sulla pianificazione familiare, emanata dal Consiglio di Stato, le multe comminate ai lavoratori migranti responsabili di aver violato la politica del figlio unico verranno quantificate in base al reddito derivante dal proprio lavoro, anziché in base ai livelli reddituali del luogo di provenienza. Stabilire la multa per violazione della regola sulla pianificazione familiare prendendo come parametro la città di residenza provocherà sanzioni pecuniarie più elevate.
Per contro, tra gli incentivi diretti a incoraggiare il rispetto delle restrizioni figurano anche l'attribuzione di giorni di ferie aggiuntivi per coloro che rimandano la procreazione o che si sottopongono volontariamente alla sterilizzazione. Le coppie adempienti potranno ricevere anche trattamenti preferenziali per le proprie imprese familiari o per ricevere assistenza sociale. Queste restrizioni vanno contro il desiderio della maggioranza delle donne cinesi, cosa che è ammessa anche dai funzionari pubblici. Secondo un servizio della BBC del 16 gennaio, i funzionari della pianificazione familiare sostengono che il 70% delle donne desidera avere almeno due figli.
Questo dato sarebbe tratto da un'indagine ufficiale svolta nel 2006 ma resa nota solo adesso, come riferito dalla BBC. Secondo questo sondaggio, la maggior parte delle donne - l'83% - vorrebbe avere un figlio e una figlia.
 
Scarsità di donne
Oltre agli abusi commessi dalle autorità, un altro grave problema è quello della preoccupante asimmetria nelle nascite di maschi e femmine. Il tradizionale desiderio di avere almeno un figlio maschio, sommato alle restrizioni sulle nascite, ha portato a milioni di aborti di bambine. Secondo un servizio dell'Associated Press del 10 aprile, dagli ultimi dati risulta che la Cina ha 32 milioni di giovani maschi in più rispetto alle femmine. La stima deriva da un rapporto pubblicato sul British Medical Journal. Peraltro, si stima che questo squilibrio sia destinato a peggiorare nei prossimi anni.
Secondo lo studio, in Cina nascono 119 maschi ogni 100 femmine, rispetto ai 107/100 dei Paesi industrializzati. Lo squilibrio maggiore tra maschi e femmine si trova nella fascia di età tra 1 e 4 anni, il che significa che la Cina dovrà affrontarne gli effetti tra 15/20 anni, quando questi bambini avranno raggiunto l'età adulta. Sebbene il Governo abbia vietato l'uso dello strumento ecografico per determinare il sesso del feto, questo in realtà viene diffusamente utilizzato a tale scopo.
Le conseguenze derivanti da una scarsità di donne sono già evidenti, come riferito dal Sunday Times il 31 maggio. Per esempio, è aumentato il tasso di rapimento delle ragazze, che vengono prelevate per fare da mogli di uomini in regioni in cui vi è una maggiore scarsità di donne. Secondo l'articolo, il Ministero per la Pubblica Sicurezza ammette che tra le 2.000 e le 3.000 bambine e ragazze vengono rapite ogni anno, ma i media locali sostengono che in realtà si tratti di circa 20.000.
Un sito Internet dedicato ai genitori che vogliono pubblicare informazioni sulle proprie figlie scomparse contiene dati di più di 2.000 famiglie. Le speranze di ritrovarle sono tuttavia molto basse. Nell'arco di due anni, questo sito è riuscito a risolvere positivamente solo sette casi.
 
Principi essenziali
L'anniversario di Tienanmen cade poco dopo la commemorazione, da parte delle Nazioni Unite, del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. L'Arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso gli uffici di Ginevra delle Nazioni Unite, si è espresso sulla questione dei diritti umani in un discorso del 12 dicembre.
"Parlando del diritto alla vita, del rispetto della famiglia, del matrimonio come unione tra un uomo e una donna, della libertà di religione e di coscienza, dei limiti dell'autorità dello Stato rispetto ai valori e ai diritti fondamentali, non si dice nulla di nuovo o di rivoluzionario", ha osservato. La possibilità di godere dei diritti umani non deve essere considerata un privilegio, ha sottolineato il rappresentante del Vaticano. Purtroppo in Cina, come in altri Paesi, i diritti fondamentali riguardanti la famiglia ancora oggi non vengono garantiti. Una situazione che grida giustizia.

Occorre essere cattolici per essere antiabortisti?

Il no all'aborto è un'idea solo dei cattolici?
di Carlo Casini* - www.zenit.org 14 giugno 2009
 
D. Perché sull'aborto la Chiesa vuole imporre le proprie idee anche a chi non crede?
R. Il pensiero cristiano non riguarda solo l'aldilà, ma anche i rapporti tra gli uomini. La regola d'oro, "ama il prossimo tuo come te stesso", ha un valore non solo morale, ma anche civile. Chi potrebbe dire che la Chiesa non può esortare al rispetto del comandamento "non uccidere" perché si tratterebbe di un precetto religioso? Al fondo della ridicola obiezione che la Chiesa non deve imporre la Fede a nessuno sta il presupposto che il bambino concepito non sia un bambino, che il figlio sia una cosa e non un essere umano. Ma questo è proprio contro la ragione e la scienza. Quando i credenti chiedono allo Stato di difendere il diritto alla vita non impongono proprio nulla. [...] Una legge che difende i diritti dei bambini non nati non è una legge di culto: non impone di andare a Messa la domenica, di digiunare in Quaresima o di pregare ogni giorno!
 
L'aborto non offende solo la visione religiosa dell'uomo, ma anche - e prima ancora - la ragione e la base stessa della società civile, la quale si costituisce e si organizza proprio per difendere la vita di tutti. Chi invoca il principio di laicità per legittimare l'aborto non sa quello che dice. La vera laicità non consiste nel contrastare la Chiesa e neppure nel ritenere di uguale valore tutte le possibili opinioni. Essa è un atteggiamento di fiducia nella ragione, come patrimonio comune che consente a tutti gli uomini di lavorare insieme, e si riconosce in un unico unificante valore: la uguale dignità di ogni essere umano [in quanto figlio e creatura di Dio, ndr].
 
D. Eppure si legge continuamente che la questione dell'aborto e della legge che lo regola investe qualcosa di più dell'aborto stesso. Riguarda la stessa concezione dello Stato laico. Come rispondere?
R. E' vero. E' proprio così, ma in senso esattamente opposto a quanto pensano i sostenitori di un potere statale libero di decidere sulla vita o sulla morte degli esseri umani senza alcun limite. La laicità dell'azione civile è cosa molto positiva e importante. Essa si oppone allo stato confessionale che ha caratterizzato la storia anche europea per molto tempo e che ancora oggi esiste specialmente nel mondo musulmano. E' Stato confessionale quello che pone la forza della legge civile a servizio della Fede, la quale, così, viene imposta ai cittadini dalle autorità civili. [...]
La religione è il territorio più vasto della libertà e non può essere imposta. I cittadini sono in grado di vivere e di lavorare insieme anche se hanno pensieri diversi su Dio e sul destino della storia e delle singole vite umane. Ma questa possibilità di cooperazione pacifica e fruttuosa di tutti gli uomini in quanto tali suppone qualcosa di comune. In effetti, tutti possiedono la ragione, che è lo strumento con cui l'uomo può vedere la strada per camminare. [...]
Vi sono due aspetti che non possono essere messi in discussione: la fiducia nella ragione e il valore dell'uomo. Vi è dunque un concetto nobile di laicità che tocca il diritto alla vita e dunque anche la questione dell'aborto. Anzi, proprio il riconoscimento del valore di ogni essere umano e quindi anche di colui che non è ancora nato è fondativo e confermativo della laicità. La visione cristiana dell'uomo non è in contrasto con la coscienza laica. Al contrario, proprio perché il cristianesimo rivela l'origine ultima e i contenuti più profondi della dignità umana, consolida quanto ogni uomo con la sua ragione intuisce o postula. Proprio nella questione antropologica, così come oggi si pone, si verifica un capovolgimento prezioso: non è più la forza dello Stato che aiuta la religione, ma al contrario è la Fede che sostiene la società civile nel suo obiettivo di fondo.
 
D. Che dire della pretesa di considerare l'aborto un diritto umano fondamentale?
R. Questa tesi è stata sostenuta particolarmente nella Conferenza su "popolazione e sviluppo", promossa dall'ONU al Cairo nel 1994, ma non ha trovato accoglienza nel piano finale di azione, dove fu usata la forma di compromesso: "L'aborto non può essere promosso come mezzo di controllo delle nascite". Ma, certamente, se viene negata l'identità umana del concepito, se l'aborto viene considerato uno strumento di tutela della salute, se i valori da perseguire sono soltanto la libertà e l'emancipazione della donna, allora diventa difficile non iscrivere l'interruzione della gravidanza nell'elenco dei diritti umani, mentre, al contrario, proprio il riconoscimento dell'uomo e della sua uguale dignità fin dal suo primo comparire nell'esistenza consolida tutta la teoria dei diritti umani. Essi perdono forza se non ne identifichiamo il titolare. E' inutile un elenco di diritti se è incerto il soggetto che li possiede, o peggio se gli Stati pretendono di definirlo autoritativamente con l'effetto di violare il principio di uguaglianza qualora vengano usati criteri restrittivi. Appare dunque evidente che di fronte all'embrione racchiuso nel seno materno o chiuso in una provetta la dottrina dei diritti umani si trova di fronte ad una svolta che può essere positiva (il suo consolidamento) ovvero dalle tragiche conseguenze, se l'uomo è negato. Ciò rivela il carattere tutt'altro che marginale della "questione antropologica".
 
Riguardo alla Legge 194, se da un lato molti parlano di un diritto all'aborto, altri dichiarano che la legge non lo considera un diritto. In realtà, dal punto di vista dell'ordinamento giuridico italiano, esso è un diritto quando se ne sono verificate le condizioni formali e sostanziali. Infatti, secondo l'ultimo comma dell'art. 8 [della legge 194, ndr], il documento e il certificato rilasciato alla donna dal medico costituiscono "titolo" per eseguire l'intervento, che non può essere negato perché la donna ha il diritto di ottenerlo. Peraltro, l'indicazione della Corte Costituzionale vorrebbe confermare una sorta di "stato di necessità" particolare, perché legato alla singolarità della gravidanza. Ne dovrebbero derivare conseguenze pratiche di rilievo specialmente in materia di risarcimento del danno per un aborto non riuscito o per una malformazione del figlio non individuata. Non è il caso di insistere in questa sede su questo complesso problema giuridico. In ogni caso è da escludere che anche nella Legge 194 l'aborto possa essere considerato come un diritto umano fondamentale.
 
___________
* Carlo Casini è stato magistrato di Cassazione e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. E' inoltre Presidente del Movimento per la Vita italiano, membro della Pontificia Accademia per la Vita e docente presso l'Ateneo Pontificio "Regina Apostolorum" di Roma.

14 giugno 2009

Omelia di Benedetto XVI per la solennità del Corpus Domini - 11 giugno 2009

SANTA MESSA E PROCESSIONE EUCARISTICA ALLA BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE NELLA SOLENNITÀ DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
 

Omelia di Benedetto XVI - 11 giugno 2009


"Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue"

 

Cari fratelli e sorelle,
  

queste parole che Gesù pronunciò nell'Ultima Cena, vengono ripetute ogni volta che si rinnova il Sacrificio eucaristico. Le abbiamo ascoltate poco fa nel Vangelo di Marco e risuonano con singolare potenza evocativa quest'oggi, solennità del Corpus Domini. Esse ci conducono idealmente nel Cenacolo, ci fanno rivivere il clima spirituale di quella notte quando, celebrando la Pasqua con i suoi, il Signore nel mistero anticipò il sacrificio che si sarebbe consumato il giorno dopo sulla croce. L'istituzione dell'Eucaristia ci appare così come anticipazione e accettazione da parte di Gesù della sua morte. Scrive in proposito sant'Efrem Siro: Durante la cena Gesù immolò se stesso; sulla croce Egli fu immolato dagli altri (cfr Inno sulla crocifissione 3, 1).

 

"Questo è il mio sangue". Chiaro è qui il riferimento al linguaggio sacrificale di Israele. Gesù presenta se stesso come il vero e definitivo sacrificio, nel quale si realizza l'espiazione dei peccati che, nei riti dell'Antico Testamento, non era mai stata totalmente compiuta. A questa espressione ne seguono altre due molto significative. Innanzitutto, Gesù Cristo dice che il suo sangue "è versato per molti" con un comprensibile riferimento ai canti del Servo di Dio, che si trovano nel libro di Isaia (cfr cap. 53). Con l'aggiunta - "sangue dell'alleanza" -, Gesù rende inoltre manifesto che, grazie alla sua morte, si realizza la profezia della nuova alleanza fondata sulla fedeltà e sull'amore infinito del Figlio fattosi uomo, un'alleanza perciò più forte di tutti i peccati dell'umanità. L'antica alleanza era stata sancita sul Sinai con un rito sacrificale di animali, come abbiamo ascoltato nella prima lettura, e il popolo eletto, liberato dalla schiavitù dell'Egitto, aveva promesso di eseguire tutti i comandamenti dati dal Signore (cfr Es 24, 3).
 

In verità, Israele sin da subito, con la costruzione del vitello d'oro, si mostrò incapace di mantenersi fedele a questa promessa e così al patto intervenuto, che anzi in seguito trasgredì molto spesso, adattando al suo cuore di pietra la Legge che avrebbe dovuto insegnargli la via della vita. Il Signore però non venne meno alla sua promessa e, attraverso i profeti, si preoccupò di richiamare la dimensione interiore dell'alleanza, ed annunciò che ne avrebbe scritta una nuova nei cuori dei suoi fedeli (cfr Ger 31,33), trasformandoli con il dono dello Spirito (cfr Ez 36, 25-27). E fu durante l'Ultima Cena che strinse con i discepoli e con l'umanità questa nuova alleanza, confermandola non con sacrifici di animali come avveniva in passato, bensì con il suo sangue, divenuto "sangue della nuova alleanza". La fondò quindi sulla propria obbedienza, più forte, come ho detto, di tutti i nostri peccati.
 

Questo viene ben evidenziato nella seconda lettura, tratta dalla Lettera agli Ebrei, dove l'autore sacro dichiara che Gesù è "mediatore di una alleanza nuova" (9,15). Lo è diventato grazie al suo sangue o, più esattamente, grazie al dono di se stesso, che dà pieno valore allo spargimento del suo sangue. Sulla croce, Gesù è al tempo stesso vittima e sacerdote: vittima degna di Dio perché senza macchia, e sommo sacerdote che offre se stesso, sotto l'impulso dello Spirito Santo, ed intercede per l'intera umanità. La Croce è pertanto mistero di amore e di salvezza, che ci purifica – come dice la Lettera agli Ebrei - dalle "opere morte", cioè dai peccati, e ci santifica scolpendo l'alleanza nuova nel nostro cuore; l'Eucaristia, rendendo presente il sacrificio della Croce, ci rende capaci di vivere fedelmente la comunione con Dio.
 

Cari fratelli e sorelle - che saluto tutti con affetto ad iniziare dal Cardinale Vicario e dagli altri Cardinali e Vescovi presenti - come il popolo eletto riunito nell'assemblea del Sinai, anche noi questa sera vogliamo ribadire la nostra fedeltà al Signore. Qualche giorno fa, aprendo l'annuale convegno diocesano, ho richiamato l'importanza di restare, come Chiesa, in ascolto della Parola di Dio nella preghiera e scrutando le Scritture, specialmente con la pratica della lectio divina, cioè della lettura meditata e adorante della Bibbia. So che tante iniziative sono state promosse al riguardo nelle parrocchie, nei seminari, nelle comunità religiose, all'interno delle confraternite, delle associazioni e dei movimenti apostolici, che arricchiscono la nostra comunità diocesana. Ai membri di questi molteplici organismi ecclesiali rivolgo il mio fraterno saluto. La vostra numerosa presenza a questa celebrazione, cari amici, pone in luce che la nostra comunità, caratterizzata da una pluralità di culture e di esperienze diverse, Dio la plasma come "suo" popolo, come l'unico Corpo di Cristo, grazie alla nostra sincera partecipazione alla duplice mensa della Parola e dell'Eucaristia. Nutriti di Cristo, noi, suoi discepoli, riceviamo la missione di essere "l'anima" di questa nostra città (cfr Lettera a Diogneto, 6: ed. Funk, I, p. 400; vedi anche LG, 38) fermento di rinnovamento, pane "spezzato" per tutti, soprattutto per coloro che versano in situazioni di disagio, di povertà e di sofferenza fisica e spirituale. Diventiamo testimoni del suo amore.

 

Mi rivolgo particolarmente a voi, cari sacerdoti, che Cristo ha scelto perché insieme a Lui possiate vivere la vostra vita quale sacrificio di lode per la salvezza del mondo. Solo dall'unione con Gesù potete trarre quella fecondità spirituale che è generatrice di speranza nel vostro ministero pastorale. Ricorda san Leone Magno che "la nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende a nient'altro che a diventare ciò che riceviamo" (Sermo 12, De Passione 3,7, PL 54). Se questo è vero per ogni cristiano, lo è a maggior ragione per noi sacerdoti. Divenire Eucaristia! Sia proprio questo il nostro costante desiderio e impegno, perché all'offerta del corpo e del sangue del Signore che facciamo sull'altare, si accompagni il sacrificio della nostra esistenza. Ogni giorno, attingiamo dal Corpo e Sangue del Signore quell'amore libero e puro che ci rende degni ministri del Cristo e testimoni della sua gioia. E' ciò che i fedeli attendono dal sacerdote: l'esempio cioè di una autentica devozione per l'Eucaristia; amano vederlo trascorrere lunghe pause di silenzio e di adorazione dinanzi a Gesù come faceva il santo Curato d'Ars, che ricorderemo in modo particolare durante l'ormai imminente Anno Sacerdotale.
 

San Giovanni Maria Vianney amava dire ai suoi parrocchiani: "Venite alla comunione…E' vero che non ne siete degni, ma ne avete bisogno" (Bernard Nodet, Le curé d'Ars. Sa pensée - Son coeur, éd. Xavier Mappus, Paris 1995, p. 119). Con la consapevolezza di essere inadeguati a causa dei peccati, ma bisognosi di nutrirci dell'amore che il Signore ci offre nel sacramento eucaristico, rinnoviamo questa sera la nostra fede nella reale presenza di Cristo nell'Eucaristia. Non bisogna dare per scontata questa fede! C'è oggi il rischio di una secolarizzazione strisciante anche all'interno della Chiesa, che può tradursi in un culto eucaristico formale e vuoto, in celebrazioni prive di quella partecipazione del cuore che si esprime in venerazione e rispetto per la liturgia. E' sempre forte la tentazione di ridurre la preghiera a momenti superficiali e frettolosi, lasciandosi sopraffare dalle attività e dalle preoccupazioni terrene. Quando tra poco ripeteremo il Padre Nostro, la preghiera per eccellenza, diremo: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano", pensando naturalmente al pane d'ogni giorno per noi e per tutti gli uomini. Questa domanda, però, contiene qualcosa di più profondo. Il termine greco epioúsios, che traduciamo con "quotidiano", potrebbe alludere anche al pane "soprasostanziale", al pane "del mondo a venire". Alcuni Padri della Chiesa hanno visto qui un riferimento all'Eucaristia, il pane della vita eterna, del nuovo mondo, che ci è dato già oggi nella Santa Messa, affinché sin da ora il mondo futuro abbia inizio in noi. Con l'Eucaristia dunque il cielo viene sulla terra, il domani di Dio si cala nel presente e il tempo è come abbracciato dall'eternità divina.

 

Cari fratelli e sorelle, come ogni anno, al termine della Santa Messa, si snoderà la tradizionale processione eucaristica ed eleveremo, con le preghiere e i canti, una corale implorazione al Signore presente nell'ostia consacrata. Gli diremo a nome dell'intera Città: Resta con noi Gesù, facci dono di te e dacci il pane che ci nutre per la vita eterna! Libera questo mondo dal veleno del male, della violenza e dell'odio che inquina le coscienze, purificalo con la potenza del tuo amore misericordioso. E tu, Maria, che sei stata donna "eucaristica" in tutta la tua vita, aiutaci a camminare uniti verso la meta celeste, nutriti dal Corpo e dal Sangue di Cristo, pane di vita eterna e farmaco dell'immortalità divina. Amen!

09 giugno 2009

Novena alla Madonna Consolata in difesa della vita nascente

11-19 GIUGNO 2009: NOVENA IN ONORE DELLA MADONNA CONSOLATA
 
UN ROSARIO AL GIORNO IN DIFESA DELLA VITA NASCENTE
 
 
9 giugno 2009
Sant'Efrem, diacono e Dottore della Chiesa
 
«36. [...] Chi prega non spreca il suo tempo, anche se la situazione
ha tutte le caratteristiche dell'emergenza e sembra spingere unicamente all'azione.
[...]
37. È venuto il momento di riaffermare l'importanza della preghiera di fronte
all'attivismo e all'incombente secolarismo di molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo.»  
 
Benedetto XVI, Deus caritas est, nn. 36-37
 
Cari amici,
in preparazione della festa della Madonna Consolata (20 giugno) Vi invitiamo a recitare una Novena in difesa della vita nascente.
 
Con la pratica del Santo Rosario quotidiano vogliamo affidare umilmente alla Vergine Maria:
1) gli oltre 5 milioni di bambini uccisi in Italia dal 1978 ad oggi con l'aborto,
2) le madri che si trovano ad affrontare una gravidanza inaspettata e sono tentate di abortire,
3) le madri che sono state costrette ad abortire da genitori e parenti,
4) i padri che hanno subito un aborto volontario e coloro che si trovano a fianco di una donna che sta pensando di abortire,
5) tutti coloro che, in qualsiasi ambito ed a qualsiasi titolo, si spendono per la difesa dell'inviolabilitá della vita umana fin dal concepimento.
 
Pregheremo inoltre perché Maria Santissima tocchi profondamente il cuore e porti al pentimento ed alla conversione:
1) le madri che hanno intenzionalmente abortito,
2) i padri, genitori e parenti che hanno favorito un aborto volontario,
3) i medici che praticano aborti,
4) i farmacisti che vendono la pillola del giorno dopo e gli altri prodotti abortivi - presentati e diffusi come contraccettivi,
5) coloro che, in qualsiasi ambito ed a qualsiasi livello, diffondo nella società il germe dell'ideologia antivita ed antinatalista.
 
Con chi potrà e vorrà unirsi a noi reciteremo in comunione spirituale una corona del Santo Rosario, ogni giorno della novena, dall'11 al 19 giugno prossimi, alle ore 19.
 
Come al solito chiediamo a coloro che non possono recitare una corona interamente di unirsi nella preghiera per almeno una decina.
 
RingraziandoVi anticipatamente per la Vostra partecipazione Vi auguriamo una buona Novena in onore della Madonna Consolata!
 
Un cordiale saluto in Gesù e Maria,
i Responsabili
 
 

06 giugno 2009

Diventate nostri fan su Facebook!

6 giugno 2009

San Norberto, vescovo

  

Cari amici,

come molti di Voi sanno, da alcuni mesi esiste su Facebook una pagina (che conta attualmente oltre 850 fans, dei quali ben 450 si sono aggiunti nelle sole ultime due settimane) dedicata all'Associazione Due minuti per la vita e gestita direttamente da noi.

 

Tale strumento - che non intende assolutamente sostituirsi al nostro sito istituzionale (che è, e continuerà ad essere aggiornato e curato come sempre), anche perchè non ne ha le stesse potenzialità e caratteristiche - pur limitandosi a riproporre ai visitatori sostanzialmente gli aggiornamenti ed i comunicati che vengono pubblicati sul sito, tuttavia rappresenta, a nostro modo di vedere, una felice opportunità per avere un primo  e più immediato contatto con l'Associazione e poter interagire con noi, anche commentando le notizie e le informazioni che proponiamo (commento che non è permesso sul sito).

 

Alla luce di queste considerazioni chiediamo, a quanti di Voi usano il Social Network, di: 1) diventare fans della pagina  2) segnalarla ai Vostri amici e conoscenti (nonchè ai Vostri contatti su Facebook) per poterne aumentare la conoscenza e la diffusione.

  

***

 

«Vorrei concludere questo messaggio rivolgendomi, in particolare, ai giovani cattolici, per esortarli a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede. Carissimi, sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita!

 

Nei primi tempi della Chiesa, gli Apostoli e i loro discepoli hanno portato la Buona Novella di Gesù nel mondo greco romano: come allora l'evangelizzazione, per essere fruttuosa, richiese l'attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani nell'intento di toccarne le menti e i cuori, così ora l'annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo.

 

A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo "continente digitale". Sappiate farvi carico con entusiasmo dell'annuncio del Vangelo ai vostri coetanei!

 

Voi conoscete le loro paure e le loro speranze, i loro entusiasmi e le loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere con loro la "buona novella" di un Dio che s'è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l'umanità. Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l'amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l'unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l'identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa. A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi! Il Papa vi è accanto con la sua preghiera e con la sua benedizione.»

(S. S. Benedetto XVI, Messaggio per la XLIII Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali, del 24 gennaio 2009, Festa di San Francesco di Sales)


***

 

 

RingraziandoVi anticipatamente per quanto farete Vi porgiamo un cordiale saluto in Gesù e Maria, accompagnato dall'augurio di un buon fine settimana ed una felice festa della SS. Trinità!

 

 

I Responsabili

 

 

 

ps.  Vi informiamo che in occasione del primo anniversario della nascita dell'Associazione Due minuti per la vita (20 giugno 2008) per tutto il mese di giugno vi è la possibilità di diventare soci pagando la quota dimezzata (10€ anzichè 20€). Tutti coloro che fossero interessati possono liberamente richiedere copia integrale dello Statuto e del modulo per  presentare la richiesta di ammissione a info@dueminutiperlavita.org oppure scrivendo alla nostra casella postale.