URGENTE


31 maggio 2009

Buona Pentecoste!

Veni, Sancte Spiritus
 
Veni, Sancte Spíritus,
et emítte cǽlitus
lucis tuæ rádium.
 
Veni, pater páuperum,
veni, dator múnerum,
veni, lumen córdium.
 
Consolátor óptime,
dulcis hospes ánimæ,
dulce refrigérium.
 
In labóre réquies,
in æstu tempéries,
in fletu solácium.
 
O lux beatíssima,
reple cordis íntima
tuórum fidélium.
 
Sine tuo númine,
nihil est in hómine
nihil est innóxium.
 
Lava quod est sórdidum,
riga quod est áridum,
sana quod est sáueium.
 
Flecte quod est rígidum,
fove quod est frígidum,
rege quod est dévium.
Da tuis fidélibus,
in te confidéntibus,
sacrum septenárium.
 
Da virtútis méritum,
da salútis éxitum,
da perénne gáudium.
 
Amen.

29 maggio 2009

"ellaOne": nuovo abortivo presentato come contraccettivo - La scienza ancora a servizio della morte

Attenti a "ellaOne", un nuovo contraccettivo abortivo
Il prof. Lucio Romano mette in guardia sulla nuova pillola di Erode
di Antonio Gaspari - www.zenit.org - 29 maggio 2009
 
Il 26 maggio è stata emessa l'autorizzazione di marketing da parte della Commissione Europea per 'ellaOne', un nuovo contraccettivo abortivo, prodotto dalla HRA Pharma, azienda farmaceutica europea a capitale privato.
L'autorizzazione di marketing da parte della Commissione Europea segue il parere positivo rilasciato dal CHMP (Committee for Medicinal Products for Human Use) dell'EMEA (European Medicines Agency) nel marzo 2009. La HRA Pharma già produttrice del NorLevo ha intenzione di distribuire questa nuova molecola in tutto il mondo con i marchi 'ellaOne' ed 'ella', e di proseguirne lo sviluppo farmaceutico.
Il nuovo contraccettivo verrà distribuito inizialmente in Gran Bretagna, Germania e Francia.
 
Intervistato da ZENIT il prof. Lucio Romano, dirigente ginecologo nel Dipartimento di scienze ostetrico ginecologiche, urologiche e medicina della riproduzione dell'Università di Napoli "Federico II", e docente di ostetricia al Corso di laurea specialistica in scienze ostetriche, ha spiegato che siamo di fronte ad un tentativo concreto di "commercializzare un abortivo per contraccettivo".
 
D. Che cosa è "ellaOne"?
R. Romano: "EllaOne" contiene una molecola che si chiama ulipristal acetato (CDB-2914), antiprogestinico di seconda generazione. Fa parte di quei composti sintetici che si legano ai recettori del progesterone come l'RU486. Come ben noto, l'azione del progesterone è fondamentale per l'iniziale sviluppo della gravidanza, in particolare prepara l'utero ad accogliere l'embrione per l'annidamento. EllaOne si lega ai recettori del progesterone e ne inibisce l'azione. Quindi impedisce, tra l'altro, l'annidamento dell'embrione svolgendo un'azione intercettiva - abortiva. E' importante ricordare che i primi studi sono stati realizzati proprio confrontandone l'azione con quella dell'RU486.
 
D. Che cosa succede, in particolare, all'interno dell'utero?
R. Romano: Da un'approfondita ricerca svolta dal National Institute of Child Health and Human Development di Bethesda e pubblicata nel febbraio 2009 su Fertility & Sterility risulta che sono state sperimentate diverse posologie di CDB-2914 su 56 donne, in un trial clinico randomizzato. Mediante ecografia e biopsia dell'endometrio, la mucosa che riveste la superficie interna dell'utero, sono state rilevate significative modificazioni che gli stessi ricercatori hanno ritenuto adeguate per suggerire l'uso della molecola nella contraccezione di emergenza. Evidentemente le alterazioni endometriali impediscono l'annidamento. Già nell'ottobre 2007 P.A. Orihuela, della Facoltà di Chimica e Biologia presso l'Università di Santiago del Cile, prospettava sulla rivista Current Opinion in Investigational Drugs l'uso del CDB-2914 nella contraccezione di emergenza e nella terapia dell'utero fibromatoso, preventivando la distribuzione negli Stati Uniti ed in Europa per il 2009.
 
Perché lei critica l'uso di "ellaOne"?
[Nota dell'Associazione Due minuti per la vita: La prima condanna da muovere a "ellaOne" è evidentemente che, essendo esso un composto chimico con funzione antinidatoria, mira ad impedire - qualora sia avvenuta la fecondazione dell'ovulo - l'annidamento dell'embrione in utero e quindi, in tal caso, determina l'uccisione di una persona!, ndr]
 
Romano: La prima critica riguarda le motivazioni che stanno dietro all'uso di questo contraccettivo abortivo. Una pillola che favorisce l'aborto del concepito non è certo una medicina. Erin Gainer della HRA Pharma ha dichiarato che "la contraccezione d'emergenza è un reale bisogno terapeutico, come attesta questa nuova pietra miliare. Il nostro obiettivo è quello di garantire la disponibilità di ellaOne ai milioni di donne che possono averne bisogno: intendiamo mettere in atto, attraverso le nostre strutture commerciali e di marketing e quelle dei nostri partner privilegiati, programmi che possano assecondare questo progetto". Come si può rilevare ancora una volta si equivoca sul ruolo terapeutico di una molecola che, nello specifico della contraccezione di emergenza, non cura alcuna malattia. L'operazione culturale è chiara per quanto già nota: presentare la gravidanza, in quanto non programmata o desiderata, come una malattia da "trattare", ovvero ricorrendo a procedure abortive.
 
D. Quale differenza c'è con la contraccezione di emergenza a base di levonorgestrel?
R. Romano: La più importante si riferisce al periodo entro il quale assumere "ellaOne". Mentre il levonorgestrel si assume entro 72 ore, ellaOne entro 120 ore (5 giorni). E nella fisiologia della riproduzione, l'embrione a 5 giorni dal concepimento è in utero per annidarsi. E' inequivocabile il fine e l'azione abortiva, come conferma la stessa EMEA: "the proteins necessary to begin and maintain pregnancy are not synthesized". Dalle sperimentazioni si è rilevata, appunto, un'efficacia d'azione prolungata (5 giorni) e "risultati" simili al levonorgestrel. Gli effetti collaterali riportati sono: dolori addominali, irregolarità mestruali, nausea e cefalea.
 
D. Esiste un correlazione tra "ellaOne" ed RU486?
R. Romano: Entrambe le molecole appartengono al gruppo degli antiprogestinici. Abbiamo già detto come svolgano la loro azione impedendo l'annidamento. Ma la correlazione ancor più temibile è di tipo culturale. A tutt'oggi è noto l'uso dell'RU486 nell'aborto chimico, entro 49-63 giorni dal concepimento. Per gli specialisti del settore sono altrettanto ben conosciute le sperimentazioni in corso che usano l'RU486 come "contraccettivo di emergenza". Significa che dopo ellaOne, in un futuro prossimo, è abbastanza prevedibile il ricorso all'RU486 nella contraccezione di emergenza, in una evidente confusione di prescrizioni ed assunzioni.
 
[...]

L'ONU continua a diffondere la piaga dell'aborto!

Timor Est resiste alla legalizzazione dell'aborto
Il comitato ONU definisce le politiche attuali "discriminatorie"
www.zenit.org - 28 maggio 2009

 
Timor Est, a maggioranza cattolica, sta subendo la pressione delle Nazioni Unite per le sue leggi che penalizzano l'aborto, anche in caso di stupro o incesto.
La Famiglia Cattolica e gli Istituti per i Diritti Umani hanno riferito la scorsa settimana che le politiche di Timor Est sono all'esame del comitato ONU responsabile per la vigilanza in base alla Convenzione per l'Eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, che si incontrerà per la sua 44ª sessione a luglio.
 
Il nuovo Codice Penale del Paese, che entrerà in vigore all'inizio di giugno, continua a penalizzare la pratica dell'aborto, anche se prevede un'eccezione per i casi in cui la salute della madre è in pericolo. Un rapporto di Timor Est per il comitato afferma che l'aborto è una "questione delicata" nel Paese, "soprattutto per gli eventi traumatici dei tempi recenti", quando i 24 anni di occupazione indonesiana hanno costretto a programmi di pianificazione familiare "profondamente sentiti" dalla popolazione.
 
Il documento sottolinea che nella cultura del Paese la contraccezione non è in genere popolare, sia per gli uomini che per le donne, "promuove la promiscuità e la trasmissione di malattie sessuali e diminuisce il numero dei bambini".
 
La Famiglia Cattolica e l'Istituto per i Diritti Umani hanno avvertito che nonostante il sostegno generale a Timor Est perché l'aborto continui ad essere un crimine molte organizzazioni non governative come la Alola Foundation e Rede Feto, con il sostegno del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione e del Fondo ONU per l'Infanzia, promuovono leggi più liberali per l'aborto.
Con la scusa di promuovere "l'uguaglianza di genere", i comitati delle Nazioni Unite stanno spingendo per "la modifica dei costumi e delle pratiche" che definiscono "discriminatorie".
 
Le Nazioni Unite rispondono anche con opposizione o indifferenza al riferimento di Timor Est alle sue antiche tradizioni, dubitano dell'influenza esterna, dei "diritti riproduttivi" e degli abusi subiti dalle donne sotto le leggi indonesiane.
I cittadini di Timor Est affermano che la Nazione valorizza le differenze di genere perché aiutano a difendere l'integrità della famiglia, così come il benessere della donna.

27 maggio 2009

Mons. Fisichella: difendere la via senza compromessi!

"Il rifiuto della vita nascente è spesso frutto della solitudine"
Monsignor Fisichella interviene al decennale del CAV di Roma
di Luca Marcolivio -
www.zenit.org - 26 maggio 2009

ROMA, martedì, 26 maggio 2009 (ZENIT.org).- La vita dal concepimento alla morte naturale va difesa "con testardaggine" e "senza compromessi". Questo il monito lanciato da monsignor Rino Fisichella in occasione dei dieci anni dalla fondazione del Centro Aiuto alla Vita (CAV) di Roma.
Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha presieduto ieri sera la messa per l'anniversario, nella parrocchia dello Santo Spirito – da sempre in stretto coordinamento con il CAV - alla presenza dei coordinatori e dei volontari del centro e dei bambini nati grazie al loro contributo, accompag! nati dalle loro mamme.
 
"Oggi non siamo qui semplicemente per ricordare il decennale del vostro Centro, bensì per celebrarlo, ovvero per rendere grazie al Signore di aver reso possibile quest'opera: da Lui tutto nasce e da Lui tutto proviene", ha affermato Fisichella all'inizio dell'omelia.
Il presule ha quindi spiegato la peculiarità del valore della vita nella fede cristiana: "Anche i pagani consideravano Dio come il padre e il creatore dell'uomo. Con l'incarnazione di Cristo, tuttavia, Egli ha assunto la vita umana stessa in tutte le sue contraddizioni: per questo motivo noi crediamo nella sacralità della vita, la quale non è affatto un concetto astratto, essendo essa, al contrario, qualcosa di assolutamente tangibile, visibile e udibile".
 
Congratulandosi con i volontari del CAV e augurando loro un rinnovato e sempre maggiore impegno, monsignor Fisichella si è soffermato sulle ragioni che, al giorno d'oggi, inducono tante persone al rifiuto della vita nascente.
 
"Alla base del dramma di chi interrompe una vita agli inizi c'è sempre una solitudine che può assumere mille volti: la solitudine di chi non si sente preparato a divenire genitore; la solitudine di chi si sente giudicato; la solitudine di chi vive in un contesto sociale che non aiuta chi è in difficoltà", ha osservato il presidente della Pontificia Accademia per la Vita.
 
"Solo vincendo tale solitudine, si diventa consapevoli del valore della vita come qualcosa che ci trascende. La donna che percepisce dentro di sé il formarsi di una nuova esistenza, comprende che quella vita nascente supera infinitamente chi la porta in grembo", ha aggiunto il presule.
"L'incapacità di superare la solitudine può, al contrario, indurre a compiere atti in netto contrasto con la natura umana, la quale è fatta per generare vita, non per dare la morte", ha osservato Fisichella indicando, implicitamente ogni atto abortivo come un'azione contro la natura stessa.
 
Altra contraddizione sottolineata dal presidente della Pontificia Accademia della Vita è legata alla scienza e alla tecnica che sovente, lungi dal trovare una soluzione alle malattie, "pretendono di entrare con finalità distruttive in una cellula fecondata solo per corrispondere i desideri di altre persone".
Accanto ai paradossi di carattere scientifico e filosofico, Fisichella ha individuato un paradosso di natura morale: "Difendere la vita dal concepimento è un atto coerente con la difesa del principio di uguaglianza tra gli uomini. L'embrione non è né pietra, né animale ma uomo e con l'essere umano adulto condivide la medesima dignità".
 
Non esiste, pertanto, alcun principio in base al quale si possa "discriminare una vita al suo inizio", né in forza della bellezza, né dell'intelligenza, né della prestanza fisica, né dello status sociale o della salute. "Nessuna bestemmia è peggiore – ha proseguito Fisichella – di quella di una società che pretenda di difendere l'esistenza personale, salvo poi distruggerla per corrispondere a dei desideri".
 
Nella difesa dei diritti umani la Chiesa è sempre stata in prima linea [...].
 
Sulla stessa lunghezza d'onda ritroviamo, nei secoli successivi, pontefici come Leone XIII ! che, nella Rerum Novarum, difendeva i diritti e la dignità dei lavoratori e Paolo VI che, nella Humanae Vitae, parlò di "paternità e maternità responsabili". "Un'enciclica profetica – ha detto Fisichella con riferimento a papa Montini – le cui parole sono significative alla luce del vostro impegno a favore della vita e contro le discriminazioni".
 
"In tante occasioni, dunque, la Chiesa è rimasta sola nelle sue battaglie. Il tempo e la tenacia dei suoi uomini, però, le hanno sempre dato ragione. Allo stesso modo auspico che i frutti del vostro lavoro decennale possano suscitare in credenti e non credenti, l'amore per il valore della vita", ha poi concluso il presidente della Pontificia Accademia per la Vita.
 
Monsignor Rino Fisichella ha ricevuto poi il premio "Roma è vita", del quale sono stati insigniti anche il giornalista e scrittore, convertito dall'islam, Magdi Cristiano Allam, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il quotidiano Avvenire e la cofondatrice e presidente emerito del Centro Aiuto alla Vita di Roma, Miranda Lucchini.
In occasione del decennale dalla fondazione il CAV di Roma ha ricevuto la benedizione apostolica da parte di Sua Santità Benedetto XVI.

26 maggio 2009

Dal caso Englaro alle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (I)

Dal caso Englaro alle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (I)
di Lucio Romano* - www.zenit.org - 24 maggio 2009

ROMA, domenica, 24 maggio 2009 (ZENIT.org).- La vicenda di Eluana Englaro e la discussione in Parlamento per una legge di fine vita suscitano ogni giorno nuove domande. Per la rubrica di Bioetica ne abbiamo raccolte un certo numero ed abbiamo chiesto al prof. Lucio Romano di rispondere.
 
 
D. Dopo il 9 febbraio 2009, qual è la situazione in merito alla vicenda Englaro?
R. Quando l'emotività va diradandosi, l'indicibile amarezza per la soppressione di una vita già estremamente fragile appena si attutisce e le posizioni antitetiche lasciano spazio a tentativi di dialogo, ineludibili si impongono riflessioni argomentate secondo ragione e rigorosamente fondate da cui partire. Potremmo ritenere che una capillare divulgazione mediatica tutto abbia già detto, che ognuno abbia già perfettamente chiare le dinamiche della vicenda Englaro e che abbia fatto una scelta di campo, "oggi per allora". Tuttavia la delicatezza degli argomenti e le ricadute sociali, culturali, etiche, politiche impongono supplementi di riflessioni e discernimento. La complessità della tematica suggerisce di riconsiderare alcuni degli innumerevoli aspetti meritevoli di attenzione.
 
D. Che cosa si intende per eutanasia?
R. Secondo classica definizione, è "un'azione o un'omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore. L'eutanasia si situa, dunque, al livello delle intenzioni e dei metodi usati" (Dichiarazione sull'eutanasia "Iura et bona", della Congregazione per la Dottrina della Fede il 5 maggio 1980, n. 2; ndr). Così per l'Organizzazione Mondiale della Sanità "è l'atto con cui si pone deliberatamente fine alla vita di un paziente, anche nel caso di richiesta del paziente stesso o di un suo parente stretto". Riguardo all'azione, quindi, l'eutanasia è attiva quando si procede direttamente con un'azione che induce la morte; omissiva o passiva quando non si somministra una terapia o si interrompe un sostegno vitale; terminale quando si realizza appunto su di una persona in fase terminale conseguente a grave patologia.
 
D. Si può pensare che la definizione ed il concetto di eutanasia vanno a modificarsi?
R. Certamente. Nel dibattito attuale, come già richiamato da Adriano Bompiani, Bruno Dallapiccola, Maria Luisa Di Pietro e Aldo Isidori, il termine eutanasia si utilizza per indicare solo forme dirette o attive di uccisione del paziente, mentre l'eutanasia indiretta o per omissione è stata ridotta al rango di un generico rifiuto/rinuncia dei trattamenti sanitari. "[…] Depotenziando il dovere di garanzia del medico nei confronti del paziente e decontestualizzando l'astensione/sottrazione di trattamenti sanitari che non troverebbero giustificazione nei criteri di sproporzionalità/straordinarietà, si legittimano di fatto forme di eutanasia "indiretta o per omissione". Altra considerazione è che va rilevato una scenario eutanasico con una voluta oscillazione tra disponibilità e indisponibilità della vita; riduzione della complessità della casistica alla genericità della norma; decontestualizzazione delle decisioni. Questi ed altri fattori aprono a qualsiasi scenario anche celatamente eutanasico, in cui giudizi sociali sulla qualità e sulla dignità della vita possono entrare come indisturbati coprotagonisti. Lo scenario eutanasico fu già descritto e preconizzato da F.W. Nietzsche nel "Crepuscolo degli idoli": "Il malato è un parassita della società. In certe condizioni non è decoroso vivere più a lungo. Continuare a vegetare in una imbelle dipendenza dai medici e dalle pratiche mediche, dopo che è andato perduto il senso della vita, il diritto alla vita, dovrebbe suscitare nella società un profondo disprezzo».
 
D. Quindi una vera e propria riformulazione del concetto di eutanasia?
R. Un tentativo di riformulazione assolutamente non condivisibile. Si assegnerebbe, in tal modo, liceità etica e giuridica ad un'azione o un'omissione che procuri la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore, sulla scorta della sola richiesta sebbene autonoma e consapevole. E' opportuno definire, sotto il profilo etico, due termini ricorrenti e spesso sovrapponibili: uccidere e lasciar morire. Uccidere è sempre moralmente illecito [vanno fatti salvi i casi di legittima difesa! Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 2263-2267, ndr], lasciar morire può essere comportamento colpevole, non colpevole o addirittura virtuoso. In entrambi i casi la causa della morte è sempre la malattia ma diverse le responsabilità morali. "Nell'abbandono e nella sospensione dei trattamenti la causa diretta della morte è la malattia, ma ciò che fa la differenza è il fatto che nell'abbandono la morte poteva e doveva essere evitata (quindi l'abbandono terapeutico e assistenziale si costituisce come una colpa morale). Nella sospensione dei trattamenti, invece, la morte non poteva essere evitata, e non si doveva, per prolungare un processo agonico già iniziato, infierire sulla condizione terminale della persona (e in questo caso l'atto della sospensione è moralmente doveroso)."
 
D. E nel caso di Eluana Englaro?
R. Eluana Englaro, sotto il profilo clinico, non era una paziente in stato terminale ma affetta da una gravissima disabilità. Non era morta e non era collegata ad alcuna strumentazione (es. respiratore artificiale, ecc.). Usufruiva dei comuni mezzi di assistenza, propri per quelle determinate situazioni e, tra l'altro, alimentazione e idratazione con sondino naso gastrico. Se considerata già morta, come alcuni hanno ritenuto da 17 anni, di conseguenza si sarebbe potuto ad esempio espiantare gli organi, cosa assolutamente non praticabile in quanto Eluana Englaro non rientrava affatto nei criteri della morte cerebrale totale. Voglio ricordare che Science, nel 2006, ha pubblicato un articolo che ha molto interessato la comunità scientifica: la Risonanza Magnetica Funzionale ha mostrato l'attivazione di varie zone cerebrali, in situazioni cliniche come quella di Eluana Englaro, in corrispondenza con gli inviti da parte dei ricercatori ad immaginare di salire delle scale piuttosto che di giocare una partita di tennis, in maniera esattamente uguale a quanto evidenziato nel cervello dei "soggetti di controllo" sani. Comunque nulla altro aggiungerei in merito alla situazione clinica che ha caratterizzato la vita di Eluana Englaro.
 
D. Eppure si è ritenuta lecita la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione.
R. E' stato ritenuto anche opportuno, oltre alla sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione, la somministrazione di sedativi. Delle due una: se Eluana non aveva alcuna percezione cosciente dell'ambiente esterno, così del dolore o di altro sentire, perché somministrare sedativi? O forse, visto che concretamente non si era del tutto certi del suo stato di completa incoscienza, si è preferito in via precauzionale somministrare sedativi? Il ricorso ai sedativi sarebbe stato motivato dagli spasmi muscolari per alterazione degli elettroliti, da sospensione dell'alimentazione e idratazione.
 
D. E nel dubbio sulle effettive capacità percettive di Eluana?
R. Una corretta interpretazione e attuazione del principio di precauzione, così giustamente propugnato in altri ambiti, avrebbe significato la non sospensione dei sostegni vitali mancando la certezza dell'assoluta assenza di coscienza. Parafrasando dalla civiltà giuridica la locuzione "in dubio pro reo": "in dubio pro vita".
 
D. L'alimentazione e l'idratazione sono terapie o cure?
R. Per i fautori della sospensione di alimentazione e idratazione, queste vengono considerate terapie e per tale motivo rifiutabili dal paziente, per autodeterminazione. Analizziamo senza pregiudizi e con argomentazioni logiche, almeno in linee generali il problema. Alimentazione e idratazione se inquadrabili come terapie devono curare qualcuno da qualcosa, ovvero da una patologia, da una disfunzione. Dovremmo arguire che, se terapie, alimentazione e idratazione avrebbero svolto su Eluana azione terapeutica. Quale sarebbe la malattia di Eluana che alimentazione e idratazione avrebbero tentato di curare? Quale malattia è curabile con alimentazione e idratazione così che, dopo la guarigione, si possa sospendere il trattamento in questione? La risposta, logica e non ideologica, è che alimentazione e idratazione non curano alcuna malattia, né tantomeno svolgevano azione terapeutica su Eluana.
Se alimentazione e idratazione sono terapie, ne consegue che anche il neonato nutrito con latte artificiale è sottoposto a terapia, così il politraumatizzato che abbisogna del sondino o il paziente postoperatorio, o l'anziano che ha problemi di deglutizione, o chiunque necessita semplicemente di un aiuto per essere nutrito e dissetato. Non è il mezzo di somministrazione né la composizione dell'alimentazione e idratazione che cambiano la natura propria del sostegno vitale. Infatti il Comitato Nazionale per la Bioetica, nel parere su alimentazione e idratazione di pazienti in stato vegetativo, ricorda che "il problema bioetico centrale è costituito dallo stato di dipendenza dagli altri. Si tratta di persone che per sopravvivere necessitano delle stesse cose di cui necessita ogni essere umano (acqua, cibo, riscaldamento, pulizia, movimento), ma che non sono in grado di provvedervi autonomamente, avendo bisogno di essere aiutate, sostenute ed accudite in tutte le loro funzioni, anche le più elementari."
 
D. Alimentazione e idratazione, allora, sono forme di sostegno vitale?
R. Alimentazione e idratazione sono forme di sostegno vitale delle quali l'uomo né ha fondamentale bisogno e per tale motivo non possono essere sospese in quanto essenziali nella "umana relazione di cura", che non significa terapia né tantomeno accanimento terapeutico, bensì presa in carico, "presa in cura". Sotto il profilo bioetico si realizza così l'alleanza terapeutica medico-paziente, che si basa appunto sulla "beneficialità nella fiducia": la fiducia (di un paziente) che incontra una coscienza (del medico). Inoltre, e non secondariamente, simbolicamente dar da mangiare e da bere rappresenta la manifestazione più tangibile ed immediata della solidarietà umana.
 
D.Alimentazione e idratazione non possono essere mai sospese?
R. Si, possono essere sospese. Come già indicato dal Comitato nazionale per la Bioetica, "non sussistono invece dubbi sulla doverosità etica della sospensione della nutrizione nell'ipotesi in cui nell'imminenza della morte l'organismo non sia più in grado di assimilare le sostanze fornite: l'unico limite obiettivamente riconoscibile al dovere etico di nutrire la persona in SVP è la capacità di assimilazione dell'organismo (dunque la possibilità che l'atto raggiunga il fine proprio non essendovi risposta positiva al trattamento) o uno stato di intolleranza clinicamente rilevabile collegato all' alimentazione".
 
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* Il prof. Romano è dirigente ginecologo nel Dipartimento di Scienze Ostetrico Ginecologiche, Urologiche e Medicina della Riproduzione dell'Università di Napoli "Federico II", e docente di Ostetricia al Corso di Laurea Specialistica in Scienze Ostetriche. E' inoltre docente di Bioetica ai corsi di laurea dell'Università Cattolica del Sacro Cuore presso l'A.O. S. Carlo di Potenza; e alla Facoltà di Bioetica e al Master in Bioetica dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma. E' Vicepresidente del Movimento per la Vita Italiano e componente del Consiglio Esecutivo nazionale dell'Associazione "Scienza & Vita". Fa inoltre parte del Comitato Scientifico della rivista "I Quaderni di Scienza & Vita" ed è autore insieme a Maria Luisa Di Pietro, Maurizio P. Faggioni e Marina Casini del volume "Dall'aborto chimico alla contraccezione d'emergenza" (Edizioni ART, Roma 2008).

24 maggio 2009

Buona festa di Maria Ausiliatrice - 24 maggio 2009!

Torino, 24 maggio 2009
 
 
L'Associazione Due minuti per la vita augura a tutti i propri soci, sostenitori, amici e benefattori una buona festa di Maria Ausilitrice.
 
I Responsabili dell'Associazione
 
 
Invocazione composta da San Giovanni Bosco
 
O Maria,
Vergine Potente:
Tu, grande e illustre
difesa della Chiesa,
Tu, aiuto mirabile dei cristiani.
Tu, terribile
come esercito schierato
a battaglia,
Tu che hai distrutto da sola
tutte le eresie del mondo,
Tu nelle angustie, nelle lotte,
nelle necessità
difendici dal nemico
e nell'ora della morte
accoglici nel Paradiso.
Amen.

22 maggio 2009

Supplica a Santa Rita da Cascia - Da recitare il 22 maggio

SUPPLICA A SANTA RITA DA CASCIA AGOSTINIANA DA RECITARSI IL 22 MAGGIO IL GIORNO DELLA FESTA A MEZZOGIORNO

 

 
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 
O eccelsa Taumaturga del mondo cattolico, o Gloriosa S. Rita da Cascia, come sale bella a Voi, dal nostro cuore, la preghiera in questo giorno, dedicato dalla Chiesa, alla vostra festività!
 
In quest'ora solenne in cui, mille e mille cuori, a Voi si rivolgono fidenti e pieni di santa speranza nella vostra celeste protezione, anch'io unisco la mia umile prece perché dal Cuore Sacratissimo di Gesù, per i meriti della sua Madre Immacolata, mi otteniate le grazie di cui ho tanto bisogno.
 
O gran Santa della Chiesa di Dio non sarà possibile che la mia fiducia, nel nostro patrocinio, resti delusa! E non siete Voi Colei che i popoli chiamano la Santa degli Impossibili, l'Avvocata dei casi disperati? Ed io appunto mi trovo in tali infelici condizioni per le mie colpe! Voi non vorrete allontanare da me il vostro sguardo: non sarà per me chiuso il vostro cuore; che anzi sono certo che sperimenterò la vostra potente intercessione. Conosco, che ne sono indegno per i miei gravissimi peccati; ebbene si vedrà la vostra celeste carità, il vostro grande amore, ottenendomi la salvezza dell'anima mia.
 
È questa la grazia che principalmente domando a Dio, mercè vostra in questo giorno sacro al vostro natale in Paradiso; e con questa le altre grazie necessarie al mio stato.
 
O buona S. Rita, appagate i miei voti, ascoltate i miei gemiti, asciugate le mie lacrime, ed anche io proclamerò al mondo, che chi vuol grazia e la domanda a Dio, per mezzo di S.Rita da Cascia, sicuramente sarà esaudito.
 
In questo giorno di gloria, in cui maggiore e più viva si ridesta la comune fiducia nel vostro patrocinio, vi prego di ottenere da Dio la benedizione, che imploro su me, sui presenti, sul Vicario di Gesù Cristo, sul cattolico Episcopato e Sacerdozio, sui vostri Religiosi Confratelli e Consorelle, che formano l'eletta figliolanza del grande S. Agostino, sui benefattori del vostro Santuario e Monastero di Cascia, sui promotori del vostro culto, su gli infermi, sui poveri, sui derelitti, sui peccatori, su tutti ed anche sulle Anime sante del Purgatorio.
 
O Santa Rita, Sposa amabilissima di Gesù Crocifisso, da cui aveste in dono una delle spine della sua sacratissima corona, in questo giorno del vostro trionfo, aiutatemi e la vostra protezione non mi venga mai meno nella vita e nel punto della mia morte. Così sia.
 
Tre Pater, Ave e  Gloria.