URGENTE


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31 gennaio 2009

Memorandum per il dott. Grechi

 
Roma, 31 gen. - (Adnkronos) - "'Quando la sentenza o il provvedimento come questo e' definitivo, si impone a tutti' dice il presidente della Corte di appello di Milano sul caso Eluana. Dunque, Eluana va soppressa; e anzi -si evince dalla presa di posizione dell'alto magistrato- come mai la condanna a morte non e' stata ancora eseguita? E come mai c'e' ancora qualcuno che osa criticarla? Al dott. Grechi va ricordato che il decreto della Corte di Appello di Milano n. 88 del 25 giugno 2008, che autorizza l'interruzione del sostegno vitale artificiale di Eluana, realizzato mediante alimentazione e idratazione con sondino naso-gastrico, e' un decreto di 'volontaria giurisdizione'. Ora, nella volontaria giurisdizione non si forma un vero e proprio giudicato, inteso come statuizione definitiva su un diritto o un interesse; si forma solo una valutazione definitiva in base agli elementi dedotti e presi in considerazione dal giudice". Lo sottolinea Alfredo Mantovano, di An, sottosegretario all'Interno. "Questo -aggiunge- vuol dire che se muta la situazione di fatto, l'autorizzazione perde valore e il comportamento autorizzato -cioe' la non alimentazione della donna- riassume tutti i caratteri di antigiuridicita' che gli sono propri. Se quindi fosse dimostrato -e nessuno ha svolto il relativo accertamento- che Eluana potrebbe essere in grado di nutrirsi senza sondino, come ha affermato uno specialista che l'ha avuta in cura, commetterebbe omicidio chi desse esecuzione a un atto giudiziario emesso su presupposti venuti meno. Questo vuol dire -conclude Mantovano- che continuare a tenere acceso sulla vicenda un 'faro di attenzione' e' doveroso, e che manifestare -come fa il dott. Grechi- fastidio per chi solleva fondate riserve sull'intera vicenda giudiziaria e' l'ennesima dimostrazione della sindrome di onnipotenza che attraversa fasce anche autorevoli della magistratura".

L'Ordine dei Medici di Milano si ribella al Tar lombardo

Ordine medici milano contro il Tar della Lombardia
 
(AGI) - Milano, 31 gen. - L'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano critica fortemente la recente sentenza del Tar sul caso di Eluana Englaro, perche' snatura l'essenza stessa della professione medica e consente alla magistratura di svolgere un ruolo che non le e' proprio.
 
"L'OMCeOMi ritiene che la sentenza del Tar della Lombardia n.214/2009 in merito alla vicenda di Eluana Englaro costituisca un ulteriore passo in avanti lungo una via sbagliata, quale e' quella giudiziaria per risolvere un caso che attiene al sentire piu' profondo dell'animo umano", si legge in un comunicato, "ed e' convinto che le soluzioni di questioni che costituiscono i fondamenti stessi dell'esistenza non possano essere delegate alla sentenza di un Tribunale Amministrativo". Inoltre "sorprende come nella suddetta sentenza il significato di concetti quali dignita', autonomia, disponibilita' della vita venga dato univocamente per acclarato, facendone discendere impegnative conseguenze e superando d'un balzo il lacerante dibattito che investe la nostra societa'".
 
L'OMCeOMi "e' anche molto preoccupato dalla pretesa di un organo amministrativo di definire il confine tra cio' che e', nell'ambito dell'atto medico, terapia e sostentamento" e "altrettanto preoccupato dal ruolo che, in questo quadro generale, viene delineato per il medico, nel momento in cui gli obblighi professionali e, soprattutto, deontologici vengono concettualmente subordinati a quelli giuridici. Preoccupazione ancora piu' sentita se si aggiunge il divieto all'obiezione di coscienza". L'ordine dei medici di Milano invita allora a "riflettere sui principi che di fatto vengono spazzati via, in primis quelli di liberta' in scienza e coscienza e di Alleanza Terapeutica, senza i quali non esisterebbe la Medicina" e "denuncia che in questo modo si creerebbe una nuova figura di esecutore sanitario molto lontana dal Medico, una figura che deve acriticamente limitarsi a prendere atto di cio' che 'rientra a pieno titolo nelle funzioni amministrative di assistenza sanitaria'". La Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Lombardia, fa sapere infine, "ha espresso la propria totale condivisione rispetto a quanto qui dichiarato dall'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano".

L'On.le Volonte' risponde a Carbone

 
(ASCA) - Roma, 31 gen - ''Il Presidente della Corte di Cassazione,nella sua annuale inaugurazione dell'anno giudiziario, sui temi biopolitici ha usato termini e proposto idee lontane dall'altissima tradizione giuridica del nostro Paese. Difendendo la fughe schizofreniche ed eutanasiche della Cassazione, il Carbone si e' posto al di sopra della legge, mettendo a serio rischio i diritti fondamentali dei cittadini italiani. Il Capo dello Stato non puo' rimanere inerte''.

Lo afferma Luca volonte', deputato dell'Udc in un comunicato nel quale sostiene che ''e' indispensabile una ferma e decisa azione verso questa lobby privilegiata di pericolosi magistrati che pensano di incarnare, cento anni dopo, la medesima missione leninista, una punta di diamante al di sopra di tutto e tutti. Nessuna riforma della giustizia sara' efficace se non comprendera' durissime sanzioni per magistrati 'fuori della legge'. L'elenco di bizzarre decisioni della Cassazione e' lungo chilometri, intollerabile giustificazione ad omicidio Eluana''.

29 gennaio 2009

Traballano i presupposti della licenza di uccidere della Corte di Appello di Milano

Presentata in tribunale una mole rilevante di documenti nuovi e inconfutabili

 

«Corte d'appello, decreto da rivedere». Esposto alla Procura: «Non soddisfa le due condizioni poste dalla Cassazione» «Quadro sanitario studiato su testi non aggiornati, fermi al 1994. Ed esiste solo la relazione di Defanti». La Suprema Corte chiedeva invece «un attuale e rigoroso apprezzamento clinico da parte di medici terzi»

Molto equivoca anche la supposta volontà espressa dalla giovane donna: contro la testimonianza di tre amiche, quella non ascoltata di altrettante compagne e un'insegnante che la smentiscono.

 

di Francesco Ognibene - (C) Avvenire – 27 gennaio 2009 – pagina 10

 

Testimonianze non considerate, studi scientifici ignorati, circostanze sottovalutate. È uno sbalorditivo condensato di notizie l'esposto alla Procura della Repubblica di Milano presentato ieri mattina da due avvocati napoletani, Rosaria Elefante e Alfredo Granata. In 21 cartelle dense di informazioni e ragionamenti incalzanti, i due legali offrono un quadro della vicenda di Eluana Englaro che collide con le conclusioni della Corte d'Appello di Milano, dal cui decreto del 9 luglio 2008 che autorizzava il distacco del sondino dipende la vita della giovane lecchese. E chiedono alla Procura milanese sia di «indagare se nei fatti esposti possano ravvisarsi ipotesi di reato» sia di «adottare tutti quei provvedimenti atti a far cessare o a prevenire eventuali comportamenti contrari alla sfera giuridica e personale di Eluana Englaro».


Il perno dell'esposto è il mancato soddisfacimento delle due condizioni poste in modo tassativo dalla Cassazione nella sentenza del 16 ottobre 2007 alla base della riapertura del caso: ovvero 1) l'irreversibilità dello stato vegetativo accertata «secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale» e 2) la volontà di Eluana ricostruita «in base a elementi di prova chiari, univoci e convincenti».

 

Ebbene, secondo i due avvocati – che sono esperti in biodiritto e danno spesso voce in giudizio a famiglie con persone in stato vegetativo – entrambi i pilastri della sentenza che ha dato il 'la' al fatale decreto della Corte d'Appello sarebbero assai scricchiolanti. E per dimostrarlo portano una serie impressionante di prove.

 

Quanto al quadro clinico di Eluana, si rammenta che il solo testo di letteratura scientifica internazionale citato nel decreto è del 1994: «Perché – si chiedono i legali – la Corte non ha preso in considerazione un solo lavoro della nutritissima e sicuramente più recente letteratura medica?». Seguono più di quattro cartelle fitte di citazioni di articoli apparsi su riviste specializzate dal '94 a oggi, una mole a tal punto imponente da contraddire da sola la prima condizione fissata dalla Suprema Corte. Ma c'è dell'altro: la sola relazione medica assunta dal decreto è quella di Carlo Alberto Defanti, che è il medico della famiglia Englaro (dunque di parte) e risale a più di 6 anni prima (2 febbraio 2002). E dire che la Cassazione richiedeva «quantomeno un attuale e rigoroso apprezzamento clinico da parte di medici terzi»... Senza contare i fatti emersi solo di recente, ovvero che Eluana deglutisce, varia il ritmo del respiro a seconda degli argomenti di cui si parla attorno a lei e ha ripreso un regolare ciclo mestruale.

 

Documentazione ancor più eloquente è quella esibita da Elefante e Granata sulla discutibile ricostruzione della volontà di Eluana . Vengono infatti presentate ben quattro testimonianze di persone assai vicine alla giovane che smentiscono apertamente quanto dichiarato dalle sole tre voci citate dal decreto (una sola compagna di classe su 27 e nessun docente). Si parte con suor Caterina Gatti, insegnante di Lettere di Eluana per tutto il liceo, cui la ragazza scrive una lettera poche settimane prima dell'incidente parlandole come a un'amica. Che però per l'intero corso di studi mai l'aveva sentita fare ragionamenti come quelli citati dalla sentenza, anche nella discussione in classe sul caso di Rosanna Benzi (la donna vissuta a lungo in un polmone d'acciaio) del quale pure si parlò in presenza di suor Caterina. Tre dichiarazioni di altrettante compagne di classe al Liceo linguistico Maria Ausiliatrice di Lecco convergono poi nel non ricordare che Eluana «abbia mai manifestato o confidato commenti relativi a una vita degna o meno di essere vissuta». Conclusione: «Perché né la Corte d'Appello, né il tutore, tanto meno il curatore speciale si sono mai preoccupati di prendere in considerazione dichiarazioni capaci di delineare una personalità così diversa di Eluana?».

L'umanitarismo ha il ghigno della morte

L'umanitario contro l'umano

Dietro l'umanitarismo eutanasico Susanna Tamaro indovina il ghigno della morte e la stessa indifferenza nazista che ha aperto i lager

 

(C) Il Foglio – 29 gennaio 2009 – pagina 1

 

Strana beffa nella Giornata della Memoria. A notarla è Susanna Tamaro, la scrittrice italiana più letta nel mondo. Il giorno in cui si ricorda l'apertura dei lager nazisti e lo sterminio degli ebrei è lo stesso in cui il Tar lombardo autorizza a mettere fine alla vita di Eluana Englaro. "Mi colpisce la gravità spaventosa che consegniamo alle generazioni future nella frattura dell'idea dell'umano. Mostriamo la stessa indifferenza o la complicità superficiale che oggi noi rimproveriamo ai contemporanei della Shoah. Com'è possibile che in Germania gente che conosceva la musica, la poesia, la filosofia tedesca, punta di diamante della cultura europea, abbia potuto convivere e tacere sulla Shoah? Tra sessant'anni si faranno la stessa domanda a proposito della nostra indifferenza verso la vita dei deboli, dei malati, degli esclusi. C'è un caso singolo, si dice, e per limitare il dolore si può avallare qualsiasi tesi. Si pensa di agire in chiave umanitaria, mentre è esattamente il contrario: è la distruzione dell'uomo."

 

La differenza più tragica, forse, sta nel fatto che sotto il nazismo a dominare era l'ordine impersonale dello stato, oggi, invece la disumanità, la volontà di escludere dalla nostra vita il dolore, la malattia, la fragilità, nasce nel cuore del singolo. "Viene anche instillata dai media, grazie a una sapiente manipolazione. E' come se il pensiero della coscienza individuale non esistesse più, ma venisse insufflato dal chiacchiericcio mediatico. Non c'è più un contemplare la vita dalla propria solitudine, ma l'asserire e il ripetere qualcosa che viene proposto come giusto. Anche se non è detto che la maggioranza sia la parte giusta. Chi decide che una vita è degna di essere vissuta? La vita è l'unica cosa sacra che c'è. Non c'è nient'altro da difendere. Siamo contro la pena di morte e a favore dell'eutanasia? E' la vita prêt-à-porter: qualcun altro decide quando nasco, quando me ne vado. L'assenza di senso è talmente grande che scompare la dimensione del mistero dell'umanità."

 

Susanna Tamaro ha una visione tetra del futuro. Crede che il caso Englaro sia "la testa d'ariete" contro l'ultimo baluardo della sacralità della vita. Con la forza dell'immaginazione, vede i vecchietti che in ospedale languono nell'attesa di un'operazione al femore, e per loro teme che un giorno sarà moneta corrente una soluzione radicale. "Una bella punturina e il problema è risolto. Lo stato ha interesse: pensa che risparmio. Si aprono così scenari spaventosi di morte, desolazione, orrore assoluto. La maschera dell'umanitario nasconde, in realtà, il ghigno della morte. Tutti sono contro la pena di morte: ma vale solo per i sani e in galera. Non c'è più comprensione del senso del destino; del fatto che il male è una prova, perché la vita è un cammino, non un peso dal quale liberarsi".

 

La sentenza sul caso Englaro, però, è anche l'ultima frontiera dell'autonomia, visto che il padre invoca la volontà della figlia di non vivere in certe condizioni. "E' una cosa detta e non scritta: sul piano del diritto vale zero. Lui dice che lo fa per amore. Ma il suo non è amore. Allora perché non tenerla a casa? Perché non assisterla di persona nella lunga agonia, affinché raggiunga quello che noi chiamiamo la pace. Stare accanto ai morenti è una grande missione, una fonte di vita straordinaria. Beppino Englaro, invece, vuole per sua figlia un'agonia sinistra in ospedale. E i medici, che hanno visto il video dell'agonia di Terri Schiavo, assicurano che anche nel suo caso, visto che non è malata, ma mangia e beve grazie a un sondino, sarà una morte atroce [...]. Allora, se fossero onesti, sarebbe più coerente sopprimerla con un'iniezione letale. La verità è che l'umanitario ha preso il posto dell'umano. E l'ideologia dell'umanitarismo è diventata l'ultima ideologia possibile, anche se in sé è qualcosa di malato, di storpiante, oltreché molto ricattatorio per chi vi si oppone. Come sarebbe? Vuoi metterti contro le ragioni umanitarie? Non puoi. E' abominevole".

28 gennaio 2009

L'eutanasia è diventata prestazione obbligatoria del SSN?

Dopo il Tar della Lombardia

Se Eluana può morire, allora l'eutanasia è già prestazione obbligatoria

Una sentenza che consentirebbe a un portatore di pacemaker di pretendere la dolce morte. Il parere dei medici

Formigoni disobbediente

 

© Il Foglio – 28 gennaio 2009 – prima pagina

 

Roma. "Non procederemo all'esecuzione di una sentenza che ci sembra aberrante". Il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, reagisce così alla decisione del Tar che obbliga la regione a indicare una struttura del Servizio sanitario nazionale dove far morire Eluana Englaro. Formigoni – che si prende sessanta giorni per decidere se ricorrere al Consiglio di stato contro la sentenza – ha detto di non credere che "sia una questione amministrativa decidere sulla vita o la morte di una persona". Non è il solo a pensarlo.

 

È anche il parere di Massimo Vari, presidente emerito della Corte Costituzionale. Al Foglio, il professor Vari dice di essere colpito dal termine "accudimento accompagnatorio" usato dal Tar: "Siamo pieni di immaginazione, quando non vogliamo chiamare le cose con il loro nome. Ma quando è stato stabilito che questo 'accudimento accompagnatorio', indistinguibile dall'eutanasia, rientra negli obblighi del Servizio sanitario nazionale?".

 

Aristide Police, ordinario di Diritto amministrativo a Roma Tor Vergata, vede nella sentenza del Tar "un errore discendente dalla falsa idea, che la stessa Cassazione si è ben guardata dal sostenere, secondo la quale il 'trattamento' che dovrebbe portare Eluana Englaro alla morte diventa una prestazione obbligatoria del Servizio sanitario nazionale soltanto perché ne è stata stabilita la liceità. In questo campo non esiste silenzio assenso. Per essere oggetto di servizio pubblico, un trattamento deve essere riconosciuto almeno dall'amministrazione sanitaria nell'ambito del Ssn. E non è mai avvenuto".

 

L'idea dell'obbligo delle strutture pubbliche o convenzionate all'erogazione di un servizio che ha come scopo la morte di una persona trova il deciso disaccordo di Roberto Sterzi, direttore del servizio di neurologia all'Ospedale Niguarda di Milano: "Ritengo che qualsiasi azione contraria alla sopravvivenza, compresa la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione, sia eutanasia. Le nostre leggi ora non la consentono e, se mai dovessero farlo, ci sarebbe sempre spazio per l'obiezione di coscienza. Ma, prima ancora, non può essere un tribunale amministrativo a dire cos'è eutanasia. Da medico, mi chiedo poi che cosa sia un ricovero, quando si prescrive a carico del Servizio sanitario un ricovero per la sospensione delle cure. Non posso ricoverare una persona per sospendere ciò che la tiene in vita. La sentenza del Tar va contro i principi costitutivi dell'attività ospedaliera". Sterzi contesta anche "l'idea che Eluana Englaro sia solo un corpo. E' vero, con la tecnica possiamo tenere in vita a oltranza una persona. Ma a Eluana si sta dando solo da mangiare e da bere. E quel corpo – e io penso che ci sia di più – esprime una chiara volontà di vita. Con quale diritto possiamo interromperla?"

 

"Il disagio di dover obbedire a un giudice" Antonio Pesenti, medico ospedaliero e ordinario di Anestesia e rianimazione all'Universita di Milano Bicocca, dice al Foglio che si troverebbe "in una condizione di grave disagio a dover portare a esecuzione la sentenza su Eluana Englaro. Non entro nel merito della sua legittimità, ma non credo si debba interferire nel rapporto medico-paziente attraverso un atto giudiziario. Sono dell'opinione che l'accanimento terapeutico sia da evitare, anche se qui si tratta semplicemente di alimentare e idratare una persona in stato vegetativo. E' comunque una situazione molto dubbia e deve essere lasciata al medico la libertà di valutare. Non accuserei nessuno di omicidio, se si decidesse di sospendere le cure a Eluana, ma io avrei un grave problema nell'intraprendere questa strada, ora che al rapporto personale con il paziente si è sostituita una battaglia di principio con opposte strumentalizzazioni".

 

Nicola Latronico, docente di Anestesia e rianimazione all'Università di Brescia e responsabile dei servizi di rianimazione agli Spedali riuniti della città, dice al Foglio che "come medici, non siamo chiamati a sospendere i trattamenti ma a prenderci cura delle persone. Anche di un malato terminale che presto morirà, ci si può sempre prendere cura, lenendo il suo dolore. Se mi chiedessero di accompagnare alla morte Eluana Englaro, non lo farei. Sarebbe eutanasia". E se una persona in grado di intendere e di volere chiedesse al Servizio sanitario nazionale, in base a quanto stabilito per la Englaro, l'interruzione di altri trattamenti, al fine di morire? "E' una proiezione teorica estrema. Un portatore di pacemaker potrebbe chiedere di farselo togliere, e poi di essere sedato contro il dolore cardiaco…".

27 gennaio 2009

Card. Bagnasco: quello alla vita è l'unico vero diritto

dalla Prolusione del Cardinal Angelo Bagnasco

al Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale italiana

Roma, 26 gennaio 2009

 

[...]

8. [...]

 

Si è avuto notizia in queste settimane che sarebbe imminente il via alla libera circolazione della pillola Ru486. L'argomento, lo capiamo bene, è dei più intimi: le persone, le donne in particolare, lo sentono come proprio. Per questo, come Vescovi, vorremmo appena sottovoce chiedere a quanti hanno responsabilità in questa scelta: siete sicuri di aver fatto gli approfondimenti necessari? Lasciamo pure da parte per un istante la considerazione su quel «puntino» misteriosamente ma anche scientificamente così gravido di vita che si vuole espellere, e che anche recentissimamente l'istruzione vaticana Dignitas personae riconosce dal primo momento quale embrione, con la dignità di persona (cfr n. 5). E proviamo a pensare per un altro instante alla persona che si avvicina al cosiddetto farmaco. Ci sono casi documentati di danni enormi, vitali, che l'assunzione di questa pillola ha causato in alcune situazioni nell'arco degli ultimi sedici anni. Esiste una letteratura scientifica al riguardo. Se ne è tenuto conto in maniera trasparente e non ideologica? O ancora una volta la motivazione che così si fa altrove, è argomento sufficiente per introdurre la novità anche da noi? Non sarà anche questa una «procedura» solo più agile, una semplificazione per le strutture sanitarie che così risparmiano su varie voci?

 

            Un altro tema è cruciale, quello di una legge sul fine vita, resasi necessaria a seguito di alcune decisioni della giurisprudenza. Anche qui l'enfasi posta sull'adeguarsi al trend altrui è un argomento che pare avere larga presa sui  media, quasi che l'Italia abbia il complesso di esser in ritardo su un'altrui discutibile modernità. Con questa tecnica si sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, il diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura dell'art. 32 della Costituzione.

 

Il vero diritto di ogni persona umana, che è necessario riaffermare e garantire, è invece il diritto alla vita che infatti è indisponibile. Viene dunque da domandarsi perché, in una situazione sociale e sanitaria globalmente evoluta come la nostra, con progressi continui, si dovrebbe preferire "ora per allora" di optare per la morte, quando peraltro è ben noto che persone in condizioni decisamente compromesse riescono tuttavia a sorridere e a godere di esserci, senza che in genere evochino precedenti risoluzioni di morire.  Assicurati i trattamenti vitali, può avere senso la possibilità per l'ammalato di rifiutare pratiche di accanimento terapeutico, da ponderare nell'ambito del rapporto con il medico e fatta salva la responsabilità di quest'ultimo di decidere in scienza e coscienza. È in questo quadro necessario adoperarsi per un impiego largo e rasserenante della medicina palliativa, così da dare sicurezza al cittadino che non avrà un destino di dolore grave e incontrollabile. Come pure è urgente impegnarsi per una diffusione territoriale di strutture tipo hospice in grado di accompagnare le persone in coma irreversibile o in stato vegetativo, sollevando da carichi ardui le rispettive famiglie.

  

           Quando la Chiesa segnala che ogni essere umano ha valore in se stesso, anche se appare fragile agli occhi dell'altro (cfr Benedetto XVI, Discorso al Congresso del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, 15 novembre 2008), o che sono sempre sbagliate le decisioni contro la vita, comunque questa si presenti (cfr Benedetto XVI, Discorso all'ambasciatore del Lussemburgo, 18 dicembre 2008), vengono in realtà enunciati principi che sono di massima garanzia per qualunque individuo.

 

Un motivo in più, questo, per esprimere la nostra piena solidarietà al confratello Cardinale Severino Poletto, sconsideratamente attaccato attraverso i media per aver ricordato quella che è una convinzione scientifica larghissimamente condivisa, e comunque una verità etica,  ossia che togliere l'alimentazione e l'idratazione ad una persona, per di più ammalata, è determinarla verso un inaccettabile epilogo eutanasico. Ugualmente, il rispetto della legge naturale è garanzia contro manomissioni e soprusi su qualunque uomo o donna (cfr Benedetto XVI, Discorso alla Plenaria della Commissione Teologica Internazionale, 5 dicembre 2008). E per noi ha un significato profondo ricordare queste acquisizioni fondative in una stagione della storia in cui esiste ancora una parte di umanità che non vede riconosciuti i propri fondamentali diritti (cfr Benedetto XVI, Discorso per la solenne commemorazione del 6o° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, 10 dicembre 2008).

Il Tar lombardo apre all'eutanasia in Italia e nega anche l'obiezione di coscienza!

La via italiana all'eutanasia
Il Tar dà ragione alla famiglia Englaro e scrive: "Il diritto costituzionale di rifiutare le cure è un diritto di libertà assoluta".
Il prof. Gambino spiega perché la decisione "introduce una prassi di chiara deriva eutanasica"
(C) IL FOGLIO - 27 gennaio 2009 - pagina 1
 
La via italiana all'eutanasia, che continua a tracciarsi a colpi di provvedimenti giudiziari, da ieri ha fatto un nuovo tratto di strada. Il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso della famiglia di Eluana Englaro contro la regione, che non aveva voluto indicare una struttura dove procedere al distacco del sondino attraverso il quale la donna è nutrita e dissetata. "Il diritto costituzionale di rifiutare le cure – si legge nella sentenza del Tar – come descritto dalla Suprema Corte, è un diritto di libertà assoluto, il cui dovere di rispetto si impone erga omnes, nei confronti di chiunque intrattenga con l'ammalato il rapporto di cura, non importa se operante all'interno di una struttura sanitaria pubblica o privata".
 
Al padre-tutore è stato riconosciuto il diritto di accettare o rifiutare le cure in nome e per conto della figlia. Fa stato la sentenza della Corte d'Appello, dunque, che potrebbe essere rivista in seguito a istanza del tutore o del curatore di Eluana (che mai lo faranno). Nello scorso settembre, rispondendo alla diffida di Beppino Englaro, il direttore generale della Sanità lombarda aveva risposto che nelle strutture sanitarie "hospice compresi", deve essere garantita "l'assistenza di base che si sostanzia nella nutrizione, idratazione e accudimento delle persone". Negarle, per gli operatori del Ssn, sarebbe venir meno "ai propri obblighi professionali e di servizio anche in considerazione del fatto che il provvedimento giurisdizionale, di cui si chiede l'esecuzione, non contiene un obbligo formale di adempiere a carico di soggetti o enti individuati".
 
Per il Tar della Lombardia non è così. La sentenza stabilisce che ora l'amministrazione sanitaria regionale dovrà indicare la struttura "dotata di requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, tali da renderla 'confacente' agli interventi e alle prestazioni strumentali all'esercizio della libertà costituzionale di rifiutare le cure", e aggiunge che alla richiesta di Beppino Englaro non può opporsi l'obiezione di coscienza. La sentenza affronta anche il problema dell'efficacia dell'atto di indirizzo del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, con il quale si ribadisce l'obbligo delle strutture del Ssn di garantire a chiunque i livelli essenziali di assistenza. L'atto ministeriale è ritenuto dal Tar "inidoneo, secondo i principi generali sulle fonti, ad intaccare il quadro del diritto oggettivo come ricostruito con la forza e l'efficacia propri del provvedimento giurisdizionale". Ora tocca alla giunta regionale della Lombardia decidere se presentare ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza.
 
Il presidente della regione, Roberto Formigoni, ha detto ieri che "la legge attribuisce alle regioni, tramite il servizio sanitario, il compito di assistere e curare le persone con lo scopo di guarirle. Non posso accettare che la magistratura ci attribuisca un altro compito, quello di togliere la vita". Ha poi aggiunto che "alla regione non verrebbe richiesta né la sola sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione, né la semplice sospensione di una prestazione sanitaria, ma la vera e propria somministrazione di uno specifico trattamento, per altro non previsto dai livelli di assistenza sanitaria nazionale. E di "sentenza erronea ed abnorme" parla il giurista Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato all'Università europea di Roma. Al Foglio, Gambino dice che quella decisione "ruota attorno a un presupposto del tutto sbagliato: che in questa vicenda si voglia ricoverare il paziente per curarlo. In un vero caso di richiesta di cura sarebbe certamente precluso al Sistema sanitario nazionale di rifiutare il ricovero. Ma qui accade esattamente il contrario, perché sola finalità del ricovero è porre fine a un'esistenza, sospendere un trattamento per raggiungere in breve la morte". La decisione del Tar, conclude Gambino "introduce in Italia una prassi di chiara deriva eutanasica".

26 gennaio 2009

Testo email per chiedere al Governo il decreto legge "salva-Eluana"

Cliccare su questo link per scrivere un'email al Governo italiano e chiedere che salvi Eluana Englaro tramite un decreto legge in cui sia vietata la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione a tutte le persone in stato vegetativo: dal proprio programma di posta elettronica si aprirà  un nuovo messaggio giá compilato in tutte le sue parti (destinatari, oggetto, testo), solo da firmare ed inviare.

 

Se il collegamento non funzionasse basterà copiare-incollare in un nuovo messaggio il testo riportato sotto ed inviarlo ai destinatari indicati; è stato inserito anche l'indirizzo info@dueminutiperlavita.org in modo da poter conteggiare i messaggi inviati.

 

Qui è disponibile la presentazione dell'appello al Governo: si chiede di scaricarla e di diffonderla ai propri contatti

 

***

Destinatari:

segreteria.presidente@governo.it; berlusconi_s@camera.it; bonaiuti_p@camera.it; micciche_g@camera.it; info@carlogiovanardi.it; giovanardi_c@posta.senato.it; brambilla_m@camera.it; brancher_a@camera.it; crimi_r@camera.it; balocchi_m@camera.it; fitto_r@camera.it; segreteria.regioni@governo.it; rotondi_g@camera.it; programma@governo.it; brunetta_r@camera.it; info@renatobrunetta.it; urpdfp@funzionepubblica.it; carfagna_m@camera.it; serep@pariopportunita.gov.it; info@maracarfagna.net; ronchi_a@camera.it; info@politichecomunitarie.it; vito_e@camera.it; rapportiparlamento@governo.it; bossi_u@camera.it; riformeistituzionali@governo.it; meloni_g@camera.it; info@gioventu.it; calderoli_r@posta.senato.it; f.carcano@governo.it; frattini_f@camera.it; cdr@esteri.it; maroni_r@camera.it; DipartimentoAffariInternieTerritoriali@interno.it; alfano_a@camera.it; callcenter@giustizia.it; alberticasellati_m@posta.senato.it; alberticasellati_m@posta.senato.it; caliendo_g@posta.senato.it; larussa_i@camera.it; spi.ca@gabmin.difesa.it; tremonti_g@camera.it; ufficio.stampa@tesoro.it; scajola_c@camera.it; Segreteria.ministro@sviluppoeconomico.gov.it; redazione@lucazaia.it; urp@politicheagricole.gov.it; prestigiacomo_s@camera.it; segr.ufficiostampa@minambiente.it; matteoli_a@posta.senato.it; ufficio.stampa@infrastrutture.gov.it; sacconi_m@posta.senato.it; viespoli_p@posta.senato.it; ferruccio.fazio@hsr.it; martini_f@camera.it; roccella_e@camera.it; gelmini_m@camera.it; urp@istruzione.it; bondi_s@posta.senato.it; urp@beniculturali.it; segreteriaMinistroSacconi@lavoro.gov.it; segreteria.fazio@sanita.it; segreteria.martini@sanita.it; segreteriaroccella@lavoro.gov.it; segreteriaviespoli@lavoro.gov.it; urpminsalute@sanita.it; ufficiostampa@sanita.it; info@dueminutiperlavita.org

Oggetto: Salvate Eluana Englaro con un decreto legge!

Testo:

 

Gent.mi
Presidente del Consiglio
Sigg.ri Ministri e Sottosegretari,

in seguito alla drammatica evoluzione della vicenda di Eluana Englaro rinnovo la richiesta di salvare la giovane donna lecchese stabilendo con un decreto legge il divieto di interrompere l'alimentazione e l'idratazione alle persone in stato vegetativo.
 
"Non uccidere" è un precetto inscritto nel cuore dell'uomo di ogni epoca e di ogni luogo, che nessun Legislatore o Giudice puó infrangere senza che siano minate le radici della stessa convivenza umana; togliere la vita ad una persona innocente ed indifesa, solo perchè gravemente malata, è una pratica disumana.


Il popolo italiano attende un segnale forte in difesa dell'inviolabile diritto alla vita di ogni essere umano e non dimenticherà il Vostro comportamento in questa situzione.

 

In attesa di un Vostro intervento concreto per salvare Eluana si porgono distinti saluti.

 

Nome e Cognome:

Località (provincia):

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Il Governo salvi Eluana con decreto legge!

APPELLO AL GOVERNO ITALIANO AFFINCHÈ

IMPEDISCA CON UN DECRETO LEGGE L'UCCISIONE DI ELUANA ENGLARO

 

In seguito alle recenti dichiarazioni dei Dirigenti della struttura "La Quiete" di Udine, l'Associazione Due minuti per la vita rinnova accoratamente al Governo italiano la richiesta di salvare Eluana Englaro provvedendo con un decreto legge a stabilire il divieto di interrompere l'alimentazione e l'idratazione delle perone in stato vegetativo.

 

In caso contrario conseguirebbe inevitabilmente della giovane donna lecchese, ma solo al termine ad una lunga e dolorosa agonia, come avvenne nel 2005 tre anni fa negli Stati Uniti d'America per Terry Schindler Schiavo.

 

Oggi questo rischia di accadere nel nostro paese: da qui a pochi giorni Eluana potrà essere lasciata morire di fame e di sete, con l'avallo dei giudici e sulla base di presunte dichiarazioni che avrebbe rilasciato oltre sedici anni fa.

 

"Non uccidere" è un precetto inscritto nel cuore dell'uomo di ogni epoca e di ogni luogo, che nessun Legislatore o Giudice puó infrangere senza che siano minate le radici della stessa convivenza umana; togliere la vita ad una persona innocente ed indifesa, solo perchè gravemente malata, è una pratica disumana.

 

Non ci si può rassegnare al tragico epilogo che sembra ormai riservato ad Eluana, consolandosi al pensiero di poter (forse!), per il futuro, salvare coloro che si trovano nelle sue stesse condizioni: il popolo italiano attende un segnale forte in difesa del diritto alla vita, diritto inviolabile di ogni essere umano, e non intende rassegnarsi a chinare il capo di fronte all'esecuzione capitale di una sua connazionale.

 

L'Associazione sollecita tutti i cittadini italiani a difendere la vita di Eluana e riaffermarne il diritto a vivere interpellando il Presidente del Consiglio ed i relativi Ministri per chiedere un adeguato intervento nel merito. A tal fine sul sito dell'Associazione è disponibile un testo precompilato dell'email da inviare al Governo, con i rispettivi indirizzi di posta elettronica, che si invita ad utilizzare e diffondere.

 

Associazione Due minuti per la vita

casella postale 299 – 10121 Torino

Internet: www.dueminutiperlavita.info

Email: info@dueminutiperlavita.org

24 gennaio 2009

Denuncia di omicidio per chi eseguisse il decreto della Corte di Appello di Milano

«Denuncia certa per i sanitari che eseguono il decreto»
di Paolo Ferrario - (C) Avvenire - 24 gennaio 2009 - pagina 9
 
Il neurologo Dolce scrive al presidente dei direttori ospedalieri: «Nessuno può essere obbligato a togliere cibo e acqua ad Eluana; chi lo facesse sarebbe incriminato per omicidio volontario e tortura»
 
Il medico che si prestasse a dare esecuzione al decreto della Corte d'Appello di Milano, che permette il distac­co del sondino nasograstrico ad Eluana Englaro, incor­rerebbe in «gravissimi reati» e sarebbe denunciato per omicidio volontario. Anche qualora si trovasse una struttu­ra disposta ad accogliere la giovane donna, tutti i medici e il personale sanitario di quella struttura avrebbero l'obbli­go di intervenire per evitare la morte di Eluana e, se non lo facessero, potrebbero essere a loro volta denunciati.
Queste, in estrema sintesi, le argomentazioni contenute in una lettera inviata dal professor Giuliano Dolce, neurologo e direttore scientifico dell'Istitu­to Sant'Anna di Crotone, al pre­sidente dell'Associazione na­zionale medici delle direzioni o­spedaliere (Anmdo), Giancarlo Finzi. Nella lettera, Dolce ricor­da che «il caso Englaro viene trattato con modalità veramen­te stupefacenti, per cui è possi­bile che si verifichi una vera e propria "aberratio" con conse­guenze disastrose per noi medi­ci». In altri termini, secondo il neurologo, la vicenda ruota intorno alla «richiesta del tuto­re » (il padre di Eluana) alle strutture sanitarie italiane affin­chè accolgano la figlia, richiesta fondata «sull'errato pre­supposto che questo sia un atto dovuto».
«In verità – scrive Dolce – non si vuole capire che da un pun­to di vista medico il decreto non è eseguibile senza incorre­re in gravissimi reati, che alla fine colpiranno in primo luogo il direttore sanitario e susseguentemente i colle­ghi e tutti coloro che prenderanno parte all'attuazione del dispositivo del Tribunale». Se, infatti, il decreto del 9 luglio 2008 autorizza il distacco dell'alimentazione artificiale, nulla dice sulla possibilità di continuare a nutrire Eluana per le vie naturali. Una possi­bilità che lo stesso Dolce ha certificato essere possibile, da­to che Eluana deglutisce e che, nei primi anni dopo l'inci­dente, la stessa madre la nutriva in questo modo. Inoltre, il neurologo calabrese ricorda che Eluana non è mai stata sot­toposta alle «indagini specifiche» in grado di accertare la presenza della deglutizione.
 
«Il fatto che Eluana deglutisca – sottolinea Dolce – onde e­vitare una denuncia per omicidio volontario, con aggravanti perché si tratta di una gravissima disabile, impone quanto­meno il tentativo continuato di una alimentazione e idra­tazione naturale. Nessuno, per quanto disabile sia, può es­sere lasciato morire di fame e di sete. Oltretutto sono mol­te le associazioni pronte a sporgere denuncia nel caso in cui Eluana sia lasciata morire in questo modo [anche se fosse uccisa in un altro modo si potra' comunque sporgere denuncia!, ndr]».

Nella lettera a Finzi, Dolce sottolinea anche la contraddit­torietà
del decreto milanese che autorizza ad interrompere l'ali­mentazione ma prescrive l'utiliz­zo di sostanze idonee ad «elimi­nare l'eventuale disagio da caren­za di liquidi». «Tali sostanze – scrive Dolce – non esistono e, per evitare le sofferen­ze da mancata idratazione, che gli stessi giudici riconoscono, è ne­cessario somministrare acqua non più per sondino, perché il di­stacco dello stesso è stato auto­rizzato dai magistrati, ma attraverso una flebo che costitui­sce, questa sì, una indiscussa terapia». Inoltre, riprendendo una recente dichiarazione di 26 spe­cialisti italiani, francesi, spagnoli e tedeschi, il neurologo ri­corda che «anche dopo molti anni, i dolori fisici spontanei o provocati da malattie intercorrenti o da inadeguate ma­novre, vengono percepiti dai pazienti e verosimilmente an­che quelli provocati dalla fame e dalla sete». In sostanza, «la­sciando senza acqua una persona per molti giorni, si prati­ca una vera e propria tortura su un soggetto gravemente di­sabile, reato questo che viene punito pesantemente dal co­dice penale». Ancora una volta, infine, Dolce ricorda che il decreto del Tri­bunale di Milano è meramente autorizzativo e che, perciò, «nessuno può essere obbligato a darne esecuzione».

23 gennaio 2009

Sacconi chiarisce e ribadisce sull'atto di indirizzo

Dichiarazione del Ministro del Lavoro, delle Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi - 21 gennaio 2009
 
 
 
Le molte inesattezze formali e sostanziali, accompagnate talora da una campagna ideologica che di un caso specifico vuol fare una regola generale, mi obbligano a ricordare le ragioni dell'atto che ho prodotto e la disciplina allo stato applicabile con riferimento al dovere di idratazione e alimentazione verso qualunque persona – specialmente ove non sia in grado di provvedere a se stessa – nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. Tale obbligo non può ovviamente che collocarsi nell'ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza, per i quali l'articolo 117 della Costituzione prevede la competenza esclusiva dello Stato, il cui compito è quindi quello di garantirne il rispetto nell'intero territorio nazionale.
 
In assenza di una disciplina legislativa dedicata alla regolazione della fine di vita [...] la generale applicazione del dovere di alimentazione e idratazione nei casi di particolare bisogno non poteva non essere accompagnata da un cosiddetto atto di ricognizione dei principi generali emanato dal Ministro nell'ambito del suo dovere di assicurare l'esigenza di unitarietà del Servizio sanitario nazionale rispetto ai valori fondamentali.  Altri atti, del resto,  sono stati prodotti in passato con lo stesso scopo come, tra gli altri, quello dedicato ai limiti e alle modalità di impiego della terapia del cosiddetto elettroshock.
 
Mi sono avvalso peraltro del parere espresso dal Comitato nazionale di bioetica, organo della Presidenza del Consiglio a somiglianza di analoghi organi presenti in quasi tutti i Paesi, seguendo un criterio di prudenza che, in assenza di una legislazione specifica, vuole la conferma della prassi fin qui adottata dall'intero Servizio sanitario nazionale. Ho richiamato, inoltre, la Convenzione delle Nazioni Unite sui disabili - il cui disegno di legge di ratifica è in questi giorni all'approvazione del Parlamento - per l'ampio consenso politico e sociale che su di essa si è già registrato, essendo peraltro noto che quella Convenzione è stata definita anche alla luce dell'ampio dibattito seguito alla vicenda Terry Schiavo.
 
I comportamenti  di erogatori pubblici e privati del Servizio sanitario nazionale in contrasto con i principi generali e le norme specifiche dell'ordinamento sono ovviamente  suscettibili di sanzione da parte delle Regioni e, relativamente ai principi fondamentali e ai Livelli Essenziali di Assistenza, anche da parte dello Stato, sulla base di procedure previste dall'articolo 120 della Costituzione e dalle relative leggi attuative.
 
Il provvedimento della Corte di Cassazione sul caso Englaro, d'altra parte, oltre ad avere efficacia solo nel caso specifico, attribuisce una mera facoltà al tutore della signora Eluana Englaro, senza disporre alcun obbligo specifico a carico di una struttura del Servizio sanitario nazionale.
 
Tutto ciò ho voluto ribadire per chiarezza di posizione esprimendo allo stesso tempo tutta la mia umana comprensione del dramma vissuto dalla famiglia Englaro. [...] Ciò tuttavia non può esimermi dall'esercizio dei miei doveri secondo scienza e coscienza. 

Compendio sull'antilingua della buona morte: quando l'ideologia stritola la realta'

Quella neolingua che parla della sorte da riservare ai "diversamente vivi"
Tra "accoglienza", "epilogo naturale" e "diritto alla salute"
 
di Nicoletta Tiliacos - (C) Il Foglio - 22 gennaio 2009 - pagina 2
 
Se ci verrà chiesto siamo disposti ad accogliere Eluana in una struttura pubblica". Nel novissimo dizionario della postmodernità laicista, ricordiamoci che "accogliere" si traduce "provocare la morte per fame e per sete". Prendiamone nota, perché altrimenti le parole del presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso, estrapolate tra cinquant'anni dal contesto che le ha prodotte, rischierebbero di essere fraintese. Rischierebbe di essere frainteso anche il giurista Amedeo Santosuosso, che al Corriere della Sera parla di "diritto alla salute". Per Eluana, dice, quel diritto "ora consiste nella sospensione di nutrizione e idratazione". E' chiaro? Da questo momento, quando sentiremo parlare di "diritto alla salute", dobbiamo sapere che può voler dire: "Far morire di fame e di sete una persona che ha bisogno di acqua e cibo per vivere". Come chiunque, del resto.
 
Nel novissimo dizionario postmoderno leggiamo anche che la fine comminata per fame e per sete a una disabile in stato vegetativo persistente – il cui corpo testimonia da diciassette anni un inequivocabile attaccamento alla vita – diventa, nella forbita argomentazione dell'illustre avvocato Carlo Federico Grosso, l'"epilogo ormai logico e naturale". Ecco, va fatta la massima attenzione: c'è un nuovo significato di "naturale". Eluana sarà accompagnata alla "morte naturale", ha scritto Piero Colaprico su Repubblica; faceva eco al padre di Eluana Englaro, Beppino, quando chiedeva che Eluana riprendesse "il suo cammino della morte naturale, interrotta dalla rianimazione e dalle terapie forzate".
 
"Morte naturale", prendiamo dunque nota, è la morte per fame e per sete. Eluana non può mangiare e bere da sola – come un neonato, come qualsiasi grave disabile – e dunque poche storie: nutrirla e dissetarla significa ostacolare il naturale corso degli eventi. Ma siamo davvero incorreggibili: ci ostiniamo a chiamare Eluana "disabile". Eppure la bioeticista animalista Luisella Battaglia ha scritto che la donna è stata indebitamente "promossa" a disabile da Eugenia Roccella. Non è una disabile, semmai è "diversamente viva". A quando "post persona"? Questione di tempo, non c'è fretta.
 
Il novissimo dizionario della postmodernità eutanasica sa il fatto suo. Dedica pagine e pagine alla parola "libertà", da sola o in opportuna compagnia di "diritto". "Per la libertà di Eluana", ovvero per la sua morte procurata per sete e per fame, era lo slogan della manifestazione radicale a Lecco, sabato scorso. Quella culminata con la consegna delle diciassette rose (una per ogni anno passato dalla donna in stato vegetativo) a Beppino Englaro, come anticipazione o in sostituzione delle corone funebri. Il ritardo nel comminare quella morte, e l'atto di indirizzo del ministro Sacconi che ricorda alle strutture sanitarie la loro funzione, diventano così "lesione di un diritto". Dei "diritti di un padre, che dopo aver sofferto per diciassette anni, si vede adesso sballottato da una istituzione all'altra. E da una interdizione all'altra", si indigna la solita Bresso.
 
Ha spiegato il dottor Mario Riccio, quello che ha staccato il respiratore a Piergiorgio Welby: "Non sono i medici che mancano al padre di Eluana, ma la struttura. Seppure non collegare il sondino alla sacca per l'alimentazione e l'idratazione è, nei fatti, un atto più semplice che staccare il respiratore e sedare il paziente, come è avvenuto per Welby, la situazione è più complessa. Si tratta infatti di non prescrivere la sacca per quindici-venti giorni di seguito".
 
Non "un unico atto attivo, ma un atto passivo ripetuto per molti giorni". E' la famosa "morte naturale", l'"epilogo naturale" della scandalosa vita di Eluana, è il "protocollo operativo di distacco dell'alimentazione artificiale" che la clinica Città di Udine aveva predisposto con ogni cura. Loro erano certamente disposti ad "accogliere" Eluana (vedi sopra per la vera traduzione) ma poi è intervenuto Sacconi e il protocollo operativo a cura dei volenterosi volontari per la libertà di Eluana subisce ritardi. Nel dizionario non mancano la "volontà di Eluana", la sua "autodeterminazione": traduzioni certificate da sentenza di quello che altri dicono di lei ("di fatto, Eluana continua a non vedere rispettata la propria volontà", dice il neurologo Defanti). Si comprende l'impazienza della curatrice speciale: "Siamo sempre pronti a valutare qualunque disponibilità purché non rappresenti ulteriore perdita di tempo".
 
Cercasi volenterosi esecutori di sentenza di morte. Astenersi perditempo. C'è in programma la "morte dignitosa" di Eluana Englaro. Basta ricordarsi che "dignità", nel novissimo dizionario della postmodernità eutanasica, significa soppressione di un disabile, per fame e per sete.

22 gennaio 2009

I Piemontesi non vogliono uccidere Eluana Englaro!

Torino, 22 gennaio 2009 
 
 
L'Associazione torinese Due minuti per la vita chiede ai piemontesi di esprimere alla Presidente della Regione Mercedes Bresso - ed alla Giunta regionale – la propria profonda contrarietà all'uccisione di Eluana Englaro. La Presidente Bresso deve ritirare le proprie dichiarazioni in merito alla disponibilita del Piemonte nel trovare una struttura dove sospendere l'alimentazione e l'idratazione della giovane donna lecchese.

Se tale interruzione fosse attuata provocherebbe infatti la morte di Eluana in seguito ad una lunga e dolorosa agonia, come avvenne in America ai danni di Terry Schindler Schiavo. Un simile gesto ripugna alla sensibilità umana e contraddice il patrimonio storico, culturale e spirituale del Piemonte: uccidere una persona innocente ed indifesa è indegno di ogni popolo che voglia continuare a potersi definire civile.

La Presidente Bresso sta inoltre violando l'articolo 9 dello Statuto regionale laddove questo stabilisce che "la Regione promuove e tutela il diritto alla salute delle persone e [...] organizza gli strumenti più efficaci per tutelare la salute".
 
L'Associazione Due minuti per la vita sollecita in modo accorato tutti coloro che hanno a cuore la difesa della vita a riaffermare l'inviolabile diritto di Eluana a vivere interpellando direttamente i responsabili della Regione Piemonte: a tal fine sul sito dell'Associazione è disponibile un testo precompilato del messaggio email da inviare ai membri della Giunta Regionale - con i relativi indirizzi di posta elettronica - che si invita ad utilizzare e diffondere.
 
 
Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299 - 10121 Torino
Email:      info@dueminutiperlavita.org