URGENTE


02 luglio 2009

Fantasia eugenetica al potere: come se la legge 40 non ci fosse

Eugenetica alla bolognese

Un'ordinanza ignora la legge 40 e apre alla selezione degli embrioni

© IL FOGLIO – mercoledì 2 luglio – Editoriale – pagina 3

 

L'ordinanza del Tribunale di Bologna – che consente a una coppia senza alcun problema di sterilità (visto che ha già due figli) di accedere alla procreazione medicalmente assistita per selezionare embrioni indenni dalla distrofia di Duchenne – non è soltanto l'ennesima spallata giudiziaria alla legge 40.

 

E' la dimostrazione che la lettera di quella legge può essere tranquillamente ignorata. Il provvedimento bolognese non trova infatti nessuna giustificazione giuridica. Nemmeno la sentenza dello scorso marzo, con cui la Corte costituzionale aveva rimesso in discussione alcuni paletti della legge, ha infatti cancellato l'obbligo di riservare le tecniche di procreazione artificiale esclusivamente alle coppie sterili.

 

"Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità": questo il testo della legge, inequivocabile. L'ordinanza di Bologna finge che non sia così, si inventa il diritto di scegliere l'embrione "sano" e stabilisce addirittura quanti embrioni produrre: "Un numero minimo di sei", anche qui clamorosamente in contrasto con la lettera della legge, che prevede un massimo di tre.

 

Si sceglie la strada della normativa fai-da-te, si cambiano tutte le carte in tavola e si azzera la logica stessa di una normativa lungamente discussa, votata a larga maggioranza parlamentare e uscita indenne da un referendum abrogativo.

 

Il provvedimento del Tribunale di Bologna, sollecitato da una coppia fiorentina che si era vista negare – giustamente – le pratiche di fecondazione da un centro della loro città, vale per il singolo caso, ma è comunque devastante dal punto di vista del precedente.

 

Tecniche comunque problematiche, come sono quelle che modificano la generazione naturale, sono ammesse dal nostro ordinamento per superare gravi problemi di infertilità. Non per introdurre pratiche eugenetiche palesi, dando la possibilità di eliminare come materiale scadente gli embrioni "malati", dopo averli fabbricati in provetta.