Il ragazzo si alza dal divano, spegne la tv, esce in strada. Chiama un amico, si vanta di aver giocato per 17 ore di fila e dice che però ora sta «morendo di fame». Mentre cammina per strada si intravede sullo sfondo, appeso a un muro, un manifesto su cui appare il volto del protagonista e qualche scritta poco nitida e incomprensibile. Entrato in un bar, ordina «un menù 2 e una bottiglia d'acqua». La cassiera si prepara a servirlo, ma con la coda dell'occhio vede che il ragazzo è lo stesso del volantino che tiene sottobanco. «Mi dispiace, non posso darle quello che ha chiesto». «Allora mi dia il menù tre, ma senza formaggio». La cassiera è imbarazzata: «Non posso darle nemmeno questo». Interviene il proprietario del locale: «Mi dispiace ma non possiamo darle da mangiare». «Ma come, perché?», chiede. «Per legge», risponde l'uomo. «Allora per legge lei mi dia il documento per i reclami». Ma il proprietario insiste, lo invita energicamente ad andarsene, «me ne vado, me ne vado, ma a chiamare la polizia».
Tra di voi c'è quello...
Parco. Il nostro si siede su una panchina, accanto a un operaio che addenta il proprio pasto. «Senti, ti do tutti i soldi che ho per il panino. Ho 35 euro e un po' di monete». Mentre rovista nelle tasche per cercare il compenso, l'operaio vede affisso su un albero il manifesto. Si alza di scatto, corre da un poliziotto: «Non gli ho dato niente, è stato lui a chiedere». Il ragazzo si avvicina, si forma un capannello di persone, l'agente spiega che non gli si può dare da mangiare perché «si deve rispettare la legge».
Il nostro prova a dissetarsi a una fontanella e poco dopo alla canna dell'acqua impugnata da un giardiniere («Non posso darti da bere, non voglio avere problemi, ok?»), ma inutilmente. Sconsolato, si siede su un'altra panchina, mani nei capelli. Vede degli uccelli beccare delle briciole. Li allontana, cerca di mangiarle, le sputa. Il giardiniere chiama la polizia, il ragazzo scappa. Arrivato davanti a un distributore automatico di snack, capisce che cosa gli sta succedendo. Lì a fianco trova appeso a un muro il manifesto con la sua fotografia. Legge: «è vietato somministrare qualsiasi tipo di alimento e bevanda al soggetto della foto. La trasgressione sarà punita con pene da 2 a 10 anni di carcere e una multa minima di 20 mila euro». Sconvolto e coi crampi allo stomaco, vaga per le vie della città, nascondendosi sotto il cappuccio della felpa. S'odono voci di telegiornali che ricordano alla popolazione che «è vietato dar da mangiare al ragazzo».
Solo un senzatetto, che non lo riconosce, lo invita a fare la fila davanti a una casa, aspettando che i padroni portino fuori la spazzatura. Ma anche questa volta va male. Un uomo s'affaccia all'uscio: «Mi dispiace ragazzi, ma oggi non portiamo fuori la pattumiera». «Perché? Abbiamo aspettato tutto il giorno», protestano gli straccioni. «Tra di voi c'è quello...». Riconosciuto dai poveracci, è costretto di nuovo alla fuga. Rifugiatosi dietro un muro, chiama il padre. Pronto, chi è? «Sono tuo figlio, che stai cercando di far morire di fame». Risposta: «Facciamo del nostro meglio per te. è da talmente tanto tempo che abbiamo preso questa decisione per il tuo bene. Sei depresso. Senza far niente. Senza voglia di fare. Tutto il giorno attaccato a quella maledetta macchina. Come un vegetale. Senza vita. Perché prolungare la tua sofferenza?». «Posso cambiare...», protesta flebilmente. «Per l'amor di Dio, sono anni che ripeti sempre le stesse cose. Dici che andrai avanti, ma continui a dipendere da noi. Questa non è vita, non è essere vivi, è essere morti. Per questo vogliamo che tu muoia degnamente e smetta di soffrire. La decisione è presa. Accettala. Abbiamo sempre pensato al meglio per te. Addio».
Il biberon e la minestra
Il ragazzo non si arrende, si reca a casa dei genitori, ma questi lo lasciano fuori dalla porta. «Mamma, mi fa male la pancia dalla fame. Sto morendo di fame». Risposta della madre: «Vedrai che tutto sarà meglio dopo. Non ha senso prolungare la vita». Fugge di nuovo, mentre si sente la voce dal padre che, al telefono, contatta la polizia. Seduto su un marciapiede, il ragazzo bisbiglia sconsolato: «Forse hanno ragione. Non vale la pena continuare così. Non ce la faccio più». S'accascia. Catartici scrosci d'acqua. Inizia a piovere. Una figura gli si para davanti, volto nacosto dall'ombra di un ombrello. «Ho fame», implora il ragazzo.
Cambio di scena: interno di una casa. Il ragazzo, seduto davanti a un piatto, è titubante se affondare il cucchiaio nella minestra. Estrae dalla tasca il volantino e lo porge a una donna, in piedi davanti a lui. Lei lo prende, lo legge, lo ripone sul tavolo. «Ma perché?», dice il ragazzo, prima di essere interrotto dal pianto di un bambino. La donna esce dalla stanza, rientra con un neonato in braccio, si siede. Mentre il bambino succhia dal biberon, il ragazzo inizia a mangiare la minestra. Compare la scritta: «Dedicado a Eluana Englaro. Porque existe una alternativa a la muerte. La vida».

Scarica e diffondi il banner!