URGENTE


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23 dicembre 2008

Eluana può essere nutrita per via naturale e non si può far morire di fame e di sete: il neurogolo Dolce non fa sconti all'intelligencija eutanasica

Eluana potrebbe essere nutrita per via naturale

 

«Non si può lasciarla morire mascherando la sua sete con i sedativi Sarebbe una grave forma di eutanasia. E i responsabili potrebbero essere accusati di aver ucciso una disabile grave» 

 

di Giuliano Dolce* – © Avvenire – 23 dicembre 2008 – pagina 9



La situazione che stiamo vivendo è veramente paradossale, soprattutto per noi medici, poiché siamo costretti ad ascoltare le diverse opinioni di persone che parlano, senza alcun fondamento scientifico. Questo succede quando si pretende di prendere una intransigente posizione senza conoscere bene la materia. La confusione che ne deriva però è veramente drammatica perché riguarda la vita di una persona che vive in mezzo a noi.

 

Io ho visitato a gennaio scorso Eluana Englaro con il consenso del padre. Eluana si trovava in uno stato vegetativo conclamato per cui non è stato possibile ottenere alcuna risposta consistente, ma alcune funzioni erano conservate. In modo particolare la deglutizione. Eluana ingoia e ha sempre ingoiato la saliva e dalla anamnesi è risultato che nei primi anni veniva spesso alimentata per bocca dalla madre anche se la pratica richiedeva tempo.

 

Per ragioni di praticità venne poi preferita esclusivamente la nutrizione attraverso sondino. Veniva poi riferito che da pochi mesi era ritornato il ciclo mestruale dopo anni dal momento dell'incidente.

 

Prima di sospendere la nutrizione artificiale quindi, è assolutamente necessario valutare bene le residue capacità funzionali della deglutizione con un particolare esame radiologico, anche perché ne deriva che il medico che applicasse il dispositivo della sentenza rischia di essere accusato di aver fatto morire di fame e di sete una grave disabile, capace di essere nutrita per via naturale. Oltre al reato di omicidio si configura anche quello aggravante di tortura di incapace. 

In modo particolare la sete è intollerabile dopo uno o due giorni e tutti chiederebbero l'acqua, cambiando le disposizioni anticipate date decenni prima, o anche il giorno prima.  Se si interviene con antidolorifici che potrebbero sicuramente alleviare il disagio, allora non si pratica più l'abbandono attivo, ma una eutanasia crudele perché l'evento morte non è immediato ma si prolunga nel tempo. La sentenza del tribunale di Milano autorizza la sospensione delle terapie compresa la idratazione e la nutrizione artificiale e non certo quella naturale!

 

Va detto che anche dopo molti anni i dolori fisici spontanei o provocati da malattie intercorrenti o da inadeguate manovre vengono percepiti dai pazienti in stato vegetativo e verosimilmente anche quelli provocati dalla fame e dalla sete.

 

Proprio su questo punto è stata vergata una dichiarazione condivisa cui hanno aderito 26 specialisti della materia italiani, francesi, spagnoli e tedeschi in una recente riunione internazionale tenutasi a Roma presso l'istituto Santa Lucia. In questo congresso sono state rese note diverse comunicazioni che mettono in luce come durante lo stato vegetativo, anche dopo anni è possibile registrare attività di coscienza sommersa, anche in assenza di consapevolezza in altre parole il cervello lavora. 

 

Infine, e non per importanza, il tutore il curatore e tutti quelli che si adopereranno a mettere in esecuzione il decreto della Corte d'appello di Milano, devono necessariamente tenere presente che la procedura in esso indicata non è assolutamente praticabile sotto un profilo medico per due ragioni: per eliminare le sofferenze provocate dalla fame dalla sete, il sanitario deve eliminare per prima cosa la causa della sofferenza e ciò si può fare solamente somministrando acqua e non sedativi. Lo esige la buona pratica medica. Se invece si somministra una forte sedazione prolungata, praticamente si esegue una forma di eutanasia che in italia, attualmente, costituisce un reato grave.

 

È altrettanto grave che il tribunale non abbia disposto una perizia sulle reali condizioni di Eluana alla luce delle recenti novità in campo scientifico. Evidentemente i giudici non erano bene informati sulle capacità funzionali di una persona in stato vegetativo, e sono altresì convinto che gli stessi giudici, una volta adeguatamente informati, condannerebbero quelle persone pronte oggi a dare esecuzione alla sentenza. 

 

*neurologo e direttore scientifico dell'Istituto Sant'Anna di Crotone

20 dicembre 2008

Benedetto XVI: mai lecita l'eutanasia!

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A SUA ECCELLENZA IL SIGNOR PAUL DÜHR, NUOVO AMBASCIATORE DI LUSSEMBURGO PRESSO LA SANTA SEDE
 
Sala Clementina
Giovedì, 18 dicembre 2008
 
 
Signor Ambasciatore,
Sono lieto di accoglierla, Eccellenza, in questa circostanza solenne della presentazione delle Lettere che l'accreditano come ambasciatore straordinario e plenipotenziario del Granducato di Lussemburgo presso la Santa Sede. La ringrazio, signor ambasciatore, per le cordiali parole che mi ha rivolto. Le sarei grato se volesse trasmettere a Sua Altezza Reale il Granduca Enrico i miei voti cordiali per la sua persona e per la famiglia granducale, e anche per la felicità e il successo del popolo lussemburghese. Prego Dio di sostenere gli sforzi e le iniziative di tutte le persone che si preoccupano del bene comune.
 
Alla fine di quest'anno si concludono le festività che hanno segnato la celebrazione del 1350° anniversario della nascita di San Villibrordo, il patrono secondario della vostra nazione. Instancabile missionario in mezzo a grandi vicissitudini politiche, è stato soprattutto grazie a lui che il seme del Vangelo è stato piantato nella vostra terra, è cresciuto e ha recato frutto e ha lasciato un'impronta profonda nella storia del Paese. Ancora oggi, la comunità cattolica partecipa attivamente alla vita sociale e politica della nazione, cercando di offrire un contributo utile al benessere di tutta la popolazione e di partecipare efficacemente alla soluzione dei problemi che condizionano la vita degli uomini.
 
In particolare è un dovere urgente, comune a tutti, proteggere la dignità dell'uomo dalle aggressioni che deve subire per le situazioni di povertà che esistono anche nelle nazioni più industrializzate come la vostra. Questa attenzione si deve esprimere a diversi livelli: attraverso azioni di prossimità, ma anche su scala nazionale, senza dimenticare la cooperazione internazionale. La crisi finanziaria attuale, che sta suscitando tante preoccupazioni, non distolga il suo Paese dagli sforzi che compie per la solidarietà e l'aiuto allo sviluppo! Auspico che il suo Paese sappia anche riaffermare fra le nazioni industrializzate con le quali intrattiene relazioni strette, che i Paesi ricchi non possono dimenticare le loro responsabilità, in primo luogo per la sorte delle popolazioni più povere. La prosperità di cui gode felicemente la sua nazione le conferisce un dovere di esemplarità.
 
Il contesto economico invita paradossalmente a ricercare il vero tesoro dell'esistenza e a essere attenti agli equilibri che permettono una vita sociale armoniosa. Fra gli elementi che contribuiscono a ciò vi è senza dubbio il rispetto della domenica. Al di là del significato religioso, la singolarità di questo giorno ricorda a ogni cittadino la sua alta dignità e che il suo lavoro non è servile. Questo giorno è offerto a tutti affinché l'uomo non sia ridotto a essere solo una forza di lavoro o un consumatore, ma possa riposarsi e dedicare del tempo alle realtà più alte della vita umana: la vita familiare, l'incontro gratuito con gli altri, le attività dello spirito e il culto reso a Dio. È importante non perdere, in una vana e pericolosa corsa al profitto, ciò che è non solo una conquista sociale, ma anche e soprattutto il segno di una saggezza umanistica profonda.
 
Signor ambasciatore,
desidero anche cogliere l'occasione del nostro incontro per esprimere la mia vivissima preoccupazione riguardo al testo di legge sull'eutanasia e il suicidio assistito che si sta attualmente discutendo in Parlamento. Quel testo, accompagnato peraltro e in modo contraddittorio da un altro progetto che contiene felici disposizioni legislative per sviluppare le cure palliative al fine di rendere la sofferenza più sopportabile nella fase finale della malattia e di garantire al paziente un'assistenza umana adeguata, legittima in concreto la possibilità di mettere fine alla vita.
 
I responsabili politici, il cui serio dovere è di servire il bene dell'uomo, e anche i medici e le famiglie, devono ricordare che "la scelta deliberata di privare un essere umano innocente della sua vita è sempre cattiva dal punto di vista morale e non può essere mai lecita" (Evangelium vitae, n. 57). In verità, l'amore e la compassione vera seguono un'altra via. La richiesta che viene dal cuore dell'uomo nel suo supremo confronto con la sofferenza e la morte, specialmente quando è tentato di cedere allo sconforto ed è sconvolto al punto di voler scomparire, è soprattutto una richiesta di assistenza e un appello a una solidarietà e a un sostegno maggiori nella prova. Questo appello può apparire esigente, ma è il solo degno dell'essere umano e apre a forme di solidarietà nuove e più profonde che, in definitiva, arricchiscono e fortificano i vincoli familiari e sociali. In questo cammino di umanizzazione, tutti gli uomini di buona volontà sono invitati a cooperare e la Chiesa, da parte sua, vuole risolutamente impiegarvi tutte le sue risorse di attenzione e di servizio. Fedele alle radici cristiane e umanistiche della nazione e alla costante preoccupazione di promuovere il bene comune, il popolo lussemburghese, in tutte le sue componenti, abbia sempre a cuore di riaffermare la grandezza e il carattere inviolabile della vita umana!
 
Per concludere, sono lieto, signor ambasciatore, di salutare attraverso di lei monsignor Fernand Franck, arcivescovo di Lussemburgo, i sacerdoti, i diaconi e tutti i fedeli che formano la comunità cattolica del Granducato.
Come ho già sottolineato, so che si preoccupano di costruire, con gli altri cittadini, una vita sociale in cui ognuno possa trovare le vie di uno sviluppo personale e collettivo. Che Dio rafforzi queste buone disposizioni!
Nel momento in cui lei, Eccellenza, inaugura ufficialmente le sue funzioni presso la Santa Sede, formulo i voti migliori per il felice svolgimento della sua missione. Sia certo, signor ambasciatore, di trovare sempre presso i miei collaboratori attenzione e comprensione cordiali. Invocando l'intercessione della Vergine Maria e di san Villibrordo, prego il Signore di effondere generose benedizioni su di lei, sulla sua famiglia e sui suoi collaboratori, e anche sui dirigenti e sul popolo lussemburghesi.

Intervento della Santa Sede sulla Dichiarazione su diritti umani orientamento sessuale e identità di genere

Il 18 dicembre, la Delegazione della Santa Sede ha pronunciato l'unito intervento alla 63ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite in relazione a una Dichiarazione su diritti umani, orientamento sessuale e identità di genere, promossa dalla Presidenza francese dell'Unione europea. 
La Santa Sede apprezza gli sforzi fatti nella Dichiarazione sui diritti umani, orientamento sessuale e identità di genere - presentata all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 Dicembre 2008 - per condannare ogni forma di violenza nei confronti di persone omosessuali, come pure per spingere gli Stati a prendere tutte le misure necessarie per metter fine a tutte le pene criminali contro di esse.

Allo stesso tempo, la Santa Sede osserva che la formulazione di questa Dichiarazione va ben al di là dell'intento sopra indicato e da essa condiviso. 
In particolare, le categorie "orientamento sessuale" e "identità di genere", usate nel testo, non trovano riconoscimento o chiara e condivisa definizione nel diritto internazionale. Se esse dovessero essere prese in considerazione nella proclamazione e nella traduzione in pratica dei diritti fondamentali, sarebbero causa di una grave incertezza giuridica, come pure verrebbero a minare l'abilità degli Stati ad aderire e ad attuare nuove e già esistenti convenzioni e standard sui diritti umani. 
Nonostante la Dichiarazione giustamente condanni tutte le forme di violenza contro le persone omosessuali e affermi il dovere di proteggerle da esse, il documento, considerato nella sua interezza, va al di là di questo obiettivo e suscita invece incertezza nel diritto e mette in questione le norme esistenti sui diritti umani. 
La Santa Sede continua a sostenere che ogni segno di ingiusta discriminazione nei confronti delle persone omosessuali dev'essere evitato, e esorta gli Stati a metter fine alle pene criminali contro di esse.

19 dicembre 2008

Diramate le regole per uccidere Eluana

LA GALLERIA DEGLI ORRORI

 

La clinica, il gel, "l'eventuale disagio" e le sentenze. Passo per passo, e rispettando le procedure, ecco che cosa sarà esattamente il "protocollo operativo di distacco dell'alimentazione artificiale" per Eluana Englaro

 

© IL FOGLIO – 19 dicembre 2008 – pagina 1 con continuazione nell'inserto I

 

 

 

Lo chiamano "protocollo operativo di distacco dell'alimentazione artificiale", ed è già cosa da gelare il sangue. Perché l'operazione da eseguire secondo il protocollo è quella di far morire, negandole acqua e cibo, una donna di trentasei anni, da sedici in stato vegetativo a causa delle conseguenze di un incidente stradale.

 

Far morire – rispettando le procedure, passo dopo passo, con l'apparenza della gentilezza, con lo scrupolo e la determinazione di chi non ha più dubbi o domande da farsi – una donna, Eluana Englaro, che dipende in tutto dall'accudimento altrui (viene lavata e girata per evitare le piaghe da decubito, viene alimentata e dissetata attraverso un sondino naso-gastrico) ma non ha una malattia terminale che la condanna a morte. E' una disabile grave, ma se morirà nei prossimi giorni, come è stato deciso dalla sentenza di un tribunale civile, non sarà a causa della sua disabilità: morirà di fame e di sete.

 

Eluana è una persona che respira normalmente, in lei è riconoscibile l'alternanza di sonno e veglia, apre gli occhi e li chiude, poche settimane fa ha avuto un ritorno del ciclo mestruale dopo un periodo di amenorrea. Capita anche che, con il bel tempo, sia portata in carrozzella a prendere aria nel giardino della casa di cura dove, da molti anni, le suore dell'ordine delle Misericordine si occupano amorevolmente di lei. Loro vorrebbero con tutte le loro forze continuare a farlo, ma incombe il protocollo operativo di una condanna a morte comminata senza più possibilità di appello. Tutto è pronto, infatti, e alla clinica "Città di Udine" ci tengono a farlo sapere: Eluana morirà in una stanza al terzo piano, assistita a rotazione da quattordici persone, tra medici, consulenti e infermieri professionali. Saranno soltanto infermieri volontari e, immaginiamo, volenterosi esecutori di un complesso protocollo che prevede, tra l'altro, "la somministrazione di sostanze idonee a eliminare l'eventuale disagio utilizzando prodotti come saliva artificiale, spray di soluzione fisiologica e gel".

 

"Eventuale disagio": ci scusiamo per il disagio, ma non sappiamo se Eluana, mentre morirà di fame di sete, soffrirà o no. Ma non preoccupatevi, terremo conto che potrebbe accadere, eviteremo l'eventuale disagio.

 

Per due volte al giorno un medico dovrà "verificare l'eventuale modifica della terapia, qualora fosse insufficiente a evitare la comparsa di segni clinici di sofferenza". Chiunque abbia assistito un malato terminale vero sa che nulla è più umanamente struggente, e che niente è più inutile e insieme necessario del gesto di bagnare le labbra di chi non può più assimilare liquidi. Chiunque abbia assistito un malato terminale sa che tutto si farebbe per dare sollievo a una bocca piagata dalla sete. Ma quando sarà la bocca di Eluana a inaridirsi e a piagarsi per mancanza d'acqua, i volenterosi infermieri volontari dovranno fingere di non sapere che una cosa da fare, molto semplice, ci sarebbe. Ci sarebbe di farla bere con il suo sondino naso-gastrico, come è accaduto negli ultimi sedici anni e come ogni giorno accade in Italia a migliaia di persone in stato vegetativo come lei.

 

Gli infermieri, però, non sono lì per questo, ma per garantire il rispetto del protocollo operativo. Nel quale non c'è scritto di dar da bere agli assetati, ma di somministrare loro "saliva artificiale, spray di soluzione fisiologica e gel", finché morte non sopraggiunga. Avanti così, per nove pagine, firmate dal padre di Eluana e dai suoi legali. Pagine nelle quali si descrive nei particolari il ruolino di marcia dell'interruzione del "trattamento vitale artificiale": così sono chiamate la nutrizione e l'idratazione. Quell'interruzione dovrà avvenire "gradualmente, al fine di consentire la familiarizzazione del personale assistenziale con le manifestazioni cliniche di Eluana".

 

Il primo giorno la ragazza sarà nutrita e idratata come a Lecco. Dal secondo giorno, metà razione di cibo e acqua. Il terzo giorno si dimezza la dose dimezzata. Il quarto giorno, basta: "L'alimentazione idratazione sarà sospesa completamente". Si parte con i sedativi, allo scopo di evitare i non escludibili "segni clinici della sofferenza" (ma Eluana non era sicuramente insensibile?). E si aspetta.

 

Per Terri Schiavo, una donna sostanzialmente sana come Eluana, e come lei condannata a morire di fame e di sete, sono stati necessari 14 giorni. Non sappiamo quanto dovranno durare, per Eluana, quelle che l'amministratore delegato della "Città di Udine", Claudio Riccobon, ha definito "cure richieste per quell'accompagnamento decoroso stabilito dalla Corte d'appello di Milano". Ieri ha confermato la disponibilità "ad assistere la donna nei suoi ultimi giorni di vita", purché "la regione Friuli Venezia Giulia si prenda la responsabilità di condividere questo percorso di pietas" (e dunque non elimini la convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Pietas sì, ma non esageriamo).

18 dicembre 2008

Lo stato vegetativo ''permanente'' non è irreversibile!

 Torino, ragazza si sveglia da stata vegetativo "permanente"
 
 
Torino - La notizia sembra incredibile ma è accaduta davvero. Una giovane di 20 anni, residente a Gassino, in provincia di Torino, si è "risvegliata" dallo stato vegetativo permanente in cui si trovava a causa delle ferite riportate in un incidente stradale avvenuto due anni fa. A renderlo noto è il neurochirurgo dell'ospedale delle Molinette di Torino, Sergio Canavero, che nel luglio 2007 ha effettuato sulla ragazza un intervento di stimolazione corticale extradurale bifocale. Secondo quanto riferito dai medici, la ragazza dopo l'intervento ha migliorato costantemente le sue condizioni. Oggi obbedisce agli ordini semplici e si nutre. Sempre secondo i medici, si sono anche ricostruiti i circuiti di coscienza.
 
Terapia efficace "Per la giovane si poteva parlare di stato vegetativo permanente sulla base della terminologia internazionale, in quanto la sua condizione perdurava da oltre 12 mesi - precisa Canavero -. Oltre tutto possiamo dire con certezza che i benefici sperimentati dalla ragazza dopo l'intervento sono dovuti alla stimolazione corticale: a maggio, infatti, la batteria dell'apparecchio si era esaurita e la paziente iniziava a peggiorare. Una volta sostituita la batteria, abbiamo registrato un nuovo recupero, entro un mese dall'operazione. Ora la giovane è in uno stato di minima coscienza.
 
Gravemente disabile "È gravemente disabile, ma abbiamo distrutto il muro dell'irreversibilità. E possiamo pensare ad altri interventi, ad esempio al trapianto di staminali, per ulteriori progressi". Ma in cosa consiste l'operazione? "Lo stimolatore è composto da due piastrine di pochi centimetri di lunghezza per un cm di larghezza, inserite con quattro fori nell'osso dei lobi frontale e parietale, attraverso la neuronavigazione". Dopodiché le piastrine sono state collegate con un tunnel sottocutaneo a un pacemaker sottoclavicolare.
 
Un'ora e mezzo di operazione "L'operazione è durata un'ora e mezza, in anestesia totale. Cinque giorni dopo - racconta - abbiamo attivato lo stimolatore, e da allora abbiamo osservato l'evoluzione della paziente, protagonista di quello che è il primo caso del genere al mondo". Canavero, che è specializzato nell'elettrostimolazione per Parkinson e Alzheimer, è moderatamente ottimista. "Ora la giovane è in uno stato minimamente conscio, a tratti risponde agli ordini semplici, il padre riesce a tenerla in piedi, lei ha acquistato peso e anche i fisioterapisti dicono di aver notato che a volte li segue negli esercizi. Inoltre mangia senza sondino ma aiutata con un cucchiaio. Certo, si tratta di una paziente gravemente disabile, ma abbiamo rotto il muro dell'irreversibilità".

Si risveglia ragazza in stato vegetativo ''permanente''!

Una ragazza dichiarata in stato vegetativo permanente si risveglia
 
 
Una ragazza di vent'anni si è risvegliata dopo un anno dallo stato vegetativo, la stessa condizione in cui si trova Eluana Englaro. Lo ha reso noto il professore Sergio Canavero, il neurochirurgo delle Molinette che ha seguito la vicenda. Il risveglio è avvenuto grazie a un intervento chirurgico eseguito al Cto di Torino nell'estate del 2007. La ragazza di Gassino (Torino) aveva avuto un grave incidente automobilistico due anni fa. Dopo l'intervento, dicono i medici, la ragazza è in grado di nutrirsi e obbedire a ordini. Il neurochirurgo ha precisato che la ragazza al momento dell'intervento era in stato vegetativo permanente. L'intervento è consistito nella stimolazione corticale extradurale bilocale ed è "la prima volta al mondo - sostengono i medici - che, con questa tecnica, si riporta alla coscienza un paziente in stato vegetativo permanente". Alla stimolazione è possibile affiancare, in seguito, un intervento al midollo spinale con l'utilizzo di cellule staminali. Già dopo quattro mesi, hanno spiegato i sanitari, si registravano "forti miglioramenti" e oggi la ragazza è in grado di masticare e deglutire. La famiglia ha tenuto un diario con foto e filmati che testimoniano i progressi. I dati relativi alla vicenda saranno pubblicati sulla rivista Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry. (Ansa)

Il ministro continua a difendere la vita di Eluana!

Eluana, nuovo altolà del ministro Sacconi

«Le inadempienze avrebbero conseguenze immaginabili». E la Regione prende tempo

 

Dopo l'atto di indirizzo reso noto martedì, il titolare del Welfare è tornato sull'argomento per spiegare che, in caso di mancato rispetto, «si porrebbero dei problemi ai responsabili del servizio sanitario regionale».

 

Massimo riserbo da parte del presidente Tondo che attende gli sviluppi. Il fatto che la Regione sia fuori dal  Fondo sanitario nazionale, non esime dal rispetto delle norme statali in materia di salute.

 

di Francesco del Mas – © Avvenire – 18 dicembre 2008 – pagina 5

 

***

 

Tutto rimane pronto, alla clinica 'Città di Udine', per accogliere [rectius per uccidere, ndr] Eluana Englaro – «anche domani», hanno ribadito ieri i dirigenti dell'istituto – ma la Regione Friuli è intenzionata a prendere tempo, soprattutto per non entrare in conflitto con il ministro della salute, Maurizio Sacconi. Che nell'atto di indirizzo alle regioni dell'altro ieri ha raccomandato di non inter­rompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo.

 

Un pronunciamento che di fatto ha comportato la sospensione del trasferimento di Eluana Englaro da Lecco a Udine. Ieri, da Bruxelles, Sacconi ha rincarato la dose. Pun­tualizzando: «Certi comportamenti difformi da quei principi determinerebbero inadempienza, con le conseguenze probabilmente immaginabili».

 

E tra questi l'interruzione dell'accreditamento della casa di cura friulana presso il sistema sanitario regionale. Anche se il parlamentare di Fi, Ferruccio Saro, udinese, amico del padre di Eluana, si è premurato di precisare: «Il Friuli è fuori dal Fondo sanitario nazionale ed ha competenza primaria in materia ». In ogni caso l'ultima parola spetterebbe al governatore Renzo Tondo. Il quale anche ieri, ma prima che Sacconi intervenisse di nuovo, aveva sostenuto: «Il ministro può applicare le leggi che vengono fatte. È una presa di posizione legittima ma non credo possa influire». Aggiungendo, come per chiamarsi fuori. «La vicenda di Eluana, che io sappia, è un rapporto tra un privato, il papà di Eluana, e una clinica privata ».

 

Lette, però, le determinate precisazioni di Sacconi, Tondo ha cominciato a ripensarci ed avrebbe maturato il convincimento che probabilmente sarebbe stato più saggio ripensarci. […] È vero, infatti, che la Regione è fuori dal Fondo sanitario nazionale ed ha potestà in materia, ma non può sottrarsi alle norme statali sulla tutela della salute [rectius, della vita, ndr]. E, in ogni caso, l'accreditamento del privato consegue da un'autorizzazione regionale che consente di svolgere determinate attività e non altre. Una casa di cura convenzionata, pertanto, non può fare quello che vuole, a meno che non rinunci al rapporto con la Regione. Il ministro, dal canto suo, su questo rapporto è stato molto chiaro. «In caso di inadempienze credo che si porrebbero dei problemi ai regolatori del servizio sanitario della regione di appartenenza». La mancata applicazione dell'atto di indi rizzo «porrebbe un problema di inadempienza», ha insistito Sacconi.


Se mercoledì [rectius, martedì, ndr] sera questo intervento ha sospeso il trasferimento di Eluana in Friuli, 24 ore dopo ha convinto la stessa Regione alla massima cautela. Ritornerà in campo, a questo punto, un nuovo confronto tra giustizia e politica. «Ci dobbia­mo tutelare – ha detto Claudio Riccobon, amministratore delegato della clinica, incontrando i giornalisti ieri alle 8 di mattina, dopo la sospensione del trasferimento avvenuta nella notte – perché ora il problema è eminentemente giuridico, legislativo e politico. Ma noi siamo pronti. Una equipe di volontari e di medici esterni, composta da 20-25 professionisti, è già organizzata per accogliere Eluana e per assisterla [rectius, ucciderla!, ndr], in modo gratuito e volontario, nel distacco dell'alimentazione artificiale. Siamo una struttura privata, convenzionata con il Servizio sanitario regionale e nazionale - ha insistito Riccobon - e quindi dobbiamo essere molto sicuri di non incorrere in errori o, peggio, in violazioni di legge. Anzi noi vogliamo agire nel pieno e totale rispetto delle sentenze, delle leggi e dei regolamenti. Per questo ora la questione ritorna ai legali della famiglia Englaro».

Grazie per il Suo coraggio ministro Sacconi! Adesso serve un decreto legge che salvi Eluana!

Torino, 18 dicembre 2008

Comunicato stampa

Il miglior regalo di Natale per Eluana: un decreto legge che la salvi!

 

L'Associazione Due minuti per la vita manifesta pubblicamente la propria stima e riconoscenza al Ministro Sacconi per l'atto di indirizzo inviato lo scorso 16 dicembre – ai Presidenti delle Regioni italiane e delle Province autonome di Trento e Bolzano – al fine di impedire che possano essere sospese l'alimentazione e l'idratazione garantite alle persone che versano nella condizione di stato vegetativo.


Si tratta di un provvedimento importante e coraggioso sia sul piano politico sia su  quello culturale, che tuttavia rischia di essere aggirato e di ridursi ad un mero flatus vocis se si considera che il signor Englaro potrà ugualmente portare sua figlia a casa – come ha ricordato l'On. Roccella nell'intervista rilasciata il 17 dicembre scorso su IlSussidiario.net– e  lì procedere a compiere ciò che mai deve essere lecito in un paese civile: l'uccisione di una persona innocente ed indifesa!

Nonostante il meritorio atto di indirizzo del Ministro, dunque, la licenza di uccidere rilasciata dalla Corte di Cassazione lo scorso 13 novembre può ancora essere pienamente utilizzata.

 

Per assicurare ad Eluana il diritto a vivere è pertanto ineludibile che il Governo italiano provveda attraverso decreto legge per stabilire a chiare lettere il divieto di interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione alle persone in stato vegetativo.

 

L'Associazione Due minuti per la vita sollecita in modo accorato tutti gli uomini di buona volontà a riaffermare l'inviolabile diritto di Eluana a vivere interpellando direttamente il Presidente del Consiglio ed i relativi Ministri per chiedere un adeguato intervento nel merito: questo è il miglior regalo che si possa fare ad Eluana in occasione dell'imminente Santo Natale.

 

A tal fine sul sito dell'Associazione è disponibile un testo precompilato dell'email da inviare ai membri del Governo – con i relativi indirizzi di posta elettronica – che si invita ad utilizzare e diffondere.

 

 

Associazione Due minuti per la vita

Casella postale 299 – 10121 Torino

Internet: www.dueminutiperlavita.info

Email:      info@dueminutiperlavita.org

 

***

Per scrivere un'email al Governo italiano e chiedere che provveda tramitedecreto legge ad impedire la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione di Eluana Englaro e di tutte le persone in stato vegetativo è possibile utilizzare questo link: dal proprio programma di posta elettronica si aprirà  un nuovo messaggio giá compilato in tutte le sue parti, solo da firmare e inviare!

 Se il collegamento non funzionasse basterà copiare-incollare in un nuovo messaggio il testo riportato sotto ed inviarlo ai destinatari indicati; è stato inserito anche l'indirizzoinfo@dueminutiperlavita.org in modo da poter conteggiare i messaggi inviati.

Qui la presentazione dell'appello al Governo: si prega di scaricarla e diffonderla ai propri contatti!

 

***
Destinatari:
segreteria.presidente@governo.it; berlusconi_s@camera.it; bonaiuti_p@camera.itmicciche_g@camera.it; info@carlogiovanardi.it; giovanardi_c@posta.senato.it; brambilla_m@camera.it; brancher_a@camera.it; crimi_r@camera.it; balocchi_m@camera.it; fitto_r@camera.it; rotondi_g@camera.it; brunetta_r@camera.it; info@renatobrunetta.it; carfagna_m@camera.it; info@maracarfagna.net; ronchi_a@camera.it; vito_e@camera.it; bossi_u@camera.it; meloni_g@camera.it; calderoli_r@posta.senato.it; frattini_f@camera.it; maroni_r@camera.it; alfano_a@camera.it; alberticasellati_m@posta.senato.it; caliendo_g@posta.senato.it; larussa_i@camera.it; tremonti_g@camera.it; scajola_c@camera.it; redazione@lucazaia.it; prestigiacomo_s@camera.it; matteoli_a@posta.senato.it; sacconi_m@posta.senato.it; viespoli_p@posta.senato.it; ferruccio.fazio@hsr.it; martini_f@camera.it; roccella_e@camera.it; gelmini_m@camera.it; bondi_s@posta.senato.it; segreteriaMinistroSacconi@lavoro.gov.it; segreteria.fazio@sanita.it; segreteria.martini@sanita.it; segreteriaroccella@lavoro.gov.it; segreteriaviespoli@lavoro.gov.it; urpminsalute@sanita.it; ufficiostampa@sanita.it; info@dueminutiperlavita.org
Oggetto: Appello per decreto legge "salva-Eluana"!
Testo:
 
Gent.mi
Presidente del Consiglio
Sigg. ri Ministri e Sottosegretari,
 
come cittadino italiano chiedo - anche alla luce dell'atto di indirizzo inviato il 16 dicembre u.s. dal Ministro Sacconi alle regioni italiane - che si provveda attraverso decreto legge per impedire che siano interrotte l'alimentazione e l'idratazione di Eluana Englaro e di tutti i malati in stato vegetativo.

Togliere la vita ad una persona innocente, solo perché gravemente malata, è una pratica disumana, inaccettabile in ogni paese che voglia potersi ancora definire civile!

Il popolo italiano attende un segnale forte in difesa del diritto alla vita, diritto inviolabile di ogni essere umano, e non intende rassegnarsi ad abbassare il capo di fronte all'esecuzione capitale di una sua connazionale.


 

In attesa di un Vostro intervento concreto per salvare Eluana si porgono distinti saluti.


 

Nome e Cognome:
Località (provincia):
Numero documento d'identità:

 

17 dicembre 2008

Sacconi difende la vita di Eluana!

Il diritto di Eluana

© IL FOGLIO – 17 dicembre 2008 – pagina 1

 

Roma. Nessuna struttura del sistema sanitario nazionale, pubblica o privata, può interrompere l'idratazione e l'alimentazione delle persone in stato vegetativo persistente.

 

Lo stabilisce da ieri un atto di indirizzo che il ministero del Welfare ha inviato a tutte le regioni. Ai malati, specifica il provvedimento, "va garantito il sostentamento ordinario di base", sia quando è fornito per vie naturali sia nei casi, come quello di Eluana Englaro, in cui si utilizzano vie artificiali. Staccare un sondino non è interruzione di accanimento terapeutico, ma abbandono del malato: cibo e acqua non sono trattamenti medici, ma un diritto. L'unico caso in cui si possono sospendere i sostegni vitali è quello in cui il corpo del malato non è più in grado di assimilare le sostanze.

 

L'atto di indirizzo fa riferimento al parere del Comitato nazionale di bioetica del 30 settembre 2005 e alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili, che – all'art. 25 lett. f), ndr – impone di "prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilità".

 

Oltre, e soprattutto, all'articolo 32 della Costituzione, che garantisce la tutela della salute. Qualsiasi struttura decidesse di sospendere alimentazione e idratazione a Eluana Englaro, ha detto il ministro Sacconi, "opererebbe contro la legge".

12 dicembre 2008

In difesa dell'obiezione di coscienza del Granduca Enrico di Lussemburgo contro la legalizzazione dell'eutanasia!

Comunicato stampa - Nota informativa 

Torino, 12 dicembre 2008
Beata Vergine Maria di Guadalupe
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L'Associazione Due minuti per la vita esprime profonda ammirazione e riconoscenza a Sua Altezza Reale il Granduca Henri di Lussemburgo, per aver annunciato la Sua volontá di non firmare alcuna legge che permetta l'eutanasia ed il suicidio assistito nel paese.
 
Il Granduca Henri, giá bersaglio dei dardi avvelenati scoccati dai teorici della "coscienza all'ammasso", é consapevole del rischio di vedersi privato, tramite modifica dell'articolo 34 della Costituzione, del potere di sanzionare e promulgare le leggi votate dal Parlamento nazionale, ed incarna con coraggio l'insegnamento contenuto nell'Evangelium Vitae, non intendendo ammutolire la voce della propria coscienza dinanzi al clamore scellerato di una maggioranza parlamentare prossima ad approvare un atto che essendo "in contrasto con la legge naturale, non sará una legge ma una corruzione della legge" (San Tommaso d'Aquino, Summa Th., I-II, q. 95, a. 2).
 
Nell'esercizio della doverosa e legittima obiezione di coscienza di fronte ad una "legge" intrinsecamente ingiusta il Granduca sta dimostrando con sapienza di tenere in maggiore considerazione la salvezza della propria anima ed il bene del Suo popolo rispetto alla conservazione del potere di firmare le leggi; medesima considerazione per il bene comune non ha invece dimostrato il Primo Ministro cristiano sociale Jean-Claude Junker che ha pilatescamente proposto la modifica della Costituzione.
 
L'Associazione Due minuti per la vita, mentre deplora il comportamento del Primo Ministro, ringrazia Sua Altezza Reale il Granduca Henri - di cui si ricorda essere salito al trono il 7 ottobre di otto anni fa, nella festa della Madonna del Rosario - per la fulgida testimonianza di sovrano cattolico che sta offrendo al mondo intero difendendo la dignitá inalienabile della coscienza, che costituisce "il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità" (Gaudium et spes, n. 16), e invoca su di Lui la protezione di San Tommaso Moro, patrono dei politici e dei governanti.
 
L'Associazione invita pertanto ad aderire alla campagna internazionale di sostegno per il Granduca promossa dal portale http://www.libertepolitique.com
 
 
Associazione Due minuti per la vita
casella postale 299 - 10121 Torino

11 dicembre 2008

Iniziativa di sostegno al Granduca Enrico di Lussemburgo per la sua opposizione all'eutanasia!

Sostegno al Granduca del Lussemburgo nella sua opposizione all'eutanasia
Zenit.org - 7 dicembre 2008
 
Ha appena avuto inizio una campagna europea di sostegno al Granduca Henri del Lussemburgo, che il 1° dicembre ha annunciato che non firmerà un'eventuale legge di autorizzazione dell'eutanasia.
 
L'11 dicembre prossimo si dovrebbe discutere in seconda lettura nel Parlamento del Granducato una legge di depenalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito.
 
In un comunicato inviato a ZENIT, Elizabeth Montfort, ex deputato europeo, invita a sostenere la testimonianza di difesa della vita data dal Granduca, nonostante il costo politico.
 
La Montfort, che ha già iniziato a raccogliere il sostegno dei deputati europei, precisa che "per fare scacco matto al Graduca Henri, il Primo Ministro Jean-Claude Juncker pensa di modificare la Costituzione per togliergli il potere di veto sulla legge. Questo progetto si trasformerebbe in un autentico colpo di Stato costituzionale".
 

Il Vaticano sostiene il Granduca del Lussemburgo che non intende firmare la legge pro-eutanasia

Il Cardinale Martino solidale con il Granduca di Lussemburgo
La Santa Sede sostiene la sua scelta di non ratificare una legge pro eutanasia
di Antonio Gaspari - Zenit.org - 11 dicembre 2008
 
Nel corso della presentazione del Messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace 2009, il Cardinale Renato Raffaele Martino ha sostenuto pubblicamente la decisione del Granduca Henry di Lussemburgo di non firmare la legge che autorizza l'eutanasia nel suo Paese.
 
Il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha dichiarato questo giovedì in Sala Stampa vaticana che "la Santa Sede difende la vita dal concepimento fino alla morte naturale, e l'eutanasia non è morte naturale", per questo "al Granduca di Lussemburgo che non intende firmare la legge sull'eutanasia va il sostegno e la prossimità di tutti i cattolici".
 
Rispondendo alla domanda di un giornalista, il porporato ha spiegato che la difesa della vita, dei poveri e dei malati è parte centrale dell'insegnamento cattolico. Il Cardinale Martino ha quindi raccontato di aver incontrato il Granduca Henry di Lussemburgo, il quale lo ha messo al corrente delle sue preoccupazioni. Il Presidente di Giustizia e Pace ha poi ribadito che "quella legge che si propone è proprio contro la vita" e  "il Granduca non si sente di dover firmare una legge contro la vita".
 
"Nel corso dell'incontro – ha concluso Martino – ho avuto conferma della sua fede cattolica". Il Granduca, Henry di Lussemburgo si è rifiutato di firmare una legge propostagli dal Parlamento in cui si autorizza l'eutanasia e il suicidio assistito. Per evitare la crisi costituzionale il Premier Jean-Claude Juncker ha annunciato la richiesta di modifica dell'articolo 34 della Costituzione, al fine di limitare i poteri del Granduca e far sì che in futuro il suo compito si limiti a "promulgare" e non a "ratificare" le leggi approvate dal Parlamento.
 
Il rifiuto del Granduca di sottoscrivere una legge contraria alla vita ricorda quanto fece suo zio Baldovino, già re del Belgio, che nel 1990 si autosospese per 48 ore al fine di non ratificare la legge sull'aborto approvata dalle Camere.

09 dicembre 2008

Imputato: il diritto alla vita

Imputato: il diritto alla vita
di Riccardo Cascioli - Il Timone, n. 77 - Novembre 2008, pagg. 18-19
 
Una potente lobby internazionale ha scelto come strategia le iniziative giudiziarie per imporre ai singoli Paesi la legalizzazione di aborto, eutanasia ed unioni omosessuali. Dall'America Latina all'Europa sempre più spesso i giudici scavalcano governi e parlamenti su questo tema. Un orizzonte da tenere presente nel dibattito italiano sul "fine vita".

«Alla legge, alla legge», è il grido che si è alzato dopo la sentenza della Corte di Cassazione dell'ottobre 2007 e della Corte di Appello di Milano del luglio 2008 sul caso Eluana Englaro che, di fatto, aprono la porta all'eutanasia. La Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul caso della giovane lecchese in coma dal 1992 in seguito a incidente stradale e alimentata con un sondino, ha detto che questo si può staccare a due condizioni: se lo stato vegetativo è irreversibile, cioè se la scienza medica stabilisce che Eluana non potrà mai tornare indietro, e se si accerta che lei non avrebbe mai accettato sostegni vitali per vivere in condizioni simili, preferendo piuttosto morire. La Corte di Appello di Milano ha poi decretato che nel caso di Eluana le condizioni ci sono. Da qui la scelta, anche della Conferenza episcopale italiana, di invocare un intervento legislativo in modo da evitare la deriva dell'eutanasia.

La scelta non è stata indolore e numerose sono state le polemiche e i dibattiti al proposito tra chi difende il diritto alla vita, cattolici e non. Non vogliamo qui entrare nel cuore della discussione sui contenuti di una eventuale legge sul "fine vita" (come la chiamano il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Angelo Bagnasco e il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella) o sul "testamento biologico", come la chiamano un po' quasi tutti gli altri.

Vogliamo invece affrontare la questione da un'angolazione diversa, iniziando dall'atto che ha dato il via al dibattito, ovvero la sentenza della Cassazione, sono stati in molti a stigmatizzare questa invasione di campo del giudici che — con il pretesto dell'interpretazione — di fatto ridisegnano la legge a modo loro saltando il Parlamento, espressione della volontà popolare e unico organo legittimato a decidere le leggi.

La domanda che dobbiamo porci allora è: possiamo ritenere questa "invasione di campo" un semplice incidente? O è parte di una strategia più ampia per forzare le leggi e imporre in questo modo princìpi e norme che attraverso la volontà popolare non passerebbero così facilmente?

Sicuramente in Italia dai tempi di Tangentopoli assistiamo a un continuo tentativo del potere giudiziario sostituirsi al potere politico, e questo ha senza dubbio creato un'abitudine, un'inclinazione. In questo caso, il discorso sarebbe più o meno questo: "Visto che di testamento biologico ed eutanasia si parla tempo ma in Parlamento non si arriva a nulla, ci pensiamo noi con una bella sentenza, che diventa un precedente per tutti i casi analoghi". In fondo si tratterebbe di un incidente dovuto a una anomalia tutta italiana.

Per verificare la correttezza di questa ipotesi è necessario confrontare ciò che sta avvenendo nel nostro Paese con ciò che avviene altrove.
Ed è allora che scopriamo che a livello internazionale già da anni opera una potente ed efficace lobby contro la vita che ha scelto la via giudiziaria per scardinare le legislazioni nazionali che ancora resistono alla cultura della morte. Il massimo dello sforzo si concentra sull'aborto, che si vuole "promuovere" a diritto umano universale, ma per l'eutanasia la strada non è diversa. Senza contare che se davvero l'aborto venisse riconosciuto quale diritto fondamentale, lo stesso principio dell'autodeterminazione si applicherebbe tale a quale all'eutanasia.

Ad esempio, negli Stati Uniti ha sede una organizzazione, The Center for Reproductive Rights (CRR), che può contare sull'apporto di decine e decine di avvocati che studiano sia la singole legislazioni nazionali sia le convenzioni internazionali al solo scopo di trovare i cavilli che permettano di forzare le leggi e di fornire le interpretazioni "corrette" ai documenti firmati dai governi sotto l'egida dell'ONU. Il CRR è collegato a numerose organizzazioni non governative nazionali che si avvalgono della sua consulenza: obiettivo principale sono le legislazioni dell'America Latina — che ancora sono le più favorevoli alla vita — ma il CRR ha avuto una parte importante anche nella prima stesura delta Costituzione del neonato stato del Kosovo, dove si cercava di introdurre in modo subdolo sia l'aborto sia il matrimonio omosessuale.
Solo pochi mesi fa, in marzo, il CRR ha pubblicato un documento ("Bringing Rights to Bear") in cui intende dimostrare che, in base a una sane di raccomandazioni fatte dalle Commissioni ONU, i singoli Paesi sarebbero obbligati a legalizzare l'aborto in quanto parte degli impegni giuridici internazionali sottoscritti.

Il CRR, creato nel 1992, è da sempre in prima linea nel condurre una strategia "mascherata" per ridefinire il diritto alla vita, ma è soprattutto dopo la metà degli anni '90 che la sua azione ha moltiplicato la propria efficacia. Il motivo e soprattutto nel fatto che l'azione del CRR diventava strategica per un gruppo di agenzie dell'ONU che, dopo le Conferenze internazionali del Cairo (sulla popolazione, 1994) e di Pechino (sulla donna, 1995), aveva deciso una strategia per integrare l'ideologia radicale nel diritto internazionale in materia di diritti umani (della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ai trattati più recenti). Tale strategia è il risultato di una conferenza tenutasi nel dicembre 1996 a Glen Cove, New York, organizzata da Fondo Onu per la Popolazione (UNFPA), Alto Commissariato per i Diritti umani e Divisione Onu per la Promozione della Donna (DAW). Tutti i dettagli di questo incontro e della strategia messa in atto si possono leggere in un interessante libro bianco pubblicato dal Catholic Family and Human Rights Institute (scaricabile dal sito dell'istituto 
www.c-fam.org) dal titolo "Rights by Stealth".
 
Ciò che è comunque importante sapere è che in questa strategia è fondamentale il ruolo delle organizzazioni non governative che in ogni Paese si incaricano poi di pressare governi e parlamenti, anche attraverso iniziative giudiziarie. L'America Latina è piena di esempi al proposito e non solo per quel che riguarda l'aborto: basti ricordare che in Colombia l'eutanasia è stata introdotta da una sentenza della Corte Costituzionale undici anni fa malgrado la forte opposizione sociale. Tanto che soltanto in questi mesi il Parlamento sta dando seguito a quella sentenza con una legge che, al momento in cui scriviamo, attende l'approvazione definitiva in Parlamento.

La stessa strategia viene seguita nell'ambito dell'Unione Europea, come ad esempio nel tentativo di eliminare la possibilità dell'obiezione di coscienza del personale sanitario in materia di aborto (cfr. Il Timone, n. 51, pp. 18-19) o di imporre la legalizzazione dei matrimoni omosessuali.

Se questo è l'orizzonte in cui ci si muove, appare evidente che se ne debba tenere ben conto in Italia nel momento in cui si propone una legge sul fine vita. Non c'è dubbio che qualsiasi minimo cedimento nella direzione voluta dalla succitata lobby non potrà che incoraggiare altre iniziative giudiziarie e rafforzare il "partito della morte".