URGENTE


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30 novembre 2008

Quando i malati vengono curati e amati non vogliono l'eutanasia!

Pierotti, direttore scientifico dell'Istituto dei tumori di Milano: «Nessuno chiede di staccare la spina, se viene accompagnato con terapie di sostegno e con umanità verso la fine»
 
«Il progresso delle terapie del dolore, le modalità di gestione dell'hospice ma, soprattutto, la vicinanza umana dei medici e dei volontari ha di fatto cancellato le derive eutanasiche»
 
E sul caso Eluana: «Se le venisse staccato il sondino morirebbe di fame e di sete, non certo per gli effetti naturali della sua malattia Credo che si dovrebbe riflettere su questo fatto»
 
di Francesca Lozito - (C) Avvenire - 30 novembre 2008 - pagina 9
 
 
«Sì a una medicina che guardi all'umano. No a qualsiasi forma di eutanasia. Perché una richiesta di questo genere è una sconfitta sia per le persone che per la medicina». Una deriva verso l'antimedicina. A sottolinearlo è Marco Pierotti, direttore scientifico dell'Istituto nazionale dei tumori. Ieri a Milano questo storico nosocomio ha celebrato i suoi 80 anni.
 
D. Pierotti, molti sono i successi dell'oncologia in questi ultimi anni, ma ci sono ancora tante persone che non ce la fanno a guarire: che cosa vi chiedono?
I malati terminali non chiedono l'eutanasia se sono adeguatamente accompagnati verso la fine della vita con terapie del dolore e sostegno psicologico, sociale e spirituale. Nel nostro Istituto c'è una continua ricerca sul miglioramento delle cure palliative, della terapia del dolore e delle modalità di gestione dell'hospice. E il progresso in questi tre momenti di accompagnamento ha portato praticamente a un azzeramento delle richieste di eutanasia da parte dei pazienti terminali.

D. È solo una percezione la vostra o ci sono dati che documentano questa affermazione?
Il crollo della domanda di 'dolce morte' è documentato da uno studio che è andato avanti per più di 20 anni. Eppoi si registrano casi di persone che hanno cambiato idea proprio grazie alle cure palliative. Sono numerosissimi.

D. Che cosa significa avere un approccio umano ai malati?
Significa essere rigorosi e seri dal punto di vista scientifico per poter dare ai malati la migliore cura possibile. Trattare i malati umanamente non significa applicare del facile umanitarismo. Si può credere o no, ma di certo si deve convenire che l'uomo è fatto di geni, ma anche di qualcos'altro.

D. Nel vostro Istituto c'è una lunga tradizione di assistenza spirituale ai malati. Come si concilia con questo discorso?
L'assistenza spirituale, un'opportunità per tutti, credenti e non credenti, è un modo importante per stare accanto ai malati. È vero per tutte le situazioni di
cura, è fondamentale per l'approccio palliativo che lo ha posto come uno dei suoi principi cardine.

D. In che modo applicate in tutto l'Istituto dei tumori questo approccio umano alla persona?
Un altro esempio importante credo che sia quello della riabilitazione oncologica. Solo pochi giorni fa abbiamo presentato il primo Libro bianco fatto in Italia su questo tema e il ministro del welfare Maurizio Sacconi ci ha promesso che presto la riabilitazione verrà inserita nei livelli essenziali di assistenza (lea). Nel 2010 le stime prevedono infatti che 2 milioni di persone avranno avuto a che fare o ne staranno avendo in quel momento con la malattia oncologica. C'è quindi bisogno di lavorare molto in questo ambito.

D. Un discorso che coinvolge soltanto i medici?
Certamente no, un ruolo molto importante anche nella storia dell'Istituto dei tumori lo hanno avuto e lo hanno tuttora i volontari, che svolgono una fortissima attività di supporto al lavoro clinico assistenziale. Qui operano ogni anno 400 volontari della sezione lombarda della Lilt, la Lega
italiana per la lotta contro i tumori, ma anche la Fondazione Floriani, Attive come prima e Salute donna. Qui si fanno progetti di formazione, incontri, si producono opuscoli di conoscenza delle malattie per avvicinare il lavoro dei medici alla comprensione delle persone comuni. Anche questo vuol dire fare umanizzazione.

D. Questo discorso dell'umanizzazione colpisce molto, soprattutto alla luce di vicende come quella di Eluana Englaro. Qual è la sua posizione personale sulla vicenda?
Vorrei ribadire un fermo no all'eutanasia e far riflettere sul fatto che, una volta staccatole il sondino che la nutre e alimenta, morirebbe per questa causa e non per gli effetti naturali della sua malattia. Credo che molti stiano riflettendo in questi giorni proprio su questo.

29 novembre 2008

Continuare a diffondere l'appello al Governo per il decreto legge salva-Eluana!

CONTINUARE A DIFFONDERE L'APPELLO AL GOVERNO ITALIANO PER OTTENERE UN DECRETO LEGGE SALVA-ELUANA
 
 
 
Vi invitiamo a continuare a firmare e diffondere con convinzione l'appello al Governo italiano affinché provveda tramite decreto legge per impedire che siano sospese l'alimentazione e l'idratazione di Eluana Englaro e di tutti coloro che, come lei, versano nella situazione di c.d. stato vegetativo permanente.
 
L'opportunitá del decreto legge é stata avanzata anche da Piero Alberto Capotosti, Presidente emerito della Corte Costituzionale, in un'intervista sul quotidiano Avvenire (cfr. Avvenire 22 novembre 2008, pagina 7).
 
Al fine di facilitare la diffusione dell'iniziativa segnaliamo che é possibile scaricare la presentazione dell'appello da mandarsi al Governo dal link http://it.geocities.com/preghieraperlavita/APPELLO_PER_SALVARE_ELUANA.pdf.
 
Si chiede di scaricare il file e di farne la piú ampia diffusione possibile presso i Vostri contatti!
 
 
Nell'augurare una buona domenica ed un buon inizio dell'Avvento ci permettiamo inoltre di ricordare a tutti l'appuntamento quotidiano delle ore 19 con la recita del S. Rosario in comunione spirituale, per ottenere da Dio la conversione del sig. Englaro, affinchè desista dai suoi propositi di morte,
lo staff dell'Associazione Due minuti per la vita

27 novembre 2008

I genitori di Terri Schiavo: nei 14 giorni in cui nostra figlia è stata lasciata senza cibo né acqua abbiamo assistito allo sgretolarsi delle nostre certezze sulla civiltà del nostro Paese

I genitori di Terri Schiavo: «A noi hanno tolto Terri, Eluana non riviva quell'orribile agonia»
di Viviana Daloiso - (C) Avvenire - 27 novembre 2008 - pagina 8
 
«Nei 14 giorni senza cibo né acqua abbiamo assistito allo sgretolarsi delle nostre certezze sulla civiltà del nostro Paese» 
 
 Il padre e la madre della Schiavo, che negli Usa videro morire per fame e per sete la propria figlia, raccontano «il dolore indicibile» di fronte alla storia che si ripete a Lecco «I giudici la condannarono senza nemmeno vederla, ma lei non era un vegetale, rideva, sentiva la nostra presenza»
E oggi «ci sentiamo tanto vicini alla ragazza italiana»
 
 
Mary e Robert hanno la voce stanca. È terminato da pochi minuti l'ennesimo colloquio con i genitori di un ragazzo in stato vegetativo, stavolta chiamavano dall'Il­linois. Ogni giorno arrivano decine di chiama­te simili, negli uffici della fondazione dedicata alla loro Terri. E, ironia della sorte, proprio Mary e Robert, che l'hanno vista morire, danno spe­ranza.
Sono
speranza. Non hanno mai voluto parlare di quegli ultimi giorni: troppo doloroso, e ingiusto. Ma quello che sta accadendo in Ita­lia li tocca sul vivo. Nelle notizie che arrivano dalla Rete, o in qualche telegiornale, rivedono la tragedia che non sono stati capaci di ferma­re. E vogliono lottare affinché quello che è suc­cesso a Terri non capiti ancora.
D. Come avete reagito alla notizia che una trage­dia simile a quella di Terri sta per ripetersi?
Con un dolore indicibile, e tanta rabbia. Spera­vamo che le immagini di quello che era suc­cesso a nostra figlia potessero bastare. Proprio per questo motivo più volte abbiamo chiesto che venissero pubblicate, e che negli ultimi gior­ni della vita di Terri le televisioni, i giornalisti, le persone comuni potessero venire a vederla.

D. Non è andata così, però.
No, infatti. Ci siamo trovati innanzi al parados­so di un notizia che ha fatto il giro del mondo, che è stata sulle prime pagine di tutti i giornali, e in televisione, e questo mentre nessuno ve­deva Terri. Nessuno sapeva esattamente quel­lo che stava accadendo. Eravamo soli. Il suo tu­tore e suo marito, Michael Schiavo, impedì che le si facesse visita.

D. Perché credete che fosse così importante ve­dere Terri?
Soprattutto perché smettessero, tutti, di dire che era uno 'stato vegetativo'.

D. Potete spiegare questo punto?
Chi ha il coraggio di chiamare queste persone 'vegetativi'? La verità è che non si conosceva niente di Terri, così come ci sembra non si co­nosca nulla di Eluana. Chi è ora? Dove guarda? Come cambiano le sue espressioni? Chi vive con queste persone, ora dopo ora, giorno dopo gior­no, impara a capire quando sorridono, quando piangono, quando vogliono essere spostati. Ba­sta essere lì, basta prendersene cura.

D. Nemmeno i giudici che decisero sulla sorte di Terri la videro mai, vero?
Non la videro mai. Decisero di mandare a mor­te una persona che nemmeno conoscevano. Decisero che poteva morire, che non meritava di vivere, decisero persino le sue condizioni cli­niche, dissero che era uno stato vegetativo 'per­manente'. Decisero tutto su Terri, tranne di sa­pere
chi era.

Spiegatelo ora. Chi era davvero Terri?
Era talmente piena di vita, e talmente deside­rosa di vivere. Era chiaro a tutti che sentisse la nostra presenza. Quando eravamo nella stan­za, le parlavamo, o le stringevamo la mano, gli occhi le diventavano lucidi, le guance si colora­vano. E quanti sorrisi, ci faceva! Adorava scher­zare. Io – parla Robert – ogni giorno mi prepa­ravo decine di barzellette da raccontare, e mi mettevo lì a declamarle, per lei. Il volto le si di­stendeva, poi la fronte di increspava, e poi quel­l'aria soddisfatta: così Terri rideva alle mie bat­tute
».
 
Come avete reagito alla sentenza sulla morte di Terri? Nel vostro caso, a differenza di quello di Eluana, i giudici decidevano contro la vostra volontà di genitori.
Non credo ci sia differenza – risponde Mary –. Non è chi è favorevole o contrario a una sentenza a rendere più o meno grave una decisione co­me quella presa su Terri, o Eluana. Quando un giudice decide sulla morte di una persona si
consuma un'ingiustizia as­soluta. E perdiamo tutti.

E per lei, Robert?
Quando Terri era piccola, e aveva la febbre, io tornavo presto dal lavoro per por­tarla dal dottore. La portavo dal dottore per curarla, per­ché la mia bambina doveva stare bene. L'ho curata tut­ta la vita, protetta, come vuole la legge naturale che un padre faccia coi suoi fi­gli. E poi la legge degli uo­mini me l'ha portata via. Perché? Nessuno ha rispo­sto ancora a questa do­manda, e nessuno rispon­de a questa domanda nean­che per Eluana: perché?.

Qui in Italia forse qualcuno le risponderebbe: perché era troppo malata.
Perché era troppo malata? Avremmo potuto cu­rarla: avevamo contattato i medici più esperti in questo campo. Perché era troppo oneroso mantenerla in vita? L'avremmo portata a casa con noi, ce ne saremmo presi cura, proprio co­me sappiamo che fanno alcune suore per E­luana. Perché qualcuno non considera quella vita? Avremmo potuto provare che lo è.

Vostra figlia è rimasta senza cibo, né acqua, per 14 giorni.
Sono stati giorni orribili – parla solo Robert –. Ab­biamo assistito allo sgretolarsi delle nostre cer­tezze sulla civiltà del nostro Paese, e su quella umana. Abbiamo rivisto le agonie patite nei campi di concentramento dagli ebrei, come se quella strage, quegli sbagli, non fossero mai sta­ti compiuti. La nostra Terri si è consumata in u­na interminabile agonia, il corpo come quello di uno scheletro, i denti digrignati in una smor­fia… È stata la morte di una sola donna, ma per noi è stato come se il mondo – il mondo che a­veva permesso quella fine – fosse finito.

Cosa vi sentite di dire al padre di Eluana?
Non c'è giorno in cui non preghiamo per lui. Stiamo raccogliendo centinaia di messaggi e te­lefonate di persone che fanno lo stesso. Prega­re ci sembra tutto quello che possiamo fare in questo momento. Ci sentiamo genitori anche di questa ragazza, e facciamo appello al suo amo­re di padre, e a quello della madre. L'amore è tutto quello che serve, e che basta, per Eluana.

26 novembre 2008

Umbria: storia di "ordinaria" dedizione cristiana

«Mia figlia Angelica da 6 anni in stato vegetativo. È lei la croce più dolce che mi poteva toccare»
di Massimiliano Castellani - (C) Avvenire - 26 novembre 2008 - pagina 7
 
La giovane è accudita in famiglia e visitata da amici e conoscenti.
La mamma: abbiamo imparato ad accettare la sua condizione
 
[...] Un'ado­lescenza che per Angelica Milot­ta, oggi 21enne, si è interrotta un pomeriggio di sei anni fa (il 21 novembre 2002). Un incidente in motorino alla periferia di Foli­gno, a due passi dalla sua abita­zione nella frazione di Belfiore. «È stato un furgone... Non l'ha vi­sta, ed ecco come ha ridotto la mia Angelica», racconta Silvana, una vera "madre coraggio" che da quel giorno, insieme al mari­to Vincenzo non ha mai abban­donato un solo istante questa ra­gazzina tenera che il fratello Emanuel chiama «la mia princi­pessa». Angelica è sempre stata la vera principessa di Belfiore, li­neamenti mediterranei (origini siciliane) che ricordano la can­tante Anna Tatangelo. Era iscrit­ta al secondo anno di Magistra­le, voglia di vivere da vendere e tanti sogni chiusi in un diario, co­me tutte le ragazzine della sua età, fino a quel pomeriggio ma­ledetto in cui nel suo cervello è calato il buio. «Mi ha detto, "ciao Silvà", il nostro saluto, con quel suo sorriso meraviglioso… E po­che ore dopo me la ritrovo stesa su un letto d'ospedale, piena di tubi e con 12 aghi infilati nel col­lo, con i medici che mi dicono: "Signora si rassegni, perché solo un miracolo potrebbe tenerla in vita nelle prossime 24 ore…"». E quel miracolo per mamma Sil­vana si è avverato. «L'ho implorato: Signore non mi importa come, ma ti prego di la­sciarmi Angelica e in cambio so­no disposta a darti la mia vita… Lui mi ha ascoltato». Angelica dopo un mese di coma profon­do ha avuto un primo "parziale risveglio". Poi è tornata a casa, curata e circondata dal calore della sua famiglia che si è ag­grappata a una speranza incrol­labile e a una fede che va oltre il referto medico che suona come una sentenza senza appello.
 
«I dottori dicono che il suo è u­no stato vegetativo irreversibile. Ma io ho visto mia figlia con gli occhi sbarrati quando dalla stra­da gli è arrivato il rumore di un'auto che frenava per non in­vestire un motorino. Sono sicu­ra che aveva rivissuto la scena del suo incidente. Ci sono dei mo­menti che Angelica comunica a modo suo con noi e con i tanti amici del paese che ci sono sem­pre stati vicini. Senza di loro sa­rebbe stato tutto molto più du­ro… ». Come ogni martedì, pun­tuali alle 16,30, in casa Milotta arrivano le amiche dell'«angelo di Belfiore». C'è Lucia, Rosella, Rosaria che «la strapazza», la sua ex professoressa di matematica Maria Grazia, le vicine di casa, Luciana, Maria Angela, Peppi­nella, Domenica. E anche due uomini: Armando ed Ernesto, l'ex infermiere e conducente del­l'ambulanza che è stato il primo a soccorrerla. Momenti di pre­ghiera intensi, interrotti solo per sistemare Angelica quando si sporge troppo con la testa su quella carrozzina ormai obsole­ta, «ha più di cinque anni e stia­mo aspettando che ci diano quella nuova, quando però non si sa…».
 
Le classiche lungaggini della burocrazia italica contro le quali questi genitori hanno do­vuto imparare in fretta a saper tenere testa. «I primi tempi non potevamo neppure portare An­gelica in giardino perché viveva­mo al secondo piano e ci vole­vano almeno quattro persone per trasportarla. Abbiamo dovu­to lottare per ottenere questo ap­partamento al piano terra in cui siamo riusciti a garantire a no­stra figlia un quotidiano in cui non fosse più un'impresa im­possibile anche un gesto natu­rale come quello di lavarle le ma­ni. Il male peggiore per tutte quelle famiglie che hanno il no­stro stesso problema è lo stato di abbandono da parte delle istitu­zioni che invece dovrebbero so­stenerle. Così spesso si va avan­ti da soli, agendo per istinto ma­terno e potendo contare per for­tuna sulla professionalità e la sensibilità di qualche mosca bianca, come i ragazzi della Coo­perativa Ellelle. Loro vogliono un bene matto ad Angelica e quan­do al mattino non la vedono ar­rivare, subito si allarmano e te­lefonano per chiedere se è tutto a posto…».
 
Quando Angelica non si presenta all'appunta­mento con gli operatori della El­lelle è perché subentrano quelle complicazioni respiratorie che la costringono a frequenti ricoveri. Giorni di passione, in cui la spe­ranza a volte vacilla, ma a riaccenderla c'è sempre la fiamma accesa della fede. «Mi piange il cuore per quello che hanno de­ciso per Eluana... Noi abbiamo imparato ad accettare questa condizione. Angelica è la croce più dolce che ci poteva toccare». La sera scende in questa casa a­bitata dalla fede e Angelica ripo­sa nella sua cameretta dalle pa­reti colorate di verde, come la speranza. Sopra il letto, a ve­gliarla c'è l'immagine di Gesù [...] .

Il Crocifisso offendo solo i fedeli della religione civile!

Una semplice croce
di Juan Manuel de Prada - (C) L'Osservatore Romano - 24-25 novembre 2008

Un tribunale spagnolo ha appena emesso una sentenza con la quale si sollecitano i responsabili di una scuola pubblica a rimuovere i crocifissi dalle aule, adducendo come motivazione che la presenza di una semplice croce viola il "diritto fondamentale alla libertà religiosa e di culto". A nessuna persona in pieno possesso delle proprie facoltà sfugge che il segno della croce non viola nessun diritto fondamentale; tuttavia, da qualche tempo, l'invocazione di diritti e libertà si sta trasformando in Spagna in un pretesto giuridico che maschera un sentimento di odio antireligioso e di "cristofobia" - come in modo molto appropriato lo ha definito il cardinale primate Cañizares - sentimento che l'autorità avrebbe l'obbligo di perseguire, invece di concedergli una copertura giuridica. Da qualche tempo, in Spagna l'alone di odio attorno alla Chiesa di Dio - così definì Chesterton in L'uomo eterno quella "fosforescenza extraterrena" che, nei crepuscoli della storia, perseguita i cristiani - si è mascherato di giuridicità, sostituendo l'accanimento cruento di altre epoche non troppo lontane con un'apparenza più sibillina e asettica.

La visione di un crocifisso chi può offendere? Non, naturalmente, quanti non sono stati educati nel cristianesimo; poiché, per questi, un crocifisso sarà come il monolite che adoravano gli uomini delle caverne, una figura priva di significato religioso in cui, forse, scopriranno un significato storico. Non può esserlo neppure per quanti, educati nel cristianesimo, non professano però la fede cattolica; e oserei dire che, per questi ultimi, il crocifisso può riassumere le più nobili vocazioni dell'uomo:  vocazione di dedizione e di carità, da un lato, vocazione di mistero e infinitezza, dall'altro. Nulla di offensivo, dunque. Il crocifisso, in definitiva, può offendere solo quanti vogliono - e in questo consiste in realtà il laicismo, per quanto si nasconda dietro alibi giuridici - che lo Stato diventi un nuovo dio, con potere assoluto sulle anime.

Che si giunga a considerare un crocifisso offensivo in Occidente si può solo interpretare come un sintomo allarmante di amnesia o necrosi culturale; o - così ha detto Benedetto XVI nel suo discorso di apertura del recente Sinodo - come una "perdita d'identità". Da qualche tempo, un impulso autodistruttivo si sta impossessando dell'Europa, trovando la sua espressione più triste e pervicace nell'ansia di cancellare dalla nostra memoria il lascito morale e culturale del cristianesimo; e in Spagna questo impulso autodistruttivo assume espressioni violente. Come gli scorpioni che si pungono con il proprio pungiglione e agonizzano vittime del loro veleno, si direbbe che noi europei abbiamo deciso di annichilirci, emarginando e dimenticando l'eredità storica che ci costituisce. S'inizia a confondere la sana laicità dello Stato con una belligeranza antireligiosa che cerca di negare all'uomo il suo vincolo con la trascendenza, che cerca di cancellare la nostra genealogia spirituale e culturale. L'Europa sembra aver dimenticato che la patria dell'uomo, come ci ha insegnato Maritain, è l'Assoluto.
Quando l'uomo viene esiliato da questa patria comune, quando gli viene strappata questa parte irrinunciabile di se stesso, lo si sta condannando allo sradicamento, alle intemperie, all'abbandono, alla disperazione; lo si sta relegando, in definitiva, alla condizione di triste materia.
Il fatto che questo impulso autodistruttivo giunga alle scuole ci pone dinanzi a una realtà paurosa. Il Crocifisso ci insegna che la morte non ha dominio sull'uomo, che il motivo del nostro cammino terreno non è altro che il trionfo della vita. Quando si sa questo, tutto il resto acquista significato. Tuttavia il laicismo che oggi trionfa in Spagna ci vuole sempre più orfani d'identità; e sa che quando noi spagnoli smetteremo di guardare a colui che è appeso a quel legno, avremo smesso di sapere chi siamo e saremo pronti a essere ciò che vogliono fare di noi. Il laicismo intende privare di "senso" la trasmissione culturale della conoscenza, trasformandola in un mero accumulo di dati sconnessi; e per questo si sforza di allontanare i crocifissi dalla contemplazione dei bambini, poiché alla luce del Crocifisso i pezzi della conoscenza si assemblano, formano un amalgama che nutre di significato la vita e la storia umana.
In quella semplice croce si riassume la storia del genere umano, con tutta la sua genealogia di debolezza e grandezza, gioia e dolore. In quella semplice croce vengono riassunte e denunciate tutte le barbarie che l'uomo ha perpetrato, dall'uccisione di Abele fino a uno qualsiasi dei massacri che oggi decimano l'umanità; in essa si plasma il nostro fecondo anelito di ribellarci contro la morte. In quella semplice croce si riassumono le due vocazioni più nobili dell'uomo:  una vocazione di pietà e di donazione dinanzi alla sofferenza umana; e, insieme a essa, spiegandola, una vocazione di trascendenza che ci aiuta ogni giorno a risuscitare dalle macerie della nostra fragilità. Per venti secoli, il mistero della Croce è servito anche da gioiosa ispirazione alle più durature creazioni dell'arte e dell'intelletto; né Velázquez né Unamuno, per citare solo due figure spagnole che confluiscono dinanzi all'immagine del Crocifisso, sarebbero spiegabili senza tale mistero. Venti secoli di cultura occidentale si riassumono in questi due legni nudi:  venti secoli di conquiste che nobilitano la storia umana; venti secoli agitati di crudeltà che un Dio che si immola per le sue creature ci invita a detestare. In quella semplice croce, equilibrio umano dei due comandamenti, vi è tutto ciò che siamo, tutto ciò a cui aneliamo essere, tutto ciò di cui ci vergogniamo di essere stati.
Al lascito che rende nobili e che è riassunto in quella semplice croce sta oggi rinunciando l'Europa; e la sentenza che ha appena emesso un tribunale spagnolo consacra giuridicamente la rinuncia di un'Europa disorientata, irrazionalmente in preda a un impulso di autodistruzione.

25 novembre 2008

BUON COMPLEANNO ELUANA - CONTINUIAMO A PREGARE!

Torino, 25 novembre 2008
Santa Caterina d'Alessandria
 
 
In occasione del trentottesimo genetliaco di Eluana Englaro l'Associazione Due minuti per la vita esprime a Lei, ed a tutti coloro che amorevolmente se ne prendono cura, la propria profonda vicinanza nella preghiera.
 
 
I Responsabili dell'Associazione Due minuti per la vita

24 novembre 2008

Pane agli affamati, acqua a chi ha sete. Editoriale di Marco Respinti su 'Il Domenicale' del 22 novemembre 2008

Pane agli affamati, acqua a chi ha sete.

 

Editoriale di Marco Respinti

© Il Domenicale – n. 47 del 22 novembre 2008 – prima pagina

 

 

Povera Eluana Englaro: povera lei, prima di poveri tutti gli altri. Povera Eluana perché non sa (comunque la pensi sul punto, e nessuno di noi sa come lei la pensi sul punto) che a partire dalla sua tragedia la Corte di Cassazione ha deciso che in Italia l'eutanasia è praticabile.

 

Non si tratta, infatti, nel caso di Eluana, d'interrompere un accanimento terapeutico inutile e inaccettabile quanto la morte procurata di un innocente. Si tratta di eutanasia perché la Cassazione consente di procurare la morte di Eluana in base a un giudizio sulla sua condizione attuale. Si tratta di eutanasia perché la Cassazione permette di ritenere migliore la morte procurata di Eluana della salvaguardia della sua vita indifesa e bisognosa di aiuto. Si tratta di eutanasia perché la Cassazione consente di negare il sostentamento a una vita che da sola non ce la fa, ma che se invece continua a essere aiutata resiste. Comela vostra, come la mia.

 

Eluana non si trova infatti in pericolo di vita. Eluana vive una condizione particolare, certo, liminale, ovvio, ma proprio per questo necessita di tutte le attenzioni possibili. Eluana morirà solo se si smetterà di darle da mangiare e da bere: esattamente come qualsiasi ignudo, debole, malato, handicappato, ritardato, carcerato, invalido, tetraplegico del mondo, proprio come qualsiasi nostro bimbo sin in età piuttosto avanzata.

 

Pensatela come volete ma chiamatela come dovete. Eutanasia.

 

E se per caso la pensate come chi qui scrive, aderite all'appello che l'Associazione "Due minuti per la vita" (www.dueminutiperlavita.info) indirizza al Governo italiano affinché impedisca che Eluana venga lasciata crepare di fame e di sete per volere di quella Corte di Cassazione la quale evidentemente ben poco sa di quei nostri figli piccoli, vostri e miei, che ancora non riescono a raggiungere il cesto del pane e il rubinetto dell'acqua corrente e che, come Eluana, han fame e sete da morire.

23 novembre 2008

Eluana, un decreto legge per non staccare il sondino. Lo dice anche Piero A. Capotosti, Presidente emerito della Corte Costituzionale

«Eluana, un decreto legge per non staccare il sondino», lo dice Piero Alberto Capotosti, Presidente emerito della Corte Costituzionale
di Pino Ciociola - (C) Avvenire - 22 novembre 2008 - pagina 7
 
Esiste uno strumento tecni­co-giuridico che può anco­ra impedire la morte di E­luana: «Mi chiedo se [...]» , il governo «non sia legittimato ad intervenire con un decreto legge, attraverso il quale dichiarare l'ob­bligo per tutte le strutture sanita­rie, pubbliche e private, di aste­nersi dal praticare il distacco di sondini per l'alimentazione arti­ficiale». La domanda se la pone Piero Alberto Capotosti, presi­dente emerito della Corte Costi­tuzionale, giudice costituzionale dal 1996 e presidente della Con­sulta nel 2005.
 
[...]
D. Basterebbe un decreto legge dav­vero semplice?
Fatto da non più di cinque o sei ri­ghe. Indispensabili per la straor­dinaria necessità e urgenza della situazione.
Naturalmente il di­stacco del sondino per l'alimen­tazione dovrebb'essere vietato nei soli casi in cui s'immagini che sa­rebbe la causa diretta del deces­so
della persona.
 
[...]
E se anzichè in una struttura sa­nitaria si portasse Eluana, o una persona nelle sue condizioni, a morire in un'abitazione privata?
Il cittadino può fare quel che vuo­le, salvo andare poi incontro alle
 doverose indagini della magistra­tura. 
D. A proposito: alcuni magistrati i­potizzano proprio che nel di­stacco del sondino che garanti­sce alimentazione e idratazione ci siano gli estremi dell'omidicio: lei che ne pensa?
Qualora dovesse avvenire il di­stacco del sondino nasogastrico, si potrebbe dire che proprio que­sto gesto è la causa diretta del de­cesso della ragazza. Allora ho l'impressione che un magistrato
territorialmente competente pos­sa aprire l'indagine.

D. Ipotizzando un omicidio di con­senziente?
Vedo più l'ipotesi di omicidio vo­lontario, essendo dubbia nel ca­so di specie la manifestazione di un consenso della vittima.
 
D. E i pronunciamenti della Cassa­zione, presidente?
Le sue due sentenze potrebbero forse configurarsi come causa di non punibilità. Ma questo ri­guarderebbe la valutazioni del magistrato penale, che tuttavia, in linea di principio, certo non può essere bloccato nel suo ob­bligo di iniziare l'azione penale davanti a un evento che in astrat­to lascia prefigurare un reato.
 
D. Torniamo alle sentenze della Cassazione: sembra che il diritto alla vita sia diventato fatto pri­vato e non riguardi più la collet­tività.  Lei che ne dice?
Dalle sentenze emerge forse una concezione eccessivamente for­malistica del carattere privato o pubblico della questione che la Cassazione doveva risolvere. La valutazione sembrerebbe fatta in riferimento al carattere formal­mente privato della questione. Prescindendo da quello che è l'in­teressamento enorme della pub­blica opinione alla vicenda.

D. Ci sono altri aspetti di quelle sen­tenze che possono lasciare per­plessi?
Al di là dei profili umani dram­matici, questa vicenda da un pun­to di vista giuridico suscita per­plessità. Perché la scienza medi­ca non ha definito in maniera pre­cisa e pregnante il carattere irre­versibile dello stato vegetativo in cui si trova Eluana Englaro: non c'è una definizione tale che pos­sa far considerare risolta questa questione in un senso o nell'al­tro.

D. Dunque bisognerebbe aspetta­re?
Basta il dubbio che non sia una situazione irreversibile per in­durre ad aspettare e vedere come la situazione evolve.
 
D. Un'ultima cosa, presidente Ca­potosti: questa presunta volontà di Eluana che le venissero so­spese le 'cure'?
 Qui sicuramente non c'è un atto di autodeterminazione. Si rico­struisce la sua presunta volontà [...] attraverso frasi, brani, conversazioni intervenute circa venti anni fa. In un contesto completamente diverso dall'at­tuale.

22 novembre 2008

"Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere" - Commento al Vangelo di domenica 23 novembre 2008 - Festa di Cristo Re

XXXIV Domenica del tempo ordinario - 23 novembre 2008

Festa di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo

 

Commento al Vangelo odierno: Mt 25, 31-46

di Padre Angelo del Favero* - Zenit.org - 21 novembre 2008

 

"Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere […] non lo avete fatto a me" (Mt 25,42.45). La Luce abbagliante di queste parole di Gesù ci illumina "senz'ombra di dubbio", e fa "crollare i muri di inganni e di menzogne che nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la natura perversa di comportamenti e leggi ostili alla vita" (enciclica Evangelium Vitae, di Giovanni Paolo II, n° 100, 1995).

 

Collocata sul candelabro di quest'ultima domenica dell'anno liturgico, Solennità di "Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo", questa Luce guida "alla verità tutta intera" (Gv 16,13) tutti coloro che desiderano sinceramente conoscerla, con particolare ed illuminante riferimento alla verità di Eluana Englaro, questa "bellissima ragazza…che ogni mattina apre gli occhi e alla sera li chiude" (Il Foglio, 17/11/2008, testimonianza di Marco Barbieri), diventata ormai "tutti noi".

 

La sentenza dei Giudici di Milano e quella delle Sezioni unite della Cassazione, "Quando il figlio dell'uomo verrà nella gloria con tutti i suoi angeli" (Mt 25,31) sarà valutata alla luce del Vangelo di Cristo, come in uno specchio. Allora, sia coloro che l'hanno scritta, sia quelli che l'hanno approvata nel loro cuore, riconosceranno la Verità tutta intera di Eluana, e comprenderanno che non si trattava solamente della figlia di Beppino Englaro, ma del Figlio di Dio che ha detto: "In verità vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me" (Mt 25,45).

 

Se il sondino verrà staccato dal corpo di Eluana, Gesù morirà di fame e di sete. Il sacerdote anzitutto, ma anche ogni credente in Cristo, oggi più che mai deve saper imitare Paolo, l'apostolo dei pagani, in ciò che Benedetto XVI ha detto di lui aprendo l'Anno Paolino: "Paolo…non ha cercato un'armonia superficiale. Nella prima della sua lettere egli stesso dice: "Abbiamo avuto il coraggio…di annunziarvi il Vangelo di Dio in mezzo a molte lotte" (1Ts 2,2). La verità che aveva sperimentato nell'incontro con il Risorto ben meritava, per lui, la lotta, la persecuzione, la sofferenza. Ma ciò che lo motivava nel più profondo era l'essere amato da Gesù Cristo e il desiderio di trasmettere ad altri questo amore.

 

"In un mondo in cui la menzogna è potente, la verità si paga con la sofferenza. Chi vuol schivare la sofferenza, tenerla lontana da sé, tiene lontana la vita stessa e la sua grandezza; non può essere servitore della verità e così servitore della fede. Non c'è amore senza sofferenza, senza la sofferenza della rinuncia a se stessi, della trasformazione e della purificazione dell'io per la vera libertà. Là dove non c'è niente che valga che per esso si soffra, anche la stessa vita perde il suo valore" (Omelia per l'apertura dell'Anno Paolino, 28 giugno 2008).

 

Alla luce della Parola di Dio e del Magistero della Chiesa che ne è lo sviluppo e le "linee guida", comprendiamo che Eluana è stata scelta da Dio quale "segno di contraddizione", e "sigillo di profezia", non solamente "perché siano svelati i pensieri di molti cuori" (Lc 2,34-35), ma anche per essere strumento di grazia perché "quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita" (dalla preghiera conclusiva a Maria, che chiude l'enciclica Evangelium Vitae).

 

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* Padre Angelo è diventato carmelitano nel 1984. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

21 novembre 2008

Chieppa: nella sentenza legittimante l'omicidio di Eluana si afferma che la vita è un fatto privato

«Eluana, sentenza con effetti devastanti» 
 Chiappa, Presidente emerito della Corte Costituzionale: si afferma l'idea che il diritto alla vita non riguarda la collettività ma il privato

 

«Non escluderei che dopo la morte della donna un giudice incrimini chi l'ha provocata Qui non ci sono spine da staccare»

 

di Giovanni Grasso - © Avvenire – 21 novembre 2008 – pagina 7

 

 

«Sul caso Englaro si sono dette e sostenute cose molto diverse, facendo spesso confusione. E debbo aggiungere che, con il massimo rispetto per la Corte di Cassazione, la sua sentenza […] apre la strada a conseguenze ed effetti devastanti. Per ché con essa si afferma l'idea che il diritto alla vita, che è un valore fondante della democrazia, previsto dalla Costituzione e da tutti i trattati internazionali, non è più questione che riguardi la collettività, lo Stato, ma diventa un fatto privato». Il presidente emerito della Corte Costituzionale Riccardo Chieppa è preoccupato degli sviluppi giuridici e sociali del caso Eluana.  E spiega: «Se la vita è un diritto fondamentale e indisponibile, come si può di fatto autorizzare qualcuno a compiere un atto, quello di togliere la vita appunto, che è normalmente considerato un reato? E chi è semmai il soggetto depositario del potere di decidere la morte o la sopravvivenza?»


D. Lei parla di conseguenze devastanti: in che senso?

[…] chi può escludere, in futuro, che ci siano, ad esempio, parenti intenzionati ad accelerare la morte di un soggetto in stato di coma per prendersi l'eredità? E si delegherà a loro la scelta? Quando si tratta di principi così delicati, come quel li che riguardano il diritto alla vita, bisogna andare con i piedi di piombo e non limitarsi solo alla impressione da singoli casi uma ni. 


D. Il fatto sembra particolarmente grave perché in questa fattispecie non si tratta di rinunciare, sia pure per interposta persona, alle cure…
 

Qui è il nocciolo della questione. Non si tratta di dire di no a un accanimento terapeutico, ed il no è una cosa del tutto le­gittima, né tantomeno di rifiutare le cure per motivi religiosi, morali, personali o familiari. E non si tratta, come pure si è erroneamente affermato, di staccare la spina, perché Eluana non è attaccata a una macchina che le permette di respirare. Ma piuttosto di mettere in atto un comportamento, quello di non provvedere [rectius, interrompere, ndr] all'idratazione e alla nutrizione, con l'intenzione di provocare la morte del soggetto. Se si stacca un respiratore ci può essere la possibilità, sia pure remota, che l'organismo reagisca, ma se tolgo l'acqua la fine è sicura. Non si può nemmeno escludere che qualche giudice finisca per incriminare qualcuno dopo la morte di Elua na. [e non ci sarebbe niente da stupirsi, anzi sarebbe la corretta applicazione dell'articolo 575/579 del codice penale italiano!, ndr] Non è un caso che i familiari stiano incontrando delle difficoltà a trovare un centro sanitario disposto a interrompere l'idratazione: oltre ai motivi morali, nessuno se la sente di rischiare l'accusa di omicidio volontario. 


D. Si è parlato molto della volontà espressa dalla Englaro prima di finire in stato di incoscienza e del la necessità di rispettare queste indicazioni.

Intanto: una dichiarazione del genere, riportata da altri e in un contesto non ufficiale, non può avere un valore giuridico. Se una persona in tribunale sostiene che il defunto gli aveva detto, un giorno, che gli avrebbe lasciato tutti i suoi averi, ma non c'è il testamento, questa testimonianza non ha alcun valore. E allora se non ha valore per dei beni materia li,dovrebbe averlo per una vita umana? Diverso sarebbe, e qui do vrebbe intervenire il legislatore, se una volontà del genere fosse affermata davanti a un'istituzione legittimata a raccoglierla come un notaio, un pubblico ufficiale o con altra formalità prestabilita in modo da avere rappresentazione ed informazione delle conseguenze. Ma anche qui, il caso Eluana non c'entra. Perché davanti all'organo eventualmente preposto si potrà affermare la volontà di rinunciare alle cure, all'accanimento terapeutico, ma non certo di ricorre re a forme mascherate di eutanasia o suicidio assistito.

 

D. Ci sono della associazioni che si sono rivolte alla corte di Giustizia europea chiedendo di sospendere l'esecuzione della sentenza di morte per Eluana.

Alla Corte europea dei diritti del l'uomo e alla relativa Commissione si possono normalmente rivolgere rispettivamente i singoli Stati-parte contraente, e ogni per sona fisica o organizzazione non governativa o gruppi di privati (comprese persone giuridiche o soggetti privati in rappresentanza di interessi collettivi) quali vittime di violazioni dopo l'esaurimento dei ricorsi nazionali. Non so se queste associazioni siano state rappresentate nei procedimenti avvenuti in Italia. Dovranno però dimostrare in qualche modo di rappresentare la titolarità del diritto leso di Eluana. E non nascondo che, dal punto di vista procedurale, non sarà un'impresa del tutto scontata, anche se dal punto di vista etico e giuridico sostanziale le ragioni di violazione sono preponderanti; ma vale sicuramente la pena tentare. In ogni caso ciascuno di noi, come appartenente ad una collettività che rischia di perdere il senso della vita ed il rispetto dei più deboli, non può fare a meno di ricordare ogni giorno Eluana e i familiari tutti in una preghiera di solidarietà: che il Signore La protegga ed illumini coloro che Le sono accanto.

20 novembre 2008

Eluana viene uccisa deliberatamente, e non dicano che è il decorso della sua malattia!

"Morirà per eutanasia. Non della sua malattia"

Cuccurullo, presidente del Consiglio superiore di sanità: siamo di fronte ad una pericolosa deriva

di Enrico Negretti - © Avvenire – 20 novembre 2008



«Eluana non muore della patologia da cui è affetta, muore di fame e di se te. Anzi viene fatta morire, quindi si tratta di eutanasia [cioè di un omidicio, ndr]». Il professor Franco Cuccu­rullo, rettore dell'Università di Chieti e presidente del Consiglio superiore di sanità, è docente di Medicina interna e non condivide affatto […] la serie di decisioni della magistratura che stanno portando Eluana a morire. «Parlando da medico, mi resta grande perplessità e rammarico – aggiunge –. Penso che si apra una deriva pericolosa per le persone in capaci». 


D. Professor Cuccurullo, lei ha dichiarato che l'adempimento delle sentenze della magistratura nel caso di Eluana Englaro configurerebbe un caso di eutanasia. Perché?
 
Si tratta di eutanasia perché la morte di Eluana sarebbe causata dalla sospensione di idratazione e alimentazione, non dalla patologia di base dalla quale è affetta. Vede, io faccio due esempi: un paziente cui si interrompe un trattamento terapeutico o quello cui si toglie il sostegno alle funzioni vitali. Il primo caso è per esempio una persona affetta da una malattia tumorale allo stadio terminale. Io posso interrompere una chemioterapia che sottopone il paziente a ulteriori sofferenze senza migliorarne le condizioni. In questo caso la morte che sopraggiunge è una conseguenza diretta della malattia da cui è affetto il paziente. Viceversa – è il secondo caso – se a un paziente io sospendo l'idratazione e l'alimentazione non muore per la sua malattia, ma muore di sete e di fame. Non è la malattia che lo fa morire, il decesso non è conseguenza diretta della patologia che lo affligge. Muore per disidratazione. 

 

D. Ma qualcuno sostiene che essendo atti medici sono analoghi. Non è vero?

Torniamo al primo caso. Se sospendo un trattamento chemioterapico a un paziente terminale di cancro che può dare solo disturbi, poi in presenza della comparsa di dolori, cercherò di alleviare le sofferenze, userò farmaci antidolorifici. In altre parole, metterò in atto un trattamento palliativo che non risolve la patologia ma lenisce il sintomo. Ma se a quello stesso paziente, alleviato il dolore, tolgo l'acqua, subirà la sofferenza da disidratazione. E se per risolvere il sintomo dolore, io somministravo un antidolorifico, per risolvere i disturbi da disidratazione, la soluzione non è l'antidolorifico. Proviamo a immagi­nare una persona dispersa nel deserto, che viene ritrovato disidratato: per lenirgli le sofferenze gli somministriamo antidolorifici? No, gli diamo acqua. 


D. Viene anche sostenuto che è ormai opportuno far riprendere il suo corso alla malattia, che è stata come bloccata dai medici quasi 17 anni fa. Non è così?
 
Non è così.
Eluana Englaro non morirebbe della sua malattia, che è in uno stato stabile. C'è una forte spinta vitale in quell'organismo [rectius, in quella persona!, ndr]: per fermarla occorre sospendere idratazione e alimentazione. Cosa c'è di diverso dall'eutanasia, o dall'omicidio? Ruotiamo intorno a questi concetti, è difficile discriminare. […]

 

D. Qualcuno sostiene anche che Eluana non soffrirebbe, perché la corteccia è totalmente compromessa. Però nel decreto della Corte d'Appello di Milano si prevede un accompagnamento alla morte che fa uso di sedativi e antiepilettici. Che cosa significa? 
Siamo di fronte a grandi contraddizioni: povera figlia,
non è una vita che si spegne, ma che viene spenta. Io non conosco le condizioni cliniche specifiche, e quindi non mi posso pronunciare oltre un certo limite. Posso dire che esistono test specifici per stabilire se un paziente avverte il dolore. In questo caso credo che la morte sopravvenga per una insufficienza renale legata alla disidratazione progressiva. E finora questa non è la sua patologia. Ho grande perplessità e rammarico di fronte a queste sentenze: penso che si apra [la deriva si è gia aperta!, ndr] una deriva pericolosa per le persone incapaci.

19 novembre 2008

Eluana è ancora viva, ma hanno già deciso dove seppellirla!

Già deciso il luogo della sepoltura ma Eluana è ancora viva e le associazioni si mobilitano

di Micaela Pola - © Avvenire - 19 novembre 2008 - pagina 7

 

[...]

«La sentenza della Cassazione su Eluana non ricade su quello che è il dovere del Servizio sanitario nazionale: la tutela della salute dei cittadini», sottolinea infatti Francesca Mar tini, sottosegretario alla Salute. Puntualizzazione non inutile, di questi tempi. Come quella dell'Osservatore Romano che ieri invitava l'Oms ad aggiornare la voce 'salute': «Nel 1948 fu definita 'u no stato di completo benessere psichico, fisico e sociale' - scrive il quotidiano del la Santa Sede - . È pura utopia, si rischia di far diventare malattia ogni stato di non completo benessere».

 

Intanto continua la mobilitazione da parte di movimenti e associazioni. «Non sia una nuova Terri Schiavo», chiede l'Osservatorio Van Thuan, organismo promosso dal Pontificio consiglio Giustizia e Pace. Il quale com­menta così la sentenza della Cassazione: «Ora si comprende meglio perché la Chiesa sottolinei la necessità di una legge sul fine vita... Si tratta di difendere la vita anche dalla giurisprudenza». Ma sottolinea anche un grave rischio: «Che si ottenga il risultato opposto, ossia che si faccia una cattiva legge che preveda la possibilità di au­torizzare anticipatamente la sospensione di alimentazione e idratazione. Dobbiamo essere preparati: si apre una partita culturale di prima grandezza».

 

L'associazione 'Due minuti per la vita' sottoscrive l'appello del Movimento per la Vita e chiede al governo che «provveda attraverso decretazione d'urgenza a impedire la morte di Eluana», abbandonata a un destino di­sumano «sulla base di presunte dichiarazioni che avrebbe rilasciato oltre 16 anni fa». «Viviamo con profondo sgomento il pensiero che una vita umana si spenga in questo modo - dice poi Maria Emmaus Voce, l'erede di Chiara Lubich alla guida dei Focolari - . Cultura della vita è anche farsi carico delle sofferenze che questa alle volte comporta e aiutare chi ne è colpito a viverle in modo dignitoso ». Come fa, senza voler dare lezioni a nessuno, ma un alto esempio di umanità, l'ex calciatore Stefano Borgonovo, ormai immobilizzato dalla Sla: «Non entro nel merito della povera Eluana - ha detto al settimanale 'Oggi', dettando il suo messaggio con il movimento degli occhi su un computer speciale - ma io ho deciso di vivere e lottare, per dare un grande esempio ai miei figli. La vita la respiro, la vivo e la difenderò sempre, in qualunque situazione».

Troppi 'probabilmente' nella vicenda di Eluana Englaro

Eluana, probabilmente

Nemmeno il neurologo che chiede la sua morte è certo di alcunché

 

© IL FOGLIO – 19 novembre 2008 – editoriale a pagina 3

 

Il professor Carlo Alberto Defanti è il neurologo che segue da anni Eluana Englaro e che chiede senza esitazioni di staccarle il sondino attraverso il quale la donna si nutre e si disseta. Eppure è proprio lui che rispondeva così a chi, due giorni fa, gli chiedeva se la condizione di Eluana è sicuramente irreversibile: "Se si vuole una risposta apodittica del tipo 'non c'è alcuna possibilità in assoluto', non posso darla.

 

D'altronde in medicina sfido a trovare una singola affermazione che corrisponda a un criterio assoluto di questo tipo. Noi sappiamo in base a un'osservazione che ormai sta avvicinandosi ai diciassette anni, che su base probabilistica Eluana ha una possibilità di ripresa minima di coscienza che si avvicina a zero".

 

Se poi si chiede al professor Defanti se Eluana può provare sofferenza, è sempre lui a rispondere così: "Da un punto di vista teorico non è possibile dire se nonostante i danni devastanti al cervello possa avere qualche forma di sensazione, questo in linea assoluta non si può escluderlo".

 

Per questo, a Eluana saranno somministrati sedativi dopo il distacco del sondino. E comunque, aggiunge Defanti, nel caso della donna "probabilmente c'è una disconnessione fra la corteccia cerebrale e gli stimoli che arrivano dal mondo esterno e dal mondo interno".

 

Troppi "probabilmente" e nessun "certamente", a premessa della morte di Eluana Englaro. Le parole non hanno davvero più senso, se non si riesce a misurare la distanza immensa tra "probabilmente" e "certamente".

18 novembre 2008

APPELLO AL GOVERNO PER SALVARE ELUANA

L'Associazione Due minuti per la vita aderisce con profonda convinzione e rilancia l'iniziativa promossa dal Movimento per la Vita in occasione del XXVIII Convegno Nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita (cfr. Zenit.org del 16 novembre 2008).
 
Si sollecitano dunque tutti i cittadini italiani ad inviare un accorato appello al Presidente del Consiglio ed ai relativi Ministri affinché si provveda attraverso decretazione d'urgenza - prevista dall'art. 77 della Costituzione Italiana proprio per i "casi straordinari di necessità e d'urgenza" - per impedire che siano interrotte l'alimentazione e l'idratazione di Eluana Englaro.

 

Se tale interruzione fosse attuata provocherebbe infatti la morte di Eluana in seguito ad una lunga e dolorosa agonia, come avvenne tre anni fa negli Stati Uniti d'America ai danni di Terry Schindler Schiavo.

 

Oggi è in Italia ad essere in pericolo la vita di una giovane donna che, da qui a pochi giorni, potrà essere lasciata morire di fame e di sete con l'avallo dei giudici, sulla base di sue presunte dichiarazioni rilasciate oltre sedici anni fa.

 

Non è sufficiente limitarsi a stigmatizzare tale gesto sui maggiori quotidiani nazionali, o tramite interviste e comunicati stampa: togliere la vita ad una persona innocente ed indifesa, solo perché gravemente malata, é una pratica disumana, inaccettabile in ogni paese che voglia continuare a rientrare nel novero di quelli che rispettano un requisito minimo di civiltà!


La gravità della situazione è tale da determinare l'impossibilità di attendere l'approvazione per via ordinaria di una legge che, per gli inevitabili lunghi tempi previsti dal dibattito parlamentare, - quand'anche fosse totalmente rispettosa del diritto alla vita - sarebbe assolutamente inutile per salvare Eluana.

 

Non ci si può rassegnare alla fine che sembra prospettarsi per Eluana consolandosi col pensiero che tale disumanità non si ripeterà, nella speranza di poter (forse!) in futuro salvare coloro che si trovano nelle sue stesse condizioni: il popolo italiano attende un segnale forte in difesa del diritto alla vita, diritto inviolabile di ogni essere umano, e non intende rassegnarsi ad abbassare il capo di fronte all'esecuzione capitale di una sua connazionale.


Per rivolgere il proprio appello  al Presidente del Consiglio ed ai Ministri dell'attuale Governo italiano è importante scrivere direttamente ai rispettivi recapiti email.

 

Si chiede pertanto di:

- scrivere il prima possibile;

- scrivere un'email dal contenuto personalizzato, breve e semplice;

mettere come oggetto del messaggio "Appello per salvare Eluana Englaro";

- indicare sotto il proprio nome e cognome anche la località da cui si scrive ed il numero di un documento di identità per attribuire più formalità al messaggio;

- inserire la precisazione che ci si aspetta un intervento in difesa della vita di Eluana;

- coinvolgere il maggior numero possibile di persone in questa inizativa.

 

***

 

Per scrivere l'email al Presidente del Consiglio ed ai Ministri è possibile utilizzare questo linksi aprirà dal proprio programma di posta elettronica un nuovo messaggio giá compilato in tutte le sue parti, solo da firmare e inviare!

 
Se il collegamento non funzionasse basterà copiare ed incollare il testo riportato sotto ed inviarlo ai destinatari indicati.
 
***
Destinatari:berlusconi_s@camera.it; bonaiuti_p@camera.it; micciche_g@camera.it; info@carlogiovanardi.it; giovanardi_c@posta.senato.it; brambilla_m@camera.it; brancher_a@camera.it; crimi_r@camera.it; balocchi_m@camera.it; fitto_r@camera.it; rotondi_g@camera.it; brunetta_r@camera.it; info@renatobrunetta.it; carfagna_m@camera.it; info@maracarfagna.net; ronchi_a@camera.it; vito_e@camera.it; bossi_u@camera.it; meloni_g@camera.it; calderoli_r@posta.senato.it; frattini_f@camera.it; maroni_r@camera.it; alfano_a@camera.it; alberticasellati_m@posta.senato.it; caliendo_g@posta.senato.it; larussa_i@camera.it; tremonti_g@camera.it; scajola_c@camera.it; redazione@lucazaia.it; prestigiacomo_s@camera.it; matteoli_a@posta.senato.it; sacconi_m@posta.senato.it; viespoli_p@posta.senato.it; ferruccio.fazio@hsr.it; martini_f@camera.it; roccella_e@camera.it; gelmini_m@camera.it; bondi_s@posta.senato.it
Oggetto: Appello per salvare Eluana Englaro!
Testo:
 
Gent.mi
Presidente del Consiglio
Sigg. ri Ministri e Sottosegretari,
 
come cittadino italiano chiedo che si provveda attraverso decretazione d'urgenza per impedire che siano interrotte l'alimentazione e l'idratazione di Eluana Englaro: in caso contrario ne conseguirà la morte in seguito ad una lunga e dolorosa agonia.

 

Togliere la vita ad una persona innocente, solo perché gravemente malata, è una pratica disumana, inaccettabile in ogni paese che voglia potersi ancora definire civile!


Il popolo italiano attende un segnale forte in difesa del diritto alla vita, diritto inviolabile di ogni essere umano, e non intende rassegnarsi ad abbassare il capo di fronte all'esecuzione capitale di una sua connazionale.

 

In attesa di un Vostro intervento concreto per salvare Eluana si porgono distinti saluti.

 

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