Abortire è gratis. Cambiare idea no!
Le linee guida del Piemonte puniscono chi, dopo gli esami per l'interruzione, decide di tenersi il figlio
di Paolo Viana - © Avvenire - 23 agosto 2008 - pag. 11
Se decidi di abortire gli esami sono gratuiti, ma se ci ripensi devi pagare il ticket. Succede a Cuneo e non solo qui. [...] Probabilmente, è solo il frutto dello zelo con cui le Regioni cercano di tenere le redini della spesa sanitaria, ma sta di fatto che, contieni di qui e taglia di là, spariscono le esenzioni per chi [...] [abortisce] e spariscono proprio nel momento in cui la futura mamma decide di non uccidere più il suo bambino. Un ripensamento che può costarle caro: le linee guida della Regione Piemonte dicono che «se il paziente, idoneo per la day surgery - si legge nella deliberazione della Giunta Regionale 28 dicembre 2006, n. 71-5059 - rifiuta successivamente il trattamento o non si presenta per effettuare il ricovero, le prestazioni erogate sono a totale carico del paziente stesso». Per il momento, ci si ferma al ticket. La denuncia parte dalla Comunità Papa Giovanni XXIII: «Non è vero che si fa di tutto per tutelare la vita. Dal giorno in cui prende questa terribile decisione a quello in cui entra in sala operatoria, la madre percorre un tunnel senza uscita, in cui il feto è considerato una malattia da estirpare. Se la donna ci ripensa, infatti, le chiedono di pagare gli esami che ha fatto fino ad allora e che sono gratuiti solo se l'iter si conclude con l'aborto. [...]».
Chi parla così, Daniela Giorgis, se ne intende non solo perché di bambini ne ha messi al mondo tre e uno aspetta il suo turno nel pancione. «Ogni settimana - ci racconta la responsabile del servizio maternità difficili della zona Piemonte - riceviamo richieste di aiuto da diverse madri, extracomunitarie e italiane; all'origine dei loro problemi c'è spesso un dato economico». La crisi morde anche nella Granda, che presenta il reddito pro capite più basso del Piemonte. «Noi aiutiamo tutte le madri in difficoltà - dice Daniela - ma non è facile risolvere tutti i casi».
Sarah, il suo, se lo è risolta da sola [si sottolinea l'assurditá del pensare che con l'uccisione del proprio figlio si possano risolvere i problemi economici, ndr], varcando il portone dell'ospedale Santa Croce e Carle. Con lei, Liliana, l'amica di sempre, che racconta: «Al consultorio le hanno spiegato cosa stava succedendo e l'hanno indirizzata a una comunità per farsi aiutare ma era sconvolta. In famiglia non l'avrebbero capita, il ragazzo non ne voleva sapere
L'ho accompagnata io a fare gli esami e ad abortire ». Sarah - il suo nome è un altro, per ragioni di privacy - ricorderà per sempre quell'ecografia, il cuoricino che batteva, lo sguardo appannato dell'amica e quel mondo di favole che affogava lentamente in un pianto acerbo. Ancora Liliana: «Quando siamo scese a prenotare l'intervento, lei ha chiesto se poteva ripensarci e l'impiegata ha risposto che poteva farlo ma che avrebbe dovuto pagare il ticket per gli esami effettuati fino ad allora. È stata l'ultima assurdità».
In una mattina di mezzo aprile, Sarah ha abortito in esenzione. Se avesse fatto dietrofront, in base ai moduli firmati il primo giorno, avrebbe dovuto versare un centinaio di euro nelle casse dell'ospedale. E non perché il Santa Croce sia un covo di abortisti incalliti. [...] L'obbligo di pagare quel ticket, però, esiste e per averne conferma basta chiedere all'ufficio cassa dell'ospedale, dove un'impiegata, con la cortesia inflessibile della burocrazia sabauda, per un po' cerca persino di convincerci dell'equità del provvedimento - «Se prenota una visita all'otorino, improvvisa, e non si presenta, il ticket lo deve ben pagare» - ma poi realizza che di fronte alle risme di ricevute che le affollano la scrivania stanno entrando in collisione il bilancio della Regione e le leggi dello Stato e allora ci dirotta con altrettanta risolutezza verso la direzione sanitaria.
Ce lo spiega il dirigente medico Gian Luca Saglione perché, mentre la legge dice di rimuovere le cause economiche dell'aborto, in ospedale si disincentiva chi ci ripensa. Se non si trattasse della vita di una persona, sarebbe solo federalismo zoppo: lo Stato con una mano dà (o annuncia di dare) e la Regione, con l'altra, si affretta a togliere
«Noi applichiamo la normativa regionale - dice Saglione - , che a sua volta recepisce le indicazioni della Finanziaria. Non siamo quindi i soli a richiedere il pagamento del ticket per gli accertamenti clinici se non si completa la procedura di interruzione volontaria di gravidanza, perché questo prevede una delibera della Giunta regionale del dicembre 2006, in base alla quale la Regione riconosce il rimborso completo di esami, ricovero e intervento solo quando vi è una cartella clinica, cioè quando si affronta l'intervento. Sul piano amministrativo, [...] [l'aborto] è una prestazione come le altre e se la paziente decide autonomamente di non ricoverarsi e di non effettuare quell'intervento, gli esami che ha sostenuto fino ad allora vengono considerati prestazioni ambulatoriali, che l'amministrazione regionale rimborsa solo parzialmente all'ospedale, decurtando il ticket, che quindi dovrebbe essere richiesto alla paziente».
[...] E ricorda: «la normativa vigente prevede che se la paziente rifiuta di sottoporsi all'intervento le prestazioni erogate fino ad allora sono interamente a suo carico», altro che ticket! Torna pertanto il dubbio iniziale: ma chi si [...] [vuole abortire] non dovrebbe essere esente? «Certo, ma solo se l'[...] [aborto] avviene. Se una donna - replica il dirigente - dopo gli esami decide di non abortire più, sul piano amministrativo è come se questa decisione l'avesse presa fin dall'inizio».