Qui é scaricabile la presentazione della preghiera dei Due minuti per la vita

 Per aderire all'iniziativa o per richiedere ulteriori informazioni scrivere a:

Associazione Due minuti per la vita - casella postale 299 - 10121 Torino

Visualizzazione degli ultimi 15 post di 48 di luglio 2008. Mostra i post precedenti
Visualizzazione degli ultimi 15 post di 48 di luglio 2008. Mostra i post precedenti

31 luglio 2008

La Camera: sí al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato riguardo al caso di Eluana

31 luglio 2008
Sant'Ignazio di Loyola
 
Vi informiamo con gioia che oggi pomeriggio é stata approvata dalla Camera dei Deputati del Parlamento italiano la proposta dell'Ufficio di Presidenza di elevare conflitto di attribuzione innanzi alla Corte costituzionale nei confronti della Corte di Cassazione e della Corte di Appello di Milano sulla vicenda relativa ad Eluana Englaro.
 
A questo link le pagine del resoconto sommario della seduta n.46 di oggi della Camera dei Deputati relative all'approvazione dell'elevazione del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Qui, invece, il resoconto stenografico.
 
Stralci dal reconsonto sommario:
"Presidente. Comunica che è stata sottoposta all'Ufficio di Presidenza la richiesta, avanzata da alcuni deputati, di elevazione da parte della Camera dei deputati di un conflitto di attribuzione nei confronti dell'autorità giudiziaria.
L'Ufficio di Presidenza, nella riunione del 30 luglio 2008: vista la sentenza n. 21748 del 4 ottobre 2007, con cui la sezione prima civile della Corte di cassazione ha adottato un principio di diritto che individua due presupposti, ricorrendo i quali il giudice può autorizzare la disattivazione del presidio sanitario di nutrizione e idratazione di paziente in stato vegetativo permanente; visto, altresì, il decreto adottato dalla prima sezione civile della Corte di appello di Milano in data 25 giugno 2008, con il quale, sulla base del suddetto principio di diritto enucleato dalla Corte di cassazione, è stata accolta l'istanza di autorizzazione a disporre l'interruzione del trattamento vitale artificiale di soggetto in stato vegetativo permanente; considerato che con la richiesta avanzata viene contestata l'invasione o comunque la menomazione da parte della Corte di cassazione della sfera di poteri attribuiti costituzionalmente agli organi del potere legislativo; ritenuto che la Corte di cassazione abbia travalicato i limiti della funzione ad essa affidata dall'ordinamento, esercitando di fatto un potere legislativo in una materia non disciplinata dalla legge e ponendo a fondamento della sua decisione presupposti non ricavabili dall'ordinamento vigente, neppure mediante l'applicazione dei criteri ermeneutici; e che in tal modo la Corte di cassazione medesima ha leso la sfera di attribuzioni costituzionali della Camera, ha deliberato di proporre all'Assemblea di elevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato innanzi alla Corte costituzionale nei confronti della sezione prima civile della Corte di cassazione, con riferimento alla sentenza n. 21748 del 2007, e della prima sezione civile della Corte di appello di Milano, con riferimento al decreto adottato in data 25 giugno 2008, e di tutti gli altri atti eventualmente connessi e conseguenti, per vedere affermato che non spettava ad esse il potere di adottare i provvedimenti indicati nelle premesse.
[...]
La Camera, con votazione elettronica senza registrazione di nomi, approva la proposta dell'Ufficio di Presidenza."

30 luglio 2008

Oltre 4000 firme per Salvare Eluana! - Fattisentire.net: Scrivere ai politici contro l' "onnipotenza di certa magistratura"

Torino, 30 luglio 2008
Comunicato stampa
 
OLTRE 4000 FIRME PER SALVARE ELUANA!
FATTISENTIRE.NET: SCRIVERE AI POLITICI CONTRO L'ONNIPOTENZA DI CERTA MAGISTRATURA
 
 
L'Associazione Due minuti per la vita ringrazia per le oltre 4000 sottoscrizioni ricevute all'appello lanciato il 13 luglio scorso in difesa del diritto alla vita di Eluana Englaro e chiede a tutti coloro che sono per il rispetto e la difesa della vita umana fino al suo termine naturale di voler continuare a segnalare e a diffondere l'appello presente al link www.firmiamo.it/eluanaenglaro.
 
Inoltre l'Associazione condivide pienamente e rilancia la proposta del portale FattiSentire.net (www.fattisentire.net) che consiste nell'invitare i cittadini italiani a scrivere ai propri rappresentanti eletti in Parlamento affinché - alla luce del colpo di mano verificatosi in occasione della vicenda di Eluana - provvedano per via legislativa a porre un freno all' "onnipotenza di certa magistratura".
 
 
Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299 - 10121 Torino TO

Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato: si attende entro sabato il voto in merito alla vicenda di Eluana Englaro

Senato, entro sabato il voto sul "conflitto"
di Danilo Paolini - (C) Avvenire - 30 luglio 2008 - pagina 5

Al Senato la discussio­ne sul caso di Eluana Englaro cede mo­mentaneamente il passo alla manovra economica. Perciò ieri non è stata messa ai voti la relazione di maggioranza che chiede il conflitto di com­petenza contro la Corte di Cassazione. Ma il dibattito è cominciato e la decisione do­vrebbe comunque arrivare entro sabato. Il gruppo del Pd, al termine di una riunione de­finita «intensa» da chi vi ha partecipato, ha deciso che non sarà in aula al momento della votazione. Pdl, Lega e Udc hanno invece assicurato pieno sostegno alla posizione del relatore Carlo Vizzini. Le possibili insidie tuttavia non mancano.
Se ne è avuta prova proprio ieri, quando la conferenza dei capigruppo ha accettato di variare il calendario dei lavo­ri per dare modo alla com­missione Bilancio di prose­guire l'esame della manovra economica e consentire l'ap­prodo in aula del testo già og­gi. Così, mentre l'assemblea discuteva del conflitto di at­tribuzione tra il Senato e la Cassazione per la vicenda di Eluana, la commissione pro­seguiva i suoi lavori. Ma la ca­pogruppo del Pd Anna Fi­nocchiaro, con un intervento giudicato di sottile ostruzionismo dallo schieramento av­versario, ha chiesto che ve­nisse sospesa la seduta della commissione fin tanto che l'aula fosse rimasta riunita. Ri­chiesta accolta dal presiden­te di turno Vannino Chiti.
L'esame della manovra eco­nomica, dunque, rischia di prolungarsi anche a giovedì. Mentre l'incidente in cui è in­cappato il governo alla Ca­mera, andando in minoran­za sul decreto 'milleproro­ghe', farà sì che anche quel provvedimento dovrà torna­re in Senato per l'approva­zione definitiva. Saranno perciò tre i temi sui quali Pa­lazzo Madama si troverà a la­vorare a ridosso della chiu­sura estiva, prevista - salvo sorprese - per la fine della prossima settimana. La qua­dratura del cerchio è affidata in buona parte alle doti di programmazione e di me­diazione fin qui mostrate dal presidente del Senato Rena­to Schifani. Ieri, si diceva, il dibattito sul conflitto di attribuzione è sta­to avviato. Il relatore Carlo Viz­zini (Pdl) ha contestato alla Cassazione «l'usurpazione» della funzione legislativa che la Costituzione affida al Par­lamento e, perciò, ha affer­mato la necessità di ricorrere alla Consulta, anche perché fissi una volta per tutte «i con­fini della discrezionalità» d'in­terpretazione delle leggi da parte della magistratura.

Sono intervenuti poi i relato­ri di minoranza Francesco Pardi (Idv) e Stefano Ceccan­ti (Pd). Quest'ultimo ha ripe­tuto i motivi per cui, secondo lui, il conflitto del Senato con la Corte di Cassazione «è i­nammissibile » e come tale sarà giudicato dalla Corte co­stituzionale che – ha rilevato – non deciderà sull'ammissibilitá «prima del 2009». Que­sto per dire che «non ci potrà comunque essere nessun ri­flesso immediato sulla vicen­da Englaro». I senatori del Pd, come ac­cennato, non parteciperan­no al voto sulla relazione Vizzini. Durante la riunione del gruppo, nella tarda mattina di ieri, non sono mancati i momenti di tensione: l'ala cattolica era per l'astensione; altri avrebbero voluto votare contro il testo. Gli stessi che poi hanno accettato «per di­sciplina di partito» la solu­zione finale, proposta da Chi­ti e appoggiata da Franco Marini. Contemporanea­mente, il gruppo democrati­co ha approvato all'unani­mità un ordine del giorno in cui si delibera di riservare «entro l'anno 2008» un'ap­posita sessione dei lavori di Palazzo Madama a un dise­gno di legge «in materia di consenso informato e di­chiarazioni di volontà antici­pate nei trattamenti sanita­ri ». Insomma, l'impostazio­ne data al problema nella scorsa legislatura dal senato­re Ignazio Marino.

Per la senatrice del Pd Ema­nuela Baio «è sbagliato af­frontare il tema nel modo proposto dalla maggioranza, perché non lo risolve ma lo
aggrava». Meglio, ha aggiun­to, «non partecipare al voto e chiedere al Parlamento di im­pegnarsi ad approvare una buona legge sulla fine della vi­ta » per colmare «il vuoto legi­slativo esistente».
Di opposto parere Laura Bianconi (Pdl), che nel suo in­tervento in aula ha negato l'e­sistenza di quel vuoto, perché «esistono la Costituzione e il codice penale»: la prima «in nessuna parte ravvisa che si violi il rispetto e la dignità del­la persona se si provvede a fornirle cibo e acqua», come avviene per Eluana; il secon­do punisce «l'omicidio, l'o­micidio del consenziente e l'i­stigazione e l'aiuto al suici­dio
».

Relazione della Commissione Affari Costituzionali sulla vicenda di Eluana Englaro

Relazione della 1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, Affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica amministrazione)

 

Sulla questione se il senato debba promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello stato innanzi alla Corte costituzionale con riguardo alla sentenza n. 21748, resa dalla Corte di Cassazione – prima sezione civile, in data 16 ottobre 2007 e alle decisioni successive e consequenziali adottate da altri organi di giurisdizione, a proposito del noto caso della giovane eluana englaro.

 

Comunicata alla presidenza il 22 luglio 2008

 

Al link http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/203386.pdf il testo della relazione

24 luglio 2008

Oggi bottiglie d'acqua davanti al Duomo di Torino

Su Eluana la procura prende tempo, due nuovi appelli portatori d'acqua
"La volontà desunta" e le parole dei giuristi
(C) IL FOGLIO - 23 luglio 2008 - pagina 2
 
Roma. La procura generale di Milano ha annunciato di volersi prendere "tutto il tempo che la legge concede" per decidere se impugnare o no il decreto della Corte d'appello che autorizza il padre a sospendere l'alimentazione di Eluana Englaro. "Tutto il tempo" significa un anno, a meno che Beppino Englaro non notifichi direttamente il provvedimento alla procura generale, e in tal caso il termine scenderebbe a sessanta giorni. Rispetto all'ipotesi che egli decida comunque di sospendere l'alimentazione della figlia, il sostituto procuratore Ganfranco Montera ha detto di credere "fermamente che non lo farà". Ma è evidente l'assurdità della situazione.
 
La Cassazione potrebbe giudicare illegittima, tra un anno, la decisione della Corte d'appello, quando Eluana potrebbe essere già morta. Suo padre, infatti, può fin da ora procedere al distacco del sondino naso-gastrico attraverso cui la ragazza viene nutrita. Un esito irreversibile autorizzato da un provvedimento ancora suscettibile di impugnazione: l'evidente anomalia è stata denunciata oggi, in una conferenza stampa a organizzata Roma, alla presenza del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, dalle associazioni che si occupano di coma e stati vegetativi. La federazione nazionale associazioni traumi cranici e le associazioni Rete e Vi.ve. (Vite vegetative) hanno chiesto alla procura generale di bloccare il decreto esecutivo della Corte d'appello di Milano in base a tre considerazioni: lo stato vegetativo irreversibile di Eluana non è stato confermato da nuovi accertamenti medici; il sondino naso-gastrico non va considerato come medicamento, dunque non c'è accanimento terapeutico; non si può tener conto dei racconti su Eluana fatti da terze persone per desumere la sua volontà di morire piuttosto che di vivere in stato vegetativo. Le associazioni chiedono anche di avviare un censimento in apposito registro e un osservatorio sui malati in stato vegetativo, richieste sulle quali Roccella ha impegnato il governo. Fulvio De Nigris, dell'associazione "Amici di Luca", ha definito "fondamentale attivare centri di recupero coordinati attraverso una rete".

I presidenti emeriti
. Sempre oggi è stato diffuso un appello di insigni giuristi (i presidenti emeriti della Corte costituzionale Riccardo Chieppa e Cesare Mirabelli, oltre a Renato Baccari, Antonio Baldassarre, Gaetano Carcaterra, Marta Cartabia, Giuseppe Dalla Torre, Alberto Gambino, Giovanni Giacobbe, Aldo Loiodice, Marco Olivetti, Roberto Pessi, Aristide Police, Piero Sandulli, Fernando Santosuosso, Andrea Simoncini, Vincenzo Tondi della Mura, Giuseppe Valditara, Massimo Vari, Giuseppe Verde, Lorenza Violini). Nell'appello si sottolinea che la decisione della magistratura su Eluana "finisce per consentire una pratica di eutanasia, vietata dal nostro ordinamento, violando principi, da quelli più antichi (curam praetor habuit) a quelli a fondamento del sistema costituzionale, come i diritti inviolabili e la solidarietà, orientata in questo caso alla tutela del bene sommo della vita. Al di fuori di qualsiasi ipotesi di accanimento terapeutico, tale nefasto e deprecabile risultato viene raggiunto togliendo il sostegno vitale a una persona umana, tuttora vivente, riconosciuta come tale dalla stessa magistratura. Tanto è vero che il comportamento suddetto viene autorizzato sulla base della ricostruzione operata dal giudice, attraverso indici presuntivi, della volontà della Englaro". I giuristi affermano inoltre che "non è concepibile usare un procedimento civile, prefigurato per legge per altre funzioni, per sacrificare irrimediabilmente la vita di una persona che è un bene indisponibile".
 
Il Movimento per la vita di Torino invita infine tutti a portare una bottiglia d'acqua davanti al Duomo del capoluogo piemontese durante la giornata di oggi, giovedì 24 luglio. "Alle 19 – dice il comunicato – la giornata si concluderà con un appello pubblico".

22 luglio 2008

Acqua per Eluana al Duomo di Torino - Giovedí 24 luglio ore 19

Torino, 22 luglio 2008
 
Comunicato stampa
 
"ACQUA PER ELUANA" ANCHE A TORINO:
DAVANTI AL DUOMO CITTADINO GIOVEDI' 24 LUGLIO ORE 19
 
Due minuti per la vita aderisce con convinzione e sostiene l'appello lanciato dal Movimento per la Vita di Torino di far portare bottiglie d'acqua davanti al Duomo cittadino nel giorno di giovedí 24 luglio.
 
L'iniziativa, sulla scia di quella organizzata da Giuliano Ferrara e dal settimanale Tempi giovedí scorso a Milano, é finalizzata a sensibilizzare l'opinione pubblica e protestare contro la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione di Eluana Englaro. Alle ore 19 sará lanciato un appello pubblico.
 
L'Associazione, mentre invita i propri aderenti e simpatizzanti della zona di Torino a partecipare all'importante appuntamento, comunica che prenderá parte all'iniziativa rappresentata da alcuni suoi responsabili e depositerá le proprie bottiglie d'acqua a nome degli oltre 3500 firmatari dell'appello promosso il 13 luglio per difendere il diritto alla vita di Eluana (www.firmiamo.it/eluanaenglaro).
 
 
Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299
10121  Torino  TO
Cell:     328.115.29.45

Affrettare la morte di una persona incapace é lecito?

Intervista al neurologo Gian Luigi Gigli sul problema dell'assistenza ai malati in stato vegetativo
di Maurizio Fontana - L'Osservatore Romano del 22 luglio 2008, p. 5
 
Non hanno ancora ricevuto risposta i venticinque medici neurologi che lo scorso 16 luglio hanno inviato al procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Milano una lettera per motivare scientificamente la richiesta di bloccare le procedure intese a porre fine alla vita di Eluana Englaro, la giovane — in stato vegetativo da sedici anni in seguito a un incidente — per la quale i genitori hanno chiesto la sospensione della nutrizione e della idratazione assistite. Sono passati pochi giorni. «Probabilmente mancano ancora i tempi tecnici per una risposta ufficiale — afferma Gian Luigi Gigli, professore di neurologia dell'università di Udine, firmatario e coordinatore dell'iniziativa — ma nel frattempo abbiamo già ricevuto numerose adesioni di altri medici, neurologi e non, e anche di moltissima gente comune».

Nel frattempo, però, il caso ha registrato importanti evoluzioni politiche. Nella notte fra il 21 e il 22 luglio, infatti, la Commissione Affari Costituzionali del Senato italiano ha votato l'apertura presso la Consulta di un conflitto di attribuzione con la Cassazione per la sua sentenza sul caso di Eluana. L'interesse è quindi molto alto e  il professor Gigli spera che a questo interesse corrisponda una presa di coscienza per non arrivare a decisioni dalle conseguenze ritenute incontrollabili.

Il caso di Eluana Englaro presenta delle particolarità mediche, cliniche che giustificano un dibattito così ampio, articolato e acceso?
Il caso di Eluana Englaro ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica e della stampa nazionale in quanto è il «caso Terry Schiavo» d'Italia. Si tratta della prima paziente che verrebbe messa a morte in Italia sulla base dell'arresto, per mano medica, dell'alimentazione e della nutrizione assistite che sta ricevendo. Quindi verrebbe lasciata morire di fame e di sete. Questo evento ha giustamente richiamato l'attenzione perché costituirebbe una svolta epocale: cambierebbe di fatto la legislazione italiana, e per di più in maniera surrettizia, senza coinvolgimento del Parlamento, introducendo nell'ordinamento —  che aveva sempre salvaguardato il principio della «indisponibilità della vita umana» — il concetto di «disponibilità della vita umana». La vita sarebbe a disposizione non solo della singola persona ma anche di quanti ritengono di poterne interpretare la volontà. Dal punto di vista della professione medica — che ancora oggi nel codice deontologico nega in modo deciso l'ipotesi della eutanasia — la sentenza, se eseguita, introdurrebbe di fatto la possibilità per il medico di andare incontro a una procedura di tipo eutanasico per omissione, benché non chiamata con questo nome.

La richiesta specifica dei familiari di Eluana di procedere per via giuridica può coinvolgere situazioni analoghe?
Il problema è proprio questo. La Corte di Cassazione e la Corte d'Appello di Milano hanno di fatto imposto solo due paletti alla possibilità di estensione ad altri casi di questo tipo di intervento: il fatto che lo stato vegetativo sia dichiarato irreversibile e il fatto che ci sia una manifestazione convincente della volontà del paziente.
È chiaro che se questi due concetti valgono nel caso di Eluana Englaro, essi potranno — perché in assenza di norme la giurisprudenza fa testo — essere invocati in altre simili circostanze. Se sarà accertato che in questo caso lo stato vegetativo prolungato è irreversibile — cosa che è tutta da dimostrare — e se saranno accertate come sicure le opinioni espresse in passato dalla paziente circa il suo non gradimento di una alimentazione assistita, se tutto questo potrà far testo nel caso di Eluana Englaro, potrà farlo anche in altri casi.
Nella vostra lettera inviata al procuratore della Repubblica, si legge di circa 1500 casi in Italia assimilabili a quello di Eluana. Si tratta ovviamente di una stima, estrapolata sulla base dei dati epidemiologici a disposizione. Potrebbe essere anche maggiore, ma non dovrebbe comunque discostarsi in maniera significativa dalla realtà.
 
E a livello internazionale?
I casi nella letteratura internazionale non sono ovviamente omogenei. Tuttavia l'incidenza stimata dello stato vegetativo a sei mesi (ovvero il numero di nuovi casi) può essere collocata a livello internazionale tra lo 0,5 e i 4 casi ogni centomila abitanti. I dati invece che riguardano la «prevalenza», ovvero il numero di soggetti presenti nella popolazione, sono ancora più variabili (anche perché con il variare del tipo di assistenza — diversa da Paese a Paese — cambia anche la mortalità). Quindi laddove c'è una maggiore attenzione terapeutica — come è stato finora in Italia — i dati sulla prevalenza tendono ad aumentare. Con questi limiti possiamo stimare il numero di pazienti in stato vegetativo tra 1 e 10 casi ogni centomila abitanti.
Volendo fare un esempio concreto e considerando la realtà degli Stati Uniti — dove possiamo stimare 2 o 3 casi ogni centomila abitanti — possiamo dire che abbiamo circa 7000 pazienti.
 
Possiamo definire dal punto di vista strettamente medico i confini della situazione di queste persone?
È sicuramente un bene chiarire. Innanzitutto queste persone non sono malati terminali. Tant'è vero che, se assistiti, possono vivere per molti anni — come nel caso di Englaro. Inoltre non sono malati in coma: in essi la veglia si alterna al sonno; c'è una spontanea apertura degli occhi; c'è la presenza di alcune risposte riflesse che nel paziente in coma possono mancare. Quindi sono pazienti che vanno distinti sotto tutti i punti di vista, compreso quello comportamentale, dal paziente in coma. Non hanno bisogno di macchine. Per intenderci: non c'è alcuna spina da staccare. Non sono attaccati a un respiratore, non dipendono da particolari sistemi di somministrazione di farmaci. Inoltre — contrariamente a ciò che molta gente pensa — possono essere (se l'assistenza è buona) mobilizzati. Non sono certamente in grado di camminare ma possono essere messi su una poltrona. Infine sono pazienti nei quali sempre di più le nuove metodologie d'indagine ci mostrano — in casi che cominciano ad essere numerosi  — un mantenimento di più o meno elementari sistemi di analisi e di discriminazione delle informazioni. Con i limiti dell'approssimazione, tutto ciò lascia pensare che una forma più o meno residuale di consapevolezza (non oso parlare ancora di coscienza) sia in loro presente.
Ci troviamo di fronte a persone nelle quali, in presenza di un danno cerebrale che può essere variabile da soggetto a soggetto, si determina una condizione come quella di un interruttore spento. La possibilità di funzionamento non è esclusa. E i casi di recupero dimostrano che può riattivarsi.
È chiaro che il numero dei pazienti in cui questo recupero si verifica è maggiore nelle prime fasi cronologicamente successive alla comparsa del problema. Ma sono ampiamente documentati casi in cui il recupero è successivo e si verifica anche a distanza di molto tempo.

Qualche esempio?
Credo che tutti ricordino la vicenda abbastanza recente di quel paziente polacco che era stato urtato da un tram ed era entrato in una condizione prima di coma e poi di stato vegetativo. L'uomo aveva subito il trauma mentre il Paese era ancora in epoca comunista e si era successivamente svegliato (un paio di anni fa) in un contesto sociale completamente diverso che lo aveva all'inizio enormemente disorientato.
Tuttavia è logico che più lo stato vegetativo si prolunga nel tempo e minori sono statisticamente le possibilità di recupero. Anche perché quella della «non ripresa» sembra essere una profezia che tende quasi ad autorealizzarsi. Mi spiego: se subentra un atteggiamento di abbandono del paziente è chiaro che le possibilità di recupero diminuiscono drasticamente. D'altronde è comprensibile che la società possa investire in termini di riabilitazione in maniera intensiva all'inizio  perché c'è una maggiore possibilità di recupero. In ogni caso, al recente congresso di Lisbona della Brain Injury Association è stato presentato il caso di un soggetto che si è svegliato dopo diciotto anni.

Quando lei  parla delle effettive capacità di percezione di alcuni stimoli, usa spesso il condizionale. Molti scienziati, invece, rilasciano dichiarazioni o prendono decisioni come se conoscessero perfettamente la fisiologia del cervello, come se fossero in grado di stabilire esattamente se una persona possa in un dato momento percepire, sentire, avere un qualche tipo di relazione con il mondo esterno. Questa certezza è giustificata?
Non possiamo saperlo, perché la maggior parte di questi pazienti non sono stati studiati da questo punto di vista. Possiamo invece dire con certezza che alcuni dei pazienti studiati con le nuove metodologie mostrano livelli di processazione ed analisi delle informazioni per quanto variabili da soggetto a soggetto. Ci sono, ad esempio, pazienti che sembrano capire più o meno la differenza fra il rumore di fondo e il parlato, oppure che riconoscono il proprio nome rispetto ad altri, o che addirittura rispondono (a livello di attivazioni cerebrali) al contenuto stesso di quello che gli viene detto o gli viene fatto vedere. Fino al caso più clamoroso — pubblicato nel 2006 su «Science» — di un paziente in stato vegetativo che era in grado di seguire i comandi o le istruzioni che venivano dati circa un'immaginaria partita di tennis.
Tutto ciò ci costringe a interrogarci su cosa sia la coscienza. Perché ancora non sappiamo dove essa sia localizzata. Fermo restando che pazienti in stato vegetativo sono uno diverso dall'altro quanto al danno, è altrettanto vero che noi non sappiamo con precisione come la coscienza lavori e quali siano le strutture assolutamente indispensabili per il suo funzionamento. È certo che la corteccia cerebrale gioca il ruolo più importante, ma anche che hanno un ruolo alcune strutture sottocorticali come i gangli della base o come il talamo. Allo stesso modo i dati più recenti di letteratura mostrano come anche alcune strutture del tronco dell'encefalo partecipino in qualche modo ai meccanismi che sottendono l'attività cosciente. Detto questo, noi dobbiamo quantomeno porci in una situazione di dubbio.
 
Le tecniche e gli strumenti attualmente in mano agli scienziati non garantiscono quindi una conoscenza assoluta e certa dei meccanismi della coscienza.
Assolutamente no. E metta in conto un altro fatto. Quanto ho appena descritto è il patrimonio di centri specializzati nella ricerca in questo campo, ma non fa parte dell'approccio diagnostico che viene normalmente seguito per la cura delle persone. Ad esempio, la risonanza magnetica funzionale dopo stimolazione con messaggi e informazioni piuttosto che non la Pet, certamente non vengono eseguite su tutti i pazienti.
Questo per sottolineare ancora che il buon senso vorrebbe un atteggiamento di umiltà e di dubbio. È un problema da cui possiamo uscire solo esulando in parte dalla pura medicina: innanzitutto dobbiamo ricordarci che siamo di fronte a delle persone umane. La stessa Corte di Cassazione che ha dato il via alla sentenza di Milano riafferma che tali pazienti sono persone umane a tutti gli effetti e che sono portatori di tutti i diritti al pari delle altre. È necessario allora chiederci: noi possiamo invocare un diritto sulla vita delle altre persone? È un diritto che ha il paziente stesso (estremizzando il principio di autodeterminazione) o, peggio,  ce l'hanno anche altri che parlano in suo nome?
Questi sono i nodi da sciogliere. Perché se noi ammettiamo che il principio di autodeterminazione — magari per interposta persona — vale fino all'estremo, allora non c'è bisogno neanche di parlare di nutrizione e idratazione assistite attraverso cannula, ma addirittura — come viene proposto da qualcuno più estremista su autorevolissime riviste mediche — sarebbe possibile trasporre lo stesso tipo di atteggiamento anche, per esempio, alla nutrizione per bocca, col cucchiaio.

Chiariamo: la nutrizione assistita, in casi come questo, può essere considerata secondo lei un trattamento medico?
Dobbiamo metterci d'accordo sulle definizioni. Fino al 1983 era pacifico per tutti, compresa l'Associazione Medica Mondiale, che la nutrizione e l'idratazione fossero comunque un trattamento di base, proprio perché di esse hanno bisogno sia il sano che il malato. E l'assistenza — sia che avvenga col cucchiaio perché il paziente non può muovere le mani, sia che avvenga con la cannula perché non può aprire la bocca — non è nient'altro che il metodo con cui questo diritto fondamentale viene garantito. Una sorta di «protesi» con la quale viene garantita una necessità fondamentale. A partire dal 1983 viene invece operata una profonda revisione semantica per cui la nutrizione e l'idratazione diventano  trattamento medico e come tale rifiutabile dal paziente o da chi ne fa le veci legalmente. Si è trattato di una forzatura strumentale, funzionale al progetto culturale che, a livello internazionale, incominciava a delinearsi.
Merita sottolineare a questo punto che, comunque, la stessa sentenza della cassazione del novembre scorso nega esplicitamente che l'idratazione e la nutrizione assistite costituiscano una forma di accanimento terapeutico e ritiene che esse debbano piuttosto essere considerate come un intervento proporzionato. Ciò malgrado, la sentenza ha ritenuto di dare preminenza alla presunta volontà della paziente.

Sempre svincolandoci dal singolo caso di Eluana Englaro. Le richieste a volte estreme dei familiari chiamati a fronteggiare situazioni pesanti o disperate, ci richiamano al problema dell'assistenza e del sostegno ai malati e a chi condivide nella vita di ogni giorno il loro problema. Questa è sicuramente una via da percorrere. Io stesso, insieme ad
altri colleghi, ho fatto parte di una commissione ministeriale che ha operato tra il settembre 2005 e il febbraio 2006 producendo un documento corposo e articolato, nel quale venivano analizzati i percorsi assistenziali necessari a questi pazienti. Il documento prendeva in esame anche i casi in cui la situazione si mostra «cronicizzata» e quindi con speranze minime di recupero — pazienti nei quali non c'è più la possibilità, per ragioni realistiche, di richiedere un trattamento riabilitativo intensivo e per i quali si può sperare solo in una ripresa «spontanea». Per tali pazienti  si arrivava a proporre — nei casi in cui la famiglia non esista, o non sia in grado per motivi economici o per motivi psicologici di farsi carico del problema, o comunque in quei casi in cui la famiglia pur facendosi carico del problema abbia bisogno di periodi temporanei di allentamento della pressione — che fosse comunque garantito sul territorio nazionale un numero adeguato di strutture — speciali unità di accoglienza permanente (Suap). Per i casi invece in cui è possibile l'assistenza a domicilio, si proponeva che fosse disponibile per i familiari non solo una rete di assistenza domiciliare, ma anche un sostegno economico per venire incontro alla perdita di guadagno che una situazione del genere inevitabilmente porta in una famiglia. Di questo progetto non si fece nulla perché le vicende politiche che nel 2006 portarono al cambiamento di governo impedirono che il documento venisse portato alla conferenza Stato-Regioni che è l'organo deputato per decidere sugli standard di assistenza sul territorio nazionale.

Ora abbiamo saputo che nel nuovo Parlamento è stato presentato un disegno di legge che in pratica riprende il prodotto di quella commissione. Sulla spinta di queste ultime vicende  sembra ci sia ora una maggiore attenzione a livello ministeriale. Così ci auguriamo da un lato che il documento della commissione possa essere riportato all'attenzione della conferenza Stato-Regioni, e dall'altro che il disegno di legge attuativo proposto in Parlamento possa essere già a settembre calendarizzato nei lavori parlamentari e giungere a una rapida approvazione. Sarebbe un atto di civiltà e di giustizia verso famiglie che sono state pesantemente colpite dalla vita.

In questo senso ci sono esperienze già sperimentate e documentate all'estero?
No. E credo che il nostro approccio sarebbe innovativo e interessante anche da questo punto di vista. Sarebbe un progetto estremamente umano e civile, nel solco della tradizione di solidarietà sociale e anche di amore cristiano che la nazione italiana certamente può offrire. È chiaro che in altri contesti ciò è più difficile. Pensiamo ad esempio
alla medicina negli Stati Uniti che è in gran parte privatizzata: lì o entrano in gioco opere caritatevoli oppure non è possibile affrontare il problema. Ecco allora che l'interruzione della nutrizione diventa pratica abituale: il caso Terry Schiavo emerse solo perché si creò un conflitto tra i genitori e il coniuge. Ma non era una novità. Purtroppo certe pratiche erano documentate anche a livello di alcune strutture sanitarie cattoliche. Fu soltanto dopo un intervento di Giovanni Paolo ii — in occasione del congresso organizzato dalla Federazione internazionale dei medici cattolici e dalla Pontificia Accademia per la Vita nel 2004, nel quale con un memorabile discorso il Papa chiarì i giusti termini della questione — che anche nelle istituzioni sanitarie cattoliche degli Stati Uniti si cominciò ad osservare una presa di distanza da quelle che erano scelte e pratiche comunemente accettate.

Per quello che riguarda modelli simili a quello che noi proponiamo, per quanto ne so io, solo la Francia propone qualcosa di interessante. Se si arriverà alla sanatoria per il caso Englaro viene da chiedersi cosa accadrà di tutte le persone che si trovano in situazioni simili e anche cosa dovranno fare i medici. Come dicevo prima, innanzitutto questo caso farà giurisprudenza. In Italia non c'è alcuna legge definita. Nel momento in cui qualcun altro dovesse fare una richiesta analoga, la Cassazione dovrà tenere conto
delle decisioni prese per il caso Englaro. C'è da considerare che il problema non è dato solo dai pazienti entrati in stato vegetativo a seguito di un evento acuto (ad esempio a
causa di un trauma) — nei quali, in base a quanto abbiamo detto in precedenza, potrebbe anche essere contestato il principio dell'assoluta irreversibilità che, lo riaffermo, è indimostrabile — ma anche dalla categoria di pazienti che sono entrati in uno stato vegetativo  con un lento scivolamento cronico. Si tratta dei pazienti dementi, per i quali, essendo la malattia frutto di un processo degenerativo progressivo, vale il discorso della irreversibilità. E qui siamo nell'ordine di molte migliaia di persone, e con la tendenza a un aumento nel tempo considerato l'invecchiamento della popolazione. La demenza agli ultimi stadi certamente corrisponde molto di più che non il caso Englaro ai requisiti richiesti dalla Corte di Cassazione. A questo punto emerge la necessità di arrivare a un elemento chiarificatore, a un punto di riferimento che possa valere per tutti.

Quali sono a suo parere i percorsi per arrivare a una cultura condivisa?
Alcuni aspetti condivisi possono senz'altro essere trovati. Innanzitutto penso alla risposta in positivo a livello di servizi sanitari e sociali. Non si vede perché anche i fautori dell'autodeterminazione a ogni costo non dovrebbero accettare una scelta di civiltà.
Questo non risolve però il problema del caso in cui questa autodeterminazione volesse comunque esercitarsi. Non è pensabile, a mio parere, che valgano testimonianze più o meno approssimative di ciò che una ragazza può aver detto dopo aver visto qualcuno in rianimazione, con tutta l'emotività che ciò comporta. Dovrebbero almeno essere fortemente limitate le manifestazioni di volontà di questo tipo.
Resta però un confine comunque non riconciliabile che divide chi ritiene la vita umana comunque «indisponibile» — come è stato finora nell'ordinamento giuridico italiano — da chi invece ritiene che così non sia. Chiaro che di fronte a questa che è una scelta di natura etica, filosofica, antropologica il dialogo diventa più complicato. Un'altra risposta potrebbe darla in modo autorevole, una volta per tutte il Parlamento. In Italia abbiamo una Costituzione che viene invocata dalla stessa Corte di Cassazione e dalla stessa Corte d'Appello di Milano a proposito del principio di autodeterminazione.

La Costituzione al numero 32 recita che nessun cittadino può essere costretto a sottoporsi a trattamenti medici non desiderati. Ora questo comma dell'articolo 32 era stato inserito dai padri costituenti pensando a tutt'altro contesto: si pensava infatti alle terribili esperienze dei campi di concentramento, sterilizzazioni forzate e via dicendo. Non era stato scritto perché il paziente potesse disfarsi della propria vita.
Su questo punto, un aggiornamento che confermasse l'esplicita volontà dei padri costituenti sarebbe quanto mai auspicabile, anche se capisco che è difficile da realizzarsi.
Inoltre sarebbe opportuno che si desse sostanza nell'ordinamento italiano a quello che la Convenzione di Oviedo sulla biomedicina richiama nell'articolo 6 — che di solito non viene citato — lì dove afferma che nessun intervento medico su persona incapace può essere fatto se non in vista di un diretto beneficio del paziente. A livello giuridico, secondo me, si dovrebbe una volta per tutte dire che affrettare la morte di una persona incapace non può essere considerato un diretto beneficio.

Si spera per la mozione contro la sentenza di Cassazione...

Un voto per Eluana

La mozione salvavita andrà in Aula entro domani, altra acqua davanti alla clinica di Lecco

© IL FOGLIO – 22 luglio 2008 – pagina 1

Roma. Dopo una giornata di discussione, la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha deciso di portare in Aula e mettere ai voti la mozione dei senatori Francesco Cossiga e Gaetano Quagliariello.

Quella presentata la scorsa settimana per chiedere che il Senato sollevi il conflitto di attribuzione tra poteri dello stato innanzi alla Corte costituzionale sul caso di Eluana Englaro. Quella presentata per opporsi alla sentenza della Cassazione in base alla quale la Corte d'appello di Milano ha emesso la sentenza che permetterà al padre della ragazza di toglierle il sondino con il quale viene nutrita. Quando questo giornale va in stampa la commissione è ancora riunita, ma – nonostante un po' di ostruzionismo da parte del centrosinistra – il testo sarà discusso e votato dai senatori domani o dopodomani.

Stefano Ceccanti, senatore del Pd, ieri ha presentato una mozione di minoranza in cui chiede di non procedere con la richiesta di conflitto di attribuzione: "Se le Camere non condividono la sentenza della Cassazione – ha detto – facciano una legge, così colmeranno il vuoto legislativo". Impietosa reazione di Cossiga: "Che l'amico Ceccanti, essendo stato uno dei presidenti della nuova Fuci postconciliare, non credesse nella corrente morale cattolica e quindi sia favorevole all'aborto fino al mese prima del parto, e alle unioni tra omosessuali, lo capisco. Ma che sia a favore dell'omicidio disposto dalla magistratura non lo credo proprio".

Commentando l'idea di sollevare il conflitto d'attribuzione, ieri la vicepresidente del Senato Emma Bonino ha detto di sperare "che tutto questo porti a un'accelerazione della discussione del progetto di legge almeno sul testamento biologico in un modo rigoroso. La bussola da tenere è la determinazione e la volontà dell'interessato, magari espresse in altri tempi".

Sempre ieri Paolo Ravasin, ammalato di Sla e presidente onorario dell'associazione Luca Coscioni, ha registrato un testamento biologico in video (come Piergiorgio Welby) nel quale esige di non essere più alimentato qualora non fosse in grado di farlo attraverso la bocca. Mentre proseguivano le dispute parlamentari, il Movimento per la vita ambrosiano ha aderito alla proposta di Giuliano Ferrara e portato diverse bottiglie d'acqua di fronte alla clinica dove Eluana è ricoverata.

Al questo link il resoconto sommario della 23esima seduta della Commissione Affari costituzionali del Senato.

21 luglio 2008

Oltre 3000 adesioni all'appello per Eluana: continuiamo a pregare e a far firmare!

3000 ADESIONI ALL'APPELLO PER ELUANA ENGLARO:
 CONTINUIAMO A PREGARE E A FAR FIRMARE
 
 21 luglio 2008
S. Alberico Crescitelli
 
 
Cari amici,
informandoVi che l'appello per la difesa del diritto alla vita di Eluana Englaro ha giá ricevuto oltre 3200 adesionichiediamo di voler continuare a segnalarlo ai propri conoscenti tramite il link www.firmiamo.it/eluanaenglaro, per farvi aderire quanti sono sensibili alla difesa della vita umana. Al link http://www.box.net/shared/z124vmyw4k é anche scaricabile un volantino da stampare per diffondere l'appello.
 
Nel constatare con sofferenza che quella contro Eluana sta assumento i caratteri di una vera e propria "congiura contro la vita" (Giovanni Paolo II, EV 12) - e sta incominciando a produrre i suoi frutti avvelenati nella societá italiana - non ci resta che rinnovare l'invito a pregare con molta fiducia, sia per la salvezza di Eluana sia per la conversione dei familiari e di tutti quanti ne richiedono la morte per tramite della sospensione della nutrizione.
 
"In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile." (Mt 17,20). I miracoli possono avvenire, se vengono chiesti con fede, e non bisogna avere timore di domandarli al Signore: perché non pregare proprio attraverso l'intercessione del beato Luigi Talamoni, fondatore della Congregazione delle Suore Misericordine, presso la cui casa di cura di Lecco si trova Eluana?
 
 
Lo staff di DUE MINUTI PER LA VITA
 
 
ps. per aderire all'appello in difesa del diritto alla vita di Eluana Englaro sono sufficienti pochi secondi; è un piccolo ma significativo gesto per la causa della vita!

Salvatore Crisafulli: in stato vegetativo sentivo la fame e la sete!

Durante i miei due anni in stato vegetativo sentivo di aver fame e sete 
 
ilsussidiario.net - 17 luglio 2008

 

La Sentenza di Morte emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di Eluana Englaro è veramente agghiacciante, fa venire i brividi, cancellando definitivamente le nostre speranze e condannando duramente tutti i disabili gravissimi: mi chiedo cosa ne sanno i Tribunali e la Scienza Medica dello Stato Vegetativo? Di cosa si sono accertati? Esistono dei parametri e dei criteri validi per confermarne l'irreversibilità? Assolutamente no.

[...] Staccare il sondino che porta l'alimentazione sarà una morte veramente atroce, la definirei alquanto orribile. La definizione di Stato Vegetativo permanente si riferisce invece a una prognosi sottoposta a gravi margini di errore. Non esistono tutt'oggi validi criteri per accertare l'irreversibilità del Coma e dello Stato Vegetativo.

 

Prova schiacciante senza ombra di dubbio è la mia storia, quest'ultima confermata anche da Bob Schindler fratello di Terri Schiavo. Oggi ho quasi 43 anni, sono stato vittima di uno spaventoso incidente stradale (come Eluana Englaro Glaswos Coma scale di 3-4 grado) avvenuto a Catania l'11 settembre del 2003, riportando danni assonali diffusi che interessavano anche la ragione ponto-mesencefalica entrando in coma, successivamente trapassando lo stato vegetativo permanente. Ho vissuto nell'incubo per quasi due anni, incredibilmente nel 2005, mi risveglio e riesco a raccontare che io sentivo e capivo tutto. Durante il mio stato vegetativo io avvertivo e sentivo di avere fame e sete, non avvertivo solamente il sapore del cibo. Finalmente oggi riesco a sentire il sapore del cibo perché riesco ad essere nutrito dalla bocca (fino ad oggi sono portatore di PEG).

 

Io sentivo ma nessuno mi capiva. Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero imprigionato nel mio stesso corpo, proprio come lo sono oggi. Provavo con tutta la mia disperazione, con il pianto, con gli occhi, ma niente, i medici troncavano ogni speranza, per loro ero un "vegetale" e i miei movimenti oculari erano solo casuali, insomma non ero cosciente.

Sentivo i medici dire che la mia morte era solo questione di tempo, e iniziavo ad aprire e chiudere gli occhi per attirare l'attenzione di chi mi stava attorno. I medici parlavano sempre di stato vegetativo permanente e irreversibile, lo ribadivano e lo scrivevano. Io riesco a comunicare tramite un computer, selezionando con gli occhi le lettere sullo schermo. Oggi a distanza di quasi 5 anni vivo da paralizzato, la mia patologia è quella che si chiama sindrome assimilabile alla Loked.in "uomo incatenato". La mia storia la raccontai anche a Piergiorgio Welby, supplicandolo "inutilmente" di lottare per la vita.

 

Dal mio letto di quasi resuscitato alla vita, voglio gridare a tutto il mondo il mio straziante e silenzioso urlo. Questa sentenza di morte emessa nei confronti di Eluana Englaro è veramente una sentenza agghiacciante: se applicata, si inizia la nuova era dell'eutanasia con l'eliminazione di tutti i disabili gravissimi che aspettano e sperano anche nella scienza. Il mio è il pensiero semplice di chi ha sperimentato indicibili sofferenze fisiche e psicologiche, di chi è arrivato a sfiorare il baratro oltre la vita ma era ancora vivo, di chi è stato lungamente giudicato dalla scienza di mezza Europa un vegetale senza possibile ritorno tra gli uomini e invece sentiva irresistibile il desiderio di comunicare a tutti la propria voglia di vivere.


Durante quegli interminabili due anni di prigionia nel mio corpo intubato e senza nervi, ero io il muto o eravate voi, uomini troppo sapienti e sani, i sordi? Ringrazio i miei cari che, soli contro tutti, non si sono mai stancati di tenere accesa la fiammella della comunicazione con questo mio corpo martoriato e con questo mio cuore affranto, ma soprattutto con questa mia anima rimasta leggera, intatta e vitale come me la diede Iddio. Ringrazio chi, anche durante la mia "vita vegetale", mi parlava come uomo, mi confortava come amico, mi amava come figlio, come fratello, come padre. Dove sarebbe finita l'umana solidarietà se coloro che mi stavano attorno durante la mia sofferenza avessero tenuto d'occhio solo la spina da sfilare del respiratore meccanico, pronti a cedermi come trofeo di morte, col pretesto che alla mia vita non restava più dignità?

 

La mia famiglia sfidava la scienza e la statistica dei grandi numeri svenandosi nel girovagare con me in camper per ospedali e ambulatori lontani. Urlando in Tv (Porta a porta e similari) minacce e improperi contro la generale indifferenza per il mio stato d'abbandono. Vi ricordate di quel piccolo neonato anencefalico di Torino, fatto nascere per dare inutilmente e anzitempo gli organi e poi morire? Vi ricordate che dalla sua fredda culla d'ospedale un giorno strinse il dito della sua mamma, mentre i medici quasi sprezzanti spacciavano quel gesto affettuoso per un riflesso meccanico da avvizzita foglia d'insalata?

 

Cara Mamma, quando mi coprivi di baci e di preghiere, anch'io avrei voluto stringerti quella mano rugosa e tremante, ma non ce la facevo a muovermi, né a parlare, mi limitavo a regalarti lacrime anziché suoni. Erano lacrime disprezzate da celebri rianimatori e neurologi, grandi "esperti" di qualità di vita, ma era l'unico modo possibile di balbettare come un neonato il mio più autentico inno all'esistenza avuta in dono da te e da lui. Sì, la vita, quel dono originale, irripetibile e divino che non basta la legge o un camice bianco a togliercela, addirittura, chissà come, a fin di bene, con empietà travestita di finta dolcezza. Credetemi, la vita è degna d'essere vissuta sempre, anche da paralizzato, anche da intubato, anche da febbricitante e piagato.

 

Signor Presidente della Repubblica, solo il suo intervento (ma con i fatti) potrà evitare ulteriori richieste di eutanasia, in alternativa ordini di chiudere tutti i reparti di rianimazione.

Conflitto di attribuzione tra Corte di Cassazione e Parlamento?

Legislatura XVI
 
 
Il Senato,
 
premesso che:
 
la Prima Sezione civile della Corte di cassazione ha pronunciato in data 16 ottobre 2007 la sentenza n. 21748 con la quale ha posto alcuni principi assai importanti e delicati in materia di eutanasia e testamento biologico;
 
la sentenza, in particolare, in un passo piuttosto frettoloso della motivazione, qualifica come "trattamento sanitario", suscettibile di dare luogo ad "accanimento", l'idratazione e l'alimentazione artificiali. Sulla base di tale premessa, assolutamente dubbia dal punto di vista scientifico, la Suprema Corte giunge ad escludere che, in presenza di alcune circostanze che possano far supporre una volontà in tal senso del paziente, l'interruzione dell'idratazione e dell'alimentazione possano essere qualificate come eutanasia, e come tale essere ritenuta atto illecito penalmente rilevante, secondo l'ordinamento vigente;
 
la stessa sentenza, inoltre, afferma che una pregressa manifestazione di volontà del paziente di sottrarsi all'alimentazione artificiale, comunque espressa, giustifica che egli, divenuto incapace di intendere e volere, sia privato di tale aiuto; e senza che sia prevista alcuna formalità utile ad attribuire serietà e certezza alla addotta manifestazione di preferenza. Di più, la sentenza soggiunge che il giudice può ricavare una implicita volontà del paziente "dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, dal suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l'idea stessa di dignità della persona". Dunque qui si ritiene sufficiente una mera supposizione del giudice, che si sostituisce alla volontà del paziente;
 
a seguito della sentenza della Corte di cassazione, in data 25 giugno 2008 la Prima Sezione civile della Corte d'appello di Milano ha pronunciato un decreto che autorizza la sospensione del trattamento di idratazione e alimentazione nei confronti di Eluana Englaro;
 
considerato che:
 
il tema dell'eutanasia e del cosiddetto testamento biologico è da tempo al centro dell'attenzione del Parlamento, nel cui ambito si sono manifestate sensibilità e visioni politiche assai articolate, in modo anche trasversale ai diversi schieramenti politici;
 
sino ad oggi non è ancora stato possibile, proprio in relazione alla vivacità della dialettica politica sulla questione, giungere all'approvazione di una legge che affronti in modo organico la materia;
 
il sistema istituzionale, come tutti i sistemi costituzionali occidentali, da Montesquieu ad oggi, poggia sul principio della reciproca separazione dei poteri e della soggezione di essi alla Costituzione. La Costituzione prevede che, nella formazione del diritto vivente, spetti al legislatore (statale, regionale e provinciale) tracciare il quadro normativo; mentre al potere giudiziario, che alla legge è soggetto (art. 101, secondo comma, della Costituzione) compete applicare, alla luce dei principi costituzionali, la norma al caso concreto;
 
nei sistemi giuridici continentali, a differenza di quelli di common law, è da escludersi che il potere giudiziario possa assumere, più o meno surrettiziamente, un ruolo radicalmente "creativo", perché la produzione di nuove norme per via meramente giurisprudenziale si configura come esproprio delle funzioni costituzionali del Parlamento e, indirettamente, della Corte costituzionale chiamata a valutare la compatibilità delle norme di legge con la Carta fondamentale;
 
la semplice constatazione di un ipotetico vuoto legislativo non rende in alcun modo legittima la violazione della netta separazione fra legislazione e giurisdizione, se non altro perché, come potrebbe ritenersi nel caso in esame, la mancanza di una disciplina legislativa specifica potrebbe essere il frutto di una scelta consapevole del Parlamento, il quale non ha sino ad oggi ritenuto opportuno intervenire per disciplinare fattispecie del tipo di quella oggetto della sentenza, le quali dovranno essere giudicate alla stregua delle leggi vigenti;
 
la sentenza della Cassazione, da cui è derivato il pronunciamento della Corte d'appello, si configura come atto sostanzialmente legislativo, innovativo dell'ordinamento normativo vigente, adottato per via giudiziaria dal giudice di legittimità, che dovrebbe viceversa esercitare la cosiddetta funzione nomofilattica, ovvero la verifica della corretta applicazione del diritto vigente da parte dei giudici di merito;
 
tale atto, proprio perché assunto dal giudice di legittimità, non conosce ulteriori impugnazioni e si sottrae alla valutazione di legittimità costituzionale ad opera della Consulta;
l'unico rimedio disponibile è il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale, la quale potrebbe verificare la fondatezza del rilievo circa il carattere abnorme della sentenza e la sua lesività delle prerogative costituzionali del Parlamento;
 
tale possibilità potrà essere tempestivamente valutata nelle sedi proprie, sulla base dei precedenti conflitti fra corpi elettivi e potere giudiziario,
 
esprime la più viva preoccupazione di fronte ad atti del potere giudiziario che si pongano sostanzialmente in conflitto con il fondamentale principio della separazione dei poteri e si configurino come lesivi delle prerogative costituzionali del Parlamento;
 
sottolinea come tale preoccupazione assuma carattere ancora più urgente di fronte a sentenze che intervengano in modo originale ed innovativo su materie sensibilissime dal punto di vista etico e politico e che sono, per di più, oggetto di dibattito in sede scientifica, etica e culturale, e di un serrato confronto in sede politica e parlamentare;
 
si impegna ad attivare le procedure necessarie per sollevare un eventuale conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale tra il Senato e la Corte di cassazione per invasione da parte di quest'ultima nella sfera di poteri attribuiti costituzionalmente agli organi del potere legislativo.

Salviamo Abele, ma preghiamo per Caino!

Salviamo Abele ma preghiamo per Caino
Fonte: www.reginamundi.info - Newsletter n. 4 anno I
sottolineature ed evidenziature sono accorgimenti editoriali

La sofferenza è sempre e comunque un momento in cui l'uomo, attraverso lo specchio del dolore, ha la possibilità di vedere se stesso per quello che è; un momento che può essere sfruttato per far parlare il silenzio, quel silenzio dell'anima ove la voce di Dio diviene assordante tuono ed allo stesso tempo musica di speranza. Noi di Regina Mundi partecipiamo al dolore della famiglia Englaro, rispettando appunto quel silenzio ove solo Dio sa pronunciare le parole giuste. Per quanto possibile abbiamo cercato di evitare questo tema, rimanendo in preghiera e nella vicinanza spirituale per sostenere un uomo ormai stanco da 14 anni di speranze disattese. La speranza e la fede sono doni che solo Dio può dare e che possono essere impetrati attraverso la preghiera.
 
Nessun uomo, nessuna argomentazione filosofica può schiarire, da sola e per se stessa, un orizzonte ormai tetro. Nessun discorso può dissipare i nuvoloni lasciati da 14 anni di sofferenza, solo Dio può! Abbiamo assistito di frequente a strumentalizzazioni politiche, ma ciò non di meno partecipiamo al dibattito umano che è nato attorno al caso di Eluana Englaro, sostenendo ovviamente le tesi della vita; ci risulta però veramente difficile accettare il cattivo gusto ed ancor di più la stupidità di chi ha la pretesa di sovvertire la realtà! Non accettiamo il mondo alla rovescia, come qualcuno, mascherandosi da intellettuale, vorrebbe propinarci.
 
Riteniamo di essere ancora in grado di intendere e di volere, non ci stupisce quindi l'editoriale apparso sulle pagine di "Liberazione" ove campeggia uno dei tanti puerili tentativi di sovvertire la realtà. E' giusto solo ciò che serve all'ego di chi può aver voce in capitolo! Chiunque la pensa diversamente diviene cattivo. Aguzzino, spietato, Papa in testa, questa la sostanza dell'editoriale. Siamo però addolorati perché alla furbesca cecità si è mescolata un' abbondante dose di cattivo gusto. Le suore Misericordine, presso cui Eluana si trova, e che a tutti noi hanno dimostrato, nel silenzio, cosa significa essere cristiani, divengono nella fantasia dell'editorialista delle sadiche aguzzine. Coloro che hanno amato incondizionatamente una persona che non era in grado di comunicare, riversando su di essa amore in apparenza, per i più, non ricambiato, coloro che solo per fede hanno amato, come il Cristo ci ha insegnato, sono divenute mostri di crudeltà! Perché? Semplice! Le suore vanno contro corrente! Suor Rosangela, "sadica alla scuola di Benedetto", così viene definita, rompe gli schemi imposti! Suor Rosangela Ama, anche contro il proprio interesse! Costei è sadica! Una donna da evitare perché è in grado di dimostrare cosa significa amare e testimoniare il Cristo! Ma che volete… cose da preti! Cosa succederebbe se nella nostra società si aprisse una spaccatura d'Amore che soverchiasse per un solo istante l'indifferenza? Cosa ne sarebbe di tutti quegli "intellettuali" che credono di essere al mondo per loro solo merito?
 
Per capirci, tutti coloro che ci illudono che siamo liberi perché possiamo scegliere la marca del dentifricio che usiamo, o il posto ove lo compriamo. Cosa ne sarebbe di chi fa prevalere le ragioni dell'egoismo su quelle dell'Amore? Ci piacerebbe pensare che da opportunisti quali sono, potrebbero cambiare bandiera, ma purtroppo non è così, perché se così fosse Caino avrebbe amato Abele! Allora nascondiamo l'amore, diciamo che il Santo Padre è il capo di una sadica masnada di oppressori! Ma… mi raccomando… diciamolo con i megafoni! Gridiamolo più forte possibile, perché la nostra è una società del "marketing" dove conta solo chi si può far sentire con più forza, non chi ha qualcosa da dire! Povera Eluana, quelli come te che parlano solo con un impercettibile movimento degli occhi non potranno mai avere alcuna voce in capitolo, per voi parlano i nostri "intellettuali della convenienza"! Allora non vi resta altro che morire! Non importa se per morire di fame e di sete ci impiegherai due settimane, tanto c'è un giudice che ti garantirà sempre le mucose umidificate ed il conforto di un'assistenza medica che ti permetterà di toglierti dai piedi nel modo più silenzioso possibile! Con educazione, cioè senza disturbare, senza destare la coscienza di nessuno. Le suore allora sono divenute aguzzine perché, senza usare il megafono, hanno pregato il padre di Eluana di voler avere ancora speranza, assumendo sulle loro spalle tutto il peso di tale richiesta! "Vorremmo tanto dire al signor Englaro, se davvero la considera morta, di lasciarla qui da noi. Eluana è parte anche della nostra famiglia." Questa diviene per il direttore di "Liberazione" cattiveria!
 
Proviamo un profondo senso di pena per queste persone, ci addoloriamo per il loro grande senso di solitudine. La tristezza di una vita non vissuta, lontano dal fuoco e dalla speranza dell'amore di Dio. Leggendo quest'articolo è difficile fare a meno di pensare alla nostra società, a tutte quelle persone che anche in vacanza si annoiano, quella gente che ha bisogno di riempire il tempo con qualcosa. Qualsiasi cosa, che però non le faccia pensare, così da essere sicuri di non capitare mai di fronte allo specchio della propria coscienza, per non ritrovare mai il loro vuoto! Pensiamo a quei ragazzi annoiati, a quelle vite senza Amore. Pensiamo alla nostra società dei megafoni, ove chi è contro l'aborto è un provinciale, un ignorante e capiamo allora perche l'editorialista scrive queste cose e ci addoloriamo ancora di più per lei! Siamo solo uomini e possiamo solo pregare e dare l'esempio, solo Dio per un suo grande atto di grazia può dare il dono della fede, può illuminare i cuori di gioia. I signori di "Liberazione" assieme a tutti quelli col megafono, potranno dire di noi Chiesa tutto ciò che vorranno, ma l'evidenza parla da sè. Diamo piuttosto noi per primi l'esempio: oltre alle preghiere per Eluana e la sua famiglia, preghiamo anche per coloro che non vogliono vedere, pur avendo la luce avanti agli occhi. Preghiamo per coloro che non vogliono sentire, pur udendo le parole di Dio. Preghiamo per i giornalisti di "Liberazione", affinché vincendo le loro paure possano ricevere la luce dell'amore di Dio. Salviamo quindi Abele, ma preghiamo per Caino.

19 luglio 2008

Pregare a far firmare per difendera la vita di Eluana!

19 luglio 2008 - Santa Macrina
 
Pregare e far firmare per difendere la vita di Eluana
 
Cari amici,
nel ringraziarVi per la Vostra continua sottoscrizione dell'appello per la difesa del diritto alla vita di Eluana Englaro (manca poco alle 3000 adesioni!) Vi invitiamo ad aderire con convinzione all'iniziativa promossa dalla Diocesi di Roma per domenica 20 luglio, e che consiste nel pregare "perché il Signore illumini le coscienze sul valore intangibile di ogni vita umana, particolar-mente nelle situazioni estreme di sofferenza e di dolore, come il caso di Eluana Englaro."
 
Con quanti vorranno unirsi spiritualmente a noi proponiamo la recita del S. Rosario per domenica sera alle ore 21.

Al tempo stesso Vi chiediamo di continuare senza sosta a far firmare l'appello presente su www.firmiamo.it/eluanaenglaro, e segnaliamo che dal link http://www.box.net/shared/z124vmyw4k é scaricabile un volantino da stampare per diffondere l'iniziativa.

Cordiali saluti in Gesú e Maria e buon fine settimana.
 
Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299
10121 Torino  TO

18 luglio 2008

Benedetto XVI: L'innata dignitá dell'uomo dipende dall'essere stato creato ad immagine di Dio!

Discorso di S.S. Benedetto XVI ai giovani, 17 luglio 2008
Giornata Mondiale della gioventú - Festa di accoglienza dei giovani sul molo di Barangaroo a Sydney
 
 
[...] The task of witness is not easy. There are many today who claim that God should be left on the sidelines, and that religion and faith, while fine for individuals, should either be excluded from the public forum altogether or included only in the pursuit of limited pragmatic goals. This secularist vision seeks to explain human life and shape society with little or no reference to the Creator. It presents itself as neutral, impartial and inclusive of everyone. But in reality, like every ideology, secularism imposes a world-view. If God is irrelevant to public life, then society will be shaped in a godless image.  When God is eclipsed, our ability to recognize the natural order, purpose, and the "good" begins to wane. What was ostensibly promoted as human ingenuity soon manifests itself as folly, greed and selfish exploitation. And so we have become more and more aware of our need for humility before the delicate complexity of God's world.
 
But what of our social environment? Are we equally alert to the signs of turning our back on the moral structure with which God has endowed humanity (cf. 2007 World Day of Peace Message, 8)? Do we recognize that the innate dignity of every individual rests on his or her deepest identity - as image of the Creator - and therefore that human rights are universal, based on the natural law, and not something dependent upon negotiation or patronage, let alone compromise? And so we are led to reflect on what place the poor and the elderly, immigrants and the voiceless, have in our societies. How can it be that domestic violence torments so many mothers and children? How can it be that the most wondrous and sacred human space – the womb – has become a place of unutterable violence?
 
My dear friends, God's creation is one and it is good. The concerns for non-violence, sustainable development, justice and peace, and care for our environment are of vital importance for humanity. They cannot, however, be understood apart from a profound reflection upon the innate dignity of every human life from conception to natural death: a dignity conferred by God himself and thus inviolable. Our world has grown weary of greed, exploitation and division, of the tedium of false idols and piecemeal responses, and the pain of false promises. Our hearts and minds are yearning for a vision of life where love endures, where gifts are shared, where unity is built, where freedom finds meaning in truth, and where identity is found in respectful communion. This is the work of the Holy Spirit! This is the hope held out by the Gospel of Jesus Christ. It is to bear witness to this reality that you were created anew at Baptism and strengthened through the gifts of the Spirit at Confirmation. Let this be the message that you bring from Sydney to the world!
 
 
Traduzione italiana
 
Il compito di testimone non è facile. Vi sono molti, oggi, i quali pretendono che Dio debba essere lasciato "in panchina" e che la religione e la fede, per quanto accettabili sul piano individuale, debbano essere o escluse dalla vita pubblica o utilizzate solo per perseguire limitati scopi pragmatici. Questa visione secolarizzata tenta di spiegare la vita umana e di plasmare la società con pochi riferimenti o con nessun riferimento al Creatore. Si presenta come una forza neutrale, imparziale e rispettosa di ciascuno. In realtà, come ogni ideologia, il secolarismo impone una visione globale. Se Dio è irrilevante nella vita pubblica, allora la società potrà essere plasmata secondo un'immagine priva di Dio. Ma quando Dio viene eclissato, la nostra capacità di riconoscere l'ordine naturale, lo scopo e il "bene" comincia a svanire. Ciò che ostentatamente è stato promosso come umana ingegnosità si è ben presto manifestato come follia, avidità e sfruttamento egoistico. E così ci siamo resi sempre più conto del bisogno di umiltà di fronte alla delicata complessità del mondo di Dio.
 
E che dire del nostro ambiente sociale? Siamo ugualmente vigili quanto ai segni del nostro volgere le spalle alla struttura morale di cui Dio ha dotato l'umanità (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007, 8)? Sappiamo riconoscere che l'innata dignità di ogni individuo poggia sulla sua più profonda identità, quale immagine del Creatore, e che perciò i diritti umani sono universali, basati sulla legge naturale, e non qualcosa dipendente da negoziati o da condiscendenza, men che meno da compromesso? E così siamo condotti a riflettere su quale posto hanno nelle nostre società i poveri, i vecchi, gli immigranti, i privi di voce. Come può essere che la violenza domestica tormenti tante madri e bambini? Come può essere che lo spazio umano più mirabile e sacro, il grembo materno, sia diventato luogo di violenza indicibile?
 
Cari amici, la creazione di Dio è unica ed è buona. Le preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la giustizia e la pace, la cura del nostro ambiente sono di vitale importanza per l'umanità. Tutto ciò non può però essere compreso a prescindere da una profonda riflessione sull'innata dignità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, una dignità che è conferita da Dio stesso e perciò inviolabile. Il nostro mondo si è stancato dell'avidità, dello sfruttamento e della divisione, del tedio di falsi idoli e di risposte parziali, e della pena di false promesse. Il nostro cuore e la nostra mente anelano ad una visione della vita dove regni l'amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l'unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità, e dove l'identità sia trovata in una comunione rispettosa. Questa è opera dello Spirito Santo! Questa è la speranza offerta dal Vangelo di Gesù Cristo! È per rendere testimonianza a questa realtà che siete stati ricreati nel Battesimo e rafforzati mediante i doni dello Spirito nella Cresima. Sia questo il messaggio che voi portate da Sydney al mondo!