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31 maggio 2008

Benedetto XVI su Rosario e Magnificat

CELEBRAZIONE A CONCLUSIONE DEL MESE MARIANO

PAROLE DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Piazza San Pietro, Sagrato della Basilica
Sabato, 31 maggio 2008

Cari fratelli e sorelle!

Concludiamo il mese di maggio con questo suggestivo incontro di preghiera mariana. Vi saluto con affetto e vi ringrazio della vostra partecipazione. Saluto, in primo luogo, il Signor Cardinale Angelo Comastri; con lui saluto gli altri Cardinali, Arcivescovi, Vescovi e sacerdoti, intervenuti a questa celebrazione serale. Estendo il mio saluto alle persone consacrate e a tutti voi, cari fedeli laici, che con la vostra presenza avete voluto rendere omaggio alla Vergine Santissima.

Celebriamo quest'oggi la festa della Visitazione della Beata Vergine e la memoria del Cuore Immacolato di Maria. Tutto pertanto ci invita a volgere lo sguardo con fiducia a Maria. A Lei, anche questa sera, ci siamo rivolti con l'antica e sempre attuale pia pratica del Rosario. Il Rosario, quando non è meccanica ripetizione di formule tradizionali, è una meditazione biblica che ci fa ripercorrere gli eventi della vita del Signore in compagnia della Beata Vergine, conservandoli, come Lei, nel nostro cuore. In tante comunità cristiane, durante il mese di maggio, esiste la bella consuetudine di recitare in modo più solenne il Santo Rosario in famiglia e nelle parrocchie. Ora, che termina il mese, non cessi questa buona abitudine; anzi prosegua con ancor maggiore impegno, affinché, alla scuola di Maria, la lampada della fede brilli sempre più nel cuore dei cristiani e nelle loro case.

Nell'odierna festa della Visitazione la liturgia ci fa riascoltare il brano del Vangelo di Luca, che racconta il viaggio di Maria da Nazareth alla casa dell'anziana cugina Elisabetta. Immaginiamo lo stato d'animo della Vergine dopo l'Annunciazione, quando l'Angelo partì da Lei. Maria si ritrovò con un grande mistero racchiuso nel grembo; sapeva che qualcosa di straordinariamente unico era accaduto; si rendeva conto che era iniziato l'ultimo capitolo della storia della salvezza del mondo. Ma tutto, intorno a Lei, era rimasto come prima e il villaggio di Nazareth era completamente ignaro di ciò che Le era accaduto.

Prima di preoccuparsi di se stessa, Maria pensa però all'anziana Elisabetta, che ha saputo essere in gravidanza avanzata e, spinta dal mistero di amore che ha appena accolto in se stessa, si mette in cammino "in fretta" per andare a portarle il suo aiuto. Ecco la grandezza semplice e sublime di Maria! Quando giunge alla casa di Elisabetta, accade un fatto che nessun pittore potrà mai rendere con la bellezza e la profondità del suo realizzarsi. La luce interiore dello Spirito Santo avvolge le loro persone. Ed Elisabetta, illuminata dall'Alto, esclama: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1,42-45).

Queste parole potrebbero apparirci sproporzionate rispetto al contesto reale. Elisabetta è una delle tante anziane di Israele e Maria una sconosciuta fanciulla di uno sperduto villaggio della Galilea. Che cosa possono essere e che cosa possono fare in un mondo nel quale contano altre persone e pesano altri poteri? Tuttavia, Maria ancora una volta ci stupisce; il suo cuore è limpido, totalmente aperto alle luce di Dio; la sua anima è senza peccato, non appesantita dall'orgoglio e dall'egoismo. Le parole di Elisabetta accendono nel suo spirito un cantico di lode, che è un'autentica e profonda lettura "teologica" della storia: una lettura che noi dobbiamo continuamente imparare da Colei la cui fede è senza ombre e senza incrinature. "L'anima mia magnifica il Signore". Maria riconosce la grandezza di Dio. Questo è il primo indispensabile sentimento della fede; il sentimento che dà sicurezza all'umana creatura e la libera dalla paura, pur in mezzo alle bufere della storia.

Andando oltre la superficie, Maria "vede" con gli occhi della fede l'opera di Dio nella storia. Per questo è beata, perché ha creduto: per la fede, infatti, ha accolto la Parola del Signore e ha concepito il Verbo incarnato. La sua fede Le ha fatto vedere che i troni dei potenti di questo mondo sono tutti provvisori, mentre il trono di Dio è l'unica roccia che non muta e non cade. E il suo Magnificat, a distanza di secoli e millenni, resta la più vera e profonda interpretazione della storia, mentre le letture fatte da tanti sapienti di questo mondo sono state smentite dai fatti nel corso dei secoli.

Cari fratelli e sorelle! Torniamo a casa con il Magnificat nel cuore. Portiamo in noi i medesimi sentimenti di lode e di ringraziamento di Maria verso il Signore, la sua fede e la sua speranza, il suo docile abbandono nelle mani della Provvidenza divina. Imitiamo il suo esempio di disponibilità e generosità nel servire i fratelli. Solo, infatti, accogliendo l'amore di Dio e facendo della nostra esistenza un servizio disinteressato e generoso al prossimo, potremo elevare con gioia un canto di lode al Signore. Ci ottenga questa grazia la Madonna, che questa sera ci invita a trovare rifugio nel suo Cuore Immacolato.

Benedetto XVI ai Vescovi italiani sull'emergenza educativa

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI ALL'ASSEMBLEA GENERALE DELLA
CONFERENZA EPISCOPALE ITALANA

29 maggio 2008

Cari Fratelli Vescovi italiani,
è questa la quarta volta nella quale ho la gioia di incontrarvi riuniti nella vostra Assemblea Generale, per riflettere con voi sulla missione della Chiesa in Italia e sulla vita di questa amata Nazione. Saluto il vostro Presidente, Cardinale Angelo Bagnasco, e lo ringrazio vivamente per le parole gentili che mi ha rivolto a nome di tutti voi. Saluto i tre Vicepresidenti e il Segretario Generale. Saluto ciascuno di voi, con quell'affetto che scaturisce dal saperci membra dell'unico Corpo mistico di Cristo e partecipi insieme della stessa missione.
 
Desidero anzitutto felicitarmi con voi per aver posto al centro dei vostri lavori la riflessione sul come favorire l'incontro dei giovani con il Vangelo e quindi, in concreto, sulle fondamentali questioni dell'evangelizzazione e dell'educazione delle nuove generazioni. In Italia, come in molti altri Paesi, è fortemente avvertita quella che possiamo definire una vera e propria "emergenza educativa". Quando, infatti, in una società e in una cultura segnate da un relativismo pervasivo e non di rado aggressivo, sembrano venir meno le certezze basilari, i valori e le speranze che danno un senso alla vita, si diffonde facilmente, tra i genitori come tra gli insegnanti, la tentazione di rinunciare al proprio compito, e ancor prima il rischio di non comprendere più quale sia il proprio ruolo e la propria missione. Così i fanciulli, gli adolescenti e i giovani, pur circondati da molte attenzioni e tenuti forse eccessivamente al riparo dalle prove e dalle difficoltà della vita, si sentono alla fine lasciati soli davanti alle grandi domande che nascono inevitabilmente dentro di loro, come davanti alle attese e alle sfide che sentono incombere sul loro futuro. Per noi Vescovi, per i nostri sacerdoti, per i catechisti e per l'intera comunità cristiana l'emergenza educativa assume un volto ben preciso: quello della trasmissione della fede alle nuove generazioni. Anche qui, in certo senso specialmente qui, dobbiamo fare i conti con gli ostacoli frapposti dal relativismo, da una cultura che mette Dio tra parentesi e che scoraggia ogni scelta davvero impegnativa e in particolare le scelte definitive, per privilegiare invece, nei diversi ambiti della vita, l'affermazione di se stessi e le soddisfazioni immediate.
 
Per far fronte a queste difficoltà lo Spirito Santo ha già suscitato nella Chiesa molti carismi ed energie evangelizzatrici, particolarmente presenti e vivaci nel cattolicesimo italiano. E' compito di noi Vescovi accogliere con gioia queste forze nuove, sostenerle, favorire la loro maturazione, guidarle e indirizzarle in modo che si mantengano sempre all'interno del grande alveo della fede e della comunione ecclesiale. Dobbiamo inoltre dare un più spiccato profilo di evangelizzazione alle molte forme e occasioni di incontro e di presenza che tuttora abbiamo con il mondo giovanile, nelle parrocchie, negli oratori, nelle scuole - in particolare nelle scuole cattoliche - e in tanti altri luoghi di aggregazione. Soprattutto importanti sono, ovviamente, i rapporti personali e specialmente la confessione sacramentale e la direzione spirituale. Ciascuna di queste occasioni è una possibilità che ci è data di far percepire ai nostri ragazzi e giovani il volto di quel Dio che è il vero amico dell'uomo. I grandi appuntamenti, poi, come quello che abbiamo vissuto lo scorso settembre a Loreto e come quello che vivremo in luglio a Sydney, dove saranno presenti anche molti giovani italiani, sono l'espressione comunitaria, pubblica e festosa di quell'attesa, di quell'amore e di quella fiducia verso Cristo e verso la Chiesa che permangono radicati nell'animo giovanile. Questi appuntamenti raccolgono pertanto il frutto del nostro quotidiano lavoro pastorale e al tempo stesso aiutano a respirare a pieni polmoni l'universalità della Chiesa e la fraternità che deve unire tutte le Nazioni.
 
Anche nel più ampio contesto sociale, proprio l'attuale emergenza educativa fa crescere la domanda di un'educazione che sia davvero tale: quindi, in concreto, di educatori che sappiano essere testimoni credibili di quelle realtà e di quei valori su cui è possibile costruire sia l'esistenza personale sia progetti di vita comuni e condivisi. Questa domanda, che sale dal corpo sociale e che coinvolge i ragazzi e i giovani non meno dei genitori e degli altri educatori, già di per sé costituisce la premessa e l'inizio di un percorso di riscoperta e di ripresa che, in forme adatte ai tempi attuali, ponga di nuovo al centro la piena e integrale formazione della persona umana. Come non spendere, in questo contesto, una parola in favore di quegli specifici luoghi di formazione che sono le scuole? In uno Stato democratico, che si onora di promuovere la libera iniziativa in ogni campo, non sembra giustificarsi l'esclusione di un adeguato sostegno all'impegno delle istituzioni ecclesiastiche nel campo scolastico. E' legittimo infatti domandarsi se non gioverebbe alla qualità dell'insegnamento lo stimolante confronto tra centri formativi diversi suscitati, nel rispetto dei programmi ministeriali validi per tutti, da forze popolari multiple, preoccupate di interpretare le scelte educative delle singole famiglie. Tutto lascia pensare che un simile confronto non mancherebbe di produrre effetti benefici.
 
Cari Fratelli Vescovi italiani, non solo nell'importantissimo ambito dell'educazione, ma in certo senso nella propria situazione complessiva, l'Italia ha bisogno di uscire da un periodo difficile, nel quale è sembrato affievolirsi il dinamismo economico e sociale, è diminuita la fiducia nel futuro ed è cresciuto invece il senso di insicurezza per le condizioni di povertà di tante famiglie, con la conseguente tendenza di ciascuno a rinchiudersi nel proprio particolare. E' proprio per la consapevolezza di questo contesto che avvertiamo con particolare gioia i segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo. Esso è legato al profilarsi di rapporti più sereni tra le forze politiche e le istituzioni, in virtù di una percezione più viva delle responsabilità comuni per il futuro della Nazione. E ciò che conforta è che tale percezione sembra allargarsi al sentire popolare, al territorio e alle categorie sociali. E' diffuso infatti il desiderio di riprendere il cammino, di affrontare e risolvere insieme almeno i problemi più urgenti e più gravi, di dare avvio a una nuova stagione di crescita economica ma anche civile e morale.
 
Evidentemente questo clima ha bisogno di consolidarsi e potrebbe presto svanire, se non trovasse riscontro in qualche risultato concreto. Rappresenta però già di per sé una risorsa preziosa, che è compito di ciascuno, secondo il proprio ruolo e le proprie responsabilità, salvaguardare e rafforzare. Come Vescovi non possiamo non dare il nostro specifico contributo affinché l'Italia conosca una stagione di progresso e di concordia, mettendo a frutto quelle energie e quegli impulsi che scaturiscono dalla sua grande storia cristiana. A tal fine dobbiamo anzitutto dire e testimoniare con franchezza alle nostre comunità ecclesiali e all'intero popolo italiano che, anche se sono molti i problemi da affrontare, il problema fondamentale dell'uomo di oggi resta il problema di Dio. Nessun altro problema umano e sociale potrà essere davvero risolto se Dio non ritorna al centro della nostra vita. Soltanto così, attraverso l'incontro con il Dio vivente, sorgente di quella speranza che ci cambia di dentro e che non delude (Rm 5,5), è possibile ritrovare una forte e sicura fiducia nella vita e dare consistenza e vigore ai nostri progetti di bene.
 
Desidero ripetere a voi, cari Vescovi italiani, ciò che dicevo lo scorso 16 aprile ai nostri Confratelli degli Stati Uniti: "Quali annunciatori del Vangelo e guide della comunità cattolica, voi siete chiamati anche a partecipare allo scambio di idee nella pubblica arena, per aiutare a modellare atteggiamenti culturali adeguati". Nel quadro di una laicità sana e ben compresa, occorre pertanto resistere ad ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato: le prospettive che nascono dalla nostra fede possono offrire invece un contributo fondamentale al chiarimento e alla soluzione dei maggiori problemi sociali e morali dell'Italia e dell'Europa di oggi.
 
Giustamente, pertanto, voi dedicate grande attenzione alla famiglia fondata sul matrimonio, per promuovere una pastorale adeguata alle sfide che essa oggi deve affrontare, per incoraggiare l'affermarsi di una cultura favorevole, e non ostile, alla famiglia e alla vita, come anche per chiedere alle pubbliche istituzioni una politica coerente ed organica che riconosca alla famiglia quel ruolo centrale che essa svolge nella società, in particolare per la generazione ed educazione dei figli: di una tale politica l'Italia ha grande e urgente bisogno. Forte e costante deve essere ugualmente il nostro impegno per la dignità e la tutela della vita umana in ogni momento e condizione, dal concepimento e dalla fase embrionale alle situazioni di malattia e di sofferenza e fino alla morte naturale. Né possiamo chiudere gli occhi e trattenere la voce di fronte alle povertà, ai disagi e alle ingiustizie sociali che affliggono tanta parte dell'umanità e che richiedono il generoso impegno di tutti, un impegno che s'allarghi anche alle persone che, se pur sconosciute, sono tuttavia nel bisogno. Naturalmente, la disponibilità a muoversi in loro aiuto deve manifestarsi nel rispetto delle leggi, che provvedono ad assicurare l'ordinato svolgersi della vita sociale sia all'interno di uno Stato che nei confronti di chi vi giunge dall'esterno. Non è necessario che concretizzi maggiormente il discorso: voi, insieme con i vostri cari sacerdoti, conoscete le concrete e reali situazioni perché vivete con la gente.
 
E' dunque una straordinaria opportunità per la Chiesa in Italia potersi avvalere di mezzi di informazione che interpretino quotidianamente nel pubblico dibattito le sue istanze e preoccupazioni, in maniera certamente libera e autonoma ma in spirito di sincera condivisione. Mi rallegro pertanto con voi per il quarantesimo anniversario della fondazione del giornale Avvenire e auspico vivamente che esso possa raggiungere un numero crescente di lettori. Mi rallegro per la pubblicazione della nuova traduzione della Bibbia, e della copia che mi avete cortesemente donato. Bene si inquadra nella preparazione del prossimo Sinodo dei Vescovi che rifletterà su "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa".
 
Carissimi Fratelli Vescovi italiani, vi assicuro la mia vicinanza, con un costante ricordo nella preghiera, e imparto con grande affetto la Benedizione apostolica a ciascuno di voi, alle vostre Chiese e a tutta la diletta Nazione italiana.

Card. Bagnasco sulle linee guida della legge 40

Conferenza Episcopale Italiana

58a ASSEMBLEA GENERALE

Roma, 26-30 maggio 2008
 
Prolusione del Cardinale Presidente, Angelo Bagnasco
26 maggio 2008
 
8. [...] Una parola qui non possiamo non dirla per l'intervento operato sulle Linee guida relative alla legge sulla fecondazione assistita. Da vari e qualificati osservatori si è già eccepito sul merito e sui tempi del provvedimento. Infrangendo un delicatissimo bilanciamento delle esigenze in campo, esso comporta oggettivamente il rischio di promuovere una mentalità eugenetica, inaccettabile ieri al pari di oggi. è da auspicare che i criteri ispiratori e le disposizioni della legge 40 non siano oggetto di interventi volti a stravolgere il punto di equilibrio raggiunto dal Parlamento, e poi chiaramente confermato dall'esito referendario, ma al contrario possano trovare piena attuazione in uno spirito di condivisa attenzione alla vita.

30 maggio 2008

Cardinal Poletto: "Bisogna decidere da che parte stare, se con Gesú o con il mondo"

Cari amici,

nell'auguraVi una buona festa del Sacro Cuore di Gesú e della Visitazione della Beata Vergine Maria siamo felici di mettere a Vostra disposizione la trascrizione del bellissimo e coraggioso intervento tenuto dal Cardinal Severino Poletto, Arcivescovo di Torino, la sera del 24 maggio u.s. in conclusione dei festeggiamenti in onore di Maria Ausiliatrice.

 

I nostri volontari di Torino che hanno curato la trascrizione del discorso ringraziano di vero cuore Sua Eminenza il Cardinale per le parole proferite ed affermano con orgoglio il proprio sostegno al Loro pastore!

 

***

 

Intervento di S. Em. Card. Severino Poletto, Arcivescovo di Torino

 Torino, Basilica di Maria Ausiliatrice, 24 maggio 2008

 

 

[...] Noi vogliamo buttare un ponte spirituale coi nostri fratelli cattolici della Cina, che sono provati ma forti nella loro fede, perché sostenuti da una lunga tradizione di missionari e missionarie - anche salesiani, e martiri salesiani, come Luigi Versiglia ed il nostro condiocesano Callisto Caravario - un ponte di comunione e di preghiera per la perseveranza della fede e soprattutto, soprattutto, per la libertà religiosa. È la piaga dell'umanità del mondo di oggi e di ieri: questa pretesa di impedire agli uomini ed alle donne di fare una libera scelta e una libera espressione dei loro convincimenti religiosi. Abbiamo visto nella storia infinite fasi di persecuzioni, ed allora la nostra preghiera diventa implorazione perché il mondo si converta, perché coloro che hanno in mano le leve del potere della vita dell'umanità si accorgano che non è possibile uccidere la coscienza religiosa dei popoli.

 

E preghiamo in particolare per i cattolici, quelli cinesi, quelli di tante altre nazioni del mondo e anche quelli che vivono in Italia perché anche qui da noi c'è una forma sottile ma altrettanto perfida di persecuzione nei confronti della fede cattolica, cioè nei confronti di una proposta di vita, di società che Gesù Cristo ha fatto a noi uomini perché Lui Figlio di Dio si è fatto uomo per insegnare all'uomo come si diventa più uomo e per insegnare all'umanità la strada della pace, della giustizie, della fraternità universale.

 

Possiamo noi fratelli e sorelle, come cattolici, non continuare a dire che la vita umana va difesa dell'inizio del suo concepimento fino alla fine naturale?

Eppure qualcuno vorrebbe che non lo dicessimo!

Possiamo noi cattolici non difendere un unico modello di vita: quello che è nato dalla mente di Dio Creatore, un unico modello di famiglia fondata sul matrimonio tra un solo uomo ed una sola donna con un patto indissolubile che Cristo arricchisce con la grazia di un Sacramento?

Possiamo noi cattolici non annunciare il Vangelo di una salvezza anche della sofferenza - della tribolazione, delle tragedie dell'umanità e della morte - e non dire che l'eutanasia è una violazione del diritto alla vita, vita che è sacra ed appartiene a Dio?

 

Qualcuno vorrebbe mettere il bavaglio alla voce della Chiesa, sia che parli il Papa, sia che parlino i Vescovi, sia che parlino i cristiani, sia che parli qualche organo della stampa o delle comunicazioni sociali della Chiesa.

 

Carissimi fratelli e sorelle, di fronte a questa pressione che anche qui da noi viene fatta sulla Chiesa restiamo calmi, sereni: [...] noi non vogliamo imporre la visione di vita o di famiglia che nasce dal Vangelo - non lo vogliamo imporre! - ma nessuno ci può impedire di annunciarlo e di proporlo perché questo è il più grande atto di carità che noi possiamo fare agli uomini ed alle donne di questo mondo. Perché questo annuncio nasce da Dio stesso, il quale è il Creatore dell'uomo e della donna, nasce dal messaggio evangelico di Cristo, nasce da tutta una tradizione di santità eroica e di testimonianza dove la Chiesa nella storia si è inserita come colei che porta un messaggio di amore, di misericordia e di sostegno ad ogni tipo di difficoltà e di sofferenza.

 

La preghiera per la Cina che adesso farò insieme con Voi, ed in sintonia con Voi, composta da Benedetto XVI vuole essere non solo un'affermazione della libertà religiosa in Cina ma vuol essere anche un balsamo di coraggio per noi che siamo chiamati qui a non impressionarci perché siamo minoranza, perché la nostra voce viene cancellata, perché veniamo attaccati... No!, non ci dobbiamo preoccupare. L'unico problema che ci deve stare a cuore è questo: decidere da che parte vogliamo stare! Se con Gesù perseguitato, rifiutato, condannato a morte, crocifisso, fuori dalla porta della città o se vogliamo stare col mondo il quale ci batterà le mani, il quale ci dirà che siamo moderni, che siamo progressisti, che siamo aperti, ma in questo caso noi inganniamo noi stessi e non diamo prospettiva di salvezza alla nostra vita. Anche se pochi se siamo con Gesù Cristo siamo con Colui che ha detto si sé di essere Dio Creatore e Salvatore, di essere la Via, la Verità, la Vita.

 

La vergine, aiuto dei Cristiani, che abbiamo pregato in questi giorni in modo molto intenso - che questa giornata l'ha vista al centro della nostra preghiera e della nostra devozione in questa stupenda e rinnovata basilica - la Vergine ci dice, dice a ciascuno di noi, dice a tutto il popolo cristiano, ai suoi figli: "ricordatevi che per essere felici, anche in questo mondo, e poi felici per tutta l'eternità dovete fare solo una cosa: fate quello che Gesù vi dirà".

 

***

 

PREGHIERA A NOSTRA SIGNORA DI SHESHAN

Vergine Santissima, Madre del Verbo incarnato e Madre nostra,
venerata col titolo di "Aiuto dei cristiani" nel Santuario di Sheshan,
verso cui guarda con devoto affetto l'intera Chiesa che è in Cina,
veniamo oggi davanti a te per implorare la tua protezione.
Volgi il tuo sguardo al Popolo di Dio e guidalo con sollecitudine materna
sulle strade della verità e dell'amore, affinché sia in ogni circostanza
fermento di armoniosa convivenza tra tutti i cittadini.

Con il docile "sì" pronunciato a Nazaret tu consentisti
all'eterno Figlio di Dio di prendere carne nel tuo seno verginale 
e di avviare così nella storia l'opera della Redenzione,
alla quale cooperasti poi con solerte dedizione,
accettando che la spada del dolore trafiggesse la tua anima,
fino all'ora suprema della Croce, quando sul Calvario restasti
ritta accanto a tuo Figlio che moriva perché l'uomo vivesse.

Da allora tu divenisti, in maniera nuova, Madre
di tutti coloro che accolgono nella fede il tuo Figlio Gesù
e accettano di seguirlo prendendo la sua Croce sulle spalle.
Madre della speranza, che nel buio del Sabato santo andasti
con incrollabile fiducia incontro al mattino di Pasqua,
dona ai tuoi figli la capacità di discernere in ogni situazione,
fosse pur la più buia, i segni della presenza amorosa di Dio.

Nostra Signora di Sheshan, sostieni l'impegno di quanti in Cina,
tra le quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, ad amare,

affinché mai temano di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù.

Nella statua che sovrasta il Santuario tu sorreggi in alto tuo Figlio,
presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto d'amore.
Aiuta i cattolici ad essere sempre testimoni credibili di questo amore,
mantenendosi uniti alla roccia di Pietro su cui è costruita la Chiesa.
Madre della Cina e dell'Asia, prega per noi ora e sempre.  Amen!

***

 

 

 

Un cordiale saluto in Gesú e Maria.

Lo staff di DUE MINUTI PER LA VITA

www.dueminutiperlavita.info - info@dueminutiperlavita.org

 

P.S. Chi fosse interessato al file .mp3 del discorso puó richiederlo a info@dueminutiperlavita.org.  
A questo link é presente il discorso che il Cardinal Poletto tenne il 20 giugno 2006, ai tempi del Gay Pride di Torino.

27 maggio 2008

In difesa dell'obiezione di coscienza alla prescizione della pillola del giorno dopo

…e se in Italia fossimo più attenti alla salute delle donne?

di Elena Vergani – (C) IL FOGLIETTO* – n. 2 – maggio 2008 - pag. 2

 

Il prossimo 5 giugno il Gip del Tribunale Penale di Roma si pronuncerà sulla denuncia di omissione di atti d'ufficio di tre medici di due ospedali della città, che non hanno prescritto la pillola del giorno dopo: il pm titolare dell'inchiesta ha già chiesto l'archiviazione, ma l'avvocato dell'associazione Luca Coscioni si oppone. Problemi analoghi a Pisa, dove un fascicolo d'indagine è stato aperto in Procura contro altri tre medici. In Piemonte non ci sono denunce in atto, ma una serie di circolari di Direttori di Dipartimento e di Direttori sanitari che dicono che il medico "è tenuto alla prescrizione" altrimenti il suo comportamento "costituirà grave omissione nell'ambito degli obblighi previsti dalla Convenzione". I ginecologi  obiettori secondo la legge 194/78 sono in numero crescente:  69.2% a livello nazionale, 62.9 n Piemonte.

 

Sono molte le obiezioni che vengono fatte agli obiettori, ma ancor di più a nostro avviso le contro-obiezioni.

 

Obiezione: La legge 194/78 prevede solo l'obiezione per l'aborto

Risposta:"Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico può rifiutare la propria opera" (Codice di deontologia medica art.22) a meno che si tratti di farmaco salvavita. Dunque l'obiezione di coscienza è più ampia della 194/78

 

Obiezione: La pillola del giorno dopo è anticoncezionale e non abortiva perchè blocca l'ovulazione o l'annidamento dell'ovulo fecondato

Risposta: Appunto perché può impedire l'annidamento (come è scritto anche sul foglietto illustrativo) è abortiva, in quanto elimina l'embrione che ha incominciato ad esistere dalla fecondazione, annidato o non ancora nella parete dell'utero. Perciò l'obiezione di coscienza in questo caso è compresa anche nella Legge 194/78

 

Obiezione: E' incivile il comportamento dei medici obiettori, in maggioranza cattolici: nella sfera privata il loro diritto è garantito, nella sfera pubblica (medici di strutture pubbliche)no. Si tratta di interruzione di pubblico servizio.  Impediscono l'esercizio della libertà della donna.

Risposta: La prescrizione di un farmaco impegna la responsabilità professionale di un medico privato o pubblico che sia, cattolico o ateo. Qui si tratta di un farmaco ormonale, e qualche effetto collaterale può darlo: la ricetta è giustificata. Nessuno può obbligare però un medico a prescrivere un farmaco su semplice richiesta, tanto più che la persona richiedente può essere motivata a non informare su sue richieste precedenti, anche recenti.

 

Obiezione: La pillola del giorno dopo potrebbe essere concessa a richiesta preventiva: ha aperto in questa direzione la Federazione dei medici di Medicina generale della Liguria. Chi vuole abortire si tiene la ricetta in tasca e la usa quando vuole, senza peregrinare poi alla ricerca di un medico che gliela fornisca.

Risposta: E' un consiglio senza senso. L'atto medico viene isolato completamente dal suo contesto. La prescrizione potrebbe essere usata da chiunque. E in qualunque tempo: se è subentrato un fatto medico che ne controindica l'uso, non c'è nessun controllo.

 

Obiezione: In altri paesi europei è liberamente distribuita in farmacia

Risposta: Vuol dire che  in Italia siamo più garantisti della salute delle donne

 

 

*Periodico del Movimento per la Vita di Torino

26 maggio 2008

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26 maggio 2008
S. Filippo Neri
 
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Un cordiale saluto in Gesú e Maria e un buon augurio di inizio settimana.
 
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25 maggio 2008

Non c'é niente di piú vero della realtá

Una sedia vuota
tratto da ABORTO & 194. Fenomenologia di una legge ingiusta Sugarco - 2008, pp. 270, Euro 18,00
di Mario Palmaro
 
 
Sulla copertina di questo libro c'è una sedia vuota.
Guardatela. Osservatela in silenzio e pensateci almeno per qualche minuto: ogni volta che un essere umano viene abortito, una sedia rimane vuota. Per quanto ci si possa agitare, strillare, urlare, e dire che non è vero niente, che era solo un grumo di cellule, un'escrescenza, una vita in potenza; per quanto ci si voglia tappare le orecchie, girare la testa dall'altra parte, chiudere gli occhi; per quanto si mettano in atto tutte queste forme di fuga vigliacca dalla realtà, non c'è modo di uscirne: quel posto nel mondo rimarrà per sempre, inesorabilmente vuoto.

E' quella sedia vuota a inchiodare purtroppo la donna. Anzi, la madre. Perché, anche se ha abortito, lei è stata mamma, sia pure per pochi giorni, o poche settimane, o pochi mesi. Lei sa che c'era un figlio, che anzi c'è un figlio. E che dunque rimarrà, per sempre, mamma. Le amiche, i medici, il conduttore del talk show, la femminista incartapecorita, la ministra progressista le hanno detto e ripetuto mille volte di non darsi troppa pena. Le hanno spiegato che tanto, prima o poi, quando sarà il momento giusto, o quando troverà l'uomo giusto, o quando sarà nella casa giusta, o quando avrà il lavoro giusto; quando, insomma, si verificherà la congiunzione astrale favorevole, ne farà un altro, di figlio. Magari sano e bello, non "malato e quindi infelice" come quello che ha deciso di togliere di mezzo.
Ma la donna lo sa: quel particolare figlio, proprio lui, non tornerà più. La colpa di questa tragedia è – paradossalmente – la grandezza dell'uomo. Che è persona. Non è una macchina, un gioiello, un utensile, un libro: tutte cose interessanti, magari preziose. Ma cose fungibili, cioè sostituibili, rimpiazzabili. L'orologio si rompe? Semplice: ne compri un altro. L'auto è vecchia e perde olio? La cambi. Il figlio è handicappato? Lo abortisci e ne rifai uno sano. Già. Ma, strano a dirsi, con l'essere umano il paradigma consumistico non funziona: la sedia, quella sedie che rappresenta il posto speciale dedicato a quel bambino che si sarebbe chiamato Luca, o Giacomo, o Veronica, o Andrea; quella sedia rimane vuota.
Lo so: in questo mondo impazzito, la donna troverà una quantità industriale di "amici" che le suggeriranno la risposta illuminata. E che le diranno che in questa vita di posto non ce n'è per tutti, e che soprattutto non c'è un posto uguale per tutti; e che parlare è facile, ma bisogna provare di persona che cosa vuol dire far nascere un bambino quando non te lo aspetti, o quando non hai un posto bello, grande, pulito e luminoso dove accoglierlo. Frasi persuasive, piene di apparente buon senso. Ma bastano cinque minuti di silenzio perché nella coscienza di quella madre riaffiori una consapevolezza che spazza via tutte le scuse pietose: nessuno può decidere se la vita di un altro, un altro che c'è già e che non è soltanto sperato o immaginato; un altro che poi è mio figlio; nessuno può decidere se quella vita sarà brutta e dolorosa al punto che è meglio per te morire. Anzi: che è meglio per me fare tutto quello che serve per farti morire.
E così, ancora una volta, la sedia, la sedia di quel "mio" figlio, rimane vuota. E mi inchioda. Ci inchioda alle nostre responsabilità collettive, politiche, giuridiche.

Perché – lo abbiamo detto – questo vuole essere un libro onesto. Onesto fino al punto di dire come stanno realmente le cose. E' un libro nel quale si vuole spiegare razionalmente, ragionevolmente, che cos'è l'aborto volontario. L'aborto è l'uccisione di un essere umano innocente. Questa verità può esser detta in molti modi: si possono cambiare le parole, limare le frasi, esercitarsi nella difficile arte dell'antilingua. E' una verità che può essere detta con molte intenzioni diverse: per il gusto un po' feroce di ferire e umiliare la donna che ha abortito; o per il desiderio sincero e amorevole di salvare un innocente da una fine terribile, e una madre da un rimorso oscuro quanto palpabile. L'uomo è capace di entrambe queste cose, perché l'uomo può essere, come scriveva Fichte, "santo o bandito". Ma poi, alla fine, contano i fatti. E il fatto rimane sempre quello, inesorabilmente. Perché non c'è nulla di più ostinato dei fatti: con l'aborto di uccide.

Questo vuole essere un libro onesto, al punto da trarre con rigore tutte le conseguenze logiche che la ragione ci impone: se l'aborto uccide, e uccide un innocente, non può essere giusto che la legge consenta alla donna di praticarlo. Nessuna persona sana di mente potrebbe affermare contemporaneamente che deportare il popolo ebreo in un campo di concentramento è un'orribile violenza; e che però, d'altra parte, le leggi che lo consentono sono buone. So benissimo che da un po' di tempo c'è una strana teoria che circola nel dibattito culturale e politico italiano. E l'idea è pressappoco questa: l'aborto è una gran brutta cosa. Addirittura un omicidio, si dice con linguaggio aspro e diretto. Ma, nonostante questo, la donna deve poter scegliere. Deve – se la logica ha ancora un senso – poter uccidere suo figlio. Insomma: "aborto no, legge 194 sì". Che sarebbe come dire: "Rubare no. Legalizzazione del furto sì". Ecco, questo è un libro onesto, nel quale non leggerete nulla del genere. Perché all'uomo è chiesto, anzi è imposto, di trarre con coraggio le conseguenze della verità che riconosce davanti ai suoi occhi. Lo si deve fare anche se questo obbliga a posizioni scomode, di minoranza, o addirittura di minoranza nella minoranza. Anche se, insomma, c'è da pagare un prezzo.

Questo è un libro onesto, in cui non si dirà che le argomentazioni addotte per giustificare l'aborto e la sua legalizzazione sono tutte stupide o prive di fondamento. Ci sono molte ragioni interessanti, perfino convincenti, in base alle quali motivare la soppressione del proprio figlio non ancora nato. Così come ci sono ragioni molto interessanti, e perfino convincenti, per motivare la soppressione di un proprio figlio già nato, o della propria moglie, o del proprio marito, o di una persona che ci odia visceralmente, o che di un collega che ci ha fatto del male per una vita. Quando un uomo agisce, lo fa sotto l'effetto di motivazioni molto articolate, sia emotive che razionali.

Il punto è che, di norma, queste motivazioni non giustificano la commissione di un delitto. Possono aiutarci a capire le ragioni del colpevole, possono muoverci a pietà nei suoi confronti, possono perfino spingerci a invocare clemenza quando arriverà l'ora del verdetto umano. Ma il delitto rimane e – seppure talvolta assai mitigata – la colpa anche. Dunque, anche nel delitto di aborto valgono questi ragionevoli ed elementari principi: le circostanze non possono essere ignorate; le motivazioni non sono tutte identiche, e ci sarà pure - sul piano della giustizia – una differenza tra la donna che abortisce perché deve andare in ferie, e la donna che abortisce perché ha subito una violenza carnale. Tuttavia, l'aborto dispiega in entrambe i casi il suo effetto feroce: c'è una vittima innocente. E non c'è argomento al mondo che possa rendere l'uccisione dell'innocente un atto lecito.

Questo è un libro onesto, nel quale si dirà anche che, se in uno Stato civile si vuole vietare un comportamento perché consiste nell'uccisione di un innocente, allora si è costretti a stabilire delle sanzioni penali. Lo so: anche fra gli oppositori all'aborto si è diffusa ormai da tempo una posizione molto diversa. Si dice che lo Stato dovrebbe affermare la illiceità dell'aborto, ma nello stesso tempo si dovrebbe evitare qualsiasi sanzione alla donna.

Intendiamoci: questo è un discorso che tiene in debito conto la mentalità corrente, la quale ha ormai accettato l'aborto legale come una cosa normalissima. Ma, pur comprendendo queste cautele, si deve avere il coraggio di dire che il ragionamento non regge: se vuoi vietare una condotta perché ritenuta delittuosa, devi stabilire una sanzione per chi la commette. Potrai poi discutere sull'entità e sulla natura di quella pena; potrai ad esempio escludere il carcere, e ricorrere a strumenti alternativi alla detenzione. Ma senza pena, non c'è tutela giuridica effettiva del bene in questione.

Questo è un libro onesto, che non vuole aggrapparsi a una descrizione della vita umana che sembri uscita da uno spot pubblicitario. Gli appelli zuccherosi contro l'aborto, quelli per intenderci che cercano di negare l'esistenza dei problemi, delle fatiche, dei drammi e delle tragedie di cui è impastata la vita, non ci appartengono. E non li troverete in questo libro. La donna – e la società in genere – non deve essere presa in giro. Ci sono situazioni in cui la gravidanza nasce da un problema, e genera altri problemi. Ci sono figli concepiti che stanno per essere paracadutati in un mare di guai. Ci sono figli concepiti che portano essi stessi un mare di guai. Ci sono figli concepiti che sono essi stessi il primo movente per la commissione del delitto di aborto: una relazione extraconiugale; una madre poco più che ragazzina; una famiglia già numerosa in una casa troppo piccola con uno stipendio solo, ancora più piccolo; una diagnosi impietosa dell'ecografista.

Si possono negare tutte queste realtà? No. Si può affermare che lo Stato, la Chiesa, la Caritas, il volontariato, l'Onu, l'Esercito della salvezza, il Dalai Lama possano organizzare una società così perfetta che queste cose non accadano mai più? Assolutamente no: sarebbe una follia il solo pensarlo. Sarebbe – per i credenti – un'eresia: quella di chi crede che sia dato all'uomo scacciare il male per sempre da questo mondo.
Dunque, realismo: i moventi per abortire ci sono e ci saranno sempre. Possiamo e dobbiamo contrastarli. Ma, alla fine, ci resterà davanti sempre – speriamo meno frequente di oggi - una richiesta, che è l'espressione di una volontà: io questo figlio non lo voglio, o non posso averlo. Fatemi abortire. E allora è qui che si gioca – in tutta la sua formidabile potenza – la forza del diritto. Che serve proprio qui, in quella regione dell'umano in cui la morale, la coscienza individuale, l'affetto, l'aiuto degli altri non possono fare più nulla. Il diritto è lo strumento con cui la collettività impedisce – con la minaccia e con la forza – la commissione di un delitto. Il diritto ti dice: se lo fai, sarai punito. Se obbedisci al divieto per intima convinzione morale, meglio per te. Ma se anche hai motivi meno nobili, a me basta che tu, ad esempio, non uccida tua suocera, anche se ne avresti la voglia. E perfino qualche ragione. Vedremo come con alcuni piccoli esempi si possa comprendere che tutta la vita di relazione è puntellata da questo strumento lucido e insieme ruvido della norma giuridica.

Questo, l'avete ormai capito, è un libro onesto. Nel quale non leggerete che "se la donna è libera non abortisce". Perché questa è una menzogna. Ognuno di noi – tu che leggi e io che scrivo – sa perfettamente di quanto male sia capace ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. E non per causa di una società ingiusta, di un'infanzia travagliata, di un sistema fiscale sbagliato, di una città costruita da architetti disumani. Sì, viviamo magari circondati da queste cose, e ne siamo poco o tanto condizionati. Ma il male che sappiamo fare ce lo fabbrichiamo in casa nostra, nel nostro cuore. Liberamente. E anche la donna incinta è questa realtà, vive questa inclinazione, soffre del contrasto assurdo eppure umanissimo tra il vedere il bene ed essere tentata di fare il male. Questa è la condizione della donna che sta per andare ad abortire, ed è per questa sua identità con la nostra condizione di uomini – di peccatori direbbe un cattolico – che non riesco a essere scandalizzato dalla donna che vuole abortire. Sta per uccidere, sta per sbagliare. Come un marito che scoprendo il tradimento della moglie la stia per ammazzare. Come un banchiere che, potendo stornare soldi non suoi dalla cassa, stia per metterseli in tasca.

Di queste persone diremmo che "se fossero libere non ucciderebbero, non ruberebbero"? Per favore, non scherziamo. La donna che vuole abortire è – fino a prova contraria – libera. Consapevoli che ogni caso è una storia a sé, e che l'aborto è un romanzo che oscilla dalla ragazza albanese incolpevole, costretta ad abortire dai suoi protettori; alla manager rampante che si sbarazza del figlio per fare carriera; passando per altre mille sfumature e situazioni. Ma alla donna – se non vogliamo ridurla a uno stato animalesco, se non vogliamo mortificare la sua dignità di persona – va riconosciuta la condizione di soggetto libero anche qui, quando per abortire esercita quel libero arbitrio, che è il presupposto della nostra responsabilità. Anche la donna è pienamente umana quando sta per compiere quel gesto disumano. E' la sua umanità che le rende possibile anche il compimento volontario di quel gesto. Ecco perché lei, poveretta, non mi scandalizza.

Ciò che invece mi scandalizza è che una società, le sue leggi, i sui intellettuali, e perfino certi suoi teologi e certi suoi pastori di anime, dicano a questa donna: "Devi poter scegliere di fare quello che vuoi fare. Intendiamoci, noi ti diamo i mezzi per non farlo: soldi, pannolini, coperte, vestitini, alloggi, incentivi, acqua minerale, viaggi premio, palloncini colorati e passeggini usati. E quando ti avremo dato tutto questo, siamo sicuri che diventerai libera, noi ti renderemo libera. E tu non abortirai più".

No: in questo libro non troverete scritta questa idea, perché questo non è un libro di favole. Lo scandalo non è che una donna possa essere tentata di abortire. Perché ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, un uomo è tentato di uccidere, rubare, tradire, violentare, sfruttare, mentire, uccidersi. Lo scandalo è che una società e uno stato possano dire a quella donna: "Ecco, accomodati, ti ho preparato un luogo pulito e sicuro dove tu possa farlo gratuitamente". Lo scandalo è anche che coloro che sanno che cosa sia l'aborto, che conoscono la verità, siano solo capaci di dire: "noi ti offriamo pannolini, ma poi scegli tu, devi essere libera".


Sì, questo è un libro onesto, in cui non troverete mescolate in una poltiglia appiccicosa le ragioni della ragione e le ragioni della fede. Perché non c'è nulla di più deleterio che confondere le idee della gente su questo punto. Qui si cercherà di mostrare come l'aborto sia un fatto antigiuridico, e non semplicemente un fatto immorale, o un peccato. Nessuno direbbe che l'omicidio è un male "dal punto di vista cattolico". Perché ogni uomo rivendica, giustamente, la capacità di poter formulare un giudizio severo sull'uccisione di un passante, di un poliziotto, di un tabaccaio. Un giudizio che chiede non vendetta, ma giustizia. Ecco: per l'aborto vale un ragionamento analogo.

Ma in questo libro, alla fine, troverete anche le ragioni della fede, e chi vorrà potrà leggerle e confrontarsi con esse. Sono ragioni bellissime. E sono anche le uniche ragioni che permettono di riempire quella sedia tragicamente vuota. Nella luce della fede cattolica, abbiamo la certezza che la nostra vita non finisce qui, che non si precipita nel nulla quando verrà il giorno inesorabile della nostra morte. Così, anche le mamme che hanno detto di no al loro figlio invisibile, possono scoprire che l'ultima parola per loro non è quella della disperazione. E che c'è un Dio, e un Dio misericordioso, anche per le donne che hanno abortito. Incontrarlo non è difficile: l'importante è riconoscere che uccidere un innocente non è lecito né all'uomo e né alla donna. Mai. Allora le madri scopriranno che, nonostante tutto, quel figlio respinto le attende su quella sedia. Che non è più vuota.