URGENTE


30 luglio 2008

Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato: si attende entro sabato il voto in merito alla vicenda di Eluana Englaro

Senato, entro sabato il voto sul "conflitto"
di Danilo Paolini - (C) Avvenire - 30 luglio 2008 - pagina 5

Al Senato la discussio­ne sul caso di Eluana Englaro cede mo­mentaneamente il passo alla manovra economica. Perciò ieri non è stata messa ai voti la relazione di maggioranza che chiede il conflitto di com­petenza contro la Corte di Cassazione. Ma il dibattito è cominciato e la decisione do­vrebbe comunque arrivare entro sabato. Il gruppo del Pd, al termine di una riunione de­finita «intensa» da chi vi ha partecipato, ha deciso che non sarà in aula al momento della votazione. Pdl, Lega e Udc hanno invece assicurato pieno sostegno alla posizione del relatore Carlo Vizzini. Le possibili insidie tuttavia non mancano.
Se ne è avuta prova proprio ieri, quando la conferenza dei capigruppo ha accettato di variare il calendario dei lavo­ri per dare modo alla com­missione Bilancio di prose­guire l'esame della manovra economica e consentire l'ap­prodo in aula del testo già og­gi. Così, mentre l'assemblea discuteva del conflitto di at­tribuzione tra il Senato e la Cassazione per la vicenda di Eluana, la commissione pro­seguiva i suoi lavori. Ma la ca­pogruppo del Pd Anna Fi­nocchiaro, con un intervento giudicato di sottile ostruzionismo dallo schieramento av­versario, ha chiesto che ve­nisse sospesa la seduta della commissione fin tanto che l'aula fosse rimasta riunita. Ri­chiesta accolta dal presiden­te di turno Vannino Chiti.
L'esame della manovra eco­nomica, dunque, rischia di prolungarsi anche a giovedì. Mentre l'incidente in cui è in­cappato il governo alla Ca­mera, andando in minoran­za sul decreto 'milleproro­ghe', farà sì che anche quel provvedimento dovrà torna­re in Senato per l'approva­zione definitiva. Saranno perciò tre i temi sui quali Pa­lazzo Madama si troverà a la­vorare a ridosso della chiu­sura estiva, prevista - salvo sorprese - per la fine della prossima settimana. La qua­dratura del cerchio è affidata in buona parte alle doti di programmazione e di me­diazione fin qui mostrate dal presidente del Senato Rena­to Schifani. Ieri, si diceva, il dibattito sul conflitto di attribuzione è sta­to avviato. Il relatore Carlo Viz­zini (Pdl) ha contestato alla Cassazione «l'usurpazione» della funzione legislativa che la Costituzione affida al Par­lamento e, perciò, ha affer­mato la necessità di ricorrere alla Consulta, anche perché fissi una volta per tutte «i con­fini della discrezionalità» d'in­terpretazione delle leggi da parte della magistratura.

Sono intervenuti poi i relato­ri di minoranza Francesco Pardi (Idv) e Stefano Ceccan­ti (Pd). Quest'ultimo ha ripe­tuto i motivi per cui, secondo lui, il conflitto del Senato con la Corte di Cassazione «è i­nammissibile » e come tale sarà giudicato dalla Corte co­stituzionale che – ha rilevato – non deciderà sull'ammissibilitá «prima del 2009». Que­sto per dire che «non ci potrà comunque essere nessun ri­flesso immediato sulla vicen­da Englaro». I senatori del Pd, come ac­cennato, non parteciperan­no al voto sulla relazione Vizzini. Durante la riunione del gruppo, nella tarda mattina di ieri, non sono mancati i momenti di tensione: l'ala cattolica era per l'astensione; altri avrebbero voluto votare contro il testo. Gli stessi che poi hanno accettato «per di­sciplina di partito» la solu­zione finale, proposta da Chi­ti e appoggiata da Franco Marini. Contemporanea­mente, il gruppo democrati­co ha approvato all'unani­mità un ordine del giorno in cui si delibera di riservare «entro l'anno 2008» un'ap­posita sessione dei lavori di Palazzo Madama a un dise­gno di legge «in materia di consenso informato e di­chiarazioni di volontà antici­pate nei trattamenti sanita­ri ». Insomma, l'impostazio­ne data al problema nella scorsa legislatura dal senato­re Ignazio Marino.

Per la senatrice del Pd Ema­nuela Baio «è sbagliato af­frontare il tema nel modo proposto dalla maggioranza, perché non lo risolve ma lo
aggrava». Meglio, ha aggiun­to, «non partecipare al voto e chiedere al Parlamento di im­pegnarsi ad approvare una buona legge sulla fine della vi­ta » per colmare «il vuoto legi­slativo esistente».
Di opposto parere Laura Bianconi (Pdl), che nel suo in­tervento in aula ha negato l'e­sistenza di quel vuoto, perché «esistono la Costituzione e il codice penale»: la prima «in nessuna parte ravvisa che si violi il rispetto e la dignità del­la persona se si provvede a fornirle cibo e acqua», come avviene per Eluana; il secon­do punisce «l'omicidio, l'o­micidio del consenziente e l'i­stigazione e l'aiuto al suici­dio
».