30 aprile 2008
Snaturate le linee guida della legge 40/2004 sulla PMA!
Sì alla diagnosi preimpianto, prima vietata dalla legge 40
da www.ilfoglio.it - 30 aprile 2008
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di mercoledì 30 aprile 2008 si è concluso l'iter di aggiornamento delle linee guida della legge 40/2004 sulla procreazione assistita. La novità più saliente è l'eliminazione dei commi che vietavano la diagnosi preimpianto. Il ministro della Salute, Livia Turco, ha commentato così: "Abbiamo dato una risposta a quanti, operatori e cittadini, richiedevano chiarezza sulla possibilità di effettuare diagnosi preimpianto, chiarendo che le linee guida, in quanto tali, non possono prevedere divieti che non siano già contemplati nella legge stessa. Per questo, il nuovo testo delle linee guida non contempla più la limitazione alla sola diagnosi osservazionale, mantenendo comunque il divieto di qualsiasi diagnosi a fini eugenetici così come previsto dall'articolo 13 della legge 40".
Il sesto punto del programma della lista "Aborto? No, grazie" sul punto diceva: "I nostri candidati si impegnano a difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell'embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche".
Su Repubblica è apparso un articolo, a firma di Laura Laurenzi, in cui una ragazza anonima (chiamata Sandra) spiegava di avere scritto a Napolitano la sua decisione di abortire perché, tra il suo stipendio e quello del marito, arriva a 1300 euro mensili. Con duemila euro, dice, "Sicuramente mi terrei il bambino. La mia, oggi, è una scelta iper obbligata. Mio marito è più deciso di me: più di me vede la cosa dal punto di vista della concretezza. Pensa sia un fallimento non potere dare a un figlio ciò di cui ha bisogno. In altri paesi le coppie vengono aiutate, qui si parla tanto di baby bonus ma poi nei fatti non succede niente. Lo credo che l'Italia è alla crescita zero". Parla di avere provato "felicità" quando ha scoperto di essere incinta, ma poi "la ragione ha preso il posto del cuore". Ha scritto che "ora devo scegliere se essere egoista e portare a termine la mia gravidanza sapendo di non poter garantire al mio piccolo neppure la mera sopravvivenza, oppure andare su quel lettino d'ospedale e lasciare che qualcuno risucchi il mio cuore spezzato dal mio utero sanguinante, dicendo addio a questo figlio che se ne andrà per sempre". Alla domanda se non abbia pensato di farlo nascere a darlo in adozione, Sandra ha risposto che "non lo farei mai. Mai, per nessun motivo. Sapere che esiste da qualche parte nel mondo un mio bambino e io non mi occupo di lui sarebbe lo strazio peggiore".
Il punto numero 7 del programma della lista "Aborto? No, grazie" diceva che i candidati si sarebbero impegnati a "Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l'adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo". Il punto successivo sottolineava l'impegno a "Adottare le modalità del "Progetto Gemma" sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l'erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli".

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