Il cristianesimo, al contrario, non è una minaccia per la democrazia, ma ne è il presupposto culturale indispensabile. Una reale democrazia, che non si confonda con le tante oligarchie oggi presenti nel mondo, si fonda essenzialmente su "valori condivisi", su una comune concezione culturale, nella quale si riconosca che il centro imprescindibile della società è la persona e non lo Stato.
Non è un caso che le democrazie moderne siano nate e si siano sviluppate in Paesi dalla lunga tradizione cristiana. Democrazia e relativismo non sono co-essenziali, al contrario il relativismo soffoca la democrazia che, non avendo più riferimenti, rischia il collasso su se stessa.Soltanto il recupero della centralità e della verità della persona, superando radicalmente il materialismo (che si è purtroppo concretizzato storicamente sia nel marxismo sia nel liberismo sfrenato), potrà essere garanzia di sopravvivenza per la democrazia.
Il fenomeno della marginalizzazione dei cattolici nella vita pubblica e nella politica, riguarda un numero di paesi sempre maggiore e pare essere un "ordine di scuderia" filosoficamente fondato e determinato. Il relativismo non è garanzia di democrazia né di possibile vita sociale buona. Speriamo che almeno i politici cattolici l'abbiano chiaro, poiché i primi ad essere "marginalizzati" sono proprio loro.
Purtroppo la diaspora politica dei cattolici è conseguenza di quella culturale. Su questo bisogna avviare una seria riflessione. Anche perché "lo spessore culturale raggiunto e la matura esperienza di impegno politico che i cattolici in diversi paesi hanno saputo sviluppare, specialmente nei decenni posteriori alla seconda guerra mondiale, non possono porli in alcun complesso d'inferiorità nei confronti di altre proposte che la storia recente ha mostrato deboli o radicalmente fallimentari" (Congregazione per la Dottrina della fede, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 novembre 2002, n. 7 ).

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