27 marzo 2014

Vegliamo oggi, per non perdere la nostra libertà domani


COMUNICATO STAMPA

Sentinelle in piedi a Torino
Sabato 29 marzo 2014
Piazza Carignano
ore 16-17



Vegliamo oggi per non perdere la nostra libertà domani!

«Ci alzeremo in piedi quando il valore
della famiglia viene minacciato»
Beato Giovanni Paolo II

Il Direttivo dell’Associazione Due minuti per la vita aderisce con convinzione alla manifestazione Sentinelle in piedi che avrà luogo sabato 29 marzo 2014, dalle ore 16 alle ore 17, in Piazza Carignano, nel cuore del capoluogo piemontese.

L’Associazione condivide la denuncia su come in Italia si stia assistendo ad una silenziosa ma radicale penetrazione dell'ideologia gender che invade il campo dell’educazione con un approccio a senso unico, occupando spazi formativi importanti senza che genitori e famiglie – primi responsabili dell’educazione dei figli, come la Costituzione italiana chiaramente indica all'articolo 30 – ne siano preventivamente informati.

L’evento si svolgerà restando in piedi per un’ora, in silenzio, leggendo un libro, per testimoniare e difendere la propria libertà contro un disegno di legge che vuole imbavagliare le coscienze ed impedire di poter raccontare la bellezza, l’unicità e la preziosità della famiglia, cellula vitale della società, costituita dal vincolo di amore di un uomo e di una donna.

Il disegno di legge Scalfarotto, infatti, già approvato alla Camera ed ora in discussione al Senato, mira ad additare come “omofobo” chiunque sostenga una posizione diversa da quella proposta dall’ideologia gender, per esempio, sul matrimonio.

Per dire no a questa violenza contro la libertà di educazione e per difendere il valore della libertà di opinione l’Associazione Due minuti per la vita invita tutti i propri soci, benefattori, amici e simpatizzanti a scendere in Piazza Carignano sabato 29 marzo alle ore 16: vegliamo oggi per non perdere la nostra libertà domani!

Per maggiori informazioni sull'iniziativa:
_______
Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299 – 10121 Torino

24 febbraio 2013

Grazie Benedetto XVI - Inserto Avvenire del 24.2.2013

Segnaliamo l'inserto di Avvenire dedicato a Benedetto XVI


15 febbraio 2013

DUE MINUTI PER IL PAPA





Presentazione dell’iniziativa di preghiera straordinaria

“DUE MINUTI PER IL PAPA"


 Torino, 15 febbraio 2013

L’Associazione Due minuti per la vita, nata nel giugno 2008 durante il Pontificato di Benedetto XVI – verso cui rinnova i propri sentimenti di immenso affetto e devozione –, in considerazione delle attuali vicende che la Chiesa si trova ad affrontare, invita tutti i propri soci, amici e simpatizzanti a rispondere con fede e generosità alle richieste di preghiera espresse, negli scorsi giorni, da parte del Santo Padre.

Si propone pertanto da martedì 19 febbraio 2013 fino all’elezione del nuovo Papa  – e, in  ogni caso, fino al 19 marzo, solennità di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale – un periodo di preghiera straordinaria per ringraziare Dio del dono di Benedetto XVI e per affidarGli tutte le necessità della Chiesa, a partire dall’elezione del futuro Pontefice.

Le preghiere che l’Associazione invita a recitare ogni giorno, per un mese, secondo le menzionate intenzioni, sono quattro: I) preghiera Ad te, beate Joseph, composta da Papa Leone XIII, II) preghiera a San Michele Arcangelo; III) preghiera Memoráre, come atto di totale affidamento alla Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa; IV) preghiera allo Spirito Santo, affinché illumini le menti ed i cuori dei Cardinali chiamati ad eleggere il nuovo Papa.

Scorrendo in basso la pagina si trovano, in latino ed italiano, i testi di tutte le preghiere proposte, per la cui recita – come sottintende il nome dell’iniziativa – sono  sufficienti un paio di minuti.


 Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299 – 10121 Torino
Telefono: 011.043.62.93


________


PREGHIERA A SAN GIUSEPPE
Ad te, beate Ioseph, in tribulatione nostra confugimus, atque, implorato Sponsae tuae sanctissimae auxilio, patrocinium quoque tuum fidenter exposcimus. Per eam, quaesumus, quae te cum immaculata Virgine Dei Genetrice coniunxit, caritatem, perque paternum, quo Puerum Iesum amplexus es, amorem, supplices deprecamur, ut ad hereditatem, quam Iesus Christus acquisivit Sanguine suo, benignus respicias, ac necessitatibus nostris tua virtute et ope succurras. Tuere, o Custos providentissime divinae Familiae, Iesu Christi sobolem electam; prohibe a nobis, amantissime Pater, omnem errorum ac corruptelarum luem; propitius nobis, sospitator noster fortissime, in hoc cum potestate tenebrarum certamine e caelo adesto; et sicut olim Puerum Iesum e summo eripuisti vitae discrimine, ita nunc Ecclesiam sanctam Dei ab hostilibus insidiis atque ab omni adversitate defende: nosque singulos perpetuo tege patrocinio, ut ad tui exemplar et ope tua suffulti, sancte vivere, pie emori, sempiternamque in caelis beatitudinem assequi possimus. Amen

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua Santissima Sposa. Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all'Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l'amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo  acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, la peste di errori e di vizi, che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del Bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e copri ciascuno di noi con il tuo continuo patrocinio, affinchè col tuo esempio e il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l'eterna beatitudine in cielo. Amen.


PREGHIERA A SAN MICHELE ARCANGELO
Sancte Michaël Archángele, defénde nos in prælio, contra nequítiam et insídias diáboli esto præsídium. Imperet illi Deus, súpplices deprecámur: tuque, Princeps milítiæ cælestis, Sátanam aliósque spiritus malígnos, qui ad perditiónem animárum pervagántur in mundo, divína virtúte in inférnum detrúde. Amen.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; contro la perfidia e le insidie del diavolo Tu sii a noi sostegno. Che il Signore gli comandi, supplici lo chiediamo: e Tu, Principe delle milizie celesti, Satana e gli altri spiriti maligni, che per la rovina delle anime si aggirano per il mondo, con divina virtù nell'inferno ricaccia. Amen.


MEMORÁRE
Memoráre, o piissima Virgo María, non esse audítum a saéculo quémquam ad tua curréntem præsidia, tua implorántem auxilia, tua peténtem suffrágia, esse derelictum. Ego, tali animátus confidéntia, ad te, Virgo virginum, Mater, curro, ad te venio, coram te, gemens peccátor, adsísto. Noli, Mater Verbi, verba mea despícere, sed audi propítia et exaudi. Amen.

Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito al mondo che alcuno abbia ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione, e sia stato abbandonato. Ed io, animato da tale confidenza, a te ricorro, o Madre, o Vergine delle Vergini, a te vengo e, peccatore contrito, innanzi a te mi prostro. Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma ascoltami  propizia ed esaudiscimi. Amen.


VENI, SANCTE SPIRITUS
Veni, Sancte Spíritus, reple tuorum corda fidélium, et tui amóris in eis ignem áccende. 

Emitte Spíritum tuum et creabúntur. 
Et renovábis fáciem terræ. 

Orémus. Deus, qui corda délium Sancti Spíritus illustratióne docuísti: da nobis in eodem Spíritu recta sápere; et de eius semper consolatióne gaudére. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

Vieni, o Spirito Santoriempi il cuore dei tuoi fedeli, e accendi in essi il fuoco del tuo Amore.

Manda il tuo Spirito, o Signore, per una nuova creazione. 
E rinnoverai la faccia della terra. 

Preghiamo. O Dio che hai illuminato la mente dei tuoi fedeli con la grazia dello Spirito Santo, concedi a noi di godere sempre la luce della sua verità e di essere consolati dai frutti della sua gioiosa presenza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

22 gennaio 2013

Dieci anni di eutanasia e suicidio assistito in Olanda e Belgio

Soluzioni finali

Dieci anni di legge su eutanasia e suicidio assistito in Olanda e in Belgio.Crescono i casi e crescono indifferenza e arbitrio

di Assuntina Morresi, © Il Foglio, 17 gennaio 2013, Inserto II

 

Erano nati sordi, ma all'idea che sarebbero diventati presto anche ciechi hanno deciso che non valeva più la pena vivere, e hanno chiesto di morire, insieme, così come insieme erano venuti al mondo: la legge belga sull'eutanasia ha consentito un mese fa a Marc ed Eddy Verbessem, due gemelli quarantacinquenni di Anversa, di essere uccisi con un'iniezione letale, giustificata con la loro grave "sofferenza psicologica" dovuta all'imminente cecità.

Non erano malati terminali, lavoravano come calzolai, e secondo alcuni testimoni si sono avviati alla morte bevendo un'ultima tazza di caffè e conversando serenamente con parenti e amici. La storia ha fatto scalpore, ma meno di quanto avrebbe dovuto: l'eutanasia, oramai, è sinonimo di un "diritto a morire" che viene sempre meno messo in discussione e non sempre le cifre sono sufficienti a rendere l'idea di quel che accade realmente nei paesi in cui la "dolce morte" è autorizzata e somministrata.

 

Il Belgio, che nel 2002 è stato il secondo paese al mondo a legalizzare l'eutanasia, dopo l'Olanda, sta prendendo in considerazione l'allargamento di quella possibilità anche per minori di diciotto anni "in grado di discernere" e per malati di Alzheimer. Modifiche in questo senso sono già state presentate in Parlamento dal Partito socialista, che non dovrebbe trovare difficoltà a farle approvare. Sempre in Belgio, lo scorso anno, per la prima volta un detenuto, in prigione da ventisette anni per omicidi e stupri, ha chiesto e ottenuto di morire tramite eutanasia.

 

Un altro "primato", a suo modo. Ma in tema di primati, in Olanda, vale a dire nel paese che storicamente ha più dimestichezza con la morte su richiesta, nel 2011 sono state 3.695 le persone che hanno chiesto di morire, aiutate dal Servizio sanitario nazionale, mediante eutanasia o suicidio assistito. Il 18 per cento in più dell'anno prima, e il doppio rispetto al 2006. Su cento decessi in generale, quasi tre, nei Paesi Bassi, sono quindi da far risalire a "decisione personale", secondo le regole dettate dalla "Termination of Life on Request and Assisted Suicide Act", in vigore dal 2002.

 

Vale la pena andare a vedere, per quanto possibile, cosa significano quei numeri e come tutto questo è percepito dalla società olandese, cittadini e istituzioni. Perché il dato lampante è che la pratica della morte erogata su richiesta dallo stato tende a diffondersi, a diventare sempre più routinaria, meno selettiva, più banalizzata, una volta rotto l'argine che impone di curare, alleviare e sostenere senza accanimento, e mai di uccidere deliberatamente, sia pure "su richiesta".

Molto istruttiva, quindi, risulta la lettura dell'ultimo report dei Comitati regionali di revisione dell'eutanasia: un documento ufficiale, diffuso alla fine dello scorso anno, il cui scopo è dare conto delle modalità di applicazione della legge. Oltre ai numeri, quindi, si scende nel dettaglio delle storie, fin nei singoli casi, quelli più rappresentativi.

 

La legge olandese prevede l'eutanasia o il suicidio assistito all'interno del Servizio sanitario nazionale. Chi lo chiede deve farlo "personalmente, esplicitamente, ripetutamente", rivolgendosi al proprio medico curante, il quale si deve avvalere anche del parere, non vincolante, di un secondo dottore indipendente. Eutanasia e suicidio assistito sono considerati reato tranne che in alcune circostanze: compito del medico curante, personalmente responsabile della "pratica", è di verificare che la richiesta ricada nei casi consentiti dalla legge. Per procedere il dottore deve quindi: essere convinto che la richiesta sia volontaria e ben ponderata; essere convinto che la sofferenza del suo paziente sia insopportabile, senza prospettive di miglioramento; aver informato il paziente della sua situazione e delle sue prospettive; essere giunto alla conclusione, insieme al paziente, che non c'è altra ragionevole alternativa nelle sue condizioni. Dopo aver consultato il collega, il medico curante, se ritiene di essere nel rispetto della legge, dà l'eutanasia o assiste al suicidio con la dovuta assistenza medica.

 

Morto il paziente, il medico ne notifica il decesso a un patologo municipale, il quale raccoglie i report dei due dottori insieme a eventuali direttive anticipate del morto, e invia il tutto alla commissione regionale competente la quale, entro sei settimane, verifica che la legge sia stata rispettata. Se ci sono dubbi, la commissione può interrogare i medici per chiedere chiarimenti, e se non c'è certezza che la legge sia stata rispettata il caso viene segnalato alle autorità giudiziarie competenti che, a loro volta, lo prenderanno in esame per decidere il da farsi.

 

Il rapporto ufficiale sull'eutanasia olandese comincia con una denuncia: troppe volte la commissione è andata ben oltre il termine di sei settimane prima di concludere la verifica dei singoli casi. Anziché 42 giorni, fra la segnalazione alla commissione e la comunicazione al medico curante della conclusione della verifica ne sono passati 111. Il motivo? Troppo lavoro arretrato. Le commissioni non ce la fanno più a stare al passo (testuale) con le segnalazioni di eutanasia e suicidio assistito, che aumentano continuamente. Le autorità olandesi hanno quindi deciso di aumentare il personale dedicato, e allo stesso tempo di velocizzare la procedura. Per ogni nuovo caso notificato alla commissione, un componente esperto della segreteria (la cui affidabilità è garantita dalla "lunga esperienza" nel settore: ne ha viste tante, insomma) avrà il compito di verificare egli stesso, in prima istanza, la legalità dell'eutanasia o del suicidio assistito eseguiti. I casi che superano l'esame preliminare dei funzionari vengono poi inoltrati per via elettronica a tre membri della commissione, e se tutti concordano sulla correttezza della procedura nei termini previsti dalla legge, la cosa finisce lì.

In caso contrario, la documentazione viene esaminata da tutti i nove membri della commissione. Insomma: se aumentano a dismisura le richieste di eutanasia e di assistenza al suicidio, lo stato si affretta innanzitutto a velocizzare le pratiche di verifica – quelle ex post, sia chiaro, a cose fatte e a richiedenti già defunti – per non rimanere indietro. Nel rapporto non c'è neanche un rigo sui possibili motivi dei continui e costanti aumenti delle richieste di "morte di stato" nel paese.


Sono le singole storie, a chiarire meglio cosa abbiano voluto dire dieci anni di legalizzazione dell'eutanasia per la società olandese. Nel rapporto, infatti, si raccontano i casi controversi, quelli che hanno fatto discutere, e li si mettono a confronto con quel- li che invece rientrano nei criteri previsti dalla legge.

Prendiamo il "caso n. 1": una sessantenne con un cancro al colon, e varie metastasi. Ha dovuto interrompere la chemioterapia palliativa. Il medico curante riferisce che la sua sofferenza è insopportabile per i dolori, le piaghe da decubito, il vomito, ma soprattutto per via della mancanza di ogni possibile prospettiva di miglioramento. Quando il secondo medico la va a visitare la trova seduta sul sofà del soggiorno, vestita, pronta a raccontargli in dettaglio il decorso della sua malattia. Dice che le medicine le rendono sopportabile il dolore ma non il vomito, che proprio non controlla, e non riesce a mangiare. Vorrebbe tirare avanti ancora per un po', in vista di una prossima visita alla famiglia, ma teme che la situazione peggiori. I due medici concordano: la sofferenza è insopportabile, le condizioni previste dalla legge sono rispettate, l'eutanasia si può eseguire. Per la commissione, tutto regolare. Un po' più complicati i casi di demenza: 49 le eutanasie o i suicidi di persone con sindromi di questo tipo nel 2011, tutti effettuati, secondo le autorità, nel rispetto della legge. Sono in gran parte persone nelle fasi iniziali della malattia, consapevoli sia dei primi sintomi sia di quello che le aspetta. Nei casi in cui invece la fase è più avanzata è importante che esista una direttiva anticipata messa per iscritto, in cui la persona, ancora nel pieno delle capacità mentali, abbia chiesto l'eutanasia in vista della situazione in cui poi si è effettivamente trovata.

 

Per esempio il "caso n. 6" : a un cinquantenne viene diagnosticata la demenza da corpi di Lewy (la seconda malattia degenerativa più diffusa fra gli anziani, dopo l'Alzheimer). Ha problemi di memoria e nei movimenti, e poi dorme male per via di allucinazioni ricorrenti. Chiede l'eutanasia al medico curante, e al secondo dottore chiamato per il consulto racconta – dopo essersi seduto pure lui sul sofà, come suggerito dalla moglie – tutta la sua tristezza per come è cambiata la sua vita. Non solo per l'aspetto cognitivo, di cui è consapevole, ma anche perché non può più lavorare, guidare l'auto, il motorino: limitazioni che necessariamente aumenteranno. Non vuole trovarsi nelle condizioni di non riconoscere più sua moglie e i suoi figli, e non vuole assolutamente essere ricoverato in qualche casa di cura per essere assistito adeguatamente, quando peggiorerà. Secondo i medici la sofferenza dell'uomo era insopportabile, non solo per il declino fisico e per le allucinazioni, ma anche per la consapevolezza che un ulteriore peggiora- mento sotto tutti gli aspetti fosse inevitabile. Quindi si è convenuto che tutte le condizioni previste dalla legge sussistevano, e si è proceduto con l'eutanasia. La commissione ha confermato la correttezza dell'operato.

 

Nessun dubbio neppure nel "caso n. 10", titolato "sofferenza insopportabile senza prospettive di miglioramento in un paziente sofferente di sindromi geriatriche multiple e perdita di dignità". L'uomo ha ottant'anni, vede e sente poco, si muove solo con il deambulatore, ha avuto complicanze da un'infezione urinaria, porta un catetere. Ha bisogno di assistenza per tutto. La sua sofferenza è causata dal fatto che non può più fare quel che faceva prima: camminare, leggere, ascoltare musica, tutto quello che ha sempre amato, lui che era sempre stato "very indipendent". "La sua sofferenza è chiaramente senza prospettiva di miglioramento", si legge nel report. Quando il secondo dottore va a casa sua, lo trova seduto sull'immancabile sofà, evidentemente deperito. L'anziano paziente gli racconta la sua storia: si è sempre considerato un artista, ma ultimamente non è stato più capace di realizzare le proprie idee. Ha bisogno continuamente di aiuto, è interamente dipendente dagli altri: una situazione intollerabile. Vuole morire con dignità. Il suo medico curante gli aveva suggerito dei supporti particolari per muoversi e per vedere meglio, ma l'anziano ha rifiutato, perché non avrebbero risolto la sua sofferenza principale, e cioè il declino della qualità della sua vita. I medici hanno riconosciuto l'esistenza dei requisiti per ottenere l'eutanasia, e il comitato ha convenuto sulla correttezza del loro operato.

 

Ma non sempre le eutanasie segnalate sono state eseguite nei termini previsti dalla legge: nel 2011, per esempio, la commissione ha segnalato alle autorità competenti quattro casi da rivedere. Il primo riguarda una donna di settant'anni che soffriva di feroci mal di schiena per i quali, secondo il medico curante, non c'erano altre cure oltre quelle alle quali la donna già si è sottoposta (inefficaci). Il secondo medico, invece, è di diverso avviso: innanzitutto non è certo della diagnosi del suo collega, considerato che la signora ha dichiarato di soffrire dall'età di 13 anni, e di non ricordarsi mai di aver vissuto senza mal di schiena, in vita sua. Sempre il secondo medico ritiene che quello curante non abbia fatto abbastanza per alleviare il dolore della signora, e prende in considerazione la possibilità di somministrarle morfina, che però esclude perché troppo rischioso, visto che la donna vive sola. Il rapporto dettaglia tutti i punti di disaccordo fra i due dottori: quello curante, al quale vent'anni di esperienza hanno insegnato che se un paziente non vuole veramente morire, non va fino in fondo con le sue richieste, come invece ha fatto questa donna. Il suo collega è invece convinto che qualcosa d'altro si sarebbe potuto fare per lenirle il dolore: d'altra parte, la signora aveva esplicitamente dichiarato che avrebbe rinunciato all'eutanasia se il dolore fosse stato sopportabile. Alla luce della documentazione, la commissione ha concluso che la sofferenza della paziente era insopportabile, ma che forse avrebbe potuto avere prospettive di miglioramento, e quindi l'eutanasia era stata effettuata senza rispettare i criteri di legge.

 

In altri due casi segnalati alle autorità giudiziarie entra in gioco anche la procedura medica. Il "n. 16" riguarda una donna di sessant'anni con un tumore al colon, che si aggrava nonostante la chemioterapia. Chiede di morire, i due medici concordano sull'insopportabilità della situazione. Ma una volta appurato che le condizioni per eseguire l'eutanasia sussistono la donna migliora. Non chiede più di morire, anzi, affronta la malattia "con grande perseveranza, in parte dovuta alla difficoltà dei figli di accettare" la sua decisione. Le sue condizioni però peggiorano di nuovo e dopo quattro mesi la signora rinnova la sua richiesta. Il medico curante non ritiene opportuno consultare ancora il secondo dottore, e procede con l'eutanasia. La commissione, però, ha dubbi sul report del medico dal quale risulta che alla donna, dopo un'ora e mezzo dalla dose letale, ne sia stata somministrata una aggiuntiva. Convocato, il medico curante spiega che, non vedendo morire subito la sua paziente, è caduto nel panico e ha chiesto consiglio a un farmacista, il quale gli ha suggerito una seconda somministrazione, che è stata data dopo un'ora e mezzo dalla prima, ma senza una verifica appropriata, da parte del medico, circa lo stato comatoso della donna. Una verifica importante: l'eutanasia avviene mediante due farmaci somministrati uno dopo l'altro, il primo dei quali provoca uno stato di coma profondo, tale che la persona non senta niente quando il secondo fa effetto. Dopo altri venti minuti dalla seconda dose, la donna muore. Alla richiesta della commissione di mettere per iscritto quanto dichiarato verbalmente, il medico dà una versione contraddittoria, giustificandosi con lo stress dell'esperienza vissuta. La commissione riconosce che in effetti somministrare l'eutanasia non fa parte della comune esperienza medica, e che può essere molto stressante, specie se le cose non vanno come previsto. Rispetto al mancato consulto del secondo medico, invece, la spiegazione è che non è stato ritenuto necessario perché le condizioni della signora erano le stesse verificate per la prima richiesta. La commissione stavolta non ha ravvisato la congruità della procedura seguita con le norme di legge. I medici che praticano l'eutanasia debbono seguire linee guida molto precise anche dal punto di vista della procedura farmacologica, e debbono sempre verificare che la persona non soffra. Nei casi di suicidio assistito, per esempio, quando chi chiede di morire ingerisce autonomamente i farmaci, se ci sono "complicazioni" – nel senso che la morte non arriva velocemente come dovrebbe – il medico è tenuto a effettuare l'eutanasia.

 

Nel 2011 sono stati segnalati 53 casi di morte procurata con una combinazione di suicidio ed eutanasia. E' solo una parte della triste contabilità di un mondo che ha rinunciato a dare risposte alla sofferenza e alla solitudine, perché è più conveniente e meno oneroso, in tutti i sensi, sancire l'insopportabilità di una condizione di sofferenza. Come nel caso dei due gemelli belgi morti per suicidio assistito, che avevano solo paura di non poter più vivere insieme e di non poter più comunicare tra loro.

 

 

In un anno è aumentato del diciotto per cento il numero di coloro che, in Olanda, hanno chiesto la "morte di stato".

 

Due quarantacinquenni di Anversa, gemelli, hanno chiesto e ottenuto l'iniezione letale perché stavano per diventare ciechi.

 

Nei Paesi Bassi, e presto potrebbe accadere anche in Belgio, si può chiedere di morire se ci si ammala di Alzheimer.

 

La triste contabilità di un mondo e di società che hanno rinunciato a dare risposte alla sofferenza e alla solitudine



1 maggio 2011

Beate Ioannes Paule II, ora pro nobis!

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Sagrato della Basilica Vaticana
Domenica, 1° maggio 2011

 

Cari fratelli e sorelle!

Sei anni or sono ci trovavamo in questa Piazza per celebrare i funerali del Papa Giovanni Paolo II. Profondo era il dolore per la perdita, ma più grande ancora era il senso di una immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo intero: la grazia che era come il frutto dell'intera vita del mio amato Predecessore, e specialmente della sua testimonianza nella sofferenza. Già in quel giorno noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità, e il Popolo di Dio ha manifestato in molti modi la sua venerazione per Lui. Per questo ho voluto che, nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa, la sua causa di beatificazione potesse procedere con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato; è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato!

 

Desidero rivolgere il mio cordiale saluto a tutti voi che, per questa felice circostanza, siete convenuti così numerosi a Roma da ogni parte del mondo, Signori Cardinali, Patriarchi delle Chiese Orientali Cattoliche, Confratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio, Delegazioni Ufficiali, Ambasciatori e Autorità, persone consacrate e fedeli laici, e lo estendo a quanti sono uniti a noi mediante la radio e la televisione.

 

Questa Domenica è la Seconda di Pasqua, che il beato Giovanni Paolo II ha intitolato alla Divina Misericordia. Perciò è stata scelta questa data per l'odierna Celebrazione, perché, per un disegno provvidenziale, il mio Predecessore rese lo spirito a Dio proprio la sera della vigilia di questa ricorrenza. Oggi, inoltre, è il primo giorno del mese di maggio, il mese di Maria; ed è anche la memoria di san Giuseppe lavoratore. Questi elementi concorrono ad arricchire la nostra preghiera, aiutano noi che siamo ancora pellegrini nel tempo e nello spazio; mentre in Cielo, ben diversa è la festa tra gli Angeli e i Santi! Eppure, uno solo è Dio, e uno è Cristo Signore, che come un ponte congiunge la terra e il Cielo, e noi in questo momento ci sentiamo più che mai vicini, quasi partecipi della Liturgia celeste.

 

"Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!" (Gv 20,29). Nel Vangelo di oggi Gesù pronuncia questa beatitudine: la beatitudine della fede. Essa ci colpisce in modo particolare, perché siamo riuniti proprio per celebrare una Beatificazione, e ancora di più perché oggi è stato proclamato Beato un Papa, un Successore di Pietro, chiamato a confermare i fratelli nella fede. Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica. E subito ricordiamo quell'altra beatitudine: "Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli" (Mt 16,17). Che cosa ha rivelato il Padre celeste a Simone? Che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Per questa fede Simone diventa "Pietro", la roccia su cui Gesù può edificare la sua Chiesa. La beatitudine eterna di Giovanni Paolo II, che oggi la Chiesa ha la gioia di proclamare, sta tutta dentro queste parole di Cristo: "Beato sei tu, Simone" e "Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!". La beatitudine della fede, che anche Giovanni Paolo II ha ricevuto in dono da Dio Padre, per l'edificazione della Chiesa di Cristo.

 

Ma il nostro pensiero va ad un'altra beatitudine, che nel Vangelo precede tutte le altre. E' quella della Vergine Maria, la Madre del Redentore. A Lei, che ha appena concepito Gesù nel suo grembo, santa Elisabetta dice: "Beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto" (Lc 1,45). La beatitudine della fede ha il suo modello in Maria, e tutti siamo lieti che la beatificazione di Giovanni Paolo II avvenga nel primo giorno del mese mariano, sotto lo sguardo materno di Colei che, con la sua fede, sostenne la fede degli Apostoli, e continuamente sostiene la fede dei loro successori, specialmente di quelli che sono chiamati a sedere sulla cattedra di Pietro. Maria non compare nei racconti della risurrezione di Cristo, ma la sua presenza è come nascosta ovunque: lei è la Madre, a cui Gesù ha affidato ciascuno dei discepoli e l'intera comunità. In particolare, notiamo che la presenza effettiva e materna di Maria viene registrata da san Giovanni e da san Luca nei contesti che precedono quelli del Vangelo odierno e della prima Lettura: nel racconto della morte di Gesù, dove Maria compare ai piedi della croce (cfr Gv 19,25); e all'inizio degli Atti degli Apostoli, che la presentano in mezzo ai discepoli riuniti in preghiera nel cenacolo (cfr At 1,14).

 

Anche la seconda Lettura odierna ci parla della fede, ed è proprio san Pietro che scrive, pieno di entusiasmo spirituale, indicando ai neo-battezzati le ragioni della loro speranza e della loro gioia. Mi piace osservare che in questo passo, all'inizio della sua Prima Lettera, Pietro non si esprime in modo esortativo, ma indicativo; scrive, infatti: "Siete ricolmi di gioia" – e aggiunge: "Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede: la salvezza delle anime" (1Pt 1,6.8-9). Tutto è all'indicativo, perché c'è una nuova realtà, generata dalla risurrezione di Cristo, una realtà accessibile alla fede. "Questo è stato fatto dal Signore - dice il Salmo (118,23) - una meraviglia ai nostri occhi", gli occhi della fede.

 

Cari fratelli e sorelle, oggi risplende ai nostri occhi, nella piena luce spirituale del Cristo risorto, la figura amata e venerata di Giovanni Paolo II. Oggi il suo nome si aggiunge alla schiera di Santi e Beati che egli ha proclamato durante i quasi 27 anni di pontificato, ricordando con forza la vocazione universale alla misura alta della vita cristiana, alla santità, come afferma la Costituzione conciliare Lumen gentium sulla Chiesa. Tutti i membri del Popolo di Dio – Vescovi, sacerdoti, diaconi, fedeli laici, religiosi, religiose – siamo in cammino verso la patria celeste, dove ci ha preceduto la Vergine Maria, associata in modo singolare e perfetto al mistero di Cristo e della Chiesa. Karol Wojtyła, prima come Vescovo Ausiliare e poi come Arcivescovo di Cracovia, ha partecipato al Concilio Vaticano II e sapeva bene che dedicare a Maria l'ultimo capitolo del Documento sulla Chiesa significava porre la Madre del Redentore quale immagine e modello di santità per ogni cristiano e per la Chiesa intera. Questa visione teologica è quella che il beato Giovanni Paolo II ha scoperto da giovane e ha poi conservato e approfondito per tutta la vita. Una visione che si riassume nell'icona biblica di Cristo sulla croce con accanto Maria, sua madre. Un'icona che si trova nel Vangelo di Giovanni (19,25-27) ed è riassunta nello stemma episcopale e poi papale di Karol Wojtyła: una croce d'oro, una "emme" in basso a destra, e il motto "Totus tuus", che corrisponde alla celebre espressione di san Luigi Maria Grignion de Montfort, nella quale Karol Wojtyła ha trovato un principio fondamentale per la sua vita: "Totus tutus ego sum et omnia mea tua sunt. Accipio Te in mea omnia. Praebe mihi cor tuum, Maria – Sono tutto tuo e tutto ciò che è mio è tuo. Ti prendo per ogni mio bene. Dammi il tuo cuore, o Maria" (Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, n. 266).

 

Nel suo Testamento il nuovo Beato scrisse: "Quando nel giorno 16 ottobre 1978 il conclave dei cardinali scelse Giovanni Paolo II, il Primate della Polonia card. Stefan Wyszyński mi disse: «Il compito del nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio»". E aggiungeva: "Desidero ancora una volta esprimere gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l'intera Chiesa – e soprattutto con l'intero episcopato – mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito. Come vescovo che ha partecipato all'evento conciliare dal primo all'ultimo giorno, desidero affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per parte mia ringrazio l'eterno Pastore che mi ha permesso di servire questa grandissima causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato". E qual è questa "causa"? E' la stessa che Giovanni Paolo II ha enunciato nella sua prima Messa solenne in Piazza San Pietro, con le memorabili parole: "Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!". Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile.

 

Swoim świadectwem wiary, miłości i odwagi apostolskiej, pełnym ludzkiej wrażliwości, ten znakomity syn Narodu polskiego pomógł chrześcijanom na całym świecie, by nie lękali się być chrześcijanami, należeć do Kościoła, głosić Ewangelię. Jednym słowem: pomógł nam nie lękać się prawdy, gdyż prawda jest gwarancją wolności.

[Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia della libertà.]

 

Ancora più in sintesi: ci ha ridato la forza di credere in Cristo, perché Cristo è Redemptor hominis, Redentore dell'uomo: il tema della sua prima Enciclica e il filo conduttore di tutte le altre.

 

Karol Wojtyła salì al soglio di Pietro portando con sé la sua profonda riflessione sul confronto tra il marxismo e il cristianesimo, incentrato sull'uomo. Il suo messaggio è stato questo: l'uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell'uomo. Con questo messaggio, che è la grande eredità del Concilio Vaticano II e del suo "timoniere" il Servo di Dio Papa Paolo VI, Giovanni Paolo II ha guidato il Popolo di Dio a varcare la soglia del Terzo Millennio, che proprio grazie a Cristo egli ha potuto chiamare "soglia della speranza". Sì, attraverso il lungo cammino di preparazione al Grande Giubileo, egli ha dato al Cristianesimo un rinnovato orientamento al futuro, il futuro di Dio, trascendente rispetto alla storia, ma che pure incide sulla storia. Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all'ideologia del progresso, egli l'ha legittimamente rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza, da vivere nella storia con uno spirito di "avvento", in un'esistenza personale e comunitaria orientata a Cristo, pienezza dell'uomo e compimento delle sue attese di giustizia e di pace.

 

Vorrei infine rendere grazie a Dio anche per la personale esperienza che mi ha concesso, di collaborare a lungo con il beato Papa Giovanni Paolo II. Già prima avevo avuto modo di conoscerlo e di stimarlo, ma dal 1982, quando mi chiamò a Roma come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, per 23 anni ho potuto stargli vicino e venerare sempre più la sua persona. Il mio servizio è stato sostenuto dalla sua profondità spirituale, dalla ricchezza delle sue intuizioni. L'esempio della sua preghiera mi ha sempre colpito ed edificato: egli si immergeva nell'incontro con Dio, pur in mezzo alle molteplici incombenze del suo ministero. E poi la sua testimonianza nella sofferenza: il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli è rimasto sempre una "roccia", come Cristo lo ha voluto. La sua profonda umiltà, radicata nell'intima unione con Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la Chiesa e a dare al mondo un messaggio ancora più eloquente proprio nel tempo in cui le forze fisiche gli venivano meno. Così egli ha realizzato in modo straordinario la vocazione di ogni sacerdote e vescovo: diventare un tutt'uno con quel Gesù, che quotidianamente riceve e offre nella Chiesa.

 

Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua – ti preghiamo – a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Tante volte ci hai benedetto in questa Piazza dal Palazzo! Oggi, ti preghiamo: Santo Padre ci benedica! Amen.

4 febbraio 2011

In memoriam di Giuseppe Garrone (1939-2011), 'Apostolo della Vita'*

In memoriam di Giuseppe Garrone (1939-2011), Apostolo della Vita*

 

 

«Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.»

2Tm 4, 7-8

 

«Ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la “cultura della morte” e la “cultura della vita”. Ci troviamo non solo «di fronte», ma necessariamente «in mezzo» a tale conflitto: tutti siamo coinvolti e partecipi, con l'ineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente a favore della vita.»

Venerabile Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Evangelium vitae sul valore e l'inviolabilità della vita umana, del 25-3-1995, n. 28

 

*** 

 

Cari amici,

abbiamo appreso che ieri sera è mancato Giuseppe Garrone, coraggioso ed infaticabile militante pro-life italiano, già Presidente del Federvita Piemonte (organo federativo dei Movimenti Vita del Piemonte, dei Centri aiuto Vita e delle Case d'accoglienza in Piemonte e Valle d'Aosta) e Presidente in carica del Movimento per la Vita di Casale Monferrato.

 

Preghiamo affinchè la Vergine Maria, da Lui sempre profondamente amata ed alla cui intercessione sempre fece ricorso nella buona battaglia quotidianamente condotta in difesa della vita - senza compromesso nè cedimento alcuno, davvero "opportune et importune" (2Tm 4, 2), con una visione lucida, 'profetica', della portata diabolica insita negli attacchi alla vita umana nascente - lo accolga con materno amore tra le Sue braccia e lo porti al cospetto di Dio, là dove non c'è nè dolore nè tristezza, ma solo gioia in eterno.

 

Preghiamo anche perchè la vita di Giuseppe sia di esempio per tutti coloro che si spendono nel volontariato pro-life, nella consapevolezza che gli aborti non si riducono regalando pannolini e passeggini ma pregando ed operando per risvegliare la coscienza morale di ogni uomo e di ogni donna, liberando le menti e i cuori dall'ideologia che si scaglia contro Dio e contro l'uomo.

 

Ed al termine del Suo pellegrinaggio terreno la Provvidenza sembra aver voluto ribadire e confermare definitivamente, a mo' di sigillo, la Sua dedizione alla causa della vita, disponendo che le esequie fossero celebrate proprio nella Giornata Nazionale per la Vita  indetta dei Vescovi italiani.

 

____

*L'espressione "Apostoli della Vita" è in Padre Angelo dell’Annunciazione O.C.D.Maria e la difesa della vita nascente, intervento tenuto il 23 ottobre 2005 durante il Convegno organizzato dal Federvita Piemonte Evangelium Vitae, 10 anni dopo (Torino, 22-23 ottobre 2005);  http://www.federvitapiemonte.it/html/nav_Padre_Angelo_dellAnnunciazione__O.C.D._-_Maria_e_la_difesa_della_vita_nascente.php

 

24 novembre 2010

Veglia di preghiera per la vita nascente - 27 novembre ore 19

Veglia di preghiera per la vita nascente

Sabato 27 novembre 2010 ore 19

Santo Rosario in comunione spirituale


Cari amici,
Vi informiamo che aderiamo con somma gioia e calorosamente Vi invitiamo ad aderire alla Veglia di preghiera per la vita nascente voluta dal Santo Padre Benedetto XVI per la serata di sabato 27 novembre prossimo. «L’iniziativa» ha affermato il Pontefice lo scorso 14 novembre, al termine dell'Angelus, «è in comune con le Chiese particolari di tutto il mondo» e ne ha raccomandato «lo svolgimento anche in parrocchie, comunità religiose, associazioni e movimenti».

Per coloro che vogliono unirsi a noi in preghiera proponiamo quindi di recitare il Santo Rosario in comunione spirituale alle ore 19. A coloro, invece, che fossero impossibilitati a recitare il S. Rosario per intero chiediamo la recita di almeno una decina.


Vi porgiamo un caro saluto con l'augurio di un buon inizio del periodo di Avvento!

in Gesù e Maria
I Responsabili


_______
Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299 - 10121 Torino
Tel
. 011.043.62.93 - Fax. 011.19.83.42.99
Website: http://www.dueminutiperlavita.info
Facebook: http://www.facebook.com/dueminutiperlavita
E-mail: info@dueminutiperlavita.org