La presentazione di DUE MINUTI PER LA VITA é scaricabile da qui - Per adesioni e informazioni: info@dueminutiperlavita.org

11 maggio 2008

Fides.org: altre due segnalazioni in quattro giorni!!

11 maggio 2008
Pentecoste
 
Cari amici,
Vi informiamo con gioia che, dopo la segnalazione di febbraio, nella settimana appena conclusasi l'Agenzia Fides (www.fides.org), che ringraziamo sentitamente, ha segnalato per ben due volte (5 e 9 maggio) all'interno della sezione oggi su internet il sito www.dueminutiperlavita.info.
 
 
Vi porgiamo i nostri migliori auguri per la Pentecoste e per la festa della Mamma!
 
In Gesú e Maria.
 
Lo staff di DUE MINUTI PER LA VITA
 
ps. per ovviare ai problemi di distribuzione dei messaggi dovuti a Yahoo gruppi, tutte le nostre prossime comunicazioni saranno segnate nell'oggetto del messaggio con numerazione crescente di modo che possiate constatare se qualche messaggio non Vi è pervenuto o è stato bloccato dai Vostri filtri antispam. L'archivio di tutti i messaggi inviati è comunque disponibile al link http://it.groups.yahoo.com/group/dueminutiperlavita/messages ovvero sul nostro sito.

8 maggio 2008

NOTA INFORMATIVA sulle modifiche delle linee guida della legge 40/2004

8 maggio 2008
Festa della Madonna di Pompei
 
 
Nota informativa in merito alle recenti modifiche apportate alle linee guida applicative* della legge 19 febbraio 2004, n. 40 recante "Norme in materia di procreazione medicalmente assistista (PMA)"
 
La presente nota è liberamente ed interamente riproducibile, citandone la fonte
 
DUE MINUTI PER LA VITA  denuncia con forza la plateale scorrettezza di metodo e di merito attuata dal Ministro della Salute Livia Turco, il quale: 1) in qualitá di componente di un governo dimissionario perché sfiduciato dal Parlamento - e come tale investito del potere di compiere solo atti di ordinaria amministrazione, tra i quali indubbiamente non rientrano le modifiche di un decreto ministeriale su un tema cosí specifico, delicato ed eticamente sensibile da esigere ben piú approfondite e ponderate riflessioni - ha emanato un provvedimento di natura squisitamente politica al fine di snaturare, in almeno due dei suoi punti qualificanti, il precedente decreto in materia di PMA  2) ha reso noto il contenuto di tale provvedimento, datato all'11 aprile u.s., solo ad elezioni avvenute, con il chiaro fine di non compromettere ulteriormente la giá disastrosa situazione pre-elettorale in cui versava la coalizione cui il ministro faceva parte.
 
Tuttavia si sottolinea che, con le modifiche delle linee guida applicative della legge 40/2004, il ministro abbia voluto recepire i recenti orientamenti giurisprudenziali dei Tribunali di Cagliari (sentenza n. 2508 del 22 settembre 2007; giudice Dr. Maria Grazia Cabitza) e di Firenze (ordinanza 17-19 dicembre 2007; giudice Dr. Isabella Mariani), cosí come del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio (sentenza n. 398 del 21 gennaio 2008). Lungi dall'essere la presente un'osservazione di tipo assolutorio o giustificatorio nei confronti dell'operato dell'on. Turco, si intende attirare l'attenzione sul fatto che l'interpretazione ampiamente contra legem che é stata effettuata delle disposizioni normative contenute nella legge 40 sia in primo luogo riferibile ai magistrati dei Tribunali citati.
 
Richiamando l'art. 70 della Costituzione Italiana, il quale recita che "la funzione legislativa é esercitata collettivamente dalle due Camere", sarebbe auspicabile - nonché segno di una qualche forma di rispetto del vigente sistema democratico di suddivisione e di indipendenza del potere legislativo da quello giudiziario - che i magistrati di merito non si dilettassero nel modificare le leggi attraverso le proprie pronunce, soprattutto se esse si dimostrano, come nei casi di specie, fondate  su argomentazioni assolutamente opinabili, se non arbitrariee tutto ció anche in considerazione della notevole percentuale di italiani (74,1%!) che meno di tre anni fa si espresse contro le modifiche abrogative della legge in questione.
 
Entrando nel vivo della questione si fa presente come - con buona pace dell'on. Turco e dei giudici che evidentemente ne seguono il medesimo orientamento ideologico - il divieto di diagnosi pre-impianto degli embrioni ottenuti dalle tecniche di fecondazione artificiale é contenuto, ed una seria esegesi della legge 40 lo conferma, nell'art. 13, comma 3 lett. b) interpretato sistematicamente con l'art. 14, comma 1**, senza dover scomodare le linee guida dettate dal Ministero della Salute nel luglio 2004. Le linee guida sono, infatti, emanate con un decreto ministeriale che, come noto, costituisce una fonte dell'ordinamento giuridico gerarchicamente subordinata ad una legge ordinaria - tal'é la legge 40 - e in quanto fonte subordinata non puó legittimamente prevedere come vietate (e punite) quelle condotte che giá una legge ordinaria non disciplini in tal modo.
 
Quindi delle due l'una: o la legge 40 prevede il divieto di diagnosi pre-impianto o non lo prevede. E, se davvero non lo prevedesse, a nulla varrebbero linee guida piú restrittive della legge medesima perché il principio di riserva di legge in materia penale ne vizierebbe irrimediabilmente la legittimitá ed esse risulterebbero incostituzionali.
 
Ma la legge 40 contiene davvero il divieto di diagnosi pre-impianto? Assolutamente sí!
Proprio in tal senso si espresse il 3 maggio 2004 - quando le linee guida della legge 40 non erano state ancora emanate e non erano pertanto invocabili - il Dr. Felice Lima, Giudice del Tribunale di Catania,  nella motivazione dell'ordinanza con la quale rigettava la richiesta di una coppia portatrice sana betatalassemia di ricorrere alla diagnosi pre-impianto prima del trasferimento in utero degli embrioni.
 
Affermó, infatti, il giudice a chiarissime lettere (ci si scusa per la lunghezza della citazione ma la completezza dei ragionamenti lo richiede):
- «l'"intenzione del legislatore"*** ha in questo momento in questa materia il suo più grande rilievo e la sua elusione, da parte di ognuno che deve applicare la legge, costituirebbe grave violazione del fondamento stesso della democrazia, facendo sovrano l'interprete in luogo del legislatore». (n. 2 dell'ordinanza del 3 maggio 2004)
- «[...]i coniugi M. e R. non chiedono più al dr G. di dare rimedio soltanto al problema della loro infertilità, ma di consentire loro di selezionare, fra gli embrioni che si faranno venire in essere, quelli non affetti da talassemia, trasferendoli nell'utero della ricorrente, e quelli eventualmente affetti, invece da quella malattia, crioconservandoli. Ció è espressamente e inequivocabilmente proibito dalla legge 40/2004, sotto pena della reclusione fino a tre anni e della multa da 50.000 a 150.000 euro (articolo 14 comma 6 della legge)». (n. 4)
- «[...] Il legislatore ha scelto che la legge sulla procreazione assistita si limiti a porre rimedio alle malattie - note e ignote - che in qualsiasi modo producono la sterilità di una coppia, consentendo a quest'ultima di avere figli, ma di averli in condizioni analoghe a come, per natura, le hanno le coppie fertili. Senza la possibilità, cioè, di selezionare i nascituri in sani e malati, eliminando questi ultimi. Questa scelta è coerente con i molti valori che il legislatore ha inteso tutelare con la legge in questione e con le molte preoccupazioni che tanti hanno manifestato con riferimento alle complesse questioni che avrebbe posto la libertà eventualmente concessa a genitori e medici di selezionare e conservare e/o distruggere embrioni. [...]
In sostanza, una coppia di persone fertili portatrici di talassemia non può fare ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per selezionare gli embrioni da trasferire nell'utero. [...]
Alla stregua di quanto fin qui esposto, appare evidente che il tipo di pratica delle tecniche di fecondazione medicalmente assistita che gli odierni ricorrenti vogliono fatto oggetto di un ordine del giudice [ovvero fare effettuare al medico curante la diagnosi pre-impianto sugli embrioni ottenuti trasferendo poi nell'utero della donna solo quello "sani" e crioconservando quelli ritenuti malati, ndrè contrario a norme imperative di legge la cui violazione è sanzionata penalmente.» (n. 5)
- «[...] si confondono gli interessi del figlio "desiderato" con quelli del figlio che concretamente verrà in essere, in ipotesi malato, e, per giustificare la concreta lesione degli interessi del figlio - reale - che concretamente verrà in essere, si invoca l'esigenza di tutelare la salute del figlio "desiderato" che, diversamente da quello che realmente si sacrificherà, è entità virtuale, del tutto astratta, esistente solo nella rappresentazione mentale dei suoi aspiranti genitori.
Sicché, si dà l'impressione suggestiva di voler tutelare la salute del figlio, ma siccome il figlio tutelato non è quello reale, ma quello virtuale, non si difende in realtà alcun figlio, ma la propria volontà di averne uno conforme ai propri desideri, sacrificando a questo obiettivo, per tentativi successivi, tutti i figli reali difformi che venissero nel frattempo.
Su questa confusione di concetti e sui paralogismi che la nascondono si fondano le dottrine eugenetiche certamente ripudiate dal nostro attuale ordinamento giuridico.
E su questa confusione si fonda anche l'affermazione contenuta nel ricorso secondo la quale l'iniziativa giudiziaria dei ricorrenti sarebbe volta a tutelare l' "interesse costituzionalmente garantito e vincolante del nascituro a 'nascere sano' ". [...] è ovvio che non ha senso affermare che l' "interesse costituzionalmente garantito e vincolante del nascituro a 'nascere sano' " andrebbe tutelato non facendolo nascere, perché non far nascere taluno è la più radicale negazione possibile del suo "interesse a nascere sano".
Ancora una volta si afferma di voler difendere il diritto di taluno a nascere sano e si difende, invece, un preteso diritto dei genitori ad avere solo figli sani a qualunque costo, diritto che la nostra Costituzione non riconosce loro.» (n. 10)
 
Raramente si sono lette parole piú chiare e rispettose della realtá!
 
Nei succitati artt. 13, comma 3 lett b) e 14 comma 1 sono, infatti, contenuti tra gli altri:
- il divieto di selezione eugenetica degli embrioni, e risulta contrario al doveroso rispetto da riservarsi al principio di non contraddizione negare il carattere eugenetico (se l'etimologia vale qualcosa!) della selezione degli embrioni malati che avviene con la diagnosi pre-impianto;
- il divieto di soppressione e di crionservazione degli embrioni, comportamenti che costituiscono le due possibili condotte successive all'aver individuato un embrione "malato" (o presunto tale!, considerata l'alta percentuale di falsi positivi che caratterizza la diagnosi pre-impianto).
Si ricorda che la violazione dei divieti indicati é punita sia con la reclusione che con una multa!
 
Il secondo comma dell'art. 13 precisa poi - anche se si tratta di una disposizione priva di sanzione - che  "la ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative." Risulta ovvio a chiunque abbia il coraggio di servirsi della propria intelligenza come la diagnosi pre-impianto non sia in nessun modo qualificabile come una ricerca con finalitá terapeutiche volte alla tutela della salute dell'embrione che ad essa viene sottoposto! L'unica finalitá, si ripete ancora una volta, é quella selettiva, ovvero eugenetica!
 
A pubblico beneficio si fa presente poi come l'art. 14,  comma 3 stabilisca che il trasferimento in utero degli embrioni ottenuti con l'applicazione delle tecniche di PMA sia differibile - ed é pertanto questo l'unica ipotesi in cui è ammessa la crioconservazione - solo "per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione". Risulta chiaro che la volontá di selezionare gli embrioni prodotti per eliminarene i "malati" non é un caso in cui si possa invocare questo differimento e questa liceizzazione della crioconservazione!
 
Per quanto riguarda l'altra modifica inserita subdolamente nelle nuove linee guida - ovvero l'estensione della possibilitá di accedere alle tecniche di PMA anche a soggetti non affetti da infertilitá o sterilitá ma portatori di malattie sessualmente trasmissibili - si segnala come essa sia palesemente in contrasto con il disposto dell'art. 4 delle legge 40.****
 
Questo, dunque, il riassunto della vicenda: in Italia il Parlamento ha approvato una legge, 3 italiani su 4 - in occasione di referendum abrogativi - l'hanno difesa dalle proposte di modifiche peggiorative ma i giudici l'hanno disapplicata ed il ministro ha fatto loro eco infischiandosene della volontá parlamentare e della volontá popolare!
 
In conclusione si invita caldamente il nuovo governo ed il futuro Ministro della Salute ad intervenire con decisione nell'importante e grave questione, rispettando lo spirito e soprattutto la lettera della legge 40; si invita ad intervenire cesareo gladio per ridurre al silenzio l'arrogante e violento cerbero dell'ideologia antivita che tenta di ammutolire con i suoi assordanti latrati la volontá che il popolo italiano espresse chiaramente e ad alta voce quei memorabili 12 e 13 giugno di 3 anni fa!
 
Ancora una volta il nostro operato si affidi alla preghiera:
San Tommaso Moro, patrono dei governanti e dei politici, ora pro nobis et pro Italia nostra!
 
Lo staff di DUE MINUTI PER LA VITA
 
________
* Si tratta del Decreto del Ministero della Salute 21 luglio 2004 n. 15165 pubblicato in Gazzetta Ufficiale 16 agosto 2004 n. 191, sostituito dal Decreto del Ministero della Salute 11 aprile 2008 n. 31639 pubblicato in Gazzetta Ufficiale 30 aprile 2008 n. 101
** Art. 13 - Sperimentazione sugli embioni umani.
3. Sono, comunque, vietati:
[...]
b) ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell'embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo;
Art. 14 - Limiti all'applicazione delle tecniche sugli embrioni.
1. È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.
*** Si ricorda l'art. 12 delle Disposizioni sulla legge in generale: "Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore."
**** Art. 4 - Accesso alle tecniche.
1. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.

5 maggio 2008

La "moratoria" di Sandra ed i bambini nel braccio della morte

La moratoria di Sandra e gli altri prigionieri
Siamo contenti. Ora ci sono migliaia di bracci della morte da aprire
(C) IL FOGLIO - 4 maggio 2008 - prima pagina
 
Sono contento, siamo contenti, che la rispettabilità sociale dell'aborto sia in calo. Contenti che Sandra abbia imposto a se stessa, con l'aiuto di suo marito, una piccola moratoria di valore assoluto. Contenti, noi che all'aborto abbiamo mancato di rispetto, ma contenti fino a un certo punto. Repubblica [...] mette a conoscenza della storia di Sandra, la ragazza sposata, che concepisce e ama l'idea di avere un figlio, ma guadagna poco e pensa di non poterselo permettere, dunque fissa la data dell'aborto presso un ospedale dell'area Vesuviana cioè dell'altra Gomorra, poi scrive a Napolitano e va sui giornali chiedendo aiuto, denunciando la sua situazione, infine decide per il meglio, si commuove perché durante un'analisi sente l'infinitamente piccolo respirare all'unisono con lei, rinuncia ad abortire la sua creatura, incassa una vasta solidarietà, rinuncia ai talk show e rientra nel privato.

Contenti, ma fino a un certo punto. La storia di Sandra infatti non è privata e non è singolare. E' la storia di alcune decine di migliaia di aborti praticati in Italia, di milioni di aborti praticati nel mondo. [...] Ma questo "impegno strenuo di sostenere la scelta di non abortire" chi deve prenderlo, chi deve essere sollecitato a prenderlo? E che cosa comporta?
Sembrerebbe semplice. Per prima cosa il nuovo ministro della Salute, i presidenti delle Regioni, cioè i titolari dei poteri pubblici in materia di applicazione della legge 194/1978, votata trent'anni fa di questi tempi, devono ripristinare una lettura autentica delle norme sull'interruzione di gravidanza. Devono ritirare le linee guida sulla legge 40, piccolo e ipocrita capolavoro di logica abortista in vitro, e varare linee guida sulla 194 [...]. Bisogna riconoscere che se Sandra avesse deciso altrimenti da come ha felicemente deciso ovvero per la soppressione del concepito, si sarebbe comminata una pena d'aborto equivalente a una pena di morte da giustizia tribale. L'aborto è sempre una pena di morte, ma in questo caso sarebbe stato anche illegale. La legge non prevede aborti intesi come pianificazione familiare, il "partorirò un'altra volta perché adesso non posso permettermelo economicamente" [in realtá da una lettura della legge 194, ed in particolare dell'art. 4, che miri alla sostanza delle cose si evince che nel primo trimestre di gravidanza in Italia esiste un vero e proprio diritto di aborto, il c.d. aborto on demand, ndr]. La legge prende in carico a spese e sotto la responsabilità pubblica [...] le interruzioni volontarie di gravidanza. E stabilisce che esse sono possibili, legali, quando è pregiudicata la salute fisica o psichica di una donna. Il concetto è ambiguo, si presta ad abusi, e sono stati compiuti milioni di abusi in trent'anni. Questi abusi sono la tribalizzazione dell'aborto, la sua accettazione moralmente indifferente da parte della società e dello stato, che lo considerano una soluzione anticoncezionale alla stregua dei preservativi e di quelle tonnellate di pillole del giorno dopo di cui si cibano irriflessivamente le povere ragazze costrette [costrette da chi se non da se stesse e dalle proprie voglie!?, ndr] a martoriare il proprio corpo e la propria cultura dalla mentalità antinatalista e antivita legata all'idolo della libertà sessuale senza ragione e senza verità [...].

Si risponde rimuovendo drasticamente le cause materiali dell'aborto. Stanziando cifre congrue per sostenere la maternità. Promuovendo con un piano per la vita con risorse di almeno lo 0,5 del Pil tutto quel che occorre per considerare una donna in gravidanza un soggetto sociale privilegiato, nel rispetto della sacralità della vita che è nel suo grembo e nel rispetto dell'interesse sociale diffuso all'inversione dell'attuale denatalità. Si risponde sostenendo i volontari della vita, e legando strettamente le interruzioni di gravidanza a un processo in cui lo scambio sociale, la discussione e la ricognizione privata e discreta delle cause dell'aborto diventino la regola. Lo scandalo nello scandalo è che noi, salvo l'indagine volontaristica e benemerita di un Matteo Crotti a Modena, non siamo in grado di sapere perché si abortisce. Non vogliamo saperlo. E' troppo imbarazzante. E da trent'anni facciamo in modo di non saperlo evitando di domandare e domandarci semplicemente: perché? Da trent'anni rilasciamo certificati di aborto voltandoci dall'altra parte [...].
Lo "strenuo impegno" a sostenere la scelta di non abortire deve nutrirsi anche di altro. Se Sandra avesse deciso diversamente da come ha felicemente deciso, quel puntino che respira all'unisono con lei, a un certo stadio della sua evoluzione, sarebbe stato sradicato chirurgicamente dal suo corpo, o chimicamente, e gettato via come un "rifiuto speciale ospedaliero". [...] Questa situazione deve cambiare. L'inganno sociale di cui sono vittime donne e bambini deve finire. [...]

Insomma. Noi vi abbiamo scritto in dodici punti dettagliati di un programma elettorale qualsiasi quel che c'è da fare, invece di raccogliere voti laici dei cattolici e voti cristiani dei laici abbiamo raccolto pomodori, uova e linciaggi idolatrici, materiali e a mezzo stampa. Ora fate quel che vi abbiamo detto, amici filistei di destra e di sinistra, vincenti e perdenti. Fatelo, e fatelo in fretta. Per un braccio della morte da cui un concepito è evaso, e una madre lo ha riacciuffato per i capelli con sovrana pietà, ci sono migliaia di altri prigionieri da liberare. Siate intelligenti e pietosi, cari credenti e non credenti e diversamente credenti. Credete.
Giuliano Ferrara

4 maggio 2008

Per un welfare della vita

"Mi è capitato di sentire un medico dire: 'Ma sa, a poche settimane è un lumachino, si stacca facilmente'.
Ecco perché non esistono provvedimenti a favore delle donne in difficoltà".
Così Paola Bonzi offre aiuto a Sandra
 
(C) IL FOGLIO - 3 maggio 2008 - prima pagina - http://www.ilfoglio.it/soloqui/223
 
Milano. "Mi è capitato qualche giorno fa di sentire che un medico, 'consigliando' una donna sul da farsi, le abbia detto: 'Ma sa, a poche settimane è un lumachino, si stacca facilmente'. Ecco: un lumachino. Mi chiedete perché non esistono provvedimenti di welfare a favore delle donne in difficoltà economica per una gravidanza, come la signora Sandra di Napoli, di cui ha scritto Repubblica il 30 aprile? Mi chiedete perché non c'è un sostegno pubblico, o perché non vengono finanziate le associazioni private che difendono la vita nascente? E' semplicemente per questo: se è un lumachino, perché agitarsi tanto?".

Paola Bonzi si sente chiamata personalmente in causa dal caso di Sandra, e del resto anche il Foglio ha suggerito alla donna di Napoli di rivolgersi a lei. Lei accetta, è disponibile, trovarla non è difficile. Già, ma poi cosa può fare, la responsabile del Centro aiuto alla vita della Mangiagalli di Milano per Sandra e per tutte le altre donne che si rivolgono al suo Cav (60 "gravidanze al primo trimestre" solo in aprile)? "Anche a distanza, potremmo aiutarla a far approvare un progetto Gemma di 160 euro mensili per 18 mesi del Movimento per la Vita; e metterle a disposizione un sussidio del Cav Mangiagalli di 250 euro mensili per 18 mesi. E anche stanziare per lei 500 euro mensili dalla nascita del bambino fino al compimento del primo anno di vita usufruendo dei fondi della 'Lista Pazza'. E farle recapitare 'le cose' per il bambino".

Non mancano determinazione e fantasia, a Paola Bonzi. D'altronde, da decenni combatte a mani nude contro il disinteresse e la mancanza della pur minima forma di welfare a favore delle donne in gravidanza. "Non c'è nessuna forma di welfare. E del resto, perché una donna dovrebbe chiederlo, se è un 'lumachino'? Perché dovrebbe affrontare lo scandalo sociale, disturbare? E perché lo stato, o chiunque altro, dovrebbe crearsi il problema sociale ed economico per un qualcosa risolvibile diversamente?". Ma questo, spiega, non è soltanto eticamente e culturalmente assurdo, è contro la legge stessa: "L'articolo 5 dice che le strutture pubbliche si incaricano di rimuovere le cause materiali che possono indurre all'aborto. E invece, chi finanzia la legge 194? Dov'è la sua copertura economica, anno per anno? Io l'ho chiesto molte volte, anche qui in Lombardia, a chi ne dovrebbe essere responsabile: niente, non mi è stato risposto niente".

Ma quanto costa, quanto costerebbe sostenere il welfare della maternità? "Vorrei fare un asettico elenco degli aiuti standard che il nostro Cav mette a disposizione, quando incontriamo una donna a rischio di aborto. Un colloquio mensile di sostegno psicologico con un professionista; un sussidio, normalmente dai 200 ai 300 euro mensili per diciotto mesi, quando è possibile finanziato parzialmente dal progetto Gemma. Prepariamo anche borse della spesa per le situazioni più indigenti: oggi sono più di 400 ogni mese. Inoltre abiti premaman, visite ginecologiche, assistenza sanitaria, la fornitura del corredino per il neonato, culla e carrozzina, latte artificiale. Poi c'è anche il dopo: visite pediatriche, i gruppi per il 'massaggio del neonato', i gruppi per l'osservazione della 'buona crescita'. E i pannolini fino all'anno del bambino". Perché se si vuole investire seriamente sulla maternità, bisogna pensare anche alle condizioni di vita successive. Ed è evidente che sostenere una gravidanza ha un costo. Per i conti di Paola Bonzi, 500 euro al mese per 18 mesi. Loro ovviamente non ci possono arrivare, neanche con il contributo della Lista pazza, e il rischio è che, come nel 2007, a metà dell'anno le casse siano già vuote. Ma per i Cav che, a differenza di quello della Mangiagalli, non sono consultori accreditati va anche peggio. Non c'è nemmeno il rimborso, minimo (19,11 euro per una seduta con psicologo, 15 per una visita ginecologica) della Asl. I progetti Gemma del MpV sono finanziati da volontari, i rari contributi erogati alle donne dai servizi sociali locali di solito arrivano dopo e per breve tempo: "Spesso la copertura parte dal settimo mese, e arriva ai tre del bambino. Anche questo è assurdo: al settimo mese ci devi arrivare. Così invece la maggior parte al settimo mese non ci arriva, abortisce prima".
Ancora una volta, il "problema di Sandra" è una questione culturale e politica: a nessuno interessa porsi il problema di un "qualcosa" che non c'è (ancora) e che può essere rimosso, in quanto "problema" gratis e da parte della struttura pubblica. "Un bambino che deve ancora nascere non è una malattia che può venire, e allora tutti sono disposti a finanziare la ricerca". Ma cosa va dunque chiesto, per prima cosa, a un nuovo governo che si insedia spargendo buone intenzioni per la difesa della famiglia e della vita? "[...] è importante creare nuovi strumenti di aiuto, io penso per prima cosa alla casa. Ma innanzitutto, facciano quello che nessuno ha mai fatto: la copertura finanziaria per ciò che prevede l'articolo 5 della legge 194".

Un caso americano: dare o no la comunione ai politici cattolici pro aborto

Negli Stati Uniti è esplosa la polemica per la comunione fatta durante le messe papali da Nancy Pelosi, John Kerry, Ted Kennedy e Rudy Giuliani. Duro rimprovero del cardinale Egan all'ex sindaco di New York. Le tesi di Joseph Ratzinger sulla questione
 
di Sandro Magister - 2 maggio 2008 - http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/200122
 
ROMA, 2 maggio 2008 – Come avviene dopo ogni viaggio papale, Benedetto XVI ha dedicato la sua prima udienza pubblica dopo il ritorno a Roma a una riflessione sulla sua visita negli Stati Uniti .

Papa Joseph Ratzinger ha ripercorso momento per momento il suo viaggio, rinnovando un forte attestato di simpatia per il paese da lui visitato:

"... un grande paese che fin dagli albori è stato edificato sulla base di una felice coniugazione tra principi religiosi, etici e politici, e che tuttora costituisce un valido esempio di sana laicità, dove la dimensione religiosa, nella diversità delle sue espressioni, è non solo tollerata, ma valorizzata quale 'anima' della nazione e garanzia fondamentale dei diritti e dei doveri dell'uomo".

La riflessione di Benedetto XVI non è stata però l'unica coda del viaggio. Un contraccolpo rumoroso e inatteso è scoppiato negli Stati Uniti una settimana dopo il ritorno del papa a Roma.

Ne è stata causa la comunione eucaristica fatta durante le messe papali da alcuni importanti politici cattolici "pro choice", cioè fautori del libero aborto.

A Washington, alla messa al Nationals Park, hanno fatto la comunione la presidente della camera Nancy Pelosi e i senatori John Kerry, Edward Kennedy e Christopher Dodd, mentre a New York, alla messa nella cattedrale di San Patrizio, ha fatto la comunione l'ex sindaco della città Rudolph Giuliani. Il loro gesto è stato rilevato dai media anche perché alcuni di essi l'avevano preannunciato.

Per alcuni giorni la comunione dei politici cattolici "pro choice" non ha provocato particolari reazioni. Ma a rompere il silenzio è arrivato un commento sul "Washington Post" di lunedì 28 aprile, a firma di un battagliero columnist conservatore, Robert Novak.

Novak ha fatto notare che i cinque avevano ricevuto la comunione non dal papa ma dal nunzio apostolico negli Stati Uniti, l'arcivescovo Pietro Sambi. Ha ricordato che nel 2004 Ratzinger, da cardinale, aveva scritto che i politici cattolici "pro choice" non dovevano ricevere la comunione. Ha ribadito, citando anonime "fonti vaticane", che, da papa, non ha su questo cambiato opinione. E ha quindi concluso che il gesto dei cinque "rifletteva la disobbedienza a Benedetto XVI degli arcivescovi di New York e Washington", loro protettori.

Poche ore dopo l'uscita dell'articolo di Novak sul "Washington Post", uno dei due arcivescovi chiamati in causa, il cardinale di New York, Edward Egan, ha diffuso il seguente comunicato:

"La Chiesa cattolica insegna con chiarezza che l'aborto è un'offesa grave contro la volontà di Dio. Durante i miei anni come arcivescovo di New York ho ribadito questo insegnamento in sermoni, articoli, discorsi e interviste senza esitazioni o compromessi di alcun genere. Per questo motivo concordai con Rudolph Giuliani, quando io divenni arcivescovo di New York e lui era in carica come sindaco di New York, che egli non avrebbe ricevuto l'eucaristia per le sue note posizioni favorevoli all'aborto. Sono profondamente dispiaciuto che Giuliani abbia ricevuto l'eucaristia durante la visita papale qui a New York. Cercherò di incontrarlo e di insistere perché egli continui a rispettare il nostro accordo".

Al comunicato di Egan la portavoce di Giuliani, Sunny Mindel, ha così replicato poco dopo:

"Il sindaco Rudy Giuliani sicuramente desidera incontrare il cardinale Egan. Come ha detto in precedenza, la fede del sindaco Giuliani è una materia profondamente personale e deve restare confidenziale".

Con questo botta e risposta tra il cardinale e l'ex sindaco di New York, è dunque tornata in primo piano una questione che da anni assilla la Chiesa cattolica americana, e che ebbe il suo picco nell'estate del 2004, anno delle ultime elezioni presidenziali.

Quell'anno, il candidato alla Casa Bianca per i democratici era il cattolico "pro choice" Kerry. L'arcivescovo di St. Louis, Raymond Burke, rifiutò di dargli la comunione, mentre altri vescovi si comportarono diversamente.

Ai primi di giugno del 2004, da Roma, l'allora cardinale Ratzinger inviò al cardinale Theodore E. McCarrick, arcivescovo di Washington e capo della commissione per la "domestic policy" della conferenza episcopale degli Stati Uniti, una nota con precise indicazioni sulla questione.

La nota era riservata, ma www.chiesa ne diffuse il testo integrale.

Quella nota di Ratzinger è di nuovo riprodotta qui sotto. La sua tesi è inequivocabile: niente comunione eucaristica ai politici cattolici che fanno campagna sistematica per l'aborto.

Ma i vescovi degli Stati Uniti, riuniti in assemblea generale, deliberarono a maggioranza che spettasse a ogni singolo vescovo decidere se dare o no a comunione ai politici cattolici abortisti. Ratzinger non si oppose a questo modo di applicare la norma. Anzi, scrisse che riteneva tale delibera "very much in harmony" con le sue indicazioni.

Rieletto George W. Bush alla Casa Bianca, la questione rientrò nell'ombra. E non è riemersa neppure nel corso della attuale campagna per le nuove elezioni presidenziali, data l'assenza di candidati cattolici.

Ora però che è riesplosa, l'impressione è che tra i vescovi degli Stati Uniti si stia imponendo una linea più severa. Ha fatto colpo che il cardinale Egan non si sia limitato a richiamare dei principi generali, ma abbia criticato direttamente un famoso uomo politico, per di più accusandolo d'aver violato un accordo riservatamente preso con lui.

In Europa e in Italia questioni simili non si pongono nemmeno. Il fatto che dei politici cattolici "pro choice" facciano la comunione non solleva particolari reazioni. La loro scelta è rimessa alla coscienza personale.

Il fatto che negli Stati Uniti, invece, la questione sia così infiammabile è un altro segno della diversità dei paesaggi politico-religiosi di qua e di là dell'Atlantico: una diversità più volte sottolineata da Benedetto XVI nel corso del suo viaggio e nell'udienza consuntiva di mercoledì 30 aprile.

Negli Stati Uniti la religione è un fatto pubblico molto più e diversamente che in Europa. Con le conseguenze che ne derivano.
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Essere degni di ricevere la santa comunione. Principi generali
di Joseph Ratzinger, giugno 2004


1. Presentarsi a ricevere la santa comunione dovrebbe essere una decisione consapevole, fondata su un giudizio ragionato riguardante il proprio essere degni a farla, secondo i criteri oggettivi della Chiesa, ponendo domande del tipo: "Sono in piena comunione con la Chiesa cattolica? Sono colpevole di peccato grave? Sono incorso in pene (ad esempio scomunica, interdetto) che mi proibiscono di ricevere la santa comunione? Mi sono preparato digiunando almeno da un ora?". La pratica di presentarsi indiscriminatamente a ricevere la santa comunione, semplicemente come conseguenza dell'essere presente alla messa, è un abuso che deve essere corretto (cf. l'istruzione "Redemptionis Sacramentum", nn. 81, 83).

2. La Chiesa insegna che l'aborto o l'eutanasia è un peccato grave. La lettera enciclica "Evangelium Vitae", con riferimento a decisioni giudiziarie o a leggi civili che autorizzano o promuovono l'aborto o l'eutanasia, stabilisce che c'è un "grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza. [...] Nel caso di una legge intrinsecamente ingiusta, come è quella che ammette l'aborto o l'eutanasia, non è mai lecito conformarsi ad essa, 'né partecipare ad una campagna di opinione in favore di una legge siffatta, né dare ad essa il suffragio del proprio voto'" (n. 73). I cristiani "sono chiamati, per un grave dovere di coscienza, a non prestare la loro collaborazione formale a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la legge di Dio. Infatti, dal punto di vista morale, non è mai lecito cooperare formalmente al male. [...] Questa cooperazione non può mai essere giustificata né invocando il rispetto della libertà altrui, né facendo leva sul fatto che la legge civile la prevede e la richiede" (n. 74).

3. Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell'aborto e dell'eutanasia. Per esempio, se un cattolico fosse in disaccordo col Santo Padre sull'applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare una guerra, egli non sarebbe da considerarsi per questa ragione indegno di presentarsi a ricevere la santa comunione. Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a perseguire la pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell'applicare una pena a criminali, può tuttavia essere consentito prendere le armi per respingere un aggressore, o fare ricorso alla pena capitale. Ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull'applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all'aborto e all'eutanasia.

4. A parte il giudizio di ciascuno sulla propria dignità a presentarsi a ricevere la santa eucaristia, il ministro della santa comunione può trovarsi nella situazione in cui deve rifiutare di distribuire la santa comunione a qualcuno, come nei casi di scomunica dichiarata, di interdetto dichiarato, o di persistenza ostinata in un peccato grave manifesto (cf. can. 915).

5. Riguardo al peccato grave dell'aborto o dell'eutanasia, quando la formale cooperazione di una persona diventa manifesta (da intendersi, nel caso di un politico cattolico, il suo far sistematica campagna e il votare per leggi permissive sull'aborto e l'eutanasia), il suo pastore dovrebbe incontrarlo, istruirlo sull'insegnamento della Chiesa, informarlo che non si deve presentare per la santa comunione fino a che non avrà posto termine all'oggettiva situazione di peccato, e avvertirlo che altrimenti gli sarà negata l'eucaristia.

6. Qualora "queste misure preventive non avessero avuto il loro effetto o non fossero state possibili", e la persona in questione, con persistenza ostinata, si presentasse comunque a ricevere la santa eucaristia, "il ministro della santa comunione deve rifiutare di distribuirla" (cf. la dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, "Santa comunione e cattolici divorziati e risposati civilmente", 2000, nn. 3-4). Questa decisione, propriamente parlando, non è una sanzione o una pena. Né il ministro della santa comunione formula un giudizio sulla colpa soggettiva della persona; piuttosto egli reagisce alla pubblica indegnità di quella persona a ricevere la santa comunione, dovuta a un'oggettiva situazione di peccato.

[N.B. Un cattolico sarebbe colpevole di formale cooperazione al male, e quindi indegno di presentarsi per la santa comunione, se egli deliberatamente votasse per un candidato precisamente a motivo delle posizioni permissive del candidato sull'aborto e/o sull'eutanasia. Quando un cattolico non condivide la posizione di un candidato a favore dell'aborto e/o dell'eutanasia, ma vota per quel candidato per altre ragioni, questa è considerata una cooperazione materiale remota, che può essere permessa in presenza di ragioni proporzionate.]
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I servizi di www.chiesa sulla controversia del 2004 pro o contro la comunione ai politici cattolici abortisti, con gli interventi dell'allora cardinale Joseph Ratzinger:
> Caso Kerry. Ciò che Ratzinger voleva dai vescovi americani (3.7.2004)
> Ratzinger-Kerry atto secondo. La controversia ben temperata (13.7.2004)
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L'articolo di Robert Novak su "The Washington Post" del 28 aprile 2008, che ha riacceso la controversia:
> For Pro-Choice Politicians, a Pass With the Pope
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L'udienza di mercoledì 30 aprile 2008 nella quale Benedetto XVI è tornato a parlare del suo viaggio negli Stati Uniti:
> Cari fratelli e sorelle...

3 maggio 2008

Libertá di non abortire!

Gentile Presidente.
La vita non gode di buona stampa ma Sandra e suo figlio meritano attenzione
 
© IL FOGLIO – 3 maggio 2008 – editoriale a pagina 3
 
Pochi giorni fa una ragazza ha scritto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, una lettera straziante, nella quale esprimeva la propria sofferenza per non poter coronare il suo sogno di essere madre perché le condizioni economiche le impediscono di partorire e crescere il suo bambino. Tra due settimane, ha scritto Sandra, sarò costretta ad abortire. Questo grido di dolore rischia di rimanere senza risposta e senza eco. La vita del figlio di Sandra non interessa? Eppure per aiutarla non bisogna violare nessuna legge: perché possa realizzare il suo diritto conculcato a essere madre basterebbe un po' di solidarietà umana.
 
Ma la vita nascente non gode di buona stampa: se anche l'aborto da […] "diritto" diventa un'odiosa coazione, nessuno parla di libertà violata.
 
Viene in mente come fu considerato – ben differentemente – il caso di Piergiorgio Welby, dirigente radicale che, invece del diritto alla vita, rivendicava quello alla morte. A lui il presidente rispose, i giornali ne scrissero a lungo, esprimendo, nel migliore dei casi, l'angoscia per una vita che non voleva più essere tale e, nel peggiore e più diffuso, l'approvazione dell'eutanasia. Con tutto il rispetto per la tragedia di Welby, quella di Sandra meriterebbe almeno altrettanta attenzione, anche perché, purtroppo, la condizione da lei denunciata è tutt'altro che un caso isolato. L'Italia invece preferiste voltarsi dall'altra parte, perché non sente la responsabilità di una vita, della vita, che potrebbe essere e non sarà.
 
Questo è il vero declino.

Un pasticcio eugenetico da cestinare

Le nuove linee sulla legge 40 andranno reinterpretate, oppure al macero
 
© IL FOGLIO – 3 maggio 2008 – prima pagina
 
Roma. Le nuove linee guida della legge 40 lasciate in eredità fuori tempo massimo dalla ministra della Salute Livia Turco sono uno dei problemi che il prossimo governo dovrà affrontare. O no? Prevarrà la scelta di aserrarle o quella di tenersele, per qualche tempo o per sempre, nonostante la contraddizione tra i fondamenti della legge 40 e un provvedimento "di ordinaria amministrazione" che autorizza la diagnosi preimpianto, una tecnica dalle ovvie finalità eugenetiche?
 
La premessa è che, ieri, il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Cuccurullo, ha ipotizzato addirittura "un'interpretazione giuridica più restrittiva" della legge 40 sulla base delle nuove linee guida. Spiegazione: l'addio alla diagnosi osservazionale, motivato dal rischio di deriva eugenetica, non può certo riabilitare la diagnosi preimpianto, giacché estenderebbe il pericolo che vuole eliminare.
 
Detto questo, in casa Pdl l'onorevole Alfredo Mantovano è stato tra i primi a parlare di "scorrettezza istituzionale" per l'iniziativa della Turco e a promettere una pronta riparazione "di quest'ultimo danno della sua gestione". Al Foglio dice che "sarebbe grave se prevalesse l'indifferenza, ma confido che non sia così, anche perché qui si tratta di puro buonsenso. E' chiaro anche che molto dipenderà da chi sarà il nuevo ministro e dalla sua sensibilità rispetto ai temi etici. In ogni caso, abbiamo a disposizione tutti gli strumenti dell'iniziativa parlamentare, dall'interrogazione urgente alla mozione. Si può star certi che non resteremo con le mani in mano".
 
Tra le ipotesi circolate negli ultimi due giorni, c'è anche quella di un eventuale decreto di annullamento del provvedimento della Turco. Soprattutto, è ancora in attesa del giudizio della Corte costituzionale un punto non secondario della questione: la legitimita del limite di tre embrioni per ogni ciclo di fecondazione (quesito rinviato alla Consulta dalla sentenza del Tar del Lazio che autorizzava sull'embrione interventi diagnostici non "esclusivamente di tipo osservazionale").
 
Questo punto è essenziale, a giudizio della deputata del Pdl Eugenia Roccella: "Evidenzia come la scorrettezza della Turco non sia stata solo procedurale e politica ma anche strettamente giuridica. La Turco richiama infatti, espressamente, la sentenza del Tar del Lazio ma ne usa solo le parti che le fanno comodo. Non ha atteso il pronunciamento della Corte costituzionale sul numero di embrioni, strettamente connesso alla fattibilità della diagnosi genetica preimpianto, notoriamente impossibile da effettuare se non c'è un alto numero di embrioni da esaminare, e quindi selezionare e scartare. Le sue linee guida, in questo modo, indirizzano e addirittura forzano la legge verso una possibile sentenza della Consulta, verso una risposta di un certo tipo al quesito ancora pendente".
Quelle linee guida, prosegue Roccella, "non si dovevano emanare. Il nuovo ministro deve prendere atto che vanno in qualche modo sospese, per ripristinare la correteas istituzionale e politica violata dal ministro Turco. Il nuovo ministro potrebbe addirittura essere personalmente a favore della diagnosi preimpianto, ma le cose non cambierebbero, perché qui si tratta di ripristinare la legalità sostanziale, sospendendo queste linee guida in attesa che la Corte si pronunci. Non penso affatto, sia chiaro, all'emanazione di un controprovvedimento, di 'controlinee guida'. Ma va sconfessato un atto che, oltretutto, è assai poco rispettoso delle attribuzioni dei poteri. Insisto in particolare sul punto che riguarda la Corte costituzionale, che ha il diritto di pronunciarsi senza l'ipoteca zoppicante ma incombente di linee guida che pretendono già di indirizzare la legge verso un'interpretazione visibilmente infondata. Non dimentichiamo che la diagnosi preimpianto tradisce l'intera ossatura della legge e non è in alcun modo compatibile con una normativa tutta impostata sul fatto che gli embrioni vanno impiantati (rectius "trasferiti in utero", giacché l'impianto in utero non puó dipendere dalla volontá della donna né da quella del medico, ndr) e non congelati, selezionati, scartati e soppressi, se giudicati 'difettosi'. 
 
E' tutto collegato. Reintrodurre la diagnosi preimpianto non è dare della legge un'interpretazione possibile, è fare di quella legge carta straccia". L'eurodeputato del Pdl Mario Mauro dice che "non sarà possibile, per chiunque governerà il dicastero della Salute, eludere il problema aperto da linee guida che in più di un punto appaiono illegittime. Non c'è solo l'incredibile autorizzazione della diagnosi preimpianto, ma pure l'estensione dell'accesso alle tecniche di procreazione assistita a persone non affette da infertilità, requisito chiesto espressamente dalla legge 40. Sono violazioni della legge uscita vittoriosa da un referendum, che devono ottenere una riparazione. Sono sicuro che non ci saranno distrazioni in proposito".