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7 luglio 2009

Spunti di riflessione dalla "Caritas in veritate"

Dalla Lettera Enciclica Caritas in veritate sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità, di Sua Santità Benedetto XVI, del 29 giugno 2009

 

[...]

74. Campo primario e cruciale della lotta culturale tra l'assolutismo della tecnicità e la responsabilità morale dell'uomo è oggi quello della bioetica, in cui si gioca radicalmente la possibilità stessa di uno sviluppo umano integrale. Si tratta di un ambito delicatissimo e decisivo, in cui emerge con drammatica forza la questione fondamentale: se l'uomo si sia prodotto da se stesso o se egli dipenda da Dio. Le scoperte scientifiche in questo campo e le possibilità di intervento tecnico sembrano talmente avanzate da imporre la scelta tra le due razionalità: quella della ragione aperta alla trascendenza o quella della ragione chiusa nell'immanenza. Si è di fronte a un aut aut decisivo. La razionalità del fare tecnico centrato su se stesso si dimostra però irrazionale, perché comporta un rifiuto deciso del senso e del valore. Non a caso la chiusura alla trascendenza si scontra con la difficoltà a pensare come dal nulla sia scaturito l'essere e come dal caso sia nata l'intelligenza [153]. Di fronte a questi drammatici problemi, ragione e fede si aiutano a vicenda. Solo assieme salveranno l'uomo. Attratta dal puro fare tecnico, la ragione senza la fede è destinata a perdersi nell'illusione della propria onnipotenza. La fede senza la ragione, rischia l'estraniamento dalla vita concreta delle persone [154].

75. Già Paolo VI aveva riconosciuto e indicato l'orizzonte mondiale della questione sociale [155]. Seguendolo su questa strada, oggi occorre affermare che la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica, nel senso che essa implica il modo stesso non solo di concepire, ma anche di manipolare la vita, sempre più posta dalle biotecnologie nelle mani dell'uomo. La fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell'ibridazione umana nascono e sono promosse nell'attuale cultura del disincanto totale, che crede di aver svelato ogni mistero, perché si è ormai arrivati alla radice della vita. Qui l'assolutismo della tecnica trova la sua massima espressione. In tale tipo di cultura la coscienza è solo chiamata a prendere atto di una mera possibilità tecnica. Non si possono tuttavia minimizzare gli scenari inquietanti per il futuro dell'uomo e i nuovi potenti strumenti che la «cultura della morte» ha a disposizione.
Alla diffusa, tragica, piaga dell'aborto si potrebbe aggiungere in futuro, ma è già surrettiziamente in nuce, una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite. Sul versante opposto, va facendosi strada una mens eutanasica, manifestazione non meno abusiva di dominio sulla vita, che in certe condizioni viene considerata non più degna di essere vissuta. Dietro questi scenari stanno posizioni culturali negatrici della dignità umana. Queste pratiche, a loro volta, sono destinate ad alimentare una concezione materiale e meccanicistica della vita umana. 


Chi potrà misurare gli effetti negativi di una simile mentalità sullo sviluppo? Come ci si potrà stupire dell'indifferenza per le situazioni umane di degrado, se l'indifferenza caratterizza perfino il nostro atteggiamento verso ciò che è umano e ciò che non lo è? Stupisce la selettività arbitraria di quanto oggi viene proposto come degno di rispetto. Pronti a scandalizzarsi per cose marginali, molti sembrano tollerare ingiustizie inaudite. Mentre i poveri del mondo bussano ancora alle porte dell'opulenza, il mondo ricco rischia di non sentire più quei colpi alla sua porta, per una coscienza ormai incapace di riconoscere l'umano.
Dio svela l'uomo all'uomo; la ragione e la fede collaborano nel mostrargli il bene, solo che lo voglia vedere; la legge naturale, nella quale risplende la Ragione creatrice, indica la grandezza dell'uomo, ma anche la sua miseria quando egli disconosce il richiamo della verità morale.


76. Uno degli aspetti del moderno spirito tecnicistico è riscontrabile nella propensione a considerare i problemi e i moti legati alla vita interiore soltanto da un punto di vista psicologico, fino al riduzionismo neurologico. L'interiorità dell'uomo viene così svuotata e la consapevolezza della consistenza ontologica dell'anima umana, con le profondità che i Santi hanno saputo scandagliare, progressivamente si perde. Il problema dello sviluppo è strettamente collegato anche alla nostra concezione dell'anima dell'uomo, dal momento che
il nostro io viene spesso ridotto alla psiche e la salute dell'anima è confusa con il benessere emotivo. Queste riduzioni hanno alla loro base una profonda incomprensione della vita spirituale e portano a disconoscere che lo sviluppo dell'uomo e dei popoli, invece, dipende anche dalla soluzione di problemi di carattere spirituale. Lo sviluppo deve comprendere una crescita spirituale oltre che materiale, perché la persona umana è un'«unità di anima e corpo» [156], nata dall'amore creatore di Dio e destinata a vivere eternamente. L'essere umano si sviluppa quando cresce nello spirito, quando la sua anima conosce se stessa e le verità che Dio vi ha germinalmente impresso, quando dialoga con se stesso e con il suo Creatore. Lontano da Dio, l'uomo è inquieto e malato. L'alienazione sociale e psicologica e le tante nevrosi che caratterizzano le società opulente rimandano anche a cause di ordine spirituale. Una società del benessere, materialmente sviluppata, ma opprimente per l'anima, non è di per sé orientata all'autentico sviluppo. Le nuove forme di schiavitù della droga e la disperazione in cui cadono tante persone trovano una spiegazione non solo sociologica e psicologica, ma essenzialmente spirituale. Il vuoto in cui l'anima si sente abbandonata, pur in presenza di tante terapie per il corpo e per la psiche, produce sofferenza. Non ci sono sviluppo plenario e bene comune universale senza il bene spirituale e morale delle persone, considerate nella loro interezza di anima e corpo.


77.
L'assolutismo della tecnica tende a produrre un'incapacità di percepire ciò che non si spiega con la semplice materia. Eppure tutti gli uomini sperimentano i tanti aspetti immateriali e spirituali della loro vita. Conoscere non è un atto solo materiale, perché il conosciuto nasconde sempre qualcosa che va al di là del dato empirico. Ogni nostra conoscenza, anche la più semplice, è sempre un piccolo prodigio, perché non si spiega mai completamente con gli strumenti materiali che adoperiamo. In ogni verità c'è più di quanto noi stessi ci saremmo aspettati, nell'amore che riceviamo c'è sempre qualcosa che ci sorprende. Non dovremmo mai cessare di stupirci davanti a questi prodigi. In ogni conoscenza e in ogni atto d'amore l'anima dell'uomo sperimenta un «di più» che assomiglia molto a un dono ricevuto, ad un'altezza a cui ci sentiamo elevati. Anche lo sviluppo dell'uomo e dei popoli si colloca a una simile altezza, se consideriamo la dimensione spirituale che deve connotare necessariamente tale sviluppo perché possa essere autentico. Esso richiede occhi nuovi e un cuore nuovo, in grado di superare la visione materialistica degli avvenimenti umani e di intravedere nello sviluppo un "oltre" che la tecnica non può dare. Su questa via sarà possibile perseguire quello sviluppo umano integrale che ha il suo criterio orientatore nella forza propulsiva della carità nella verità.


Note:

[153] Cfr Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al IV Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa che è in Italia (19 ottobre 2006): l.c., 465-477; Id., Omelia alla Santa Messa nell'«Islinger Feld» di Regensburg (12 settembre 2006): l.c., 252-256.

[154] Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione su alcune questioni di bioetica Dignitas personae (8 settembre 2008): AAS 100 (2008), 858-887.

[155] Cfr Lett. enc. Populorum progressio, 3: l.c., 258.

[156] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 14.

2 luglio 2009

Inserto E' Vita di Avvenire - 2 luglio 2009

Avvenire - Inserto E' Vita - 2 luglio 2009 - n. 222

Fantasia eugenetica al potere: come se la legge 40 non ci fosse

Eugenetica alla bolognese

Un'ordinanza ignora la legge 40 e apre alla selezione degli embrioni

© IL FOGLIO – mercoledì 2 luglio – Editoriale – pagina 3

 

L'ordinanza del Tribunale di Bologna – che consente a una coppia senza alcun problema di sterilità (visto che ha già due figli) di accedere alla procreazione medicalmente assistita per selezionare embrioni indenni dalla distrofia di Duchenne – non è soltanto l'ennesima spallata giudiziaria alla legge 40.

 

E' la dimostrazione che la lettera di quella legge può essere tranquillamente ignorata. Il provvedimento bolognese non trova infatti nessuna giustificazione giuridica. Nemmeno la sentenza dello scorso marzo, con cui la Corte costituzionale aveva rimesso in discussione alcuni paletti della legge, ha infatti cancellato l'obbligo di riservare le tecniche di procreazione artificiale esclusivamente alle coppie sterili.

 

"Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità": questo il testo della legge, inequivocabile. L'ordinanza di Bologna finge che non sia così, si inventa il diritto di scegliere l'embrione "sano" e stabilisce addirittura quanti embrioni produrre: "Un numero minimo di sei", anche qui clamorosamente in contrasto con la lettera della legge, che prevede un massimo di tre.

 

Si sceglie la strada della normativa fai-da-te, si cambiano tutte le carte in tavola e si azzera la logica stessa di una normativa lungamente discussa, votata a larga maggioranza parlamentare e uscita indenne da un referendum abrogativo.

 

Il provvedimento del Tribunale di Bologna, sollecitato da una coppia fiorentina che si era vista negare – giustamente – le pratiche di fecondazione da un centro della loro città, vale per il singolo caso, ma è comunque devastante dal punto di vista del precedente.

 

Tecniche comunque problematiche, come sono quelle che modificano la generazione naturale, sono ammesse dal nostro ordinamento per superare gravi problemi di infertilità. Non per introdurre pratiche eugenetiche palesi, dando la possibilità di eliminare come materiale scadente gli embrioni "malati", dopo averli fabbricati in provetta.

1 luglio 2009

Scienza&Vita: Tribunale di Bologna promuove l'eugenismo

SCIENZA & VITA: IL TRIBUNALE DI BOLOGNA VA CONTRO LA LEGGE E PROMUOVE L'EUGENISMO
Comunicato n° 28 del 01 Luglio 2009
 
"L'ordinanza del Tribunale di Bologna è in piena contraddizione con la Legge 40, con la volontà espressa dal popolo italiano nel referendum del 2005 e anche da quanto recentemente espresso dalla Corte Costituzionale" Così l'Associazione Scienza & Vita commenta il recente pronunciamento che, nel dare il via libera alle procedure per eseguire la diagnosi preimpianto, di fatto mira a sovvertire la Legge 40.

"Infatti – continuano i due presidenti, Bruno Dallapiccola e Lucio Romano – lo stesso intervento della Corte Costituzionale non aveva cancellato l'assoluto divieto al ricorso alla diagnosi genetica preimpianto che, nello specifico dell'ordinanza, verrebbe praticata addirittura in una coppia non affetta da sterilità.
La riflessione etica alla base dell'ordinanza è quindi la volontà di ratificare, per via giudiziaria, una cultura eugenetica. [...]
"Con questa ordinanza – concludono Dallapiccola e Romano – si promuoverebbe la sovraproduzione e la selezione degli embrioni, la crioconservazione degli embrioni soprannumerari e la soppressione degli embrioni, sia direttamente, quando portatori di patologie, sia indirettamente, in quanto la distruzione degli embrioni è insita nella tecnica, come ampiamente documentato nella letteratura scientifica".

Lupi (Pdl): preoccupante l'uso distorto delle sentenze per cambiare la legge 40

PROCREAZIONE/ Lupi (Pdl): uso distorto delle sentenze per cambiare la legge
 
«È particolarmente preoccupante questo uso distorto delle sentenze che nel metodo, prima ancora che nel merito, stravolgono l'ordine istituzionale del Paese in ragione di posizioni meramente ideologiche». Lo afferma il vicepresidente Pdl della Camera Maurizio Lupi riferendosi all'ordinanza del Tribunale di Bologna sulla legge 40 sulla fecondazione assistita.
 
«Assistiamo ad un altro tentativo di cambiare il sistema a colpi di interventi della Magistratura - prosegue Lupi - La normativa, piaccia o no, è legge dello Stato e per essere modificata o abrogata è necessario un intervento del Parlamento».
 

Roccella: l'ordinanza di Bologna introduce il diritto a selezionare eugeneticamente i figli

FECONDAZIONE: ROCCELLA, CON ORDINANZA DIRITTO A SELEZIONARE FIGLI
 
(ASCA) - Roma, 1 lug - L'ordinanza del Tribunale di Bologna ''introduce per la prima volta nel nostro paese" [...] il 'diritto' dei genitori di selezionare geneticamente il figlio, e di 'abbandonare' quello malato''. Cosi' il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, ha commentato l'ordinanza del Tribunale di Bologna secondo cui la diagnosi genetica di preimpianto su un embrione, che rischia di ereditare una grave malattia genetica, e' legittima ed e' legittimo anche accedere alla fecondazione assistita per le coppie non sterili.

''Un essere umano - spiega Roccella - avrebbe diritto a nascere solo se sano, e se corrispondente ai desideri della madre e del padre; un'ipotesi del genere e' una ferita profonda al concetto di eguaglianza tra gli uomini e alla solidarieta', ma soprattutto stravolge il senso delle relazioni tra genitori e figli, sottoponendo l'amore materno e paterno, per sua natura gratuito e incondizionato, a valutazioni discriminatorie. 'Tu si', tu no', tu puoi venire al mondo, tu no, perche' sei imperfetto e inadeguato: e' la vecchia eugenetica che riaffiora in forme aggiornate dalle opzioni tecnologiche''.

Secondo il sottosegretario, ''l'ordinanza del tribunale di Bologna con cui si consente a una coppia portatrice di una malattia genetica di effettuare della diagnosi preimpianto, e' l'ennesimo tentativo, operato da alcuni magistrati, di forzare l'interpretazione di una legge votata dal parlamento e confermata da un referendum popolare, fino a riscriverla completamente. Contrariamente a quanto appariva dai primi commenti dell'avvocato e della stampa, la sterilita' della coppia pare accertata secondo i criteri della legge; il tribunale di Bologna ha invece cercato di espandere la sentenza della Corte Costituzionale fino a utilizzarla come copertura per ammettere 'il diritto di abbandonare l'embrione risultato malato', selezionando e impiantando solo quello sano. L'operazione appare complicata, perche' la sentenza della Corte si limitava a lasciare la responsabilita' di decidere il numero degli embrioni da produrre e impiantare al medico, rispettando naturalmente i criteri stabiliti dalla legge, tra cui il divieto di 'creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario' e il divieto di 'ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni'. Ma il tribunale di Bologna - conclude - ignora la questione, giudicando il divieto di diagnosi preimpianto a scopo eugenetico 'irragionevole'''.
 

L'eugenetica riparte da Bologna: nuovi attacchi giudiziari alla legge 40

Da Bologna una sentenza in favore della selezione eugenetica sugli embrioni
Il Tribunale del capoluogo emiliano viola la legge sulla procreazione assistita
www.zenit.org
- 1° luglio 2009
 
Violando le indicazioni della legge 40 in merito alla procreazione assistita il magistrato Cinzia Gamberini di Bologna, in una sentenza depositata il 29 giugno, ha ordinato ad un centro di procreazione assistita, il Tecnobios di Bologna, diretto da Andrea Borini, di procedere con la diagnosi genetica sugli embrioni.

Secondo il magistrato, la diagnosi genetica di preimpianto su di un embrione è legittima ed è legittimo accedere alla fecondazione assistita anche per le coppie non sterili. In contrasto con la legislazione vigente (legge 40) la Gamberini afferma nella sentenza che "il divieto di diagnosi preimpianto pare irragionevole e incongruente col sistema normativo se posto in parallelo con la diffusa pratica della diagnosi prenatale, altrettanto invasiva del feto, rischiosa per la gravidanza, ma perfettamente legittima".
 
La procedura di diagnosi genetica preimpanto deve dunque essere ritenuta "ammissibile come il diritto di abbandonare l'embrione malato e di ottenere il solo trasferimento di quello sano". La sentenza dispone inoltre che si proceda "previa diagnosi preimpianto di un numero minimo di 6 embrioni". Il medico deve eseguire i trattamenti "in considerazione dell'età e del rischio di gravidanze plurigemellari pericolose" e deve provvedere al congelamento "per un futuro impianto degli embrioni risultati idonei che non sia possibile trasferire immediatamente e comunque di quelli con patologia".
 
Alla luce di questa sentenza il Centro di Ateneo di Bioetica dell'Università Cattolica, diretto dal prof. Adriano Pessina, ha diffuso un comunicato di critica severa.
 
Per il prof. Pessina "la recente ordinanza del Tribunale di Bologna riscrive di fatto [cioè viola, ndr] la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. In un solo colpo viene vanificato il lungo dibattito che si è avuto nel Paese e nel Parlamento, rendendo carta straccia tutte le riflessioni dedicate alle problematiche etiche della generazione umana tese a garantire il riconoscimento e il valore della vita embrionale, anche se malata".
L'ordinanza, infatti, prevede che alle tecniche di procreazione medicalmente assistita possano ricorrere anche coppie non sterili che hanno già avuto figli, ma che sono nati con gravi patologie, così da poter generare e selezionare gli embrioni e decidere quali destinare all'impianto e quali congelare. "In questo modo – sottolinea il comunicato del Centro di Ateneo di Bioetica - queste tecniche [...] diventano mezzi per il 'controllo di qualità dei figli generati in provetta e successivamente selezionati in base a criteri di salute".
 
Il prof. Pessina sostiene che non è "niente di diverso rispetto all'eugenetica, se non il fatto che non è imposta dallo Stato". Di fatto della legge 40 resta soltanto il divieto alla fecondazione eterologa, visto che questa ordinanza prevede addirittura la generazione di un minimo di 6 embrioni (contro una legge che ne prevede un massimo di tre).
La nota del Centro di Ateneo di Bioetica della Cattolica definisce la sentenza "un salto in avanti, perché in questo modo si legittima un diritto di vita e di morte sul generato che nemmeno la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza aveva mai direttamente avallato".
 
Il prof. Pessina si chiede: "generare 'con riserva' un figlio per poi decidere se permettergli o no di continuare a vivere in base alle sue condizioni di salute è compatibile con i due postulati della democrazia occidentale che prevedono l'uguaglianza di tutti gli uomini e la loro pari dignità?". "Questa impostazione – sostiene il professore della Cattolica - va oltre il dibattito sull'aborto perché pone direttamente nella volontà dei futuri genitori il diritto alla selezione dei figli generati, consegnati di fatto alla tecnologia riproduttiva e alle sue logiche".
 
Il comunicato del Centro di Ateneo di Bioetica spiega che "al di là del numero di persone che vorranno usare questa tecnica, è inquietante il messaggio che passa: la malattia torna ad essere considerata una condanna che esclude il malato dalla sfera dei diritti fondamentali". "Inoltre – conclude la nota – c'è un problema generale che va considerato, specialmente nel campo della bioetica si assiste ad una trasformazione delle leggi attraverso l'operato dei giudici: l'oggettività della legge è vanificata dalla pluralità delle sentenze. Il diritto che una generazione si confeziona diventa la morale di quella successiva: un caso può diventare la via per introdurre di nuovo l'idea che ci siano vite non degne di essere vissute".